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L’Argentina di Milei: nitroglicerina pronta ad esplodere

Argentina

Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

No vine a guiar corderos, vine a despertar leones” (Non sono venuto a guidare buoi, sono venuto a risvegliare i leoni). Così Javier Milei, nuovo presidente argentino insediatosi il 10 dicembre 2023, ha riassunto l’approccio con cui vuole risollevare il Paese dalla cronica crisi economica in cui si trova.

Questo è stato il fulcro della sua campagna elettorale, in un’Argentina in cui l’inflazione nel 2023 è aumentata del 211,4%, quattro persone su dieci vivono sotto la soglia di povertà e sulle spalle dello Stato pesa un debito di 45 miliardi di dollari nei confronti del Fondo Monetario Internazionale.

Per affrontare questi problemi, Milei propone una “terapia d’urto” attraverso misure assunte direttamente dal governo, senza necessità dell’approvazione del Congresso, nel quale il suo partito, La Libertad Avanza, detiene meno del 15% dei seggi.

A tre mesi dall’insediamento del nuovo presidente, le riforme proposte hanno incontrato nella nuoa Argentina di Milei numerosi ostacoli e scatenato le proteste. 

IL DNU 70/2023

Il 20 dicembre 2023, Javier Milei ha presentato il Decreto de Necesidad y Urgencia n. 70/2023. Si tratta di un tipo di provvedimento che permette al governo di legiferare quando vi siano circostanze di emergenza che impediscano di aspettare i tempi del procedimento legislativo. Trascorsi dieci giorni dalla sua pubblicazione, il DNU entra in vigore e il Parlamento deve controllare se rispetta i requisiti posti dalla legge per la sua adozione, pena l’abrogazione.

Il Decreto n. 70/2023, definito “mega-decreto”, contiene 366 articoli che “ristrutturano” l’economia argentina attraverso l’abrogazione di quarantuno leggi e la modifica di altre quaranta norme. Queste misure incidono su numerose materie, dalla riforma dell’organizzazione statale alla deregolamentazione economica, al lavoro, al commercio internazionale, alla bioeconomia, allo sfruttamento delle miniere, l’energia, il traffico aereo, la giustizia, la salute, la comunicazione, lo sport e le società. 

Il principio ispiratore del DNU è che la ristrutturazione dell’economia argentina può essere raggiunta attraverso la deregolamentazione del mercato interno e l’eliminazione di qualsiasi ostacolo alla libera interazione di domanda e offerta, creando un sistema basato sul liberismo puro.

I ricorsi al DNU

Sono stati presentati tre recursos de amparo, da parte della Asociación Civil por un Hogar en Argentina, della Asociación Civil Observatorio del Derecho a la Ciudad e del professor Andrés Gil Domínguez, che sostengono che il mega-decreto violi la costituzione e che lo Stato debba regolare il mercato a tutela dei consumatori e delle fasce più deboli della popolazione.

Nel testo di uno dei ricorsi il DNU viene definito “…un abuso del diritto pubblico, perché viola i principi della forma repubblicana di Stato, della divisione di poteri, della democrazia, della riserva di legge e i diritti collettivi della cittadinanza argentina di partecipare direttamente…alla gestione della cosa pubblica”.

Esso, inoltre, non rispetterebbe i requisiti di necessità e urgenza previsti per la sua adozione e modificherebbe settori di competenza del potere legislativo.

Ad oggi la giustizia argentina non si è ancora pronunciata sui ricorsi contro il DNU, ma il Senato argentino lo ha già bocciato nella votazione del 14 marzo. Un eventuale voto favorevole da parte della Camera, dove il DNU sarà discusso a breve, sarebbe però sufficiente per evitare l’abrogazione del decreto.

La Ley Omnibus

Il 27 dicembre 2023, a due settimane dall’inizio del mandato, il presidente argentino ha inviato al Congresso il progetto della Ley de Bases y Puntos de Partida para La Libertad de los Argentinos (Legge di Base e Punti di Partenza per La Libertà degli Argentini), anche nota come Ley Ómnibus.

Questa esordisce affermando che il Paese si trova “in una situazione di grave crisi in materia economica, finanziaria, fiscale, previdenziale, di sicurezza, di difesa, tariffaria, energetica, sanitaria, amministrativa e sociale che colpisce l’intera società e il funzionamento dello Stato“.

La responsabilità della situazione viene attribuita all'”aver abbandonato il modello di democrazia liberale ed economia di mercato plasmato nella nostra costituzione del 1853 e aver avanzato…verso un modello di democrazia sociale ed economia pianificata“.

La legge quindi chiede al Congresso di dichiarare lo stato di “emergenza pubblica” fino al 31 dicembre del 2025, concedendo al governo poteri legislativi straordinari, e prevede 664 articoli che modificano centinaia di leggi nei settori più vari (economico, fiscale, energetico, penale, elettorale, sociale, ambientale).

La Ley Omnibus propone anche la privatizzazione di imprese pubbliche come Aerolíneas Argentinas, AYSA, YPF, Banco Nación, Télam y Ferrocarriales Argentinos e anche un progetto di riforma del sistema elettorale e della previdenza.

Il ritiro della Ley Omnibus

A gennaio il progetto di legge ha iniziato un travagliato iter di discussione, durante il quale il governo ha effettuato alcune modifiche. Tra queste si sono eliminati 280 articoli, tra cui quelli relativi alla privatizzazione di imprese pubbliche, alla riforma fiscale e a quella previdenziale.

Il 2 febbraio il progetto ha ottenuto l’approvazione nella Camera dei Deputati, con 144 voti a favore e 109 contrari. 

Conclusa questa fase, nella Camera dei Deputati era iniziata la discussione articolo per articolo. Il 6 febbraio, però, Milei ha dichiarato di voler ritirare la proposta di legge.

In un post su X, ha attribuito la responsabilità della decisione ai suoi avversari politici e ha dichiarato alla stampa che considera la Ley Omnibus un successo, poiché “…ha funzionato come “principio di rivelazione” e ha separato chi come noi difende le idee di libertà e progresso da coloro che affondano il Paese per mantenere i propri privilegi di casta”. 

Milei ha anticipato che intende ripresentare le riforme originariamente contenute nella Ley Omnibus attraverso singole proposte di legge, denominate “leyes Fitito, un riferimento al nomignolo attribuito alla famosa auto Fiat 600, nota per le piccole dimensioni e la semplicità delle forme. 

L’Argentina di Milei e le scintille con le province

Oltre alle riforme, l’Argentina di Milei vuole affrontare l’inflazione riducendo le spese. Il suo presidente, infatti, ha promosso la svalutazione del 50% della moneta nazionale, il peso, eliminato i sussidi statali in materia di energia e trasporti e dimezzato il numero dei ministeri esistenti, portandoli da diciotto a nove.

Queste misure suscitano scetticismo. Secondo l’economista Amilcar Collante, professore all’Universidad Nacional de La Plata, contenere i costi non basterà a limitare l’inflazione, perché bisogna far crescere l’economia

La spending review inaugurata dal presidente ha provocato uno scontro su più livelli, che ha coinvolto anche le province argentine. 

Da inizio 2024, infatti, il governo ha ridotto il volume della redistribuzione delle risorse ottenute dal gettito fiscale, erogando solo 3.521 milioni di pesos a fronte dei 61.579 milioni incamerati.

Questo ha impattato soprattutto sulle province gestite da governatori. Secondo Milei, gli stessi non avrebbero fatto pressione sui deputati dei loro territori affinché votassero a favore delle misure promosse dall’esecutivo nel Congresso.

A febbraio i governatori di Santa Fe, Chaco, Corrientes, Entre Ríos, Jujuy, Mendoza, San Juan, San Luis, e dell’Intendencia di Buenos Aires hanno denunciato in un comunicato che la scarsa redistribuzione delle risorse avrebbe danneggiato i cittadini residenti nelle province interessate. 

Il governatore di Chubut, Ignacio Torres, ha addirittura minacciato di interrompere la fornitura di gas e petrolio al governo federale.

Attraverso il suo account su X, Milei ha risposto che l’operato del governo era giustificato da debiti della provincia. L‘interruzione della fornitura di petrolio, secondo il presidente, corrisponderebbe a un’estorsione.

Il contrasto è stato portato davanti ai giudici federali, che hanno dato ragione a Torres, con una decisione che Milei intende impugnare.

Una politica che scatena polemiche

Il governo argentino di Milei è al centro di forti proteste da parte dell’opinione pubblica per una serie di misure controverse susseguitesi rapidamente.

Il 28 febbraio ha fatto scalpore l’annuncio del licenziamento 165 dipendenti dell’Agencia Nacional de Discapacidad (Agenzia Nazionale di Disabilità – Andis). Molti dei quali, inoltre, appartenevano a categorie “protette” (persone con disabilità, donne incinte e delegati sindacali).

Roxana Zapico, rappresentante del sindacato ATE Capital, ha denunciato la misura come arbitraria. Secondo Zapico, infatti, le liste dei nomi del personale licenziato sono state diffuse informalmente in gruppi Whatsapp prima di arrivare agli interessati, ignorando i protocolli previsti in questi casi.

L’esecutivo, inoltre, ha scatenato polemiche per aver rifiutato il ruolo di moderatore nei negoziati per l’aumento dei salari degli insegnanti e per l’impegno di istituire aiuti economici per l’educazione dei soli studenti di scuole private.

Per mettere a tacere le critiche, la strategia del governo argentino di Milei è stata quella di chiudere gli spazi in cui esse proliferavano. L’occasione più eclatante è stata la chiusura della storica agenzia di notizie Télam, bollata come strumento di “propaganda kirchnerista”.

In alternativa, ha tentato di scaricare responsabilità su terzi. Un esempio è quanto avvenuto in occasione del licenziamento in diretta tv del Segretario del Lavoro, Omar Yasin. Su di lui, infatti, si puntò il dito in occasione dello scandalo legato all’aumento del salario presidenziale

L’ondata di violenze nell’Argentina di Milei

Il governo inoltre si trova ad affrontare l’ondata di violenza che dagli inizi di marzo ha investito la città di Rosario. Nella città gli omicidi commessi da sicari legati a bande di narcotrafficanti hanno scatenato il panico e determinato l’invio di truppe della polizia federale.

Javier Milei finora ha proposto azioni di forte impatto, portate avanti però in maniera caotica. Per questo, i commentatori nutrono dubbi sulla capacità del presidente di mantenere saldo il controllo della situazione.

Questo, soprattutto se gli effetti delle misure economiche sfuggissero di mano. Alberto Ramos, principale economista per l’area latinoamericana a Goldman Sachs, ha commentato: “In Argentina, Milei, Sta maneggiando nitroglicerina.

Può prendere fuoco improvvisamente. Quando inizi le modifiche in campo economico, puoi perdere il controllo“. 

 

Fonti e approfondimenti

Agustino Fontevecchia, The ‘Right Plan,’ The ‘Only Plan,’ Or ‘No Plan’? The Future Of Javier Milei’s Ambitious Reform Package, Forbes, 28 gennaio 2024

Almudena Calatrava, Anxiety and resignation in Argentina after Milei’s economic shock measures, AP News, 14 dicembre 2023

BBC News Mundo, Quién es Javier Milei y cuáles son las radicales propuestas con las que ganó las primarias en Argentina, 14 agosto 2023

El País Uruguay, Javier Milei evalúa viajar a Rosario, ciudad paralizada por bandas narco, “en las próximas semanas”, 13 marzo 2024

Emilia Delfino, Inconstitucionalidad del DNU, la clave para la batalla que darán sus detractores en los tribunales, ElDiarioAR, 23 dicembre 2023

Ignacio Grimaldi, ¿Qué es la “ley ómnibus” en Argentina y qué podría pasar en la votación?, CNN, 02 febbraio 2024

Ignacio Grimaldi, Betiana Fernández Martino, ¿Cuál es el conflicto entre Javier Milei y los gobernadores?, CNN, 29 febbraio 2024

José Pablo Criales, La tensión entre Milei y las provincias escala en Argentina: “No saldrá un solo barril de petróleo para el país”, El País, 24 febbraio 2024

Juan Pablo Spinetto, Milei Has a Narrow Path to Stabilize Argentina’s Economy, Bloomberg, 11 gennaio 2024

La Nación, Qué es un DNU y cómo funcionan los decretos en la Argentina, 21 dicembre 2023

La Nación, Qué dice el DNU de Javier Milei que rechazó el Senado, 14 marzo 2024

La Politica Online, El abogado Andrés Gil Domínguez presentó un ampara contra el mega DNU de Milei, 26 dicembre 2023

Mar Centenera, Cuatro asesinatos al azar y terror narco en las calles: Milei endurece su política de seguridad en Rosario, El País, 12 marzo 2024

Michael Stott, The nightmare economic in-tray awaiting Argentina’s Javier Milei, Financial Times, 8 dicembre 2023

Página|12, ¿Aumento salarial? ¡Afuera! ¿Paritaria docente? ¡Afuera!, 17 febbraio 2024

Redazione, Los números de Javier Milei, Página|12, 17 febbraio 2024

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