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Le pressioni su Biden stanno aumentando

Dopo il disastroso dibattito andato in onda la scorsa settimana, le pressioni su Biden stanno aumentando. In molti infatti in seguito allo scontro televisivo con Trump hanno mostrato preoccupazione, per non dire panico o sconcerto. Facendo crescere le voci per cui il presidente dovrebbe farsi da parte. 

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Dopo il dibattito in un primo momento sono arrivate smentite su un ipotetico ritiro dalla corsa verso un secondo mandato alla Casa Bianca. E anche in un comizio dello stesso Biden, tenutosi il giorno seguente al confronto televisivo, il diretto interessato ha mostrato tutta l’intenzione di andare avanti. 

Tuttavia, uno scoop del New York Times di queste ore, ha di fatto rivelato che la sua candidatura sarebbe a rischio. Un portavoce della Casa Bianca, ha subito smentito la notizia, dichiarando che il resoconto sarebbe “assolutamente falso”. Il malumore tra opinionisti, donatori e compagni di partito, però, non è più un segreto. 

Ad un anonimo alleato, Biden avrebbe detto di sentirsi ancora in ballo per la rielezione. E che sa che nelle sue prossime apparizioni pubbliche dovrà fare ottime performance. Facendo riferimento ai prossimi comizi che si terranno in Pennsylvania e Wisconsin e a un’intervista alla NBC prevista per domani. Il presidente avrebbe comunque aggiunto che, se non dovesse riuscire a convincere il pubblico, sarebbe difficile salvare la sua candidatura.

Tra le più importanti voci critiche, Barack Obama ha cercato di supportare Biden ma allo stesso tempo dando fiato alle sue preoccupazioni. Secondo il Washington Post, l’ex presidente in privato avrebbe detto a chi lo ha contattato che il già difficile percorso di Biden verso la rielezione è diventato ancora più impegnativo. Una valutazione più dura rispetto a quella offerta pubblicamente.

Le preoccupazioni democratiche

Il presidente, ora più che mai, sa che di tempo per convincere funzionari, donatori ed elettori democratici non gliene rimane molto. Un’ansia dovuta probabilmente alle molte voci che suggeriscono che altri democratici stanno guardando a possibili candidati sostitutivi. 

Sembra infatti che siano in molti i compagni di partito che stanno valutando la possibilità di firmare una lettera per chiedere a Biden di ritirarsi. E in effetti qualcuno ha già fatto da apripista. Il deputato texano Lloyd Doggett è diventato infatti il primo democratico del Congresso a chiedere al presidente Biden di farsi da parte. 

Ma anche un nome di peso come l’ex speaker della Camera Nancy Pelosi ha lasciato quantomeno intendere qualcosa. In un’intervista rilasciata alla MSNBC, ha di fatto aperto la porta ad altri democratici per sollevare preoccupazioni. “Penso che sia una domanda legittima da chiedere: si tratta di un episodio o di una condizione?“. Per poi concludere dicendo che “quando le persone fanno questa domanda, è del tutto legittima, per entrambi i candidati”. Lo stesso ha fatto l’influente deputato Jim Clyburn, della Carolina del Sud, il quale ha detto che sosterrebbe la vicepresidente Kamala Harris se Biden si facesse da parte.

La prospettiva della sconfitta presidenziale d’altronde non lascia dormire sonni tranquilli ai rappresentanti democratici. I quali, oltretutto, temono di finire anch’essi travolti al Congresso. Pensieri cui hanno dato voce i deputati Jared Golden, del Maine, e Marie Gluesenkamp Perez, dello stato di Washington. Entrambi impegnati in due distretti vulnerabili. I due hanno apertamente dichiarato che Biden perderà a novembre. 

I dubbi dai sondaggi

I primi sondaggi post dibattito mostrano infatti che Biden ha perso terreno. Un sondaggio della CNN riporta che il presidente si trova ora a inseguire Trump con un ritardo di sei punti percentuali. Fermandosi al 43%, rispetto al 49% del suo avversario. Anche secondo un altro sondaggio del Siena College, Trump avrebbe un vantaggio simile. Stando a entrambi i sondaggi, per i democratici sarebbe meglio avere un altro candidato. E anche volendo guardare agli stati chiave, necessari per vincere, i numeri non sembrano arridere a Biden. 

Nel tentativo di calmare le acque, la campagna del presidente ha inviato ai democratici del Congresso dei sondaggi interni che mostrano invece che la corsa appare serrata. Aggiungendo un promemoria che mostra il rialzo di Biden nella raccolta fondi. Ma su quest’ultimo punto, sempre il NYT riporta che i principali donatori del partito hanno chiamato privatamente i membri della Camera, i senatori, i super PAC, la campagna di Biden e la Casa Bianca. Tutti per dire che Biden dovrebbe dimettersi. 

In ogni caso, nella giornata di ieri, Biden ha si è inaspettatamente unito a una call su Zoom con lo staff della campagna e del Comitato nazionale democratico. Durante il collegamento il presidente è apparso fermo e combattivo. “Lasciatemi dire questo nel modo più chiaro possibile, nel modo più semplice e diretto possibile: sto correndo… Nessuno mi sta spingendo fuori. Non me ne vado. Sono in questa corsa fino alla fine e vinceremo”, ha detto Biden. 

La vicepresidente Kamala Harris, in questi giorni molto al centro dell’attenzione come possibile sostituta, era seduta accanto a Biden durante la videochiamata. “Non ci tireremo indietro“, ha detto Harris. “Seguiremo l’esempio del nostro presidente. Combatteremo e vinceremo”.

Il confronto con i governatori

In serata Biden, dopo essersi sottoposto a un controllo medico che ha dato esito positivo, si è poi confrontato alla Casa Bianca con un gruppo di governatori democratici. Durante l’incontro, il presidente ha ribadito la sua volontà di rimanere in campo, rispondendo ai dubbi dei governatori. 

Il governatore del Maine, Janet Mills, ha detto senza mezzi termini a Biden che la sua età non sarebbe un problema sulla carta, ma un sentimento generale di diffidenza è molto diffuso. Anche la governatrice del New Mexico, Michelle Lujan Grisham, è intervenuta, aggiungendo che il suo Stato è in bilico. Il governatore del Connecticut, Ned Lamont, ha detto che doveva far presente il caso agli elettori. 

Altre figure, come Newsom della California (che sarà impegnato per la campagna elettorale nel Midwest), Whitmer del Michigan, Walz del Minnesota e Hochul di New York e Wes Moore del Minnesota, avrebbero invece dato il loro sostegno senza remore.

Tra i suggerimenti arrivati a Biden durante l’incontro, sembra che i governatori abbiano esortato il presidente a concentrarsi maggiormente sulle questioni economiche piuttosto che sulla politica estera. è noto come esse siano da sempre tra le maggiori priorità degli elettori. 

Le vie di uscita

Per molti democratici che finora lo hanno sostenuto, Joe Biden è ed è stato un presidente di successo, sul piano interno specialmente. Tuttavia, complici i bassi indici di gradimento, dubbi sulla capacità dell’81enne presidente di continuare a governare erano già diffusi. Il dibattito della scorsa settimana ha incrementato le titubanze e molto difficilmente queste si dissiperanno. Anzi, al contrario, è molto probabile che i dubbi aumenteranno. Ogni inciampo, ogni parola dimenticata, ogni sintomo di debolezza, rafforzerà l’impressione suscitata dal dibattito. 

In controtendenza rispetto al pessimismo che si respira in casa Dem negli ultimi giorni, Anne Applebaum su The Atlantic offre un’analisi interessante. L’idea sarebbe quella di tenere un nuovo ciclo di dibattiti primari, assemblee comunali e incontri pubblici da oggi fino al 19 agosto, data di apertura della convention democratica, da rendere aperta al dibattito e al confronto. Inoltre, scegliere un candidato fra i governatori di Wisconsin, Michigan e Pennsylvania sarebbe una scelta saggia e strategica. Questi tre Stati sono essenziali per una vittoria presidenziale democratica e sono tutti presieduti da governatori democratici popolari. 

La proposta non è priva di rischi e sarebbe una scommessa, ma offrirebbe anche dei vantaggi. La convention repubblicana, che inizierà prima, si troverebbe così a svolgersi senza sapere il nome dell’avversario democratico. In questo modo, invece di passare quattro giorni interamente ad attaccare Biden, dovrebbero concentrarsi sulle loro politiche, rendendola più difficile e macchinosa. 

Tutti i riflettori si sposterebbero inoltre sulla convention democratica, che offrirebbe un pathos in grado di attirare l’attenzione generale. Ma una scommessa rimane una scommessa. E il tempo stringe.

Fonti e approfondimenti

Applebaum, A., “Time to Roll the Dice”, The Atlantic, 03/07/2024

Egan, L., Stokols, E., Schneider, E., “Biden: ‘No one’s pushing me out’”, Politico, 03/07/”024

Godfrey, E., “Biden’s Delegates Are Flirting With a Breakup”, The Atlantic, 03/07/2024

House, B., Wasson, E., “House Democrats Consider Demanding Biden Withdraw From Race”, Bloomberg, 03/07/2024

Lerer, L., Goldmacher, S., Haberman, M., “Biden’s Team Scrambles to Contain First Democratic Defections”, The New York Times, 03/07/2024

Nehamas, N., “Biden Campaign Memos Show Efforts to Calm Concerns”, The New York Times, 03/07/2024

Pager, T., Scherer, M., Obama shares concerns after shaky debate, offers Biden his advice, The Washington Post, 02/07/2024

Rogers, K., “Biden Told Ally That He Is Weighing Whether to Continue in the Race”, The New York Times, 03/07/2024

Shear, M., “Biden to Hold Crisis Meeting With Democratic Governors at the White House”, The New York Times, 03/07/2024

Sink, J., “Biden Faces Mounting Pressure as Report Says He Is Weighing Exit”, Bloomberg, 03/07/2024

Zeitz, J., “This Wouldn’t Be the First Time an Incumbent Stepped Aside. Here’s What Happened Last Time.”, Politico, 03/07/2024

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