Haiti è in preda al caos. Il presidente ad interim, Ariel Henry, si è dimesso dai suoi incarichi dopo l’ennesima escalation di violenza ad opera delle milizie. Ora queste hanno il controllo di un’area sempre più ampia della capitale, Port-au-Prince, e del Paese, nel quale le autorità hanno proclamato uno stato di emergenza.
In un incontro organizzato dalla Comunità dei Caraibi (Caricom) leader di diversi Paesi americani ed europei hanno discusso di un piano di ricostruzione. Tuttavia, l’idea di una nuova missione internazionale trova una forte opposizione dell’opinione pubblica haitiana.
Rivoluzione e reazione ad Haiti
Quello che è oggi il Paese più povero dell’emisfero occidentale un tempo è stata terra di rivoluzione. Qui gli schiavi neri infatti si ribellarono contro i padroni francesi alla fine dell’Ottocento, un atto diventato simbolico per le speranze di milioni di persone senza libertà. Le speranze però si dissiparono in fretta di fronte al ritorno dei cannoni occidentali.
Non contenta di avere perso una delle sue colonie più profittevoli, la Francia arrivò a schierare le navi da guerra contro Haiti. La “richiesta” armata era di una riparazione: 150 milioni di franchi il prezzo da pagare in cambio della libertà. Una cifra scelta perché molto al di sopra delle possibilità degli haitiani, che rimasero così intrappolati nel dominio dei colonizzatori.
Il potere degli Stati Uniti
Il dominio francese lasciò il posto a quello statunitense. Nel 1915, le truppe a stelle e strisce sbarcarono ad Haiti su ordine del presidente Wilson. Fu l’inizio di un’occupazione militare motivata da interessi economici e geopolitici.
Gli Stati Uniti temevano che il potere e le mire europee sull’isola avrebbero costituito un intralcio alle proprie ambizioni, oltretutto in una zona strategica per il commercio. Senza dimenticare le ricchezze naturali del territorio, che facevano una certa gola. I marines si ritirarono dopo diciannove anni di dominio in loco e quindicimila vittime haitiane. Ma il potere degli USA rimase a lungo, condizionando le sorti dell’isola per tutto il corso del Novecento.
Nella scia dell’imperialismo
Anche il nuovo millennio per Haiti si è aperto nel segno dell’imperialismo. Le elezioni del 2001 riportarono alla guida del Paese Jean-Bertand Aristide, già presidente negli anni Novanta. Le idee di Aristide in politica estera attirarono però rapidamente l’ostilità degli Stati Uniti. Quando avanzò la richiesta di riparazioni alla Francia per il suo passato imperiale e si oppose alle condizioni che USA e Fondo monetario internazionale stavano cercando di imporre per un piano di prestiti, superò il confine.
Nel febbraio 2004, le Nazioni Unite e dall’Organizzazione degli Stati americani promossero quella che fu definita un’operazione di peacekeeping. Ma dietro l’azione in realtà si celava la volontà degli USA di sostituire Aristide e promuovere un governo allineato ai loro interessi. Aristide fu costretto all’esilio, lasciando il posto a un governo di transizione. Nuove consultazioni si tennero nel 2006, ma la situazione dell’isola precipitò nuovamente nel giro di pochi anni.
Le responsabilità delle Nazioni Unite
Nel 2010, Haiti fu devastata da un terremoto che uccise 300mila persone e ne lasciò un milione e mezzo senza casa. Le Nazioni Unite decisero di aumentare le forze di pace già presenti nel Paese per favorire la ripresa. Ma la sequenza di eventi disastrosi era destinata a continuare.
Si diffuse proprio in concomitanza con i nuovi arrivi un’epidemia di colera, malattia scomparsa sull’isola da almeno un secolo. Si scoprì che le forze di pace avevano avuto una responsabilità diretta, provocando l’inquinamento delle acque dell’isola. Le scuse ufficiali dell’organizzazione arrivarono solo nel 2016.
Infine, ad Haiti ha avuto luogo, sempre ad opera delle forze di pace, una lunga serie di violenze sessuali nei confronti di donne e ragazze, abusate del loro corpo dietro la promessa di cibo o supporto. Come documenta Human Rights Watch, Haiti è uno dei tanti Paesi in cui le forze delle Nazioni Unite si sono rese artefici di queste violazioni dei diritti umani.
Haiti contro una nuova missione
Vittima dell’imperialismo per secoli, anche negli ultimi anni Haiti ha rivisto le proprie sorti al ribasso, anche a causa delle azioni degli organismi internazionali, che a causa dei loro crimini godono di una bassissima legittimazione. Per questo, un’ampia parte della popolazione si oppone apertamente all’ipotesi di un nuovo intervento internazionale.
Molti Paesi, in particolare le potenze occidentali, non riescono ad accettare che la soluzione alla crisi senza fine di Haiti possa nascere in loco, senza il loro contributo. La lezione della storia, però, sembra sostenere le ragioni e soprattutto il risentimento degli haitiani.
Fonti e approfondimenti
Cabrera Figueroa, M., “Peacekeeping in Haiti: Successes and Failures”, The Pardee Atlas Journal of Global Affairs.
Denticat, E., “The long legacy of occupation in Haiti”, The New Yorker, 28/07/2015
Filippova, S., Fried, K., Concannon, B. “From coup to chaos: 20 years after the US ousted Haiti’s president”, Responsible Statecraft, 1/03/2024
Mieszkowski, J., “History Says Leave Haiti Alone”, The Politics Society, 9/11/2022
Wheeler, S., “UN Peacekeeping has a Sexual Abuse Problem”, Human Rights Watch, 11/01/2020