Negli ultimi dieci anni, dall’inizio della presidenza di Nicolás Maduro, il Venezuela è stato progressivamente travolto da una crisi economica che ha spinto circa 7.722.579 cittadini a lasciare il Paese e da una crisi politica che ha portato al suo isolamento sul piano internazionale. Nello specifico, il governo del successore di Chávez ha vissuto forti contrasti con i partiti di opposizione guidati da Juan Guaidó, il quale non riconosceva come legittimo il risultato delle elezioni del 2018 e si proponeva come leader ad interim della nazione ricevendo l’appoggio di circa 60 Paesi. Dopo il fallimento della scommessa Guaidó a causa della graduale perdita di fiducia della comunità internazionale, alcuni segnali recenti mostrano che potrebbe verificarsi un cambio di rotta nella relazione tra il Venezuela, gli Stati Uniti e il resto della regione.
Accordo e disgelo
Il 17 ottobre 2023 è stato firmato alle Barbados l’Acuerdo parcial sobre la promoción de derechos políticos y garantías electorales para todos (accordo parziale per la promozione di diritti politici e garanzie elettorali per tutti) tra la delegazione governativa, guidata dal presidente del Parlamento Jorge Rodríguez, e una coalizione di partiti dell’opposizione denominata Plataforma Unitaria Democrática (PUD), rappresentata da Gerardo Blyde. Si tratta del culmine di negoziati iniziati nel 2021 in Messico, sotto la supervisione di Russia, Paesi Bassi e Norvegia, ed è considerato un primo passo verso delle elezioni più libere e con più garanzie dei diritti politici rispetto a quelle del 2018, contestate da osservatori internazionali come l’Unione Europea.
La firma di questo accordo è un ulteriore indice del cambiamento della posizione del Venezuela a livello di politica internazionale. Dopo anni di isolamento del Paese, infatti, si assiste al disgelo nelle relazioni diplomatiche con le nazioni confinanti, sulla scia della seconda “marea rosa” che ha investito l’area, portando figure con una visione politica più progressista al vertice di Cile, Colombia e Brasile.
Un altro segnale evidente di questo fenomeno è stato l’incontro, a maggio 2023, dei capi di governo di questi Paesi a Brasília, nella cornice di un possibile rilancio dell’organizzazione UNASUR, volto a rafforzare le relazioni diplomatiche e i legami economici. Questa inversione di tendenza è favorita anche dall’abbandono da parte degli Stati Uniti, a partire dal 2022, della politica di massima pressione promossa durante la presidenza Trump e dal tentativo di ripristinare proficui canali di comunicazione con il governo di Maduro.
Gli obiettivi degli Stati Uniti
“Lo stato d’animo della regione è cambiato e c’è un maggior desiderio che il Venezuela torni all’ovile” ha affermato Andrew Selee, presidente del Migration Policy Institute (MPI), istituto di ricerca indipendente, “C’è stato un momento in cui la protesta popolare avrebbe potuto abbattere il regime di Maduro e le sanzioni erano pensate per aiutare a raggiungere questo obiettivo. Adesso la situazione è cambiata…I governi latinomericani tornano a stringere accordi con il Venezuela e gli Stati Uniti stanno seguendo questa tendenza”.
La presidenza Biden ha già fatto il primo passo per ripristinare le relazioni con il Paese sudamericano. Nel mese di ottobre, infatti, il Dipartimento del Tesoro statunitense e l’Office of Foreign Assets Control (OFAC – Ufficio per il controllo di beni stranieri) hanno sospeso provvisoriamente alcune sanzioni applicate al Venezuela. In particolare, vengono autorizzate per un periodo di sei mesi operazioni commerciali con il Paese nei settori della vendita di petrolio, gas e oro, ed eliminati alcuni divieti di commercializzazione di titoli venezuelani.
Il 25 novembre, inoltre, la compagnia petrolifera statunitense Chevron è stata autorizzata a riprendere l’estrazione di petrolio greggio venezuelano per esportarlo e venderlo. Questa autorizzazione riguarda solo lo sfruttamento di pozzi già scoperti e per il momento non permette l’espansione delle esplorazioni nel settore. Non è una coincidenza che l’alleggerimento delle sanzioni si sia verificato poco dopo la firma dell’accordo di Barbados. Il mantenimento di questa apertura e l’eventuale sospensione di ulteriori sanzioni, infatti, sono subordinati alla condizione che nel 2024 si tengano nel Paese elezioni caratterizzate da trasparenza e una più equa partecipazione di candidati dell’opposizione.
Washington è potenzialmente interessata al petrolio venezuelano, poiché, come ricorda José Toro Hardy, “il Venezuela è sempre stato un fornitore alternativo affidabile per gli Stati Uniti nei momenti di instabilità in Medio Oriente”. Un ruolo attualmente impossibile da soddisfare, però, date le condizioni di grave crisi dell’economia venezuelana, che non ha le risorse per sostituire le forniture provenienti dalla Russia e dagli altri Paesi membri dell’OPEC.
Francisco J. Monaldi, direttore del programma latinoamericano sull’energia del Baker Institute presso la Rice University di Houston, infatti, ha spiegato che “secondo le previsioni più ottimiste il Venezuela potrebbe fornire al mercato 300.000 barili, mentre la produzione mondiale di petrolio attualmente conta oltre 100 milioni di barili, per cui l’apporto venezuelano costituirebbe un mero 0,2 o 0,3% sul totale”. Per aumentare il peso del Venezuela nel mercato mondiale del petrolio servirebbero investimenti sulle infrastrutture, che tuttavia difficilmente saranno concretizzati finché l’allentamento delle sanzioni statunitensi resterà provvisorio.
Ripristinare le relazioni con il Paese sudamericano è conveniente per gli Stati Uniti anche per ragioni di politica migratoria. Il Venezuela, infatti, rappresenta un partner per la gestione della crisi migratoria che ha investito il territorio statunitense, nel quale si è registrato l’ingresso di 545.000 immigrati venezuelani nel 2021, contro 184.000 nel 2010, secondo lo U.S. Census Bureau. Il 18 ottobre 2023 è stato annunciato dal Dipartimento dei Trasporti statunitense il ripristino delle deportazioni verso Caracas di venezuelani espulsi dagli Stati Uniti per ragioni legate alla commissione di illeciti o all’immigrazione in forma irregolare.
L’accordo parziale sarà la soluzione?
Secondo Luis Vicente León, analista venezuelano intervistato dalla BBC, “Questi accordi non possono risolvere in modo integrale i molteplici problemi del Paese, né permettere il ripristino delle istituzioni o dell’equità nella competizione elettorale, però non significa che i costanti progressi siano irrilevanti o secondari”. Prosegue tuttavia sottolineando che “la cessazione delle misure di inabilitazione sarebbe una notizia fantastica, ma irrealizzabile in questo momento. L’attuale partito al governo ha troppo da perdere in caso di sconfitta elettorale e non correrà questo rischio”. Parole profetiche, alla luce dei successivi avvenimenti legati alle primarie dell’opposizione, cui hanno partecipato circa 2,3 milioni di elettori.
Il 22 ottobre, le elezioni per la nomina del candidato che dovrà sfidare il presidente Nicolás Maduro alle prossime presidenziali hanno portato alla vittoria di María Corina Machado, del partito di centro-destra “Vente Venezuela”, con il 92,35% dei voti. L’entusiasmo della vincitrice e dei suoi sostenitori, però, ha avuto vita breve. Il 25 ottobre, il pubblico ministero Tarek William Saab ha aperto un’indagine sui membri della Comisión Nacional de Primarias, organizzatrice delle elezioni, ipotizzando la commissione di reati come usurpazione di funzioni, usurpazione di identità degli elettori, finanziamenti illeciti e associazione per delinquere.
Il 30 ottobre, inoltre, il Tribunal Supremo de Justicia de Venezuela, ha sospeso i risultati dell’elezione sulla base del ricorso presentato dal deputato José Brito, che ha denunciato irregolarità e brogli. L’opposizione ha criticato la sospensione, manifestando il proprio appoggio a Machado. Geoff Ramsey, senior fellow dell’Atlantic Council, ha dichiarato che la sospensione delle elezioni “è una chiara violazione dell’accordo firmato dal governo con l’opposizione alle Barbados e un’evidente escalation della crisi politica”. Maduro agisce come se non gli importasse del rischio che gli Stati Uniti possano ripristinare le sanzioni”.
L’ostacolo alla candidatura di Machado
Il Tribunal Supremo de Justicia, nel quadro dell’indagine sulle primarie, ha ordinato alla Comisión Nacional de Primarias di consegnare i documenti relativi alle candidature di soggetti destinatari di misure di inhabilitación para el ejercicio de cargos públicos (interdizione dall’esercizio di pubblici uffici). Tra essi figura anche María Corina Machado, alla quale è stato vietato assumere incarichi pubblici fino al 2030, poiché durante il suo mandato come deputata avrebbe omesso di presentare la dichiarazione dei redditi.
Questa sanzione è stata irrogata dalla Contraloría General de la República, che supervisiona la gestione del patrimonio pubblico dello stato da parte di organi e funzionari di livello nazionale, federale e municipale, e da parte di altri enti, come società a partecipazione pubblica, università pubbliche e la Banca centrale. Il Contralor General, dopo un accertamento svolto in un procedimento interno privo di contraddittorio con l’interessato, può sospendere un deputato dal proprio ufficio, privandolo dello stipendio per un massimo di due anni, o destituirlo dall’incarico. Nei casi più gravi, inoltre, può vietargli l’esercizio di incarichi pubblici per un massimo di quindici anni.
L’applicazione di questa misura a numerosi membri dell’opposizione politica tra il 2015 e il 2021 (tra questi anche Henrique Capriles e Juan Guaidó) aveva determinato la sostanziale esclusione di numerosi candidati dalle ultime elezioni presidenziali. Per questo, alcune voci hanno denunciato la strumentalizzazione dell’inhabilitación come mezzo per eliminare avversari del governo dalla sfida elettorale.
Come evidenzia Daniel Carnagy, professore di Scienze Politiche presso l’università Simón Bolívar di Caracas, “…le inabilitazioni sono pene accessorie…se non c’è una sentenza su cui fondare l’inabilitazione di Machado, Capriles o altri, si tratta di una misura illegale…La Contraloría è solo un braccio che esegue la volontà dell’esecutivo…Se in Venezuela si rispettasse la teoria generale dello stato di diritto le inabilitazioni…dovrebbero essere annullate”.
Il 15 dicembre fonti statunitensi hanno annunciato che María Corina Machado ha impugnato la misura di inhabilitación a suo carico, chiedendone l’annullamento affinché sia ammessa la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali. Questa impugnazione è stata prevista nel quadro degli accordi di Barbados, per poter risolvere su un piano giuridico il problema della candidabilità di Machado e di altri membri dell’opposizione.
Gli ostacoli alla candidatura presidenziale di Machado danno un segnale che punta nella direzione opposta a quella ipotizzata dall’Acuerdo parcial di Barbados. Resterà da vedere se il governo venezuelano vorrà davvero garantire elezioni più aperte e trasparenti o si limiterà a mantenere un equilibrio che eviti di portare gli Stati Uniti al ripristino delle sanzioni.
Fonti e approfondimenti
Associated Press in Caracas, Venezuela: Machado takes big early lead in presidential primary vote, The Guardian, 23 ottobre 2023
BBC Mundo, En qué consiste el acuerdo entre gobierno y oposición de Venezuela (y qué cambia), 17 ottobre 2023
BBC Mundo, El Tribunal de Justicia de Venezuela suspende las elecciones primarias de la oposición ganadas por María Corina Machado, 30 ottobre 2023
Bloomberg News, As Sanctions Lift on Venezuelan Oil, China’s Refiners Will Face Stiffer Competition, 19 ottobre 2023
Carolina Alcalde, Adriana Núñez Rabascall, Jorge Agobian, ¿Cuáles pueden ser los efectos del levantamiento de sanciones a la industria petrolera de Venezuela?, Voz de América, 20 ottobre 2023
DW, Venezuela: Gobierno y oposición buscan garantías electorales, 18 ottobre 2023
El Impulso, ¿Suspensión de los “efectos” de las primarias o dejar claro la inhabilitación de María Corina Machado? #1Nov 01 novembre 2023
Fabiola Zerpa, Venezuela Oil Production Seen Rising 25% as US Eases Sanctions, Bloomberg, 19 ottobre 2023
Florantonia Singer, El chavismo y la oposición acuerdan celebrar las elecciones presidenciales en el segundo semestre de 2024, 18 ottobre 2023
Genevieve Glatsky, Isayen Herrera e Julie Turkewitz, El acercamiento entre Estados Unidos y Venezuela antes de unas elecciones clave, infobae, 21 ottobre 2023
Guillermo Olmo, Cómo se benefician Venezuela y EE.UU. del levantamiento de las sanciones contra el gobierno de Nicolás Maduro, BBC Mundo, 27 ottobre 2023
Infobae, EEUU reanudó los vuelos de deportación a Venezuela: se esperan “múltiples” frecuencias semanales, 18 ottobre 2023
Jorge Agobian, EEUU flexibiliza temporalmente sanciones a Venezuela tras acuerdos entre gobierno y oposición, Voz de América, 18 ottobre 2023
José Ospina-Valencia, Venezuela: inhabilitaciones como garrote contra la oposición, DW, 04 luglio 2023
Luke Taylor, Venezuela primary results suspended in latest blow directed at opposition, The Guardian, 30 ottobre 2023
Michael Shifter, Maduro the Survivor. Why Washington Must Play the Long Game in Venezuela, Foreign Affairs, 31 marzo 2023
Priscilla Alvarez, Biden administration announces relief for Venezuelans in the US in bid to ease burden on NYC officials, CNN, 21 settembre 2023
Priscilla Alvarez, El Gobierno de Joe Biden apuesta por una nueva estrategia para Venezuela mientras Estados Unidos lidia con la migración masiva, CNN, 03 novembre 2023
S. Department of State – Bureau of Western Hemisphere Affairs, U.S. Relations With Venezuela. Bilateral Relations Fact Sheet, 27 giugno 2023
Viola Traeder, Venezuela: ¿rumbo a elecciones democráticas en 2024?, DW, 18 ottobre 2023
Voz de América, María Corina Machado apela su inhabilitación como candidata en el TSJ de Venezuela, 15 dicembre 2023
Editing a cura di Elena Noventa