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In direzione ostinata e contraria. Aggiungi un posto a tavola che…ci sono gli insetti edibili

insicurezza alimentare

Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

Le prime testimonianze di regimi alimentari basati sul consumo di insetti risalgono alla preistoria. Oggi,  gli insetti continuano a essere consumati in tutto il mondo. È una questione non solo di sopravvivenza, come per le tribù di raccoglitori in Africa e Amazzonia, o di ingredienti pregiatissimi della tradizione gastronomica, come per il mezcal messicano o il casu marzu sardo, bensì anche di sicurezza alimentare

Nei Paesi in cui la sicurezza alimentare è più debole, l’entomofagia, ossia il consumo di insetti come alimenti regolari della dieta, rappresenta una pratica sostenibile efficace per migliorare il livello di nutrizione di ampie fasce della popolazione. La diffusione del consumo di insetti in Occidente, però, potrebbe essere la vera chiave di volta; si potrebbe ridurre sensibilmente l’enorme impatto ambientale di regimi alimentari insostenibili da un punto di vista dell’ambiente e della salute umana.

Geografia degli insetti edibili: un mondo di gusto e nutrienti

Di circa il milione di specie di insetti conosciute, sono circa duemila quelle commestibili. Coleotteri, bruchi, api, vespe e formiche sono fra gli insetti più consumati in assoluto, seguiti da cavallette, locuste e grilli. Pregiudizio diffuso sul consumo di insetti è che questi vengano mangiati solo in Paesi a basso reddito oppure durante periodi di carestia, per la facile reperibilità e il costo contenuto. In realtà, gli insetti sono i protagonisti quotidiani di molte diete in diverse aree del mondo. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per il Cibo e l’Agricoltura (FAO), il consumo di insetti è diffuso tra oltre 2 miliardi di persone in 99 Paesi nel mondo, tutti accomunati dal trovarsi nella fascia tropicale, dove la maggior presenza di insetti ne facilita la raccolta e, quindi, il consumo. 

Gli insetti si possono trovare in abbondanza in Africa, dove ben 36 Paesi sono considerati ufficialmente entomofagi. Le origini antichissime del consumo di insetti in questo continente sono da ricercare nella necessità di sopravvivenza delle tribù di raccoglitori, che erano soliti cibarsi di termiti mescolate alla pasta del pane, bruchi, larve di falena o formiche. Durante la stagione delle piogge, infatti, la difficoltà di cacciare o pescare veniva compensata dalla possibilità di raccogliere insetti. In alcuni Paesi, quali Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana e Madagascar, il consumo di insetti è caratterizzato anche da un elemento di stagionalità.

In Asia, la diffusione dell’entomofagia è stata spesso il risultato di movimenti migratori interni al continente. Ad esempio, gli insetti sono stati per molto tempo alimenti integranti dell’alimentazione delle popolazioni del Nord della Thailandia. A seguito delle migrazioni dal Nord al Sud del Paese, questa pratica si è diffusa su tutto il territorio, rendendo la Thailandia il Paese entomofago per eccellenza. Qui sia adulti che bambini mangiano regolarmente, cotti e sotto forma di snack fra un pasto e l’altro, larve, millepiedi, formiche rosse, scorpioni e farfalle. Insieme alla Thailandia altri 28 Paesi asiatici sono ufficialmente entomofagi, tra i quali Laos, Myanmar e Vietnam. 

L’America Latina è, invece, il continente dove gli insetti vengono trattati maggiormente come un alimento pregiato. I tacos, icone della cucina di molti Stati sudamericani, vengono spesso impreziositi con caviale di uova di formiche raccolte da piante di agave bollite. Un’altra prelibatezza gourmet del Sud America sono le cavallette arrosto, particolarmente comuni nel Sud del Messico. In questo continente, la raccolta degli insetti si caratterizza per il rispetto del ciclo vitale di ciascuna specie, in funzione del mantenimento dell’armonia tra insetti, ambiente e attività umana. Ad esempio, in Ecuador, anche gli scarafaggi, la specie di insetti più diffusa, possono essere acquistati nei mercati solo tra ottobre e novembre.

Nell’antichità, anche in Occidente ci si è cibati di insetti. Ad esempio, i nativi americani erano soliti mangiare cavallette. Tuttavia, con il tempo, la crescita economica e la maggior disponibilità di altre fonti di proteine, questa pratica è scomparsa, facendo posto a un’avversione generalizzata nei confronti dell’entomofagia. Ciononostante, 11 Paesi in Europa possono definirsi entomofagi, tra cui Danimarca, Spagna e Regno Unito. Negli ultimi anni, questa tendenza si sta invertendo, poiché in Canada, Nord Europa e Stati Uniti, i consumatori più consapevoli dell’impatto ambientale dell’allevamento di animali o delle monocolture di proteine vegetali (soia) stanno lentamente virando le loro preferenze sugli insetti edibili ed i prodotti da essi derivati. Non mancano però, Paesi europei dove la produzione e la vendita di insetti edibili è addirittura vietata, tra questi Italia, Belgio, alcune zone della Germania e Paesi Bassi.

Fatta eccezione per il consumo di lusso di  varietà considerate pregiate (quali, ad esempio, i bruchi mopane del Sud Africa o le uova di formica tessitrice del Sud Est Asiastico), gli insetti sono entrati a far parte delle culture gastronomiche locali di tutto il mondo per il loro sapore oltre che per il valore nutrizionale eccellente. Infatti, sebbene la composizione nutritiva cambi da specie a specie, questi sono molto ricchi di proteine, fibre e acidi grassi oltre che di micronutrienti come ferro, magnesio, e fosforo.

I vantaggi di allevare insetti in Paesi già entomofagi

Nei Paesi dove l’entomofagia è già una pratica diffusa, gli insetti raccolti o allevati sono destinati principalmente all’autoconsumo. Tuttavia, le organizzazioni internazionali che si occupano di sviluppo hanno più volte messo in evidenza il potenziale di raccolta e allevamento di insetti come strategie di diversificazione dei mezzi di sussistenza e fattore stimolante della crescita in economie vulnerabili. 

Secondo queste organizzazioni, con un investimento minimo, queste attività di raccolta e allevamento per autoconsumo potrebbero produrre eccedenze da vendere o scambiare con altri prodotti nei mercati locali. Così, si potrebbero migliorare il sostentamento e le condizioni sociali delle popolazioni più svantaggiate.Un ragionamento simile è stato anche proposto per le attività di trasformazione non industriale di insetti in alimenti derivati, quali farina o mangimi. Questi processi seguono procedure semplici e si avvalgono di strumentazione basilare (ad esempio, spesso  si usano massi a mò di macine per trasformare i grilli in farina). Pertanto, con un minimo capitale di avvio, si potrebbero liberare enormi benefici economici. 

La possibile diffusione in Occidente: una questione di sicurezza alimentare e sostenibilità

Anche se gli insetti non sono tradizionalmente consumati nei Paesi occidentali, la tendenza potrebbe cambiare a breve. Si stima che il mercato degli insetti edibili raggiungerà un volume di circa 9,6 miliardi di dollari entro il 2030, spinto da una sempre maggiore ricerca di novel food nutrienti ed ecologicamente sostenibili da parte di consumatori informati e con ampie disponibilità economiche. A guardare il sentimento popolare prevalente oggi in Occidente nei confronti del consumo di insetti, però, questa previsione sembra irrealizzabile, visto che a dominare è l’avversione.

Tuttavia, a sostenere la diffusione di insetti edibili in Occidente sarebbe anche il consumo come mangimi per gli animali da allevamento. Infatti, con l’aumento dei prezzi della soia e dei mangimi in generale, gli allevatori sono alla ricerca di nuove fonti proteiche per nutrire i loro animali. Nonostante il prezzo ben più elevato rispetto ai mangimi convenzionali, gli insetti hanno un apporto nutrizionale simile a quello dei mangimi tradizionali a fronte di un impatto ambientale minore, e per questo rappresentano un’alternativa valida, come dimostrato da un mercato in ascesa. Secondo le stime, gli investimenti nel settore sono aumentati del 50% tra il 2018 e il 2024, trainati da pesca e acquacoltura, ma anche dell’allevamento di pollame e dal cibo per gli animali domestici.

I vantaggi per l’ambiente

Il consumo di insetti e derivati presenta una serie di vantaggi non trascurabili rispetto al consumo di proteine animali tradizionali per l’ambiente, la salute e il miglioramento della sicurezza alimentare, secondo molti pareri autorevoli, tra cui quello di FAO.

I vantaggi ambientali derivanti dal consumo e persino dall’allevamento di insetti riguardano prevalentemente lo sfruttamento di suolo e acqua. Infatti, rispetto all’allevamento tradizionale, allevare insetti è decisamente più efficiente in termini di quantità di suolo utilizzato. Per produrre 1 kg di insetti edibili serve una superficie dieci volte inferiore a quella necessaria per produrre una quantità equivalente di carne bovina o suina. Inoltre, l’allevamento di insetti richiede molta meno acqua rispetto all’allevamento  tradizionale, . Inoltre, alcune specie di insetti, come le tarme, sono decisamente più resistenti alla siccità rispetto alla maggior parte degli animali da allevamento. 

Inoltre, l’allevamento di insetti produce meno emissioni di gas serra rispetto a quello tradizionale, principalmente perché gli insetti presentano un’alta efficienza di conversione nutrizionale. Vale a dire che non solo gli insetti mangiano una quantità di mangime di gran lunga inferiore a quella degli animali tradizionali da allevamento, ma che gli basta una quantità molto limitata di mangime per registrare un aumento significativo di massa.  Mentre al manzo servono fino a 10 kg di mangime per aumentare di 1 kg la sua massa, agli insetti bastano 1,7 kg di cibo. 

Infine, tra i benefici indiretti sull’ambiente c’è da considerare anche che gli insetti sono in grado di trasformare rifiuti organici, come resti di cibo, in proteine di alta qualità – quella che in termini tecnici viene chiamata la bioconversione.

Tuttavia, è bene ricordare che l’allevamento di insetti porta con sé un rischio tutt’altro che insignificante, ossia quello della liberazione accidentale. Se, infatti, si liberassero milioni di insetti di una specie non autoctona, questa potrebbe diventare invasiva e compromettere la biodiversità del territorio, danneggiando o addirittura distruggendo specie animali o vegetali preesistenti; in media, le specie invasive sono responsabili del 14% della perdita di cibo a livello globale.

… e per la salute

Nonostante il contenuto nutrizionale degli insetti dipenda da vari fattori, tra cui il loro stadio vitale, l’habitat e la dieta, è largamente accertato che mangiare insetti consenta un apporto abbondante di proteine e nutrienti di alta qualità e a tutti gli effetti paragonabili a quelli forniti dalla carne, dal pesce o dalla soia. Molte specie di insetti, vista la loro alta concentrazione di acidi grassi e la loro ricchezza di micronutrienti, possono addirittura fungere da integratori in casi di denutrizione cronica, soprattutto nei bambini. 

Gli insetti sono anche estremamente ricchi di fibre, quali la chitina insolubile, una fibra vitale per la difesa del corpo contro le allergie e le infezioni virali e parassitarie. Tra gli insetti particolarmente ricchi di fibre ci sono la pupa del baco da seta (consumata prevalentemente in Vietnam), le larve delle api e i grilli. Anche dal punto di vista dell’apporto di grassi, gli insetti hanno benefici concreti per la salute umana, dato l’elevato contenuto di grassi insaturi che aiutano a mantenere i livelli di colesterolo sotto controllo.

Tra i principali valori nutrizionali degli insetti figurano anche vitamine e minerali. Tra le vitamine, tutte facilmente assimilabili, spiccano, tra le altre, vitamina A e retinolo, che favoriscono il rinnovamento cellulare.

Infine, diversamente dagli animali da allevamento tradizionali, gli insetti edibili presentano un bassissimo rischio di trasmissione di malattie, come l’influenza aviaria o “mucca pazza”.

Allevare insetti

Gli insetti edibili vengono prevalentemente raccolti in natura, spesso nelle foreste. Come per la maggior parte delle altre specie animali e vegetali, la perdita di biodiversità rappresenta un enorme rischio anche per gli insetti e per la preservazione delle loro specie. In particolare, la minaccia principale è rappresentata dalle attività di deforestazione e disboscamento, che distruggono il loro habitat. 

Nell’ottica di una diffusione dell’entomofagia su ampia scala, è importante tenere in considerazione il rischio di accelerare la decimazione delle popolazioni e la perdita di biodiversità, rispettivamente causate da una raccolta massiccia e irrispettosa dei tempi di ripopolamento delle specie  e da attività di disboscamento.

Per evitare l’eccessivo sfruttamento degli insetti e un danno alla biodiversità, sarebbe necessario regolamentare le pratiche di raccolta, ad esempio vietandola in alcuni particolari periodi dell’anno. Inoltre, laddove gli insetti sono raccolti nel loro habitat naturale e non allevati, sarebbe altrettanto importante monitorare la diffusione di sostanze chimiche provenienti dalle aree circostanti. 

Visti sia il crescente interesse del mercato per gli insetti edibili sia i potenziali rischi per l’ambiente legati alle pratiche di raccolta, recentemente si è acceso il dibattito sulla possibilità di allevare gli insetti. Ad oggi questa pratica risulta, però, molto costosa ed è per questo poco diffusa. Secondo la Piattaforma internazionale per gli insetti come cibo e come mangime (IPIFF), l’80% delle aziende attualmente attive nel settore dell’allevamento di insetti sono microimprese o start up, di cui solo il 6% ha ottenuto investimenti superiori a 10 milioni di euro. Tuttavia, ci si aspetta una crescita vertiginosa del mercato degli insetti edibili: dal 112 milioni di dollari del 2019 agli 1,5 miliardi di dollari attesi nel 2026, per un tasso di crescita medio annuo pari al 47%

Francia, Olanda, Germania e Spagna sono tra i primi Paesi Occidentali ad aver investito nel settore. Tuttavia, allevare insetti in Europa richiede un elevato consumo di energia, visto che questi tendono a proliferare a temperature comprese tra i 25°C e il 30°C. In Italia, ci sono diverse realtà che fanno parte di questo settore, sia tra le imprese, sia tra gli istituti di ricerca e le università. L’idea è quella di diffondere sul territorio nazionale piccole aziende, cosiddette bugs farms, per creare un vero e proprio network e condividere tecnologie e competenze negli ambiti della logistica e della  commercializzazione. 

Piccoli, ma pur sempre animali

A controbilanciare i benefici ambientali e socioeconomici del consumo e dell’allevamento di insetti su ampia scala, c’è la critica mossa dalle organizzazioni animaliste: seppur piccoli, gli insetti sono pur sempre animali

In virtù delle loro dimensioni limitate e per risparmiare suolo, gli insetti verrebbero allevati nell’ordine di miliardi in spazi angusti. Inoltre, per essere trasformati in alimenti o mangimi, questi potrebbero essere “macellati” con metodi che includono la cottura al forno, il congelamento, l’ebollizione o la triturazione da vivi.

In ambito scientifico, non si è ancora decretato se tutte le specie di insetti edibili siano senzienti, ossia in grado di provare dolore o piacere in maniera cosciente. Tuttavia, sono stati riscontrati negli insetti alcuni tratti che nei mammiferi sono tipicamente associati alla sensibilità.

Fonti ed approfondimenti

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