Site icon Lo Spiegone

Putin aumenta le truppe, Ue e Usa allargano il fronte

Putin aumenta le truppe

Putin aumenta ancora le truppe. Per la terza volta dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, nel febbraio 2022, il presidente della Federazione decide quindi di ingrossare le file dei combattenti. Con il nuovo decreto saranno 180.000 i soldati a entrare in servizio, il che porterebbe l’esercito del Cremlino a toccare i 1,5 milioni di militari attivi. Una cifra con cui, secondo l’Institute for Strategic Studies (IISS), la Russia supererebbe in un colpo solo i quantitativi di Stati Uniti e India. Posizionando Mosca subito dietro a Pechino nella lista delle forze armate più imponenti al mondo.

La decisione arriva dopo che, il 6 agosto scorso, le truppe ucraine hanno lanciato un’offensiva nella regione russa del Kursk. Una mossa che ha sorpreso molti osservatori internazionali e che ha provocato una frattura negli alti vertici ucraini. POLITICO riporta che tra le figure contrarie vi era anche quella dell’ex comandante delle forze armate Valery Zaluzhny. Il generale avrebbe infatti sollevato più di un interrogativo rispetto agli obiettivi dell’operazione. La quale potrebbe risolversi in un passo falso davanti alla reazione del Cremlino. 

Tutti i lati del fronte

Negli ultimi due anni, Putin aveva allargato le maglie dell’esercito in altre due occasioni. La prima nell’agosto 2022, quando aveva ordinato di prestare servizio a 137.000 nuovi soldati. Nel dicembre 2023, invece, la leva fu imposta ad altri 170.000. Nel settembre 2022, inoltre, il Cremlino aveva indetto la cosiddetta “mobilitazione parziale”, in base alla quale venivano arruolati cittadini con esperienza militare e riservisti. Secondo l’intelligence ucraina, questo ha significato un rinforzo di 30.000 truppe ogni mese, provenienti soprattutto dalle regioni più periferiche e dalle fasce sociali più deboli. 

Il mese di settembre intanto segna un’altra tappa drammatica per la guerra in corso. Secondo il Wall Street Journal, sommando i due schieramenti le vittime, tra uccise e ferite, sarebbero prossime al milione. E tutto fa pensare che il calcolo sia destinato a crescere, dato che il fronte diventa sempre più ampio. Il Parlamento europeo ha appena votato una risoluzione che va proprio in questo senso. I deputati hanno chiesto ai Paesi Ue di revocare le restrizioni che impediscono a Kyiv di utilizzare le armi occidentali contro obiettivi militari oltre confine. Tema che fin qui ha diviso i principali alleati di Zelensky nel continente. 

Germania e Regno Unito, per esempio, si sono in questi mesi trovati sui lati opposti della barricata. Berlino ha sempre espresso preoccupazione sul fatto che questo possa portare a un’escalation che finirebbe per coinvolgere più da vicino i Paesi europei. Londra ha perseguito viceversa un approccio ben distante, impegnandosi affinché cadessero tutti i vincoli legati alle attrezzature euro atlantiche. Incontrando tuttavia l’opposizione del convitato di pietra, la Casa Bianca.  

L’attesa degli Usa

Al centro della discussione sugli armamenti ci sono i missili Storm Shadow, sui quali sarebbero tenuti a trovare un accordo primariamente Regno Unito, Francia, Italia e Stati Uniti. Non solo perché rappresentano attori di peso sullo scacchiere internazionale. Ma perché, in un modo o nell’altro, sono tutti i Paesi coinvolti nella produzione di questi missili a lungo raggio, progettati per attaccare bersagli di alto valore strategico. L’Ucraina ne ha già fatto uso ma solamente sul territorio nazionale, proprio a causa di queste restrizioni. 

Biden fin qui ha tergiversato a lungo sulla possibilità di allungare il raggio delle armi a stelle e strisce. Per il New York Times, a spingere verso lo stallo decisionale sarebbero state soprattutto le agenzie di intelligence. Le quali avrebbero messo in guardia dalle possibili reazioni della Federazione russa, non solo nel teatro europeo ma anche in quello mediorientale. Tuttavia, dopo l’incontro con il Primo ministro britannico, Keir Starmer, le impressioni che trapelano dalla Casa Bianca è che il muro sugli armamenti “da profondità” sia pronto a crollare. 

Nei prossimi giorni il presidente Zelensky presenterà il piano dell’Ucraina per la pace all’Assemblea generale dell’Onu, ma con queste premesse l’orizzonte è tutt’altro che disteso. Le ultime novità, piuttosto che accompagnare il conflitto verso la fine, potrebbero trascinarlo in una nuova fase. Dove però gli obiettivi appaiono sempre meno distinguibili, a differenza delle macchie di sangue sul terreno. Da Mosca a Kyiv.

Fonti e approfondimenti

Dettmer, J., “Zelenskyy was urged not to invade Kursk. He did it anyway.POLITICO, 16/09/2024

Plichta, M., “How drone attacks are changing the rules and the costs of the Ukraine war”, The Conversation, 29/08/2024

Sanger, D., Cooper, H., Schmitt, E., “Biden Poised to Approve Ukraine’s Use of Long-Range Missiles in Russia”, The New York Times, 12/09/2022

Exit mobile version