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L’impatto economico delle Olimpiadi

Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

Dal 1896 a oggi le Olimpiadi hanno attraversato cambiamenti notevoli. Ogni quattro anni, torna la questione dell’impatto economico che esse producono. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) sostiene che ospitare il più importante fra gli eventi sportivi possa aumentare il profilo globale di una città. Nonché generare benefici economici attraverso il turismo e gli investimenti infrastrutturali.

Tuttavia un numero crescente di economisti sostiene che i benefici di ospitare i giochi sono nel migliore dei casi esagerati e nel peggiore inesistenti, lasciando molti paesi ospitanti con grandi debiti e passività di manutenzione.

Come cambiano le Olimpiadi 

Sicuramente ospitare i Giochi Olimpici lascia sempre un’impronta indelebile nella città o nella regione ospitante e nei suoi abitanti. I Giochi possono trasformare l’aspetto urbano lasciando un’eredità di nuove infrastrutture, strutture sportive esistenti rinnovate e impianti costruiti per i Giochi stessi. Ospitare le Olimpiadi non può essere considerato solo positivo o negativo, ma ha sempre esiti contrastanti. 

Da quest’ultimo punto di vista, le polemiche non mancano mai nei paesi ospitanti, fra chi vede i Giochi come un semplice onere che sarebbe meglio risparmiarsi per investire su altro, e fra chi li vede non solo come un volano di sviluppo, ma anche come uno strumento per aumentare il prestigio locale sfruttando il proprio soft-power.

I Pro dei Giochi

Proprio da quest’ultimo punto di vista, tra i benefici economici “intangibili” troviamo quello che deriva dall’ospitare i Giochi mettendo così “sulla mappa” la città che li organizza. Le Olimpiadi portano alla città ospitante un contributo del Comitato Olimpico Internazionale (per i giochi estivi oltre 1 miliardo di dollari), per coprire i costi operativi dell’evento. 

Questo aumento della spesa attrae altri investimenti pubblici o privati che, a loro volta, possono consentire alla città di migliorare gli standard qualitativi in molti settori. Secondo le stime più prudenti, il PIL pro capite locale aumenta significativamente di 3,6 punti percentuali rispetto al PIL pro capite nazionale nell’anno dell’evento e di 3,3 punti percentuali nell’anno precedente.

Le città olimpiche subiscono inoltre profonde trasformazioni a lungo termine dal punto di vista urbanistico, con la costruzione o la riqualificazione di impianti sportivi e palazzi dello sport polifunzionali, dei sistemi di trasporto e di altre infrastrutture essenziali (approvvigionamento idrico, approvvigionamento e distribuzione di energia, ecc.). Anche sull’ambiente possono essere rintracciati dei benefici, per esempio nell’innalzamento degli standard nel settore delle costruzioni, come strutture green e a basso impatto energetico. Che portano anche a benefici economici sul lungo periodo. 

I contro: redistribuzione e debito

Per quanto riguarda i contro, uno studio del 1998 ha analizzato le principali argomentazioni addotte dai convinti oppositori in un lavoro basato su documenti e interviste a economisti, riguardo ai Giochi di Atene (2004), Sidney (2000), Atlanta (1996) e Barcellona (1992).

Lo studio mette in luce il rischio che la città ospitante contragga un debito eccessivo e che le cifre dei fondi stanziati per la realizzazione andrebbero spese in altri progetti, più utili in termini sociali. Inoltre la distribuzione della ricchezza sarebbe iniqua, poiché favorirebbe quasi esclusivamente le classi più ricche. Sui posti di lavoro creati, gli scettici lamentano il fatto che sarebbero quasi totalmente posti precari. E che l’impatto di questo effimero aumento della ricchezza non giustificherebbe l’aumento del costo della vita e degli affitti nella città ospitante

Un altro studio del 2002 identifica anche il caso dei cosiddetti “elefanti bianchi“. Termine che descrive gli impianti e le strutture (tra cui villaggi olimpici e alberghi) di dimensioni eccessive progettate per far fronte alle “code olimpiche” e alla vendita dei biglietti, che poi rimangono inutilizzate o non “armonizzate” sul piano urbano. Ma anche il fatto di vedere i Giochi come un business può portare a una mancanza di coinvolgimento pubblico e di consultazione della comunità nella pianificazione di grandi progetti. Incontrando solo benefici verso interessi privati.

Per quanto riguarda l’ambiente, i Giochi hanno un inevitabile impatto, che si prolunga nel tempo. Le nuove costruzioni comportano un aumento del traffico, del consumo idrico e di suolo e della produzione di rifiuti. Così come una crescita generale dell’inquinamento. Tutte cose che ovviamente hanno dei costi importanti anche dal punto di vista economico. 

Cifre e precedenti

Per gran parte del XX secolo, l’organizzazione dei Giochi Olimpici è stata un onere gestibile per le città ospitanti. Gli eventi si tenevano nei Paesi più ricchi, Europa e Stati Uniti in testa, in una posizione migliore per sostenere i costi grazie alle loro economie avanzate. 

A partire dagli anni ’70 in poi lo scetticismo è invece cresciuto. Un esempio macroscopico di questo lo troviamo nel caso di Denver. Nel 1972 fu infatti scelta come città ospitante, ma incredibilmente in seguito a un referendum i cittadini respinsero l’opportunità per evitare l’aumento della spesa pubblica. Denver è stata quindi la prima e unica città ospitante a tirarsi indietro. I Giochi andarono a Monaco di Baviera. 

Ma riguardo i costi e i rischi, le Olimpiadi di Montreal del 1976 divennero il simbolo dei rischi fiscali dell’ospitare. Il costo previsto di 124 milioni di dollari era ben al di sotto del costo effettivo. Aumento causato in gran parte a causa dei ritardi nella costruzione e degli sforamenti dei costi per un nuovo stadio. Costi finiti per pesare sui contribuenti cittadini per circa 1,5 miliardi di dollari di debiti, finiti di pagare nel 2006.

Complessivamente, i costi infrastrutturali vanno dai 5 agli oltre 50 miliardi di dollari. Ad esempio, circa l’85% degli oltre 50 miliardi di dollari di budget dei Giochi di Sochi 2014 (invernali) è stato destinato alla costruzione di infrastrutture non sportive da zero. Più della metà del budget di Pechino 2008 (45 miliardi di dollari) è andato a ferrovie, strade e aeroporti, mentre quasi un quarto è andato agli sforzi di pulizia ambientale. 

La variabile del luogo 

Chiaramente anche il luogo in cui si svolgono le Olimpiadi fa la differenza. Nel caso della Grecia, con le Olimpiadi di Atene del 2004, i miliardi di debito contratti hanno contribuito al successivo crollo finanziario del paese

Poiché i costi di hosting sono saliti di molto nel corso del tempo, le entrate coprono solo una frazione delle spese. Le Olimpiadi estive di Pechino del 2008 hanno generato 3,6 miliardi di dollari di entrate, rispetto agli oltre 40 miliardi di dollari di costi. Gli ultimi Giochi di Tokyo hanno generato 5,8 miliardi di dollari di entrate e 13 miliardi di dollari di costi. Inoltre, gran parte delle entrate non va alla realtà ospitante. Il CIO trattiene più della metà di tutte le entrate televisive, in genere la più grande fetta di denaro generata dai giochi.

In Brasile, primo Paese sudamericano ad ospitare le Olimpiadi, il costo dei giochi del 2016 ha superato i 20 miliardi, con la sola città di Rio che ha dovuto sostenere una spesa superiore ai 13 miliardi. La recessione ha poi portato a un salvataggio di 900 milioni di dollari per la città da parte del governo federale per coprire alcuni dei costi. 

L’impatto di Parigi 2024

Uno studio sull’impatto economico previsto delle prossime Olimpiadi è stato condotto nel 2016, prima dell’assegnazione dei Giochi a Parigi, dal Centro di diritto ed economia dello sport francese. Lo studio ha stimato l’impatto economico in una forbice di guadagno molto ampia, fra i 5 e i 10 miliardi di dollari circa, con una percentuale compresa tra un quarto e un terzo generata dal turismo. Cifre in ogni caso da rivedere a causa dell’inflazione e del complicato contesto internazionale.

Alla fine dello scorso dicembre, il COJOP (Comitato organizzatore dei Giochi di Parigi 2024) ha dichiarato di aver già firmato contratti per un valore di 2,3 miliardi di euro con circa 2.200 fornitori di servizi, di cui tre quarti sono piccole e medie imprese francesi. Ciò significa che “parte dei benefici economici finirà per sfuggire alle aziende francesi, in proporzioni ancora da determinare”, hanno sottolineato i parlamentari Stéphane Peu (Parti Communiste Français, sinistra) e Stéphane Mazars (Renaissance, partito centrista di Macron), in una relazione congiunta.

Le spese operative e la costruzione di nuove infrastrutture sono divise in modo relativamente equo. Se il costo finale rimarrà circoscritto alle previsioni, Parigi ospiterà i Giochi estivi più economici degli ultimi decenni. Per gli organizzatori, la decisione di affidarsi quasi interamente a impianti esistenti, come la sede del Roland Garros per il tennis e quelli realizzati per gli Europei di calcio del 2016, ha contenuto i costi. Parigi ha speso 4,5 miliardi di dollari in infrastrutture, tra cui 1,6 miliardi di dollari per il suo Villaggio Olimpico, il cui prezzo è almeno un terzo in più di quanto originariamente preventivato. 

Qualsiasi somma finale si tirerà alla fine, seppur in partenza Parigi sembra essersi mossa bene e in maniera intelligente valorizzando ciò che aveva già a disposizione. Differenza sostanziale con i casi di Rio, Pechino, Atene e Sochi sopracitati, dove il punto di partenza era peggiore.

Fonti e approfondimenti

Centre de Droit et d’Economie du Sport, Paris 2024 Etude d’Impact, 06/2016

Firgo, M., The causal economic effects of Olympic Games on host regions, Regional Science and Urban Economics, 24/03/2021

Madeline, B., Paris 2024: The uncertain economic impact of the Olympic Games, Le Monde, 12/01/2024

McBride, J., Berman, N., Manno, M., The Economics of Hosting the Olympic Games, Council on Foreign Relations, 08/07/2024

Scandizzo, P. L., Pierleoni, M. R., Assessing the Olympic Games: the economic impact and beyond, Journal of Economic Surveys, 07/06/2017 

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