Non accennano a fermarsi le proteste dei cittadini georgiani. Ormai da settimane le strade di Tbilisi e varie altre città sono teatro della strenua contrapposizione tra manifestanti e forze di polizia. Una contrapposizione caratterizzata da momenti di alta tensione e decine di arresti.
Il motivo degli scontri è la reintroduzione, all’inizio del mese di aprile, di una proposta di legge che potrebbe allontanare il Paese dalla prospettiva europea e riavvicinarlo invece alla Russia. Abbandonata lo scorso anno proprio in seguito a intense manifestazioni di piazza, la proposta sembra tradursi in un’inaspettata svolta autoritaria e antioccidentale. Il governo sembrerebbe intenzionato ad andare fino in fondo.
Legge e proteste
Sono decine di migliaia i georgiani che nell’ultimo mese si sono riuniti ogni sera sotto al Parlamento, con un picco di oltre 100.000 manifestanti la notte prima del voto del 29 aprile. Le proteste riguardano la proposta di legge sugli agenti stranieri, avanzata dal partito di governo “Sogno Georgiano”.
La bozza, che ha già superato due dei tre passaggi di approvazione, prevede che le organizzazioni che ricevono più del 20% dei loro finanziamenti dall’estero si registrino come “agenti stranieri”, a fronte di elevate sanzioni.
Secondo i critici, non si tratterebbe tanto di un limite ad aziende o business multinazionali. Quanto, piuttosto, di un tentativo di attacco ai media indipendenti e alle ONG operanti nel Paese. Il disegno presenta un forte richiamo alla legge che da anni limita il dissenso e la comunicazione alternativa in Russia. L’obiettivo finale sarebbe per Sogno Georgiano quello di riguadagnare consensi, attualmente altalenanti, in vista delle elezioni di ottobre.
I tentativi passati
Un primo tentativo di introduzione della legge era già avvenuto lo scorso anno, nonostante la Georgia avesse presentato domanda di adesione all’UE a marzo 2022. Anche in quel caso le proteste avevano acceso la piazza e costretto il governo a un rapido dietrofront.
Le manifestazioni, significativamente colorate da bandiere UE, erano anche in aperta opposizione a un potenziale riavvicinamento alla Russia, da cui il Paese si è reso indipendente nel 1991 – dal 2008, il regime di Putin controlla i territori georgiani di Abcasia e Ossezia del Sud. Proteste che non sono passate inosservate a Bruxelles. A dicembre 2023, la Georgia ha ottenuto lo status di candidato UE.
La posizione del partito di governo Sogno Georgiano in merito al possibile ingresso in Ue è ambigua. Se dopo l’invasione russa dell’Ucraina e l’ingresso nel Paese di molti rifugiati russi la Georgia si era affrettata ad avanzare la candidatura, l’attuale spinta per una legge che andrebbe invece a raffreddare i rapporti con l’estero indica invece un orientamento autoritario. Le autorità russe hanno inoltre supportato apertamente le scelte del governo georgiano. Proprio in conseguenza dei recenti sviluppi e dichiarazioni, lo status della Georgia potrebbe essere a rischio revoca.
Il perché della svolta
Tra i protagonisti di questo improvviso cambio di direzione vi è l’imprenditore Bidzina Ivanishvili, ex Primo ministro da molti considerato il vero burattinaio della politica georgiana.
Nel comizio del 29 aprile, che l’ha visto tornare in scena dopo un lungo periodo dietro le quinte, ha sottolineato la necessità della nuova legge a protezione delle ingerenze occidentali nel Paese. In particolare, dell’UE e degli Usa. A questo sono seguite le dichiarazioni del primo ministro Irakli Kobakhidze, in merito al coinvolgimento statunitense in tentativi di rivoluzione locali tra il 2020 e il 2023.
I prossimi passi
La presidente, Salomè Zourabishvili, ha preso le distanze dalle allusioni del governo ristabilendo la collaborazione coi Paesi partner coinvolti nelle accuse. Al contempo, è intervenuta ponendo il veto anche su una legge lampo, adottata nei primi giorni delle proteste, relativa al rimpatrio esente tasse dei beni offshore (vista da molti come legge ad personam voluta da Ivanishvili), che tornerà dunque al Parlamento.
Per metà maggio è prevista la terza lettura della proposta di legge sugli agenti stranieri. Nel frattempo, i georgiani continuano a manifestare in tutto il mondo. La partita è ancora aperta. E potrebbe durare a lungo.
Fonti e approfondimenti
Civil.ge, “PM Meets Media, Says Changes May Be Made to Agents Bill After Presidential Veto”, 11/05/ 2024
Government of Georgia, “Media Briefing on May 1 by the Prime Minister of Georgia”, 1/05/2024
Radio Free Europe, “Why Georgia’s Government Is Trying (Again) To Introduce An Unpopular ‘Foreign Agents’ Law”, 4/04/2024
The Insider, “No Georgian Dream. Is Tbilisi on the verge of a new revolution?”, 10/05/2024