Il 3 dicembre 2024, alle ore 23, cittadine e cittadini della Repubblica di Corea si stavano probabilmente preparando per andare a dormire. Il Presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, invece, aveva ben altri piani. In un comunicato trasmesso in diretta televisiva, Yoon ha dichiarato l’entrata in vigore della legge marziale per difendere il Paese da quelle che ha definito “forze anti-statali e pro Corea del Nord”.
Sebbene il tentativo di quello che possiamo a tutti gli effetti definire un golpe militare sia durato ben poco – la decisione è stata ribaltata soltanto tre ore dopo – l’annuncio della legge marziale ha risvegliato paure di autoritarismo nella giovane democrazia sudcoreana. E avrà conseguenze ben più a lungo termine per il futuro politico di Yoon.
Chi è Yoon Suk-yeol
Yoon, 63 anni e conservatore, è stato eletto Presidente nel 2022, raggiungendo il successo elettorale alla sua prima candidatura alla Casa Blu. Nonostante fosse un volto nuovo nel panorama politico, Yoon era noto in altri circoli del Paese come uno dei principali (ex) procuratori, che aveva perseguito e fatto arrestare due tra gli ex-Presidenti sudcoreani e alcuni magnati sudcoreani.
Nel 2022, Yoon si trovò a dover governare un Paese profondamente spaccato. La vittoria elettorale era stata ottenuta sul filo del rasoio, con meno di un punto percentuale di distacco sul rivale progressista Lee Jae-myung, leader del Democratic Party (Partito democratico). A dispetto della rapidissima ascesa politica, il tasso di approvazione del Presidente non è mai stato alto e le sue politiche sono state percepite come molto impopolari.
Nelle elezioni di metà mandato, tenutosi nell’aprile del 2024, il suo Partito – il People Power Party (Partito del potere del popolo) ha perso la maggioranza all’Assemblea Nazionale. Una elezione che è stata considerata dagli osservatori un voto di (s)fiducia sull’amministrazione Yoon. Oltre ai problemi di natura politica, Yoon e sua moglie Kim Keon-hee sono anche stati implicati in una serie di scandali personali, accusati di corruzione e di manipolazione del mercato azionario.
La legge marziale
La decisione sulla legge marziale di Yoon è arrivata in un momento di profonda impopolarità e di frustrazione per l’impossibilità di mandare avanti la propria agenda politica, con l’Assemblea Nazionale in mano al partito progressista. Nel discorso del 3 dicembre, Yoon ha espresso questi sentimenti definendo i partiti di opposizione “forze anti-statali”. E annunciando l’introduzione di una serie di misure volte a ridurre al minimo l’attività politica del Paese.
L’annuncio non è risultato sorprendente soltanto per le modalità. Nella popolazione sudcoreana, le immagini dei carri armati e dei membri dell’esercito all’interno dell’Assemblea Nazionale hanno risvegliato traumi legati al sanguinolento periodo autoritario del Paese. La legge marziale tra l’altro non rappresenta una novità per la Corea del Sud.
Prima della transizione democratica, avvenuta soltanto nel 1987, il Generale Park Chung-hee e il suo successore Chun Doo-hwan si servirono di questo strumento, rispettivamente nel 1961 e nel 1979, per distruggere le forze di opposizione e quelle pro-democrazia. Una sequenza di ferite sulla pelle della memoria collettiva. In quelli che passarono alla storia come i massacri di Gwangju, per esempio, l’esercitò represse nel sangue almeno 2000 giovani e studenti pro democrazia.
Nonostante i precedenti, la dichiarazione di Yoon è stata paradossalmente ancora più stringente di quelle di Park e Chun, in quanto prevedeva la sospensione delle attività dell’Assemblea Nazionale. Che ha tra le sue prerogative quelle di sospendere la legge marziale con il voto favorevole di 150 parlamentari sui 300.
Lo spettro delle misure repressive non ha comunque fermato la popolazione, scesa in piazza in massa nella notte per protestare contro l’entrata in vigore della misura. Soprattutto, numerosi membri dell’Assemblea Nazionale hanno forzato il blocco militare per riunirsi e votare contro la legge marziale. La sospensione è stata approvata all’unanimità da 190 parlamentari presenti. Includendo anche alcuni membri del partito del Presidente, a testimonianza dell’impopolarità di questa mossa attraverso tutto l’intero politico sudcoreano.
L’impeachment di Yoon
Le conseguenze per la carriera di Yoon e di alcuni membri del suo governo sono ancora tutte in divenire. Pochi giorni dopo la dichiarazione, l’Assemblea Nazionale ha votato a favore di un’investigazione del Presidente per insurrezione. E, su proposta del Democratic Party, una mozione di impeachment per Yoon. Come nel sistema statunitense, anche in Corea del Sud il Presidente può essere rimosso attraverso il voto di impeachment, che deve poi essere ratificato dall’Assemblea Nazionale. In questo procedimento, l’Aula svolge un ruolo simile a quello del Senato statunitense.
Sabato 7 dicembre si è tenuto un primo voto. Un voto fallito, poiché tutti i parlamentari del PPP tranne uno – Ahn Cheol-soo – hanno abbandonato l’aula durante la seduta plenaria. Nonostante l’opposizione abbia la maggioranza in parlamento (190 seggi su 300), la mozione di impeachment necessita di almeno 200 voti favorevoli.
Il PPP aveva annunciato di aver trovato una strada per una “rimozione ordinata” del Presidente evitando l’infamia dell’impeachment. Eppure, nei giorni successivi, la situazione si è molto complicata. L’arresto del Ministro della difesa e le dichiarazioni di diversi generali sudcoreani hanno sottolineato la volontà autoritaria dietro questa manovra. Alla fine, sabato 14 dicembre, la seconda mozione è passata grazie al voto favorevole di 23 membri del PPP. L’annuncio è stato accolto con un boato di gioia dalla popolazione, riunitasi in massa a Seoul di fronte all’edificio dell’Assemblea Nazionale.
Come la legge marziale, anche la procedura di impeachment non rappresenta una novità nel panorama politico del Paese. Yoon è diventato il terzo Presidente della storia a essere sottoposto alla procedura di impeachment. Seguendo così le orme di Park Geun-hye – figlia del generale Park – e di Roh Moo-hyun, che è tuttavia stato assolto e riabilitato dalla Corte costituzionale. Ironia della sorte, in quanto Yoon era stato il procuratore principale nell’impeachment di Park.
Cosa aspettarsi
Il destino di Yoon è ora nelle mani della Corte costituzionale. L’organo dovrà decidere in merito alla legittimità delle ragioni dell’impeachment attraverso un processo.
In particolare, la Corte è chiamata a valutare se la dichiarazione della legge marziale costituisca o meno una grave violazione della costituzione. Ha a disposizione al massimo 180 giorni per prendere questa decisione e, in caso di parere positivo, Yoon sarebbe immediatamente deposto dalla carica. Inoltre, verrebbero indette nuove elezioni entro sessanta giorni. Nel frattempo, per la durata del processo, Yoon rimarrà in carica. Ma sarà privato dei suoi poteri presidenziali, trasferiti al Primo ministro Han Duck-soo, presidente ad interim.
Il percorso non sarà semplice. La Corte si trova in un momento di stallo, in quanto tre dei suoi nove membri devono essere sostituiti da ottobre ma le nomine non sono ancora state formalizzate. Nonostante in passato la Corte abbia preso decisioni anche quando non al completo, con soltanto sei o sette membri, sembra difficile che una decisione del genere possa essere assunta nelle condizioni attuali. Soprattutto considerando che crimini di insurrezione possono essere puniti nel Paese con la pena di morte.
Ad ogni modo, a presiedere il procedimento sarà il giudice Cheong Hyung-sik, scelto tramite un sistema computerizzato ma noto per le proprie tendenze conservatrici. Yoon non si è presentato alla prima udienza di fronte ai giudici il 18 dicembre. La sua assenza al cospetto della giustizia, forse, si rivela lo specchio migliore del suo pensiero politico. Il suo destino, quello della Corea del Sud.
Fonti e approfondimenti
Engel, B., Yoon’s martial law echoes authoritarian playbook but fails in modern Korea, Korea Pro,10/12/2024
Hankyoreh, Special forces unit leader refutes claim by Yoon’s office that lawmakers weren’t blocked from entering parliament, 9/12/2024
Hee Lee, M. & Kasulis Cho, K. South Korean President Yoon Suk Yeol’s fall was as fast as his ascent”, Washington Post, 15/12/2024
Koh, E. & Kwon, J., Yoon Suk Yeol, South Korea’s scandal-hit president who declared martial law, BBC, 4/12/2024