Site icon Lo Spiegone

Haiti, una crisi senza fine

haiti

Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

Sabato 2 marzo 2024, le bande criminali hanno preso d’assalto le due maggiori prigioni di Haiti, liberando più di 3.800 detenuti. L’attacco è solo l’ultimo atto di una spirale di violenza che imperversa nel Paese e in particolare nella sua capitale, Port-au-Prince, da diversi anni. Una spirale alla quale le autorità non sembrano in grado di offrire una soluzione concreta. 

Il contesto dell’attacco

Dopo che il presidente Jovenel Moïse è stato assassinato nel luglio 2021, il Paese ha visto una rapida ascesa delle bande criminali, che continuano a scontrarsi per ottenere il controllo di una parte sempre più ampia del territorio nazionale. Haiti è diventata così un campo di battaglia. Per l’ONU, nel 2023 sono state uccise 4.789 persone, 2.490 quelle rapite. 

La politica d’altra parte non riesce a ristabilire la sua autorità. Le bande sono accusate di avere legami con le élite politiche ed economiche, nonché con le forze di polizia. Lo stesso presidente ad interim, Ariel Henry, non è un profilo credibile e le sue promesse si sono infrante una dopo l’altra contro il muro del caos. Nel giugno 2023, Henry e altri leader politici e della società civile haitiana si sono incontrati a Kingston per discutere di una via di uscita condivisa dalla crisi. Ma da allora non si sono registrati progressi. 

Come documentato da Human Rights Watch, oltre alla violenza un’ampia fetta della popolazione soffre di insicurezza alimentare e non ha accesso all’acqua né all’elettricità, così come ad altri servizi e beni di prima necessità. Haiti è oggi il Paese più povero dell’emisfero occidentale. 

Il piano per ristabilire la sicurezza

Per risolvere la crisi, il governo di Haiti lo scorso anno aveva lanciato un appello alla comunità internazionale. Nairobi aveva accolto la richiesta di aiuto, garantendo la disponibilità di 1.000 agenti, mentre il Consiglio di Sicurezza dell’ONU in ottobre ha adottato una risoluzione per dare il via libera alla missione, pesantemente finanziata dagli Stati Uniti. Il 26 gennaio però il piano è stato bloccato, prima di partire, dalla giustizia keniota. 

Secondo l’Alta Corte, per schierare le forze di polizia al di fuori dei confini nazionali deve esistere un accordo reciproco con il Paese ospitante. Accordo che formalmente non era stato ancora stipulato, motivo che ha spinto Henry a recarsi in Africa la scorsa settimana per definire i dettagli. 

Haiti verso la pace? 

Nonostante il patto con Nairobi, la strada di Haiti verso la pace è tutt’altro che in discesa. Organizzazioni che si battono per i diritti hanno sottolineato come lo stesso dispiegamento di agenti sia problematico, dati gli abusi di cui si sono rese artefici nel tempo le forze di polizia keniote. 

Un altro fattore da considerare è la fiducia che saprà guadagnarsi la missione internazionale. Gli haitiani infatti hanno ancora caldo il tragico ricordo delle precedenti occasioni. Diversi report hanno rilevato molteplici violazioni dei diritti umani, tra cui sfruttamento sessuale e stupro, da parte delle forze di pace dell’ONU impiegate sul territorio fino a pochi anni fa. 

 

Fonti e approfondimenti 

Blaise, J. “UN report: Nearly 5000 people killed in Haiti in 2023”, The Haitian Times, 24/01/2024

Dahir, A. & Walsh, D. “Kenya Signs Deal With Haiti to Send 1,000 Police to Caribbean”, The New York Times, 1/03/2024

Global Initiative,Kenya’s High Court blocks proposal to send police support to Haiti”, 5/02/2024

Human Rights Watch. World Report 2024: Haiti

Lee, S. & Bartels, S. “‘They put a few coins in your hands to drop a baby in you’ – 265 stories of Haitian children abandoned by UN fathers”, The Conversation, 17/12/2019

Roy, D. & Cara Labrador, R., “Haiti’s Troubled Path to Development”, Council on Foreign Relations, 4/03/2024 



Exit mobile version