Il dibattito sull’identità nazionale moldava è intrinsecamente legato al rapporto storico con la Romania, nazione con cui la Moldavia condivide lingua e cultura. Tra il 1918 e il 1940, gran parte dell’attuale territorio moldavo (la Bessarabia) fu parte del Regno di Romania, prima di essere annesso dall’Unione Sovietica in seguito al patto Molotov-Ribbentrop. Questa frattura storica è ancora oggi alla base delle divisioni interne alla Moldavia, tra chi guarda a Bucarest e chi è rimasto legato all’eredità russa.
Durante il periodo sovietico, Mosca attuò una sistematica opera di ingegneria sociale per recidere il legame con la Romania: venne imposto l’uso dell’alfabeto cirillico e fu promossa l’idea di una lingua “moldava”, distinta da quella rumena. Con l’indipendenza del 1991, la scelta dell’alfabeto latino e, recentemente, il riconoscimento ufficiale del rumeno come lingua di Stato sotto la presidenza di Maia Sandu, non sono state solo riforme linguistiche, ma veri e propri atti di riappropriazione identitaria e di orientamento verso l’Europa.
Con l’elezione di Maia Sandu nel novembre 2020, questa eredità si è trasformata in una chiara direzione geopolitica. La spinta verso l’integrazione europea rappresenta oggi il naturale proseguimento di quella ricerca di identità, offrendo alla Moldavia un’alternativa concreta all’influenza russa. In un momento di estrema instabilità regionale, il legame con la Romania e con l’Europa non è più solo una questione di affinità elettiva, ma anche una scelta strategica per garantire la stabilità democratica e la sicurezza del Paese.
Dalle istituzioni internazionali alla presidenza
Il percorso politico di Maia Sandu si distingue per una solida preparazione internazionale e un approccio tecnocratico alla gestione della cosa pubblica. Dopo aver conseguito un master in politiche pubbliche presso la Kennedy School of Government dell’Università di Harvard nel 2010, Sandu ha ricoperto il ruolo di Consigliera del direttore esecutivo della Banca mondiale a Washington. Questa esperienza nelle istituzioni finanziarie globali ha plasmato la sua visione di una governance basata sulla trasparenza e sull’efficienza amministrativa.
La svolta nella sua carriera è avvenuta nel 2012, quando ha deciso di rientrare in Moldavia per assumere l’incarico di ministra dell’Educazione. In questo ruolo, Sandu ha avviato riforme radicali per contrastare la corruzione nel sistema scolastico, diventando una figura di riferimento per l’elettorato stanco del clientelismo politico. Nel 2016, ha consolidato la sua presenza politica fondando il Partito di azione e solidarietà (Pas), una formazione di stampo europeista, nata con l’obiettivo di rinnovare profondamente la classe dirigente moldava.
Dopo una breve parentesi come Prima ministra nel 2019, l’ascesa politica di Sandu culmina con la vittoria alle elezioni presidenziali del 2020 e la successiva riconferma nel 2024. Entrambi i suoi mandati presidenziali sono caratterizzati da una costante lotta contro le strutture oligarchiche e da una decisa accelerazione verso l’integrazione europea.
La transizione di Sandu da consulente internazionale a leader nazionale riflette la volontà di una parte della società moldava di recidere i legami con un passato di opacità istituzionale per abbracciare gli standard di diritto occidentali richiesti da Bruxelles per l’adesione. Tra questi spiccano la riforma profonda del sistema giudiziario, la lotta alla corruzione sistemica e la cosiddetta “de-oligarchizzazione” dell’apparato statale.
La lotta alla corruzione e la riforma del sistema giudiziario
L’amministrazione Sandu ha individuato nello smantellamento delle strutture oligarchiche la priorità assoluta per la stabilità democratica del Paese.
Il caso di Vladimir Plahotniuc, considerato per anni l’architetto dello “Stato catturato” in Moldavia (un sistema in cui le istituzioni pubbliche, la magistratura e i media sono stati sistematicamente asserviti agli interessi privati di una ristretta cerchia di oligarchi) rappresenta il banco di prova definitivo per la credibilità del nuovo corso politico. Plahotniuc, ex leader del Partito democratico e a lungo l’uomo più potente del Paese, è infatti accusato di aver controllato per anni ogni leva del potere e di essere coinvolto in colossali scandali, come la frode bancaria da un miliardo di dollari del 2014.
Il perseguimento legale delle figure che hanno dominato l’economia e la politica nazionale non è solo un atto di giustizia, ma anche un passaggio necessario per recidere i legami tra potere economico e istituzioni pubbliche, garantendo che i processi giudiziari non siano più soggetti a influenze esterne.
Per scardinare i vecchi apparati, la presidenza Sandu ha promosso una riforma radicale basata sul meccanismo del “vetting“. Questa procedura prevede la verifica rigorosa dell’integrità etica e della legittimità patrimoniale di giudici e procuratori. Nonostante le forti resistenze incontrate all’interno del sistema giudiziario, Sandu ha sollecitato un’accelerazione delle misure di revisione per garantire che solo professionisti integri restino ai vertici della magistratura. La riforma punta a creare un sistema impermeabile alla corruzione, condizione imprescindibile per l’avvicinamento agli standard richiesti dall’Unione europea.
Il percorso di risanamento istituzionale resta tuttavia complesso e richiede una vigilanza costante su più fronti. I rapporti di Transparency International e, in particolare, l’ultimo Corruption perceptions index – che vede la Moldavia raggiungere un punteggio di 43 su 100, migliorando di 11 punti rispetto al 2019 – evidenziano come la lotta alla corruzione debba estendersi oltre le alte sfere politiche, toccando settori critici come la sanità pubblica e la gestione delle risorse statali.
Sebbene la percezione internazionale della Moldavia sia migliorata, l’attuazione pratica delle riforme richiede una trasformazione profonda della cultura burocratica. La sfida di Sandu consiste nel trasformare l’impegno contro il malaffare in una prassi amministrativa solida e irreversibile.
La Moldavia tra integrazione europea e pressioni esterne
Il posizionamento geopolitico della Moldavia ha raggiunto un punto di svolta con il referendum costituzionale dell’ottobre 2024. Nonostante una vittoria del “sì” ottenuta con un margine ridottissimo (50,35%), il risultato ha sancito l’inserimento dell’obiettivo dell’integrazione europea nella Costituzione nazionale. Questo passaggio, seppur sofferto, rappresenta la volontà di ancorare il futuro del Paese alle democrazie occidentali, sottraendo la politica estera di Chişinău alle oscillazioni dei cicli elettorali e alle influenze dei blocchi contrapposti.
Parallelamente al percorso diplomatico, la presidenza Sandu ha ottenuto un successo strategico fondamentale sul fronte dell’indipendenza energetica. Dopo oltre trent’anni di dipendenza esclusiva dalle forniture di Gazprom, la Moldavia ha affrontato nella stagione 2022-2023 il primo inverno senza gas russo, superando i tentativi di ricatto economico di Mosca. La diversificazione delle rotte di approvvigionamento non è solo una vittoria economica, ma anche un pilastro della sicurezza nazionale e riduce drasticamente la vulnerabilità del Paese alle pressioni esterne e consolida la sovranità dello Stato.
Tuttavia, il consolidamento democratico deve fare i conti con una guerra ibrida senza precedenti orchestrata dalla Russia attraverso reti di influenza locali. Sandu ha denunciato tentativi sistematici di interferenza volti a manipolare l’opinione pubblica, con operazioni di compravendita dei voti che avrebbero interessato fino a 300.000 preferenze. Questa strategia di disinformazione e corruzione elettorale, messa in atto anche attraverso attori come l’oligarca Ilan Shor, mira a destabilizzare le istituzioni e a frenare il processo di europeizzazione.
La capacità di Chişinău di proteggere i propri processi democratici da tali minacce esterne rimane la sfida più critica per la sopravvivenza del progetto politico riformista.
Dalle aspirazioni ai benefici: consolidare lo Stato di diritto
La presidenza di Maia Sandu segna una discontinuità profonda nella storia della Moldavia post-sovietica. Attraverso una combinazione di riforme istituzionali, lotta alla corruzione e una decisa scelta di campo europea, il Paese sta tentando di superare la condizione di “zona grigia” per diventare un partner affidabile dell’Occidente.
Sebbene le resistenze interne e le pressioni geopolitiche rimangano elevate, la trasformazione in atto riflette una visione di Stato moderna, fondata sulla trasparenza e sullo Stato di diritto. Il successo di questo percorso dipenderà dalla capacità di Sandu di mantenere il consenso popolare in un contesto regionale dominato dall’incertezza, trasformando le aspirazioni europee in benefici tangibili per la cittadinanza.
Fonti
Maria Șveț. “Adio Gazprom? Prima iarnă fără gaze și șantaj rusesc, după 32 de ani”. Ziarul de Gardă. 30 settembre 2023.
Moldpres. “Maia Sandu: „Arestarea lui Vladimir Plahotniuc este cel mai important test pentru justiția din Republica Moldova””. 18 aprile 2026.
Presedinte.md. Biografia Președintelui Republicii Moldova, Maia Sandu.
Stirile ProTV. “Maia Sandu acuză „o fraudă fără precedent” la alegerile din Republica Moldova: „Scopul a fost să cumpere 300.000 de voturi””. 21 ottobre 2024.
The Rest Is Politics. “Holding the Line Between Democracy and Putin | President of Moldova, Maia Sandu”. YouTube. febbraio 2026.
Transparency International Moldova. 2025. Transparency International – Moldova: un nou raport de monitorizare a recomandărilor Curții de Conturi, în vizor – instituțiile medico-sanitare publice.
Ziarul de Gardă. “Maia Sandu, despre reforma justiției: „Solicit autorităților responsabile să inițieze de urgență măsuri privind revizuirea mecanismului de vetting”. 30 dicembre 2025.