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Anche per Amnesty International a Gaza è genocidio

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Quello nella Striscia di Gaza è genocidio, il responsabile è lo Stato di Israele. Al rapporto della Relatrice speciale Francesca Albanese e a quello del Comitato speciale sulle pratiche di guerra israeliane si aggiunge lo studio di una tra le più importanti organizzazioni in difesa dei diritti umani al mondo, Amnesty International. 

“Ti senti come se fossi un subumano: il genocidio di Israele contro la popolazione palestinese a Gaza” è un’altra fondamentale denuncia di un operato criminale sempre meno giustificabile agli occhi dell’opinione pubblica. A un anno dall’inizio di «una furia senza precedenti», definire quello in corso a Gaza come un genocidio non deve essere visto come una coraggiosa scelta politica. Ma un semplice atto di realtà. 

Cosa significa genocidio 

«Il genocidio, sia che venga commesso in tempo di pace sia che venga commesso in tempo di guerra, è un crimine in base al diritto internazionale». Lo stabilisce all’articolo 1 la convenzione adottata dalle Nazioni Unite il 9 dicembre 1948, entrata in vigore tre anni più tardi. 

La definizione la si ritrova all’articolo successivo. Per genocidio si intende ciascusono degli atti elencati “commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”. Il documento ne individua cinque. Uccisione di membri del gruppo; lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; il sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; il trasferimento forzato di bambini da un gruppo ad un altro. 

La Convenzione è stata ratificata da 153 Stati. 41 membri delle Nazioni Unite devono ancora ratificarla o aderirvi. La definizione all’articolo 2 è stata inoltre accolta nell’articolo 6 dello Statuto della Corte penale internazionale, firmato a Roma il 17 luglio 1998. Israele ha ratificato la Convenzione nel 1950. 

Il rapporto di Amnesty International 

L’accusa di genocidio avanzata da Amnesty International si basa su un’indagine portava avanti in un arco temporale di nove mesi, da ottobre 2023 a luglio 2024. L’organizzazione in questo periodo ha raccolto testimonianze di 212 persone: vittime e testimoni palestinesi, funzionari locali e operatori sanitari. La ricerca comprende inoltre analisi sul campo, esami di immagini satellitari e altre prove digitali, oltre a dichiarazioni di esponenti di spicco del governo e dell’esercito israeliano. Il materiale raccolto converge in un’unica direzione. 

Gli atti di cui si sono rese responsabili le Idf comprendono uccisioni, gravi danni fisici e mentali e la deliberata inflizione di condizioni di vita calcolate per causare la loro distruzione fisica. Questo significa che a Gaza dopo il 7 ottobre le linee di confine non sono mai esistite: tutto è rientrato nel mirino. Lo testimoniano i ripetuti attacchi diretti contro civili e obiettivi civili così come la «massiccia, completa e ripetuta distruzione» delle infrastrutture e di tutto ciò che permette la sopravvivenza della popolazione. La lista è lunghissima. 

Lo schema di condotta delle Idf pertanto indica chiaramente un intento genocida. Israele ha compiuto atti proibiti dalla Convenzione con l’intento specifico di distruggere la popolazione palestinese di Gaza. La segretaria generale, Agnès Callamard, ha ribadito come lo Stato ebraico sia «pienamente consapevole» dei danni irreparabili che sta infliggendo ai civili. Ma non abbia alcuna intenzione di fermarsi. Il fatto che il ministero degli Esteri israeliano abbia accolto il rapporto accusando Amnesty International di essere un’organizzazione «deplorevole e fanatica» non fa testo.   

Una furia senza precedenti 

Come sostenuto da tempo dai più autorevoli studiosi del conflitto, il genocidio rappresenta il culmine di un processo di disumanizzazione della popolazione palestinese. Che oggi dalla Striscia di Gaza rischia di scomparire, a causa della devastazione senza eguali che sta consumando questo territorio. 

Amnesty International ribadisce che le Idf hanno scatenato una furia distruttiva senza precedenti per rapidità e intensità in tutto il XXI secolo. Città intere rase al suolo, infrastrutture vitali ridotte in cenere, campi agricoli devastati, siti culturali e religiosi cancellati dalla mappa. Molte aree della Striscia sono ormai diventate terre inabitabili. E allo stesso tempo le macerie materiali raccontano solo una parte.

Quello in cui rimane intrappolata la popolazione palestinese è un bivio cieco, senza via di uscita. Se non è morte, è fame. Se non è fame, è morte. Il rapporto di Amnesty International, sbattendo questa distopia terrena in faccia alla comunità internazionale, la inchioda nuovamente alle responsabilità e alle complicità di una storia spogliata del suo futuro.  

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