Lo scorso dicembre, Dubai è diventata la capitale mondiale dei negoziati climatici, ospitando la Conferenza delle Parti (COP) delle Nazioni Unite. Sin dalla sua istituzione nel 1992, questa Conferenza si è affermata come il più importante summit internazionale, aggiornandosi ogni anno per discutere nuove misure per rallentare il cambiamento climatico e contrastarne gli effetti. Un summit che, nonostante i buoni propositi, si scontra con profonde contraddizioni. La conferenza è quindi palcoscenico delle sfide e dei dilemmi che i leader mondiali devono affrontare nel tentativo di conciliare sviluppo economico e sostenibilità ambientale.
Transizione energetica: tra ambizione e realtà
La 28° edizione della COP (COP28) è stata discussa sin dall’inizio per essere stata ospitata da un grande produttore di petrolio, quali gli Emirati Arabi Uniti. Ciononostante, passerà alla storia per aver raggiunto, non senza difficoltà, un accordo sulla “transizione” (let. transition away) dai combustibili fossili.
Questa edizione del summit sarà, però, ricordata anche per un altro risultato storico: l’effettiva istituzione del Fondo per i Danni e le Perdite (Loss and Damage Fund), volto a rimborsare i Paesi a medio e basso reddito per i danni già causati dal riscaldamento climatico.
Global Stocktake: un bilancio critico dei progressi climatici
Al centro della COP28 c’è stata la prima “valutazione globale delle scorte” (Global Stocktake, GST). Stabilito dagli Accordi di Parigi raggiunti al termine della COP21 del 2015, questo processo analizza lo stato di implementazione e i risultati raggiunti dai “Contributi Determinati a Livello Nazionale” (NDCs), ossia dagli impegni che ogni Paese ha assunto per ridurre le proprie emissioni di gas serra e adattarsi al cambiamento climatico.
Da questa prima valutazione è emersa una chiara fotografia dei progressi fatti per limitare il riscaldamento globale entro gli +1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali. Attualmente, il mondo è proiettato verso un riscaldamento globale di circa 2.7°C entro la fine del secolo, esponendo gli ecosistemi e le società a rischi severi e diffusi.
L’elaborazione del testo è stata lunga e complessa, vista l’incapacità di trovare un accordo unanime sul linguaggio da adottare entro i tempi prestabiliti. Per riuscire a trovare un accordo e chiudere la COP, comunque con un giorno di ritardo rispetto a quanto programmato, la Presidenza, fortemente sostenuta dagli altri Paesi produttori di petrolio e dai rappresentanti del settore volati in massa a Dubai, ha preparato e presentato alle Parti una proposta di testo da adottare.
Dibattiti accesi: le polemiche su gas e CCS
Questa proposta ha sollevato proteste accese da parte dei Paesi che soffrono maggiormente gli effetti del cambiamento climatico, come gli Stati insulari. A scaldare gli animi sono stati l’inserimento del gas naturale come “gas di transizione” per ridurre le emissioni e l’enfasi sui sistemi di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) come mezzi per contrastare il cambiamento climatico.
Tra i due aspetti, quello che ha fatto emergere dubbi particolarmente forti per gli esperti sono le tecnologie di CCS, la cui efficienza resta da verificare. Ad oggi, i massicci investimenti degli Stati Uniti su questa tecnologia non hanno ancora portato a risultati proporzionati. Pertanto, gli esperti avvertono che l’enfasi su queste tecnologie rischia solo di distrarre da quello che deve essere il vero obiettivo, vale a dire il taglio delle emissioni da combustibili fossili.
Nonostante questi aspetti controversi, è interessante che il testo finale abbia riconosciuto l’importanza delle cosiddette “nature based solutions”, approcci basati sull’uso della natura per affrontare il cambiamento climatico in modo olistico. Il testo ha inoltre sottolineato la necessità di rispettare i diritti e le conoscenze dei popoli indigeni e delle comunità locali.
Davanti all’obiettivo categorico di ridurre rapidamente le emissioni, e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 per limitare il riscaldamento terrestre, la sfida rimane capire come questi risultati possano contribuirvi. Se è vero che, come ha enfatizzato il Presidente della COP28, “un accordo è valido solo quanto la sua attuazione”, è indubbio che servono urgentemente competenze, finanziamenti e tecnologie adeguate.
Finanziamento climatico: l’elefante nella stanza
In un contesto di urgenza climatica e sfide di fattibilità, COP28 ha lasciato irrisolta una questione cruciale, quella dei finanziamenti. Secondo le Nazioni Unite, i Paesi a medio e basso reddito necessitano almeno 6 trilioni di dollari entro il 2030 per abbandonare le fonti fossili. Tuttavia, l’Accordo raggiunto a Dubai non definisce i dettagli di chi assumerà tali costi. Questa mancanza di impegni da parte dei Paesi sviluppati rappresenta una grave omissione.
Anche il successo di aver inaugurato il Fondo per le Perdite e i Danni è solo parziale, visto che struttura e modalità di gestione sono poco chiare e i finanziamenti raccolti insufficienti. Davanti a una stima di 400 miliardi di dollari annui di danni, il Fondo ha raccolto solo promesse di 792 milioni di dollari. Incerta è anche la scala dei finanziamenti futuri. Il testo approvato invita i Paesi sviluppati a contribuire al Fondo su base volontaria, senza stabilire obblighi legali o responsabilità.
Tutte queste incertezze hanno delle ricadute pesanti. Il Fondo va ben oltre la semplice compensazione finanziaria. È infatti uno strumento fondamentale per garantire una transizione equa e giusta. Riconoscendo che i Paesi meno responsabili del cambiamento climatico sono quelli più colpiti dai suoi effetti, questo meccanismo potrebbe permettere di affrontare le disuguaglianze globali e fornire le risorse necessarie per l’adattamento e la mitigazione.
Al di fuori delle sale dei negoziati, si è posta grande enfasi sulla finanza mista. Essa combina fondi pubblici e privati come possibile acceleratore degli investimenti. La Banca Mondiale sta esplorando tali meccanismi per sostenere l’adattamento al cambiamento climatico e la transizione energetica nei Paesi a basso e medio reddito. Questi ultimi usano ancora quasi esclusivamente energia da fonti fossili. La sfida di garantire, in modo equo e tempestivo, tutti i finanziamenti climatici necessari resta e sarà uno dei banchi di prova su cui si dovranno misurare le prossime edizioni della Conferenza.
Oltre i gradi: la strada verso i prossimi negoziati
Gli obiettivi dell’Accordo di Parigi non sono cifre statiche. Anche superando la soglia dei +1,5°C, i Paesi firmatari continuerebbero a lavorare per salvaguardare la propria esistenza.
Non si sono ancora spente le discussioni su COP28, con tutte le controversie, che è già tempo di iniziare ad analizzare da vicino la prossima edizione della Conferenza. La scelta di far ospitare COP29 in Azerbaigian è stata complessa. In un contesto di forti tensioni geopolitiche in Europa orientale, solo quando l’Armenia ha sostenuto la candidatura dell’Azerbaigian si è sbloccata la situazione.
La decisione della sede non è banale. Il Paese ospitante ha un’opportunità unica di promuovere le proprie politiche ambientali, influenzando le discussioni e le decisioni oltre che la percezione pubblica e la copertura mediatica dell’evento. L’Azerbaigian è fortemente dipendente dai combustibili fossili e rischia di essere particolarmente vulnerabile in un contesto di transizione energetica rapida. Infatti, il Paese mira ad aumentare di un terzo la produzione annuale di combustibili fossili nei prossimi dieci anni. Al contempo, sta esplorando le sue abbondanti risorse rinnovabili tramite una joint venture con Georgia, Ungheria e Romania per l’esportazione di energia pulita in Europa. Quindi, come era già avvenuto quando si è scelto di avere COP28 negli Emirati Arabi Uniti, questa scelta sottolinea le difficoltà, i dilemmi e le sfide che caratterizzano il movimento verso fonti energetiche più pulite e sostenibili. Inoltre, il passaggio di testimone da Abu Dhabi a Baku mette in luce anche le complessità della diplomazia climatica, grandemente influenzata, e a volte ostaggio, dalle economie dipendenti dai fossili.
La posizione di paesi come l’Azerbaijan offre, però, una grande opportunità per influenzare positivamente la transizione globale verso l’energia pulita. COP28 ha già segnato un punto di svolta, dichiarando il principio della fine dell’era dei combustibili fossili. COP29 dovrà proseguire sul solco tracciato e continuare il dibattito su una nuova finanza sostenibile.
Orizzonte 2025: dalla COP29 alla COP30
La COP30 si terrà in Brasile. Il paese, che ospita il G20 questo novembre, ha già espresso l’intenzione di concentrarsi sulla riforma del sistema finanziario internazionale. Ciò enfatizza l’importanza crescente della finanza e della cooperazione economica internazionale nella lotta al cambiamento climatico. Sottolinea la necessità di piani finanziari e sociali realistici e attuabili, specie volti a supportare le economie emergenti.
Le prossime edizioni della Conferenza rappresenteranno, quindi, momenti cruciali in cui la comunità internazionale dovrà confrontarsi con la realtà dei suoi impegni. La capacità di rispondere con azioni decise e finanziamenti adeguati determinerà non solo il successo delle future COP, ma anche la qualità della vita delle generazioni future. Servono percorsi di transizioni concreti, scanditi da obiettivi a breve, medio e lungo termine e supportati da piani finanziari e sociali attuabili.
Fonti e approfondimenti
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David O’Bryne, “Azerbaijan positioning itself as green energy exporter”, Eurasianet, 09/08/23.
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Fiona Harvey, “COP29 host Azerbaijan to hike gas output by a third over next decade”, The Guardian, 08/01/2024.
Guy Prince, “Petrostates of Decline”, Carbon Tracker, 01/12/23.
Jennifer A Dlouhy and Akshat Rathi, COP28 Boosts Carbon Capture, a Long-Shot Fix for the Climate, Bloomberg, 11/12/2023.
Julie-Anne Richards, Rajib Ghosal, Brenda Mwale, Hyacinthe Niyitegeka and Moleen Nand, “L&D Package for COP28”, 20/11/2023.
Martina Igini, “Rich Nations Pledge $260 Million for Climate Loss and Damage Fund on COP28 Opening Day”, Earth.org, 01/12/23.
Richard Kozul-Wright, “Climate Finance Goal Works for Developing Countries”, UNCTAD 14/06/23.
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“Tripling Global Renewables by 2030 is Hard, Achievable, and Necessary to Achieve Net-Zero”, BloombergNEF, 21/11/23.
“Tripling Renewables by 2030: Challenges and Opportunities”, BloombergNEF, 21/11/2023.
“UNFCCC COP27 Reaches Breakthrough Agreement on New Loss and Damage Fund for Vulnerable Countries”, UNFCCC News, 20/11/2023.