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La NATO spacca gli Stati Uniti?

Negli Stati Uniti la NATO è tornata fortemente sotto i riflettori. L’Alleanza Atlantica è infatti entrata nel polarizzato dibattito politico statunitense, in seguito alle dichiarazioni di Trump delle scorse settimane. Che l’ex presidente sia critico verso l’organizzazione non è d’altronde una novità.

Donald Trump aveva infatti detto che una volta tornato alla Casa Bianca, in caso di attacco a un paese NATO, gli Stati Uniti non difenderanno nessuno che non spenda almeno il 2% del suo PIL nella difesa. E che anzi incoraggerebbe gli invasori “a fare quello che diavolo vogliono”. Parole che hanno creato sconcerto e un certo scompiglio all’interno dell’Alleanza, ma che hanno trovato ampia sponda fra i suoi sostenitori.

Nel dibattito polarizzato: l’indagine sull’opinione degli elettori

Il Pew Research Center ha condotto un’indagine fra gli elettori statunitensi per cercare di tratteggiare quale opinione della NATO questi abbiano. Secondo il report, il 75% dei democratici e degli indipendenti di tendenza democratica valutano favorevolmente l’organizzazione. Viceversa, solo il 43% dei repubblicani e degli indipendenti affini sono d’accordo. Un dato in calo rispetto al 55% di un sondaggio del 2022 condotto subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Una differenza che si spiega all’interno della polarizzazione che caratterizza gli Stati Uniti da ormai molti anni. Democratici e Repubblicani differiscono nettamente in merito agli aiuti all’Ucraina e sulle valutazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy. E sul fatto che sostenere l’Ucraina aiuti o danneggi gli interessi degli Stati Uniti.

Quasi il 25% degli intervistati afferma che gli Stati Uniti non stiano fornendo aiuti sufficienti. Tuttavia circa il 31% crede all’opposto che il governo stia dando troppi aiuti. Il 25% crede che gli aiuti forniti siano giusti.

Le opinioni su questo tema variano considerevolmente da un partito all’altro. Sebbene la percentuale di democratici che ritengono che gli Stati Uniti non stiano facendo abbastanza per aiutare l’Ucraina sia diminuita dopo l’inizio della guerra, è aumentata più di recente. Attualmente, il 36% dei democratici afferma che gli Stati Uniti non stanno fornendo abbastanza aiuti.

Al contrario, solo il 13% dei repubblicani afferma che gli Stati Uniti non stanno dando abbastanza sostegno all’Ucraina, mentre il 49% ritiene che stiano dando troppo. All’inizio della guerra, gli atteggiamenti repubblicani erano essenzialmente l’opposto. Il 49% diceva che gli Stati Uniti non fornivano abbastanza aiuti e il 9% diceva che ne fornivano troppi. Tra i repubblicani, i conservatori sono più propensi dei moderati a dire che gli Stati Uniti stanno fornendo troppi aiuti all’Ucraina. Chiara rappresentazione della presa trumpiana sul partito.

Il punto repubblicano

Sembra che le alleanze che una volta erano viste come il baluardo della Guerra Fredda siano ora viste come un obsoleto segmento nell’opinione pubblica americana, almeno in una parte. Il cambiamento del Partito repubblicano, anche su questo, non è una novità e non stupisce.

Il vecchio consenso che ha resistito anche nei primi anni dopo la fine della Guerra Fredda si è sfilacciato sotto il peso della globalizzazione, delle guerre in Iraq e Afghanistan, della crisi del 2008-09 e dell’implacabile assalto trumpiano alle istituzioni e agli accordi internazionali.

Inviare nuovi aiuti all’Ucraina non è stato affatto semplice al Congresso. I repubblicani alla Camera si sono infatti opposti a lungo, spinti anche dal sentimento ostruzionistico promosso dal loro candidato alla Casa Bianca. 

Anche al Senato, alcuni dei falchi repubblicani più radicali hanno votato contro gli aiuti, in particolare Lindsey Graham della Carolina del Sud, oppostosi dopo aver parlato con Trump. Graham si è unito ad altri repubblicani nel chiedere un’azione più dura per proteggere il confine degli Stati Uniti con il Messico anche a costo degli alleati, in un intreccio fra immigrazione e politica internazionale. O semplicemente: il piano interno è più importante del piano internazionale. “America First” per intenderci.

La questione se l’influenza degli Stati Uniti sia in declino e in difficoltà riguardo la loro leadership internazionale affligge legislatori, analisti e funzionari statunitensi. Questo ruolo, seppur insidiato da altre potenze come la Cina, spetta ancora a Washington e chiari segnali di una caduta non sembrano esserci ancora. Se accelerarlo di propria mano oppure no è questione meramente politica. E la visione fra repubblicani e democratici non è la stessa.

Fonti e approfondimenti

Baker, P., “Trump’s NATO Threat Reflects a Wider Shift on America’s Place in the World”, The New York Times, 15/02/2024

McDonald, A., “Donald Trump says he won’t quit NATO — if Europe pays its way”, Politico, 19/03/2024

Rees, W., “Trump, NATO and Anglo-American Relations”, Royal United Services Institute, 09/05/2024

Wike, R., Fagan, M., Gubbala, S., Austin, S., “Growing Partisan Divisions Over NATO and Ukraine”, Pew Research Center, 08/05/2024

Wolf, Z., “Congress acted to protect NATO. But it might not be enough to stop Trump”, CNN, 13/02/2024

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