Nei giorni scorsi ha fatto discutere la foto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, insieme a due bambini, rifugiati palestinesi, che sono stati curati all’ospedale Meyer di Firenze. Al di là dell’opportunità politica del gesto, Meloni è la leader di un governo che ha sostenuto “il diritto di Israele a difendersi” che si sta concretizzando con oltre 30 mila palestinesi uccisi, a stonare nell’immagine è la presenza della kefiah.
Le origini del copricapo
Il copricapo a scacchi utilizzato dai beduini in Medio Oriente è diventato nel corso degli anni simbolo della resistenza palestinese, ma la sua origine è poco chiara. L’etimologia generalmente accettata è quella che collega la parola al nome di Kufa, città irachena a sud di Baghdad lungo il fiume Eufrate.
Un resoconto suggerisce che il termine appaia nel VII secolo, durante una battaglia tra le forze arabe e persiane proprio vicino a Kufa. Secondo quanto riferisce Wafa Ghnaim, curatore del Museo del popolo palestinese a Washington, la sciarpa che conosciamo oggi esisteva già nel XIX secolo ed era usata dai contadini per difendersi dal sole e dalla tempeste di sabbia.
La classe medio-alta che viveva in agglomerati urbani utilizzava invece il tarbush, o fez, un cappello di feltro rosso. La svolta arrivò dopo la Prima guerra mondiale, quando la Palestina era stata trasformata in un protettorato inglese. La rivolta araba che divampò dal 1936 al 1939 cominciò a trasformare l’oggetto e ad attribuirgli un significato politico.
Il significato politico
I combattenti che si trovavano sulle montagne usavano la kefiah. Gli altri continuavano invece a indossare il tarbush, che però li rendeva molto più riconoscibili – e di conseguenza più facili da colpire – agli occhi degli inglesi. Il cambiamento fu rapido e non si rivelò utile solo allo scopo militare.
Come nota Ted Swedenburg, professore emerito di antropologia all’Università dell’Arkansas, le classi basse riuscirono a imporre i loro abiti alle élite. La kefiah diventò un simbolo nazionale, nonostante il tentativo di riportarlo all’oblio alla fine della rivolta. I colori tradizionali del copricapo palestinese sono il bianco e il nero, mentre quella bianca e rossa è legata al nazionalismo giordano
Durante gli anni Trenta l’ufficiale britannico John Bagot Glubb inserì la kefiah bianca e rossa nell’uniforme della Desert Patrol, l’unità beduina della Legione Araba, la forza di polizia creata nel 1923 per controllare il protettorato della Transgiordania.
Il successo internazionale
Dagli anni Sessanta, la kefiah si impone definitivamente come simbolo della resistenza palestinese. Due furono i simboli che contribuirono a renderla famosa in tutto il mondo. La prima fu Leila Khaled, attivista e militante, che prese parte al dirottamente di un aereo da Roma a Tel Aviv nel 1969. La sua immagine con in testa la kefiah e in mano un Ak-47 contribuì a rendere popolare l’indumento.
Subito dopo arrivò Yasser Arafat, leader e presidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) dal 1969 al 2004, che non mancava occasione per indossarla ogni volta che si trovava in pubblico. Rimane famoso il suo discorso del 1974 davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La sua kefiah era sempre posizionata sulla testa, con l’estremità più lunga del tessuto posizionata sulla spalla destra, secondo alcuni a rappresentare una mappa della Palestina prima del 1948, la Nakba.
Israele decise di considerare Arafat un terrorista, gli Stati Uniti designarono l’Olp come un’organizzazione terroristica. Ciononostante, negli anni Settanta e Ottanta molti non palestinesi, soprattutto quelli che hanno partecipato alle proteste anticoloniali, contro la guerra e ad altre proteste per la giustizia sociale, iniziarono a riconoscere la sciarpa come simbolo di resistenza. E a indossarla, per esprimere la loro solidarietà con i palestinesi.
La kefiah oggi
Le immagini dei giovani palestinesi che la indossavano durante la Prima intifada ne consolidarono il mito. Con lo scoppio del nuovo conflitto e la strage di civili a Gaza il copricapo è tornato ad affollare le piazze di tutto il mondo, ma allo stesso tempo ha contribuito ad aizzare il sentimento islamofobo.
A novembre 2023 tre studenti universitari di Burlington, nel Vermont, stavano tornando a casa dopo il Ringraziamento. Furono avvicinati da Jason J Eaton, che, senza dire una parola, iniziò a sparare contro di loro. Eaton non conosceva gli studenti. Tutto quello che poteva vedere era che due di loro indossavano la kefiah.
Fonti e approfondimenti
Fayyad, A., “How the keffiyeh became a symbol of the Palestinian cause”, Vox, 6/12/2023
Haidari, N., “From Yasser Arafat to Madonna: how the Palestinian keffiyeh became a global symbol”, The Guardian, 11/12/2023
Saber, I., “The Palestinian keffiyeh: All you need to know about its origins”, Middle East Eye, 28/05/2021
Swedenburg, T. (2021). SEEING DOUBLE: PALESTINIAN/AMERICAN HISTORIES OF THE KUFIYA. Michigan Quarterly Review, 60(1), 341-0_23.