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L’impronta del vittimismo bianco nella politica di Trump in Africa

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The White House - CC0

La politica degli Stati Uniti di Donald Trump nei confronti del continente africano è stata segnata, in questo primo anno di presidenza, da una sostanziale continuità col primo mandato. Al governo americano, oggi, l’Africa sembra interessare relativamente, e più per le idee, le immagini e le rappresentazioni a uso e consumo della campagna elettorale permanente interna, che per reali esigenze di politica estera. 

Persino con i tradizionali alleati regionali, come Sudafrica e Nigeria, Trump ha dimostrato di non porsi alcun scrupolo nell’utilizzare la forza economica, tecnologica e militare statunitense come leva per ottenere vantaggi negoziali. Nel frattempo, il dibattito sulla politica estera degli Stati Uniti in Africa si è fossilizzato su questioni ideologiche che rivelano, nella loro distanza dalla realtà, quanto l’ideologia del vittimismo bianco permei la postura internazionale degli Stati Uniti verso i Paesi del Sud del mondo, africani in particolare. 

Il vittimismo bianco

In assenza di un vero piano programmatico per l’Africa, l’andamento delle relazioni afro-statunitensi è rimasto soggetto alla volatilità delle decisioni di Trump. Nulla di nuovo, se si pensa al suo primo mandato presidenziale. D’altronde, fu solo nel maggio 2018 – cinque mesi dopo aver chiamato gli Stati africani «shitholes countries» (“Paesi di merda”) e quasi quindici mesi dopo il suo insediamento – che Trump nominò il suo assistente segretario per gli Affari africani.

Ancora più di prima, però, nel corso dell’ultimo anno, il rapporto con gli Stati dell’Africa è stato influenzato dalle posizioni ideologiche del presidente americano e dal richiamo ai temi cari al suprematismo bianco internazionale, la cui strumentalizzazione ha avuto un impatto concreto e tangibile sulle relazioni col continente.

Tra questi temi, una menzione speciale merita quello che viene definito “vittimismo bianco”. Con questa espressione si intende un sistema di credenze secondo le quali le persone bianche sarebbero diverse e speciali, ma anche particolarmente a rischio di subire odio e violenza rispetto ad altre persone. Spesso usata per mascherare reali sistemi di privilegio e razzismo strutturali, questa vulnerabilità viene presentata come più meritevole di attenzione e reazione internazionale.

Riconoscendo come principio fondante il carattere distintivo dell’uomo bianco occidentale, il vittimismo bianco appare come l’altra faccia del privilegio bianco, ovvero di quell’insieme di vantaggi sociali di cui godono le persone di carnagione chiara grazie al mantenimento di sistemi di potere razzisti. Alle istanze di difesa delle minoranze e di opposizione al neocolonialismo, vittimismo e privilegio bianco contrappongono la narrazione che, al contrario, vede il mondo bianco – e il suo posto nel mondo, storicamente determinato – minacciato da più parti e condannato a essere soverchiato dalla crescita demografica ed economica del mondo cinese, indiano, arabo e africano. 

A causa della sua storia, il Sudafrica si trova inevitabilmente al centro delle istanze e delle rivendicazioni dell’estrema destra statunitense. Secondo la vulgata populista, qui si avrebbe una versione in laboratorio di quanto poi è destinato a manifestarsi su scala globale, ovvero un attacco condotto contro i diritti e le proprietà delle popolazioni bianche.

Uno dei segnali di questa guerra sotterranea è stato avvertito con l’entrata in vigore nel gennaio 2025, proprio in Sudafrica, dell’Expropriation act, il quale prevede, tra le altre cose, la possibilità di espropri senza indennizzo in caso di «pubblico interesse», al verificarsi di condizioni come il prolungato inutilizzo della proprietà.

Il presunto genocidio sudafricano 

La misura è l’ultima di una serie di provvedimenti che negli anni hanno cercato di risolvere la questione della terra, tema particolarmente sentito per la minoranza bianca che ha retto il Paese durante l’apartheid, i cosiddetti afrikaner. I discendenti dei coloni boeri e britannici, pur rappresentando appena il 7% dell’intera popolazione, possiedono ancora circa il 72% delle terre del Paese. 

A rappresentarli è il Partito per l’autodeterminazione afrikaner, insieme a organizzazioni e sindacati, come Solidariteit e AfriForum. Questi gruppi si fanno portavoce dell’idea secondo cui i bianchi sudafricani siano al centro di un’azione coordinata e sistematica del governo di Pretoria, volta alla loro distruzione fisica e culturale. Negli anni, hanno alimentato false storie di omicidi di agricoltori afrikaner e accuse di “genocidio bianco” che hanno trovato terreno fertile online, negli spazi dell’alt-right americana, e non solo. 

Per quanto il Sudafrica abbia indubbiamente un altissimo tasso di violenza interno, con il quinto indice di criminalità mondiale, i dati però non non rilevano alcuna connotazione etnica negli attacchi. Al contrario, stando all’ultimo rapporto del Servizio di polizia sudafricano, la popolazione bianca sarebbe meno a rischio di crimini violenti rispetto agli altri gruppi etnici. 

Nonostante ciò, in risposta a quello che ha definito un piano per soggiogare la minoranza afrikaner, Trump ha sottoscritto il 7 febbraio 2025 un ordine esecutivo col quale ritirava ogni forma di aiuto nei confronti del Sudafrica e riconosceva agli afrikaner lo status di rifugiato negli Stati Uniti per le persecuzioni subite. 

Nel maggio 2025, durante la visita del presidente sudafricano Cyril Ramaphosa alla Casa Bianca, in un vano tentativo di recuperare i rapporti, quest’ultimo è stato di nuovo accusato pubblicamente da Trump di permettere un genocidio entro i suoi confini. Tra le presunte prove, Trump ha mostrato una foto che secondo lui indicava la presenza di fosse comuni per i bianchi. L’immagine mostrata non proveniva però nemmeno dal Sudafrica, ma da zone di guerriglia nella Repubblica Democratica del Congo. 

I cristiani della Nigeria 

Un altro tema portante della galassia alt-right americana e internazionale è quello della tutela della cristianità nel mondo, quale parte inalienabile della cultura occidentale e bianca, nonché della sua eredità coloniale. Il tema si lega alle rivendicazioni proprie del vittimismo bianco e condivide con questo il presupposto secondo cui il mondo occidentale si troverebbe sotto assedio, ora da parte degli “islamisti”, ora dai “terroristi”, altre volte dai “governi africani”. 

Il 6 novembre 2025, in un video postato sul suo personale social, Truth, Trump ha minacciato di cancellare completamente ogni programma di assistenza verso la Nigeria, «se il governo tarderà nell’agire contro le persecuzioni dei cristiani in corso nel Paese». Nel post, Trump dichiarava anche che gli Stati Uniti «potrebbero entrare in questo Stato, ora in disgrazia, ad armi spianate». 

Dando seguito alle minacce, il giorno di Natale, Trump ha approvato il lancio di una serie di missili contro milizie legate allo Stato islamico nello stato di Sokoto, nel nord-ovest della Nigeria. L’attacco, coordinato con il governo di Abuja, ha avuto relativa valenza strategica, ma un’importante portata ideologica, nel sostenere l’immagine di Trump come paladino della cristianità

Il quadro a tinte fosche che vede la Nigeria come un luogo di persecuzioni e sistematica discriminazione contro i cristiani, anche in questo caso, non è supportato da alcuna evidenza statistica. Questa narrazione grossolana delle violenze effettive, dovute alla presenza di numerosi gruppi armati e di diverse faglie di tensione nel Paese, ha contribuito solo ad alimentare radicati stereotipi sul mondo africano e musulmano. 

Non esiste quindi un piano per colpire i cristiani, i quali rappresentano all’incirca il 43% dell’intera popolazione nigeriana. Lo afferma la stessa Associazione dei cristiani della Nigeria, la quale ha dichiarato che le uccisioni non riguardano solo i cristiani e che gruppi esterni stanno cercando di strumentalizzare crisi securitarie domestiche

Violenza finta e violenza reale 

Prendendo in prestito le parole del ministro dell’Informazione nigeriano Mohamed Idris Malagi, «rappresentare la situazione come un deliberato e sistematico attacco condotto nei confronti dei cristiani è inaccurato e dannoso. Tende a banalizzare questioni di sicurezza complesse e sfaccettate e fa il gioco dei terroristi e dei criminali». 

Tra le pagine del suo manifesto politico, Anders Breivik, responsabile del massacro di 77 civili in Norvegia nel 2011, denunciava il «genocidio bianco» che – già allora – presumeva stesse compiendosi in Sudafrica. Nel 2015, anche Dylann Roof, che uccise nove afroamericani nella chiesa di Charleston nella Carolina del Sud, condannava le persecuzioni degli afrikaner nel suo di manifesto, in cui si definiva emblematicamente «l’ultimo Rhodesiano». E ancora, il massacro di 51 musulmani a Christchurch nel 2019, in Nuova Zelanda, fu ricondotto dal suo autore al contesto del genocidio bianco e del mito della Grande sostituzione.

Lo si è già visto in passato. La narrazione su campagne di violenza fittizie è capace di produrre vera violenza politica. La supposta inazione a fronte di immaginari genocidi può trasformarsi in una miccia per una vera riaccensione di tensioni, i cui echi possono travalicare i confini nazionali e ripercuotersi anche a migliaia di chilometri di distanza.

 

Fonti 

Al Jazeera. “Trump threatens to launch attacks in Nigeria over “killing of Christians”. 1 novembre 2025.

Amnesty International. “Nigeria: Mounting death toll and looming humanitarian crisis amid unchecked attacks by armed groups”. 29 maggio 2025.

Change.org. “Allow all white South Africans the right to return to Europe”.

Charles Villet. “Donald Trump, white victimhood and the South African far-right”. The Conversation. 23 febbraio 2017. 

Justin Ward. “The dangerous myth of ‘white genocide’ in South Africa”. SPL Center. 23 agosto 2018. 

Mayeni Jones, Bernd Debusmann Jr, Natasha Booty. “South Africa hits back at US refugee plan to favour white Afrikaners”. BBC. 31 ottobre 2025. 

Nicky Falkof. “Trump and South Africa: what is white victimhood, and how is it linked to white supremacy”. The Conversation. 12 febbraio 2025. 

Olayinka Ajala. “US air strikes in northern Nigeria: possible windfalls, as well as dangers”. The Conversation. 31 dicembre 2025. 

Shola Lawal. “Ted Cruz blames Nigeria for “mass murder” of Christians: What’s the truth?”. Al Jazeera. 8 ottobre 2025. 

 

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