Site icon Lo Spiegone

La diplomazia dei panda avvicina l’Australia alla Cina?

panda

Dopo anni di tensioni, i rapporti tra Canberra e Pechino sembrano distendersi. Sotto il governo di Anthony Albanese, erano già arrivati importanti aperture sul fronte commerciale. La visita di Li Qiang nell’isola continente, la prima di un premier cinese dal 2017, è un altro segnale di disgelo. 

A confermare la volontà della Rpc di ristabilire un clima cordiale è anche l’annuncio, da parte di Li, dell’invio di due panda all’ex colonia britannica. Un forte messaggio simbolico, dato il significato che questi animali assumono nella cultura cinese. Messaggio che si inserisce in una strategia diplomatica che Pechino persegue con diversi attori internazionali.  

Australia e Cina, gelo e disgelo  

Quando il Partito laburista ha vinto le ultime elezioni in Australia, era speranza diffusa a Pechino che la forza guidata da Albanese mettesse da parte l’ostilità dimostrata negli anni precedenti dall’esecutivo conservatore. Nel mandato di Morrison si era infatti toccato probabilmente il punto più basso nelle relazioni tra i due Paesi dall’avvio delle relazioni diplomatiche. 

Un punto di svolta in questo percorso è stata senza dubbio la richiesta australiana di un’indagine internazionale sulla gestione della pandemia da Covid-19. Da lì ai ferri corti, il passo è stato breve. In particolare, per quello che riguarda le relazioni economiche e commerciali, con la Rpc che ha eretto importanti barriere per l’importazione di merci australiane. 

La situazione cambia nel 2023. Se all’inizio dell’anno i rapporti tra i due Paesi erano piuttosto instabili, col passare dei mesi i leader politici hanno smussato la propria retorica e hanno di fatto riaperto i canali di dialogo. Sviluppo che ha portato, tra le altre cose, anche all’eliminazione di gran parte delle restrizioni. 

A rimanere in piedi è quella che riguarda l’aragosta australiana, che nel 2020 ha penalizzato fortemente gli esportatori dell’isola. Il mercato, come segnala l’ABC, valeva all’epoca ben 770 milioni di dollari australiani. Il ministro del Commercio, Don Farrell, si augura che venga a crollare anche questo muro. 

La diplomazia dei panda

Tra gli annunci che hanno accompagnato la visita del premier cinese vi è quello relativo ai panda giganti che la Rpc dovrebbe inviare allo zoo di Adelaide. Dal 2009, la struttura ne ospita altri due, Wang Wang e Fu Ni, che dovrebbero tornare in Cina entro la fine dell’anno. Oggi sono una ventina i Paesi che rientrano in questa “diplomazia dei panda” portata avanti dalla potenza asiatica. 

L’accordo prevede che il Paese ospitante si prenda cura di questi animali per dimostrare di voler mantenere dei buoni legami con Pechino. Il panda nella politica estera cinese è infatti da sempre un simbolo di profonda amicizia e di collaborazione sincera. Si tratta di una tradizione che affonda le sue radici nell’antichità e che, da Mao Zedong in poi, i leader comunisti hanno voluto recuperare.

Questo strumento diplomatico nelle intenzioni di Xi Jinping serve anche a presentarsi all’esterno con un volto amichevole, non minaccioso. In un momento in cui aumentano le preoccupazioni per l’assertività della politica estera cinese, il panda intende rassicurare anche gli attori dello scenario internazionale sulle buone intenzioni della Rpc, in quanto soggetto interessato soprattutto al benessere, al progresso e ai rapporti positivi tra i popoli. 

Australia e Cina oltre i panda

È presto per dire quali saranno i prossimi passi della relazione strategica tra Australia e Cina, anche alla luce della salda alleanza che lega l’isola continente agli Stati Uniti. Alleanza sigillata per esempio nel patto AUKUS, che include l’acquisizione di sottomarini a propulsione nucleare, oppure nella partecipazione al Quad, quadrilatero di sicurezza che unisce gli alleati regionali di Washington. 

Nel frattempo, però, il disgelo continua. Forte anche di un bilancio che vede la Cina come principale partner commerciale, Canberra è intenzionata a portare avanti il dialogo, anche su altri fronti. Il Primo ministro Albanese ha recentemente dichiarato che la cooperazione con la Cina va nella direzione di costruire un «futuro più prospero e sicuro per tutti coloro che chiamano casa l’indo-pacifico». 

L’esecutivo laburista è ora alla ricerca di un equilibrio tra queste due politiche estere parallele. Un tentativo che, per il prof. Yu Tao potrebbe portare anche a un modello innovativo per la coesistenza pacifica tra Paesi guidati da regimi e ideologie diverse. I punti critici però, dalla prospettiva australiana, non mancano. A partire dal timore per il rispetto dei diritti umani in Cina e da un’opinione pubblica ancora diffidente nei confronti della Rpc. Il panda per tutto questo potrebbe rivelarsi un gigante dai piedi d’argilla.    


Fonti e approfondimenti 

Quiggin, J., “Australia and China turn a new leaf in economic relations”, East Asia Forum, 23/12/2023

Tao, Y., “China’s Premier Li Qiang Visits Australia: A Step Toward Stabilizing Relations”, The Diplomat, 14/06/2024

Exit mobile version