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Marwan Barghouti, chi è e cosa rappresenta per la Palestina

Marwan Barghouti

Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

I colloqui per un cessate il fuoco a Gaza sono nuovamente in fase di stallo. Tra i motivi ostativi ci sarebbe la richiesta di Hamas, rifiutata da Israele, di un immediato rilascio di alcuni prigionieri palestinesi. Tra questi, il capo del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina Ahmad Sadat, Ibrahim Hamed, ex comandante dell’ala militare di Hamas in Cisgiordania, ma soprattutto di Marwan Barghouti, da molti definito il ‘Mandela palestinese’, considerato il leader per eccellenza della Resistenza. 

In molti vorrebbero Barghouti alla guida dell’Autorità nazionale palestinese come successore di Abu Mazen, di cui è stato per anni il delfino. Della famiglia Barghouti fanno parte, tra gli altri, Omar, cofondatore del movimento internazionale per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (Bds) contro Israele, e la giornalista e scrittrice palestinese con cittadinanza statunitense Mariam

Marwan Barghouti, un profilo 

Marwan Barghouti, 64 anni, profondamente laico, nasce in un villaggio vicino a Ramallah, in Cisgiordania. Dopo essersi unito al movimento ha cominciato a guidare i giovani di Fatah, il partito politico fondato da Yasser Arafat. Partecipa alla Prima intifada, nel 1987, durante la quale viene arrestato e deportato in Giordania. Gli anni universitari li passa tra dentro e fuori le carceri. 

Torna in Palestina prima degli accordi di Oslo del 1994 e nel 1996 viene eletto nel Consiglio legislativo palestinese. Allo scoppio della Seconda intifada, nel 2000, diventa uno dei volti più importanti della resistenza palestinese, fondando le Brigate dei Martiri al-Aqsa e guidando Tanzim, il braccio armato di Fatah. 

Dopo essere stato accusato di essere il mandante di almeno 26 attacchi che hanno causato la morte di 21 civili e 5 soldati israeliani, nel 2002 Barghouti viene arrestato. Nel 2004 un tribunale militare lo condanna a cinque ergastoli, attribuendogli la responsabilità di tre attentati nei quali muoiono cinque israeliani. Nonostante la militanza comune, i rapporti con i vertici di Fatah non sono distesi, tanto che nel 2005 fonda Mustaqbal (futuro), una sua lista elettorale in vista del voto del 2006. 

L’anima della resistenza

L’immagine del leader palestinese, sorridente e con le mani ammanettate, fa il giro del mondo, come la sua rivendicazione di essere “un prigioniero politico e un combattente per la libertà”. Oggi il suo profilo di “ragazzo normale della strada palestinese”, come si definisce, campeggia sui muri costruiti da Israele che tagliano in due la Cisgiordania. 

Come per molti altri leader prima di lui, il carcere non ha spento le convinzioni di Barghouti e, anzi, ne ha aumentato il prestigio all’interno della resistenza palestinese. Dopo le elezioni del 2006, nelle quali Hamas ottiene la vittoria, Barghouti svolge un ruolo chiave nella firma del Documento di Conciliazione Nazionale dei Detenuti scritto da prigionieri palestinesi di Fatah, Hamas, Jihad islamica, Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP) e Fronte democratico per la liberazione della Palestina (DFLP). 

Con il documento si richiede di tornare ai confini del 1967 per lo Stato palestinese, oltre a un cessate il fuoco reciproco. L’obiettivo di Barghouti è anche quello di ricucire le tante e frammentate anime della resistenza palestinese, soprattutto la divisione tra Hamas e Fatah. Magari in una chiave di resistenza popolare non violenta, sulla quale ha insistito da dietro le sbarre ribadendo la necessità di combattere l’occupazione israeliana attraverso la disobbedienza civile, i boicottaggi e gli scioperi. 

Marwan Barghouti, oggi

Per molti israeliani, però, il paragone con Mandela rimane comunque abbastanza difficile, tanto per il passato di Barghouti, quanto per i suoi tentativi – soprattutto nel 2014 – di lanciare una nuova intifada. Nonostante ciò, la sua figura è ed è stata considerata una possibile soluzione per riaprire il dialogo anche da molti rappresentanti di Tel Aviv, visto il suo sostegno a una soluzione a due Stati nell’area. 

Da anni, in tantissimi ne chiedono la liberazione, convinti che la sua figura possa portare alla pace. Anche gli stessi palestinesi. Nel 2021, se non fossero state annullate le elezioni presidenziali, lui avrebbe vinto con grande distacco. Un sondaggio lo vedeva preferito dal 33% dei palestinesi, mentre Abu Mazen si fermava al 24% e Haniyeh, capo di Hamas, al 10%. Una rilevazione di dicembre 2023 lo vedeva addirittura 40 punti avanti all’attuale leader.

 

Fonti e approfondimenti

Deregibus, L. “Ricorda 2000: la Seconda Intifada e il fallimento del processo di pace in Palestina”, Lo Spiegone, 29/08/2020 

Frankel, J. “Hamas demands Israel release Marwan Barghouti, a man some Palestinians see as their Nelson Mandela”, AP News, 3/02/2024

Hamza, A., “Can Marwan Barghouti, the ‘Palestinian Mandela’, bring peace to Gaza?”, France 24, 4/11/2023

Holmes, O. & Beaumont, P. ‘The most popular Palestinian leader alive’: Releasing Marwan Barghouti could transform territories’ politics”, The Guardian, 17/02/2020

UN. 2006. National Conciliation Document of the Prisoners (28 June 2006) – Non-UN document – Question of Palestine



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