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Non solo Robertus, tutti i vertici “suicidati” dal Cremlino

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Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

Per la Lukoil è stata una “morte improvvisa”, per i media di Stato si tratterebbe di un “suicidio”. Le due ipotesi sulla morte di Vitaly Robertus, 54enne vicepresidente della più grande azienda petrolifera russa privata, convincono poco chi ha buona memoria e ricorda che si tratta del quarto alto dirigente del colosso deceduto in meno di due anni. 

Putin contro la Lukoil

Secondo quanto riportano media russi come Baza e Astra, l’uomo è stato trovato impiccato nel bagno del suo ufficio. Prima di lui fu un’”insufficienza cardiaca acuta” a stroncare la vita di Vladimir Nekrasov, 66enne presidente del consiglio d’amministrazione di Lukoil. 

Una causa ricorrente tra chi è morto in circostanze sospette in Russia. È fondato il sospetto che altri dirigenti della società siano cominciati a scomparire dopo che la Lukoil si è esposta in maniera netta contro la guerra in Ucraina, già dagli inizi di marzo del 2022. L’azienda russa aveva espresso in modo pubblico la propria preoccupazione per i “tragici eventi” in Ucraina e aveva chiesto la “fine quanto prima possibile del conflitto armato” attraverso negoziati.

Il primo caso celebre era stato quello dell’ex top manager Alexander Subbotin, morto in circostanze misteriose all’età di 44 anni. Subbotin fu ritrovato nel seminterrato della casa di uno sciamano a Mytishchi, una città a nord-est della capitale Mosca, dopo un apparente attacco di cuore. A settembre era stata la volta di Ravil Maganov, caduto da una finestra (leggasi defenestrato) mentre si trovava in un ospedale di Mosca. Anche Maganov aveva criticato l’invasione russa. 

Putin contro i vertici

Tra le vittime del regime di Putin, pronto a ottenere il quinto mandato alle elezioni che termineranno il 17 marzo, non ci sono solo i dirigenti della Lukoil. Nel settore degli idrocarburi russi, quattro top manager di Gazprom sono morti in soli sei mesi nel 2022. 

La lista non finisce qui. Tra gli oligarchi e funzionari pubblici russi scomparsi in circostanze poco chiare, c’è anche il viceministro della Scienza Pyotr Kucherenko, deceduto per un malore in volo all’età di 46 anni dopo essersi esposto contro la guerra. Kucherendo si era confidato con il giornalista Roman Super, dicendogli di temere per la propria vita e di non poter fuggire all’estero perché ai funzionari russi erano stati tolti i passaporti. 

Ascrivibile alle morti sospette, archiviate come casi di suicidio, c’è quella di Vladimir Makarov, il cui corpo è stato trovato nel villaggio di Golikovo, vicino Mosca, a febbraio 2023. Makarov era stato sollevato giusto un mese prima dall’incarico di vicecapo della direzione per la lotta all’estremismo del ministero dell’Interno russo, l’organo incaricato di reprimere il dissenso contro Putin. 

Nell’estate del 2002 anche i casi di Yevgeny Lobachev e Lev Sotskov, maggior generale in pensione dell’Fsb e maggior generale del servizio di intelligence straniero (Svr) vennero bollati come suicidi. Senza dimenticare Pavel Antov, caduto “erroneamente” per tre piani da un albergo in India, dopo aver criticato in modo esplicito la guerra, Deputato del partito dello zar Russia Unita, aveva chiesto “sinceramente scusa” per le sue affermazioni. Non è bastato. 

 

Fonti e approfondimenti 

Euronews, “Vice President of Russian energy company dies ‘suddenly’ of suicide”, 14/03/2024  

Ragozin, L. “Putin’s suicidal gamble”, Al Jazeera, 25/09/2022

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