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Migliaia di persone in Israele protestano contro Netanyahu

Israel protest

Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

Domenica 31 marzo decine di migliaia di persone si sono riunite fuori all’edificio del parlamento israeliano a Gerusalemme. È la più grande protesta antigovernativa da quando Israele ha lanciato il suo assalto a Gaza, dopo il 7 ottobre.

I manifestanti sono scesi in piazza ancora una volta per chiedere al governo un accordo per il cessate il fuoco a Gaza, per consentire il ritorno dei prigionieri e per chiedere elezioni anticipate e le dimissioni del Primo Ministro israeliano Netanyahu.

Il governo Netanyahu

Le scelte di governo di Netanyahu hanno ricevuto numerose critiche fin dall’inizio della guerra a Gaza. In primis, per aver fallito nella sicurezza proprio in riferimento all’attacco guidato da Hamas del 7 ottobre nel sud d’Israele. 

Una tregua tra Israele e Hamas a novembre ha portato al rilascio di oltre 100 prigionieri, in cambio della liberazione di alcuni prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Si sperava in un cessate il fuoco prima dell’inizio del Ramadan, ma le trattative si sono bloccate e il mese sacro è arrivato ormai quasi al termine.

“Dopo sei mesi, sembra che il governo non voglia capire che Bibi Netanyahu sia un ostacolo“, ha detto all’agenzia di stampa Associated Press il manifestante Einav Moses, il cui suocero Gadi Moses è tenuto prigioniero. “Sembra quasi che il Pirmo Ministro non voglia davvero riportarli indietro, è ovvio che abbiano fallito in questa missione”.

La polizia israeliana ha tentato di disperdere fin da subito la folla, respingendo fisicamente i manifestanti sia a Gerusalemme, dove sono stati utilizzati anche cannoni ad acqua, che a Tel Aviv. Le proteste sono cresciute anche in altre città. Le proteste infatti si sono tenute a Haifa, Be’er Sheva e Cesarea. I manifestanti hanno promesso che continueranno a invadere le strade delle principali città israeliane ancora per molti giorni.

Perché sono significative queste proteste?

Le proteste stanno aumentando di pari passo alla crescente pressione locale e globale su Netanyahu. Il premier continua ad affermare che l’azione militare a Gaza sia l’unico modo per liberare i prigionieri, piuttosto che optare per un compromesso attraverso i negoziati.

In una conferenza stampa, il Primo Ministro israeliano ha dichiarato che l’esercito è pronto a invadere Rafah – la città più meridionale di Gaza al confine con l’Egitto – nonostante le critiche di altri paesi, tra cui gli alleati Stati Uniti. Ma il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la scorsa settimana ha votato a favore di una risoluzione di cessate il fuoco, che dovrebbe terminare con la fine del Ramadan. Risoluzione sulla quale gli USA per la prima volta non hanno posto il veto, astenendosi e mettendo così a dura prova le proprie relazioni con Israele.

Netanyahu potrebbe dimettersi?

L’ex redattore dell’Associated Press Dan Perry ha scritto che Netanyahu ha in realtà ancora un sostegno forte nel Paese e che ci sono poche possibilità che affronti una pressione interna sufficiente tale da prendere in considerazione le dimissioni. “Chiunque dica che non sto facendo tutto il possibile per riportare gli ostaggi è sbagliato e fuorviante”, aveva dichiarato Netanyahu poco prima di subire un intervento chirurgico per la rimozione di un’ernia. Aggiungendo che “mentre Israele ha ammorbidito le sue posizioni in merito ai negoziati sul cessate il fuoco, Hamas ha inasprito le sue“.

“La politica di Netanyahu va a braccetto con la maggior parte degli israeliani”, ha scritto a marzo l’ex membro della Knesset e collega del Consiglio Atlantico Ksenia Svetlova, citando un sondaggio di un giornale israeliano, in cui l’81,5% degli intervistati ha dichiarato di ritenere che la pressione militare su Hamas fosse il modo migliore per liberare i prigionieri.

Un sondaggio condotto dall’Israel Democracy Institute ha tuttavia dimostrato che solo il 15% degli israeliani vuole che Netanyahu mantenga la sua carica. Il 23% ha affermato che preferirebbe l’ex ministro della Difesa e membro del gabinetto di guerra, Benny Gantz, come Primo Ministro. Una rilevazione di Channel 13 ha mostrato invece che se le elezioni si tenessero ora, il Partito dell’Unità Nazionale di Gantz prenderebbe ben 39 seggi nella Knesset, rispetto ai soli 17 del Partito Likud di Netanyahu.

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