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Le prime elezioni in Catalogna dopo la legge di amnistia

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Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

Lo scorso 19 maggio si sono tenute le elezioni regionali in Catalogna. Il voto si è inserito in un contesto segnato dalla politica nazionale e internazionale, con l’avvicinarsi delle elezioni europee e la vicina approvazione della legge di amnistia per le persone coinvolte nel Procés.

Il 1 ottobre 2017 fu indetto un referendum per l’indipendenza della Catalogna dal governo della regione, guidato da una coalizione indipendentista. Tale referendum era illegale e portò a sentenze sia amministrative che penali per politici, attivisti, società civile e polizia. Tutte categorie beneficiarie della legge di amnistia approvata dal governo di Sánchez. 

Il voto ha segnato la vittoria dei socialisti, ma il PSC non è nelle condizioni di governare da solo. Questo apre uno scenario incerto, in un periodo di grandi cambiamenti.    

I risultati delle elezioni

Il Partit dels Socialistes de Catalunya (PSC), guidato da Salvador Illa, ha ottenuto il migliore risultato dal 2003. Con il 28% dei voti e 42 seggi al Parlamento, è la forza maggioritaria. Anche se questo non gli garantisce la possibilità di governare in autonomia. 

Il secondo partito più votato è stato Junts+, guidato da Puigdemont, ancora in fuga dalla giustizia spagnola – il che l’ha costretto a svolgere la sua campagna elettorale in Francia -. La forza ha ottenuto il 21,6% dei voti, raggiungendo 35 seggi, tre in più rispetto alle elezioni tenutesi nel 2021. 

Il grande sconfitto è stato Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), che passa da governare la Generalitat de Catalunya con 33 seggi a diventare la terza forza politica con 20 seggi e il 13,7% dei voti. Tra i membri del precedente governo cadono anche la formazione indipendentista Candidatura de Unidad Popular (CUP), che passa da 9 a 4 seggi, e i Comuns, da 8 a 6 seggi, considerati lo spazio a sinistra del PSC. Così si è complicata ancor più l’aritmetica per un possibile governo guidato da Illa.

Il Partito Popolare (PP) ha raggiunto l’obiettivo che si era prefissato per queste elezioni, diventare la quarta forza in Parlamento. Ha ottenuto 15 seggi, recuperando dal suo peggior risultato elettorale del 2021, quando aveva raggiunto solamente 3 seggi. In questa tornata, ha assorbito i 6 seggi che deteneva allora il partito di Ciudadanos (CS), scomparso totalmente.

Nonostante una campagna elettorale marcata da una retorica del leader nazionale del PP Feijoo molto simile a quello dell’estrema destra di VOX, egli non è riuscito a ‘rubare’ nessun seggio alla formazione di estrema destra, che mantiene gli 11 seggi. Inoltre, è entrata per la prima volta al Parlamento una seconda formazione di estrema destra, Aliança Catalana (AC), in questo caso indipendentista, con il 3,8% dei voti e 2 seggi. 

Il contesto delle elezioni 

Il risultato di queste elezioni si iscrive in un contesto nazionale particolare. La campagna elettorale è iniziata durante la pausa di riflessione che il Primo ministro Pedro Sánchez aveva deciso di prendere per capire se continuare nella sua carica o meno. In seguito alla decisione di rimanere in sella al governo, Sánchez ha avuto un ruolo molto attivo nella campagna, insieme all’ex Primo ministro Zapatero. 

A livello nazionale, le elezioni in Catalogna erano rilevanti in quanto si sarebbero lette come il sostegno o meno della popolazione alla legge di amnistia. La proposizione di legge del Governo Sánchez, negoziata con ERC e Junts, ha come obiettivo quello di amnistiare le persone coinvolte nel Procés, il referendum e la dichiarazione unilaterale di indipendenza in Catalogna nel 2017. In seguito al referendum tenutosi nel 2017, il governo di Catalogna dichiarava unilateralmente l’indipendenza. Il Senato rispondeva approvando, con i voti di PP e PSOE, l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione. 

L’articolo 155 della Costituzione permette in casi straordinari la sospensione eccezionale e temporanea dell’autogoverno di una regione e delle sue competenze. Le accuse che arrivarono in seguito per sedizione, ribellione e malversazione di fondi convinsero il presidente delle generalitat, Puigdemont, e altri membri del governo, a fuggire.

Nel febbraio 2019 iniziò il processo sul referendum, che si concluderà con condanne tra i 9 e 13 anni di carcere per i leader del Procés. Nel gennaio 2020 prese il via invece il processo alla cupola dei Mossos d’Esquadra, per il mancato intervento della polizia durante il referendum. A giugno fu la volta del processo all’ufficio della presidenza del Parlament che aveva partecipato alla promulgazione della legge per l’indipendenza. Nel 2021 il primo governo di Sánchez, in carica dal 2018 in seguito a una mozione di sfiducia all’ex presidente Rajoy, concesse la grazia a i leader del Procés che erano in carcere. 

Il 14 marzo la Camera approvava la legge di amnistia, nel secondo mandato di Sánchez, inviandola al Senato. Il Partito Popolare, detentore della maggioranza al Senato ed estremamente contrario alla legge, lo scorso 14 maggio respinse e rimandò la proposta alla Camera. Qui è stata approvata definitivamente il 30 maggio, con 177 voti a favore e 172 contro.

La governabilità della Generalitat

Dato che non ha raggiunto la maggioranza assoluta (68 seggi), Illa deve negoziare con Junts e ERC, (i Comuns hanno già assicurato il loro sostegno a un eventuale governo). D’altro canto, anche Puigdemont aveva affermato la volontà di candidarsi come possibile presidente della Generalitat de Catalunya.

La posizione di Puigdemont è complessa. Prima di candidarsi alle elezioni aveva affermato che sarebbe tornato in politica solo se fosse stato nominato presidente. In caso contrario, si sarebbe ritirato definitivamente. Non avendo ottenuto la maggioranza assoluta, necessita del sostegno di altre formazioni per avere delle chance in un’ipotetica votazione presidenziale. 

Puigdemont però cerca il sostegno necessario all’elezione. Junts avrebbe bisogno dei voti favorevoli di ERC e l’astensione del PSC. Il partito di Puigdemont vuole convincere ERC a far cadere un possibile governo del PSC. Se invece ERC non sostenesse l’insediamento di Illa e si ripetessero le elezioni, sarebbe il partito più danneggiato. Il PSC cercherà quindi di negoziare l’astensione di Junts e ERC. Senza dimenticare che l’ex presidente Argonés, dopo i risultati delle elezioni, riteneva che fosse il momento di ERC di passare all’opposizione. 

Il crollo in voti di ERC è sfoggiato in una crisi interna del partito, il giorno successivo al voto, Aragonés ha annunciato che avrebbe abbandonato la leadership del partito. Anche Marta Rovira, segretaria generale del partito, ha affermato che non si candiderà nuovamente al prossimo congresso di partito per ricoprire la sua attuale posizione. 

Oriol Junqueras, ha invece rinunciato alla sua carica di presidente del partito dopo le elezioni al Parlamento europeo. Con l’obiettivo di cercare i sostegni necessari e proporsi al prossimo congresso, il 30 novembre, come candidato per le successive elezioni in Catalogna. Rompendo così con la strategia di rinnovo messa in atto. Si sono quindi aperte due correnti in seno al partito. Una che cerca il rinnovo della leadership, un’altra che sostiene Junqueras.

Ultimi sviluppi

Il primo passaggio verso l’elezione del Presidente della Catalogna è stata l’elezione della presidenza del Parlamento, avvenuta il 10 giugno. I negoziati hanno portato a questo incarico Josep Rull, appartenente a Junts. Una prima vittoria, quindi, per il partito di Puigdemont, nella strada verso l’elezione della nuova presidenza.

Il 26 giugno si sarebbe dovuto votare il futuro Presidente della Generalitat de Catalunya. Questo tuttavia non è stato possibile, in quanto nessuno dei partiti aveva raggiunto i consensi necessari durante gli ultimi mesi di negoziazioni. In seguito alla formazione di un organo di presidenza a maggioranza indipendentista (4/7), presieduto da un condannato poi indultato nel 2021 per il Procés, il PSC cercava di ottenere lo sblocco della situazione. 

Invece sembra che la chiave della governabilità continui a detenerla ERC, che potrebbe formare una maggioranza sia con il PSC che con Junts. Anche se in questo caso sarebbe necessaria l’astensione dei socialisti, di fatto praticamente impossibile in seguito alle dichiarazioni realizzate da Illa e Sánchez. ERC ha criticato l’incapacitá dei due partiti più votati di portare un candidato e un programma di governo, suggerendo inoltre che potrebbero governare insieme PSC e Junts, in quanto il loro modello socio economico è “uguale”.

Il Presidente della Camera ha convocato una nuova sessione per la votazione di un Presidente il 26 agosto, nel caso in cui i partiti non abbiano raggiunto un accordo la Catalogna tornerá a votare il 13 ottobre. In ogni caso, la politica catalana – e le sue conseguenze a Madrid – saranno ancora a lungo al centro del dibattito nazionale. 

Fonti e approfondimenti 

Ávila, M., “El Congreso aprueba la ley de amnistía y la envía al Senado, donde el PP dilatará dos meses su tramitación“, Cadena Ser, 14/03/2024

Cadena Ser, “El PP veta la ley de amnistía en el Senado haciendo uso de su mayoría y volverá al Congreso“, 14/05/2024

Chaundler, R., Cataluña votó por el socialismo en unos comicios dominados por la amnistía a los separatistas, The New York Times, 13/05/2024

El País, “Cataluña“, 12/11/202

Europa Press, “Oriol Junqueras formaliza su renuncia a la presidencia de ERC ante la Ejecutiva del partido“, elDiario.es, 10/06/2024

Garrido, H., “La XIV Legislatura del Parlamento de Cataluña arranca con la elección de la Mesa menos plural de la historia“, demócratapro, 11/06/2024

Mascioni, D., “Pedro Sánchez fra la Spagna e l’Europa“, Lo Spiegone, 29/04/2024

Pareja, P., “El Parlament activa la cuenta atrás para la repetición electoral en Catalunya“, elDiario.es, 26/06/2024

Puente, A., “Pere Aragonès no recogerá el acta y anuncia su retirada, elDiario.es, 13/05/2024″Puente, A., Pere Aragonès no recogerá el acta y anuncia su retirada“, elDiario.es, 13/05/2024

Rodríguez, P., “Puigdemont defiende sus opciones a la presidencia igual que Sánchez después de “perder de forma clamorosa” contra el PP“, elDiario.es, 16/05/2024

Rodríguez, P., “Puigdemont defiende sus opciones a la presidencia igual que Sánchez después de “perder de forma clamorosa” contra el PP“, elDiario.es, 16/05/2024

Rovira, M., “Puigdemont afirma que abandonará la política si no es elegido presidente de la Generalitat“, El País, 09/04/2024

RTV. Sentencia del Procés

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