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Che cos’è l’M23

Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

Uno dei principali protagonisti della violenza nelle province orientali della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) è il Movimento del 23 marzo (M23). Fondato nel 2012 e sconfitto l’anno successivo dalle Forze armate della Rdc (Fardc) e dai caschi blu della Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione del Congo (Monusco), il gruppo è tornato in attività nel 2021.

La nascita dell’M23

Nel 2009, fu siglato un accordo di pace tra il governo congolese e il Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp). Il movimento armato era stato fondato tre anni prima dal generale tutsi Laurent Nkunda. Nkunda riteneva di essere l’unico in grado di proteggere i tutsi congolesi dagli attacchi degli hutu e beneficiava del supporto del Ruanda. Nella Rdc, i tutsi congolesi sono una minoranza – in molti casi giunta nel Paese da Ruanda e Burundi – e sono guardati con sospetto, perché non considerati realmente autoctoni. Non a caso sono spesso chiamati “ruandofoni”.

Con l’accordo di pace, i ribelli del Cndp accettarono di porre fine alla lotta armata. Alcuni diedero vita a un partito politico, altri entrarono a far parte delle Fardc. Ma, in realtà, non tutti i guerriglieri si integrarono realmente nell’esercito e nella politica nazionale.

Nel 2012, la fazione ribelle guidata da Bosco Ntaganda e Sultani Makenga, si ammutinò. Era l’atto di nascita dell’M23. Il nome del movimento deriva dall’accordo siglato il 23 marzo 2009 dal Cndp e dal governo congolese e di cui i ribelli rivendicavano la mancata applicazione. A differenza di quanto pattuito, non erano stati forniti migliori salari (a coloro che erano entrati in politica) e armi (a chi aveva aderito alle Fardc). Nonostante l’amnistia per i combattenti, inoltre, le Fardc stavano tentando di arrestare Ntaganda.

Nel giro di pochi mesi, i guerriglieri arrivarono a conquistare Goma, la capitale del Nord Kivu, al confine con il Ruanda e crocevia fondamentale per i commerci minerari nella regione. Oltre ai tutsi congolesi, nelle fila del movimento combattevano anche numerosi militari ruandesi. A testimonianza del profondo legame storico tra i gruppi armati tutsi nella Rdc e il Ruanda di Kagame.

Sconfitta e ritorno dell’M23

Dopo aver tenuto in scacco per mesi le Fardc e la Monusco, l’M23 fu costretto alla resa. A seguito di un accordo con il governo congolese, alcuni combattenti entrarono nelle Fardc, ma la maggior parte si nascose nei Paesi vicini (Ruanda e Uganda). L’ala politica del movimento, invece, non fu mai riconosciuta come partito legale, a differenza di quanto concordato.

Nel frattempo, in territorio ruandese, sotto traccia e con il supporto di Kigali, è iniziata la riorganizzazione dell’M23. Che è tornato allo scoperto nel novembre 2021, complici le crescenti tensioni tra Rdc, Uganda e Ruanda e il riavvicinamento tra Kinshasa e Kampala.

Mentre Rdc e Uganda collaboravano in operazioni militari contro le Forze democratiche alleate (gruppo armato che vuole deporre il presidente ugandese, Yoweri Museveni), l’M23, supportato dal Ruanda, ha ricominciato a seminare il terrore nel Nord Kivu.

Dalla primavera del 2022, si è assistito a un crescendo di violenze, sospinte anche dal sempre più evidente supporto militare e logistico fornito dal Ruanda all’M23. Le armi nelle mani dei ribelli sono sempre più sofisticate e il gruppo armato è sempre meglio organizzato.

Un’area strategica

Ufficialmente, l’M23 è nato per difendere i tutsi congolesi dagli attacchi dei movimenti armati di altri gruppi etnici, soprattutto hutu. Ma come spesso accade nella storia della Rdc, i movimenti armati tutsi attivi nelle province orientali congolesi sono dei proxy. Il Ruanda se ne serve per diverse ragioni. Estendere la propria influenza nell’area, accaparrarsi le risorse naturali e dare la caccia ai responsabili del genocidio ancora presenti nella regione, riuniti nelle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr).

Il dilagare dell’M23 nel Nord Kivu ha fatto saltare i tradizionali rapporti di inimicizia e sono emersi nuovi schemi di alleanza. In passato, i movimenti armati hunde, nyanga e nande si scontravano con gruppi hutu e tutsi (considerati dai primi degli stranieri). Ora, invece, si è costituita un’alleanza di movimenti hunde, nyanga, nande e hutu, che, al fianco delle Fardc, combattono contro l’M23, considerato la ribellione dei tutsi contro tutti gli altri congolesi.

 

Fonti e approfondimenti

Global Security. M23 March 23 Movement

Guainazzi, Aurora, “Origini e sviluppi dei conflitti nell’Est della RDC: parole dal Nord Kivu”, Lo Spiegone, 31 maggio 2023

Ntanyoma, Delphin R., “M23: Four things you should know about the rebel group’s campaign in Rwanda-DRC conflict”, The Conversation, 23 novembre 2022


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