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Il pogrom degli alawiti e il caos nella Siria post-Asad

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Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

Negli ultimi giorni, la Siria ha vissuto un’escalation di violenza che ha provocato l’uccisione sommaria di circa 800 civili alawiti, una minoranza sciita presente soprattutto nelle regioni di Latakia e Tartus, zona di origine della famiglia di Bashar al-Asad, deposto l’8 dicembre scorso dalle forze di opposizione e attualmente rifugiato a Mosca. Tra i gruppi opposti al regime c’era anche Hayat Tahrir al-Sham (HTS), guidato da Ahmed al-Sharaa/Abu Muhammad al-Jawlani, ora presidente ad interim del Paese. 

Dopo aver rovesciato il regime, il governo di al-Jawlani ha emesso un editto per garantire la libertà di culto alle minoranze religiose, inclusi gli alawiti. Tuttavia, nonostante queste dichiarazioni apparentemente pacifiste, gli scontri tra le forze di sicurezza di Damasco e i miliziani alawiti fedeli ad Asad hanno portato a massacri indiscriminati, con un grave impatto sui civili, specialmente nella provincia di Latakia, nell’ovest della Siria.

Chi sono gli alawiti

L’alawismo è una corrente religiosa distaccatasi dal ramo sciita dell’Islam. I fedeli  sono molto criticati all’interno del contesto musulmano sia per motivi religiosi che politico-sociali. Gli alawiti seguono una forma di Islam considerata “eretica” da molti musulmani ortodossi. Questo perché le loro credenze integrano elementi sciiti con influenze mistiche. Nella tradizione alawita, si ritiene che alcune figure religiose, come certi “califfi”, possiedano poteri soprannaturali e una conoscenza spirituale più profonda rispetto agli altri. 

Tale sincretismo, che comporta l’incorporazione di elementi di altre religioni, rende gli alawiti una minoranza sospetta e deviata agli occhi dei sunniti. Ad esempio, hanno adottato alcune idee del cristianesimo, come il concetto di Trinità, e venerano figure come Gesù e la Madonna. Gli altri gruppi musulmani riconoscono questi personaggi, ma non li considerano oggetto di culto. I sunniti in particolare rigettano la venerazione di qualsiasi figura che non sia Dio. 

Gli alawiti, di etnia araba, sono diffusi in Siria, Turchia e Libano. Sebbene rappresentino solo il 6-7% della popolazione siriana, le loro radici storiche e culturali sono molto profonde e complesse. La famiglia al-Asad, che ha dominato la scena politica siriana per decenni, appartiene a questa minoranza, il che ha conferito agli alawiti un ruolo centrale nel contesto politico del Paese.

L’ascesa al potere degli alawiti

La loro ascesa al potere ha avuto inizio durante il mandato francese (1920-1946), quando la regione a maggioranza alawita, situata tra Tripoli e Latakia, fu istituita come entità autonoma conosciuta come Stato Alawita nel 1922. Questa decisione non fu casuale e faceva parte della strategia colonialista del divide et impera; i francesi, infatti, speravano che concedere maggiore autonomia alle minoranze locali avrebbe aiutato a contenere la maggioranza sunnita e a gestire meglio le divisioni etniche e religiose.

Con la fine del mandato francese nel 1946 e il conseguente ottenimento dell’indipendenza, la Siria decise di reincorporare lo Stato Alawita per unire i suoi territori. Gli alawiti, che erano stati integrati nelle istituzioni statali, nelle forze di polizia e nell’esercito dai francesi, si erano distinti per ordine e disciplina rispetto ad altre comunità. Da quel momento, hanno continuato a ricoprire ruoli strategici nelle strutture di potere del Paese, contribuendo a consolidare la loro influenza nel panorama politico siriano.

Nel 1963 il partito Ba’ath salì al potere in Siria, cercando di costruire uno stato laico fondato sul nazionalismo e sull’unità religiosa. Tuttavia, la componente alawita del partito assunse presto il controllo. Con l’ascesa di Hafez al-Asad nel 1970, gli alawiti monopolizzarono le posizioni chiave nell’esercito e nello Stato, generando risentimento tra la maggioranza sunnita. Il malcontento è aumentato nel tempo, alimentato da violente repressioni, come il massacro di Hama del 1982, in cui il regime di al-Asad soppresse brutalmente migliaia di oppositori islamisti.

I massacri degli alawiti e le esecuzioni sommarie 

Il rovesciamento di Bashar al-Asad ha portato anche alla caduta degli alawiti come comunità dominante. Alcuni gruppi estremisti hanno dichiarato esplicitamente l’intento di ripulire la costa dagli alawiti, considerandoli miscredenti analogamente ai cristiani. Sebbene l’Islam riconosca i cristiani come “Gente del Libro” (Ahl al-Kitab) e non come miscredenti, alcuni gruppi jihadisti come l’ISIS e Al-Qaeda li hanno spesso etichettati come kuffar (miscredenti) o mushrikun (politeisti), giustificando così persecuzioni e violenze nei loro confronti. 

La questione religiosa è tuttavia un problema secondario, rispetto a quella sociale e politica. Molti siriani tendono infatti a vedere gli alawiti come un blocco unico, una vera e propria classe legata al vecchio regime degli Asad, attribuendo loro la responsabilità collettiva per i crimini del passato. Questo sentimento si è intensificato in seguito alla liberazione dei prigionieri politici avvenuta lo scorso dicembre, alimentando un crescente desiderio di vendetta nei loro confronti. 

Tra dicembre e gennaio, questo clima di odio ha portato a tensioni e disordini in diverse località a maggioranza alawita, come Tartus, Latakia e Qardaha, con un’escalation delle violenze tra il 6 e il 10 marzo. All’inizio del mese, alcuni gruppi armati ancora fedeli a Bashar al-Asad hanno attaccato le forze di sicurezza statali. In risposta, le forze governative hanno lanciato un’operazione di rappresaglia, che tuttavia non ha colpito esclusivamente le milizie di sostenitori dell’ex dittatore. Considerati un gruppo omogeneo, assimilato agli Asad, gli alawiti sono stati vittima di un massacro. 

Presente e futuro degli alawiti 

Secondo l’ONG Osservatorio siriano per i diritti umani (Syrian Network for Human Rights), almeno 745 civili alawiti sono stati uccisi “a sangue freddo”, molti dei quali giustiziati in un “massacro settario” dalle forze di sicurezza governative nelle province costiere di Latakia e Tartus, bastioni alawiti, e nelle regioni centrali di Hama e Homs.

Negli ultimi giorni, l’Osservatorio e altri gruppi di attivisti hanno documentato numerosi video che mostrano esecuzioni sommarie, sparatorie a bruciapelo, torture e maltrattamenti inflitti dalle forze di sicurezza e da gruppi affiliati a civili disarmati. Negli scontri, hanno perso la vita anche 125 membri delle forze di sicurezza e 148 combattenti leali ad al-Asad, portando il bilancio complessivo a 1.018 morti, secondo il conteggio della ONG, sebbene il numero reale delle vittime potrebbe essere ancora più alto.

A seguito dell’inizio dei conflitti, Damasco ha inviato rinforzi a Latakia e Tartus, bloccando le vie d’accesso alla costa. Dopo pochi giorni, le forze di sicurezza hanno annunciato di aver ripreso il controllo della maggior parte delle aree in cui erano attivi i miliziani alawiti. Il coprifuoco rimane in vigore. Nel frattempo, come riportato da Middle East Eye, circa 1400 famiglie alawite hanno attraversato il fiume Kabir per fuggire in Libano. 

Al-Sharaa ha dichiarato che saranno condotte indagini per punire i responsabili delle uccisioni di civili, un’affermazione perfettamente in linea con la sua nuova immagine di leader moderato che il capo di HTS sta cercando di costruire. La comunità internazionale sta monitorando attentamente gli eventi in Siria, con l’Unione europea e la Lega araba che hanno condannato le azioni dei miliziani alawiti contro le forze governative. 

Fonti e approfondimenti

Antonio Panzone, “La fine di un regime familiare: la (nuova?) Siria di al-Jawlani“, Lo Spiegone, 2025.

Laura Guazzone, Storia contemporanea del Mondo arabo: i Paesi arabi dall’impero ottomano ad oggi, Mondadori, v. Siria, 2016.

Nader Durgham, Massa Bashour, “A weekend from hell in coastal Syria“, Middle East Eye, 2025.

Nader Durgham, “Syrian Alawis sheltering in Lebanon say it isn’t safe to return home“, Middle East Eye, 2025.

Syrian Network for Human Rights, “803 Individuals Extrajudicially Killed Between March 6-10, 2025“, 11/03/2025

William Christou, “‘The streets are empty, no one dares go outside’: Syria’s Alawites terrorised by revenge killings“, The Guardian, 2025.

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