A partire dal primo gennaio 2025, la Moldavia potrebbe ritrovarsi di fronte a una delle peggiori emergenze energetiche degli ultimi anni. Dopo l’ultima conferma da parte ucraina che il contratto con Gazprom per il transito di gas russo verso l’Europa non verrà rinnovato, la repubblica moldava si sta preparando al peggio. Dal 16 dicembre, il Parlamento moldavo ha dichiarato lo stato di emergenza nel settore energetico per i successivi 60 giorni, mentre il governo ha preparato un piano di emergenza da utilizzare in caso di blackout.
Mentre Chisinau rischia di rimanere senza elettricità, la Transnistria – entità separatista filorussa nell’est del Paese, sulla sponda sinistra del fiume Dnestr – rischia ancora di più: di restare sia senza gas che senza elettricità, con conseguenze umanitarie ed economiche gravissime, alle porte di un inverno che si preannuncia particolarmente rigido. Il 9 dicembre, anche le autorità di Tiraspol hanno dichiarato lo stato di emergenza, con piani di razionamento dell’energia e un tentativo già in atto di convertire la centrale termoelettrica di Cuciurgan – che rifornisce l’intero territorio e parte della Moldavia – dal gas al carbone.
Seppure non si tratti della prima crisi energetica per la Moldavia, la preoccupazione tra la popolazione rimane altissima, e la crisi attuale si posiziona temporalmente in un periodo politico molto delicato per il Paese. Se da un lato sono da poco passate le elezioni presidenziali, vinte per un soffio dall’europeista Maia Sandu, il 2025 sarà l’anno delle elezioni parlamentari, che si preannunciano già molto combattute. E mentre le tensioni politiche e sociali continuano a crescere e le persone si preparano all’emergenza come possono, la fine dell’anno si avvicina.
La visita a San Pietroburgo e il problema del debito con Gazprom
Il 25 novembre, l’allora ministro dell’Energia Victor Parlicov si è recato a San Pietroburgo, partendo per una visita istituzionale annunciata solamente pochi giorni prima, per incontrare la direzione di Gazprom, la gigante multinazionale russa attiva nel settore dell’energia. Si è trattato della prima visita in Russia da parte di un rappresentante del governo moldavo dall’inizio del conflitto ucraino, dettaglio che mostra l’importanza e la gravità della situazione.
L’incontro aveva tre punti noti all’ordine del giorno: la nomina di una nuova direzione per MoldovaGaz (bisogna ricordare che Gazprom possiede il 50% delle azioni della compagnia energetica moldava), la definizione del debito moldavo nei confronti di Gazprom e proprio la continuazione della fornitura di gas alla Transnistria, regolata da un contratto valido fino a settembre 2026, ma ostacolata dalla posizione ucraina. Un accordo è stato trovato, ma solamente per le nomine del nuovo direttivo di MoldovaGaz, mentre le questioni del debito e quella della Transnistria sono rimaste irrisolte. Pochi giorni dopo l’incontro, Parlicov ha dato le dimissioni su richiesta del Primo ministro Dorin Recean, che agisce ora come ministro dell’Energia ad interim.
Secondo quanto riportato dall’ex ministro, una via alternativa per consegnare il gas russo alla Transnistria senza passare dall’Ucraina è stata discussa. Consisterebbe nel far passare il gas dalla Turchia, e poi dalla Bulgaria e dalla Romania. Gazprom, però, ha collegato questa soluzione alla condizione del pagamento del debito che la repubblica moldava ha nei confronti della multinazionale russa. E proprio su questo punto si è creato lo stallo. Secondo Gazprom, la Moldavia deve alla multinazionale 709 milioni di dollari. Le autorità moldave, invece, basandosi su uno studio del 2023 che evidenzia il mancato rispetto di alcune obbligazioni contrattuali da parte di Gazprom, stimano il debito in soli 8,6 milioni.
Nell’impossibilità di trovare un accordo sull’ammontare esatto del debito, anche la questione della Transnistria è rimasta senza soluzione. Non è noto se ulteriori negoziazioni siano in corso ed è possibile che un compromesso possa essere trovato in ultima istanza proprio l’ultimo giorno dell’anno. Ma è già noto che Gazprom non ha per ora prenotato il passaggio di gas attraverso il gasdotto turco. Laddove l’ultima scadenza utile per consegnare il gas a partire dal mese di gennaio sarebbe stata il 16 dicembre. Per ora, dunque, un periodo senza gas per Tiraspol sembra inevitabile.
Perché il gas russo è così importante
Negli ultimi due anni, la Moldavia ha iniziato a diversificare le sue fonti di approvvigionamento di gas, acquistandolo principalmente dai mercati europei, e mantenendo un contratto con Gazprom solamente per rifornire la Transnistria. Da un lato, la decisione di rivolgersi verso i mercati europei è stata una scelta politica, ma dall’altro, è stata necessaria per fronteggiare il calo delle forniture russe, iniziato nell’autunno del 2022.
Questa diversificazione ha permesso alla Moldavia di diventare meno vulnerabile alle pressioni del Cremlino, esercitate attraverso la fornitura del gas, ma ha avuto conseguenze sociali significative. I costi più elevati del gas acquistato dai mercati europei si sono tradotti in un aumento drastico delle bollette per le famiglie moldave, creando malcontento tra la popolazione. Il governo ha anche messo in piedi un sistema di compensazioni per le famiglie più vulnerabili, che però sembra poter coprire solamente alcune delle famiglie più in difficoltà.
In breve, per Chisinau il problema non è il rischio di rimanere senza gas – che le autorità moldave hanno già acquistato per tutto l’inverno –, ma quello di rimanere senza elettricità. Ogni mese, la Moldavia ottiene circa tra il 60 % e il 90% del suo fabbisogno energetico dalla centrale termoelettrica MoldGRES di Cuciurgan (Moldavskaya GRES) situata nel sud della Transnistria, appena fuori dalla città di Dniestrovsk, che utilizza gas russo. Una sospensione delle forniture di gas alla Transnistria metterebbe in crisi l’intero sistema elettrico moldavo, che non è per ora ancora collegato altrettanto bene al sistema elettrico rumeno, nonostante si stia lavorando in quella direzione. In ogni caso, comprare l’elettricità dalla Romania costerebbe almeno il doppio, e comporterebbe un ulteriore aumento delle bollette.
La Transnistria, dal canto suo, è ancora più dipendente dal gas russo, ed è quindi in una situazione ancora più grave. L’entità separatista riceve il gas di Gazprom a titolo gratuito e lo utilizza non solo – come detto – per generare elettricità, ma anche per soddisfare il consumo domestico, per il riscaldamento, e per il funzionamento delle sue industrie. Senza queste forniture, non solo intere città e villaggi rimarrebbero senza gas, riscaldamento ed elettricità, ma l’economia stessa della regione rischierebbe un collasso totale, con ripercussioni umanitarie gravissime. E anche se la Transnistria avesse la possibilità di acquistare gas dai mercati europei, il prezzo sarebbe in ogni caso proibitivo.
Piani di emergenza, carbone e precedenti storici
Con il futuro sulle forniture di gas ancora incerto, sia la Moldavia che la Transnistria hanno predisposto piani di emergenza, nel caso si verifichi lo scenario peggiore. A Chisinau, il governo ha adottato un regolamento da seguire in caso di emergenza energetica e blackout, volto a garantire il funzionamento minimo dei servizi essenziali, e almeno degli ospedali, e ha invitato a fare quanta più economia possibile sull’utilizzo di elettricità. Parallelamente, viene riportato che la Romania e l’Unione europea hanno discusso un piano d’azione a supporto della Moldavia, da mettere in pratica nel caso di una crisi energetica, ma non ne è per ora noto il contenuto.
Sulla riva sinistra del Dnestr, in Transnistria, le autorità hanno deciso per la conversione temporanea della centrale elettrica MoldGRES dal gas al carbone, una soluzione che dovrebbe garantire la produzione per circa 50 giorni, a patto che vengano adottate misure di risparmio. Fonti locali riportano da Dniestrovsk che le ciminiere della linea di produzione che utilizza carbone e olio combustibile (mazut) possono essere viste già in funzione.
Tra le altre misure adottate, le autorità hanno chiuso le scuole e le lezioni saranno tenute a distanza, per ridurre il consumo energetico negli edifici. Sul fronte lavorativo, le ore di operatività delle istituzioni amministrative sono state ridotte, e le attività industriali sono state riorganizzate per ottimizzare l’uso delle risorse energetiche. Inoltre, i residenti avranno la possibilità raccogliere legna nei boschi senza permessi. Ci sono già diversi casi di persone che stanno accumulando legna da ardere, spostandosi in case di campagna, o che stanno acquistando bombole del gas da tenere nelle proprie abitazioni.
Bisogna anche dire che questa non sarebbe la prima volta in cui la Transnistria si ritrova senza gas. Negli ultimi anni, la maggior parte dei problemi energetici ha riguardato principalmente Chisinau, che ha dovuto gestire i rapporti contrattuali con Gazprom e affrontare le conseguenze della transizione verso i mercati del gas europeo, mentre Tiraspol continuava a godere di un rapporto di favore sotto la protezione russa, ricevendo il gas gratuitamente. Eppure nel gennaio del 2009, Moldavia e Transnistria rimasero senza gas per poco più di una settimana, a causa del mancato rinnovo del contratto tra Gazprom e Naftogaz Ukrainy. Anche in quel caso, le autorità adottarono disposizioni di emergenza, e dopo poco tempo trovarono un accordo con l’Ucraina, finché non iniziarono di nuovo i rifornimenti russi. In quel caso, la breve durata della crisi energetica permise di evitare che ci fossero conseguenze umanitarie gravi.
L’emergenza energetica non è un problema solo della Moldavia
Sebbene le conseguenze della crisi energetica sarebbero probabilmente più gravi nel caso moldavo, complicato dalla questione della Transnistria, la Moldavia non è l’unico Paese dell’Europa centro-orientale a prepararsi all’interruzione del gas russo. Anche Slovacchia, Ungheria e Austria ricevono ancora gas attraverso l’Ucraina, almeno fino a fine anno.
Nella sera di domenica 22 dicembre, il Primo ministro slovacco Robert Fico ha incontrato a Mosca il presidente russo Vladimir Putin, in una visita istituzionale già criticata dalle principali opposizioni slovacche. Non è stato rivelato molto sui temi trattati durante l’incontro, ma pare molto probabile uno dei temi centrali fosse la fornitura di gas russo. Attualmente, la Slovacchia riceve dalla Russia circa due terzi del proprio fabbisogno di gas, e sebbene sia alla ricerca di altre fonti di approvvigionamento, anche nel caso slovacco queste sarebbero sicuramente più costose.
Inoltre, sebbene la maggior parte dei Paesi membri dell’Ue abbia negli ultimi due anni ridotto fortemente le importazioni di gas russo, non tutti le hanno ridotte a zero. L’Italia per esempio, a partire da aprile 2022, ha registrato un fortissimo calo delle importazioni di gas dalla Russia, trovando nuovi fornitori nell’Algeria, nell’Azerbaigian, nel nord Europa e importando gas naturale liquefatto via nave.
Eppure, nei primi cinque mesi del 2024, la Russia rimaneva per l’Italia il quinto fornitore di gas naturale in termini monetari, con 742 milioni di euro, davanti a Norvegia, Libia e Olanda, e con un 1,6 miliardi di chilogrammi di gas importati. La maggior parte del gas russo raggiunge l’Italia arrivando nello snodo di Tarvisio, in provincia di Udine, che riceve le forniture dal nord-est Europa. Si può quindi immaginare che la chiusura della via Ucraina avrà un effetto concreto anche sulle forniture italiane. Non è al momento noto se una via alternativa sia già stata negoziata con Gazprom, o se il governo italiano intenda affidarsi solamente ad altri fornitori.
Tensioni politiche e proteste degli agricoltori
In Moldavia, l’emergenza energetica sta avendo ripercussioni significative anche da un punto di vista politico, e le dimissioni del ministro dell’Energia Parlicov ne sono state un esempio immediato. In generale, il governo moldavo sembra dare l’impressione di essere arrivato a ridosso della scadenza di fine anno non del tutto preparato, forse sperando in un cambio di posizione da parte ucraina, o in un passo indietro da parte di Gazprom. Meno di due mesi dopo le elezioni presidenziali e il referendum sull’Unione europea, che hanno restituito una popolazione divisa quasi a metà nel supporto a Maia Sandu e a un futuro nell’Unione, la crisi energetica e i suoi costi sociali potrebbero diventare una nuova fonte di dissenso.
Proprio nel mese di dicembre, a Chisinau, si sono nuovamente intensificate le proteste degli agricoltori, che sono in ciclica mobilitazione ormai da quasi due anni. Tra le loro rivendicazioni, anche la questione dell’aumento dei prezzi dell’energia. In questo caso, una delle ragioni principali delle proteste è stata la decisione del governo moldavo di non estendere oltre fine anno un regime di licenze per l’importazione, che limitava finora l’ingresso di prodotti agricoli ucraini – a più basso costo – nel mercato moldavo. Similmente alla questione energetica, anche la questione agricola non è un problema solamente moldavo, ma comune a molti paesi dell’Europa centro-orientale, incluse Polonia, Romania e Ungheria.
Da un lato, il malcontento per l’aumento dei prezzi e il peggioramento delle condizioni di vita legati a questa crisi energetica potrebbero ridurre fortemente il consenso verso il partito di Maia Sandu, il Partito di Azione e Solidarietà (PAS), e in particolare guardando alle elezioni parlamentari del 2025. Dall’altro, se Gazprom decidesse di non intervenire e lasciare la Transnistria completamente senza gas, questo potrebbe incrinare i rapporti tra la Russia e la popolazione dell’entità separatista, in particolare se Chisinau si dimostrasse pronta ad assistere Tiraspol.
E se forse sia Chisinau che Mosca potrebbero essere tentati di utilizzare questa crisi energetica a proprio favore, come leva per aumentare la propria influenza rispettivamente in Transnistria e in Moldavia, la priorità assoluta dovrebbe rimanere evitare la crisi umanitaria. Garantendo la sicurezza energetica della popolazione, su entrambe le sponde del Dnestr.
Fonti e approfondimenti
Całus, K., “Moldova: an impending energy crisis and its political implications”, OSW Centre for Eastern Studies, 13/12/2024
Comai, G. e Venturi, B., “Transnistria, il tempo è prezioso”, Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa, 19/07/2024
Ibragimova, G., “Moldova’s Energy Crisis Could Pave the Way for Reunification”, Carnegie Endowment for International Peace, 13/12/2024
Necșuțu, M., “Moldova, Ukraine to Join Gas Corridor, Ending Dependence on Russia”, Balkan Insight, 18/01/2024
Paholnițchi, N., “В Молдове отключат свет? А газ? 10 ответов на главные вопросы об энергокризисе” [“In Moldova spegneranno la luce? E il gas? 10 risposte alle principali domande sulla crisi energetica”], NewsMaker, 13/12/2024
Yafimava, K., “Moldova’s Gas Crisis and Its Lessons for Europe”, Carnegie Endowment for International Peace, 5/11/2021