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Biden è debole fra i giovani non solo per Gaza

Presidente degli Stati Uniti Joe Biden

Nelle ultime settimane le proteste nei campus universitari statunitensi hanno avuto grande risalto mediatico. Sono molte le analisi secondo cui la rabbia dei giovani verso la situazione a Gaza e l’andamento del conflitto costeranno le elezioni a Biden. L’assunto di fondo è che se i giovani di centrosinistra non dovessero votare per lui – o astenersi – Biden non vincerà.

Non disporre del supporto di questa fascia di elettori sarebbe in effetti un grosso problema, considerando che nel 2020 contribuirono in maniera importante alla sua vittoria, specialmente in alcuni Stati chiave. Ma la questione si riduce “solo” alla guerra in Palestina?

La fascia giovanile

Secondo un recente sondaggio CNN, più dell’80% dei giovani disapprova il modo in cui Biden sta gestendo il conflitto, segnando il tasso di disapprovazione più ampio fra le varie fasce elettorali. Biden sta quindi perdendo consensi tra i più giovani, uno dei gruppi chiave per il suo successo elettorale.  

Nel 2020, Biden ha vinto il voto tra i 18 e i 29 anni di 24 punti percentuali. Questa volta, alcuni sondaggi suggeriscono che nella categoria potrebbe esserci un testa a testa con Donald Trump. Seguendo questo filo logico, dovrebbe essere chiara una correlazione fra ciò che sta succedendo a Gaza e il malcontento verso le politiche della Casa Bianca. 

Tuttavia escludere la differenza fra opinioni e priorità potrebbe essere un errore madornale nel computo di un’analisi. Al di là del fatto che per alcuni potrebbe essere più importante rispetto ad altri. Ma a quanto sembra per pochissimi statunitensi – giovani inclusi – la guerra in Palestina non viene considerata come una delle principali priorità. Non ci si avvicina nemmeno.

La questione in numeri

Secondo un sondaggio dell’Harvard Youth Poll i giovani tra i 18 e i 29 anni hanno valutato il conflitto israelo-palestinese al 15° posto su 16 possibili priorità. Anche nei campus universitari, epicentro delle proteste, un sondaggio di Axios/Generation Lab ha rilevato che solo il 13% degli studenti considera “il conflitto in Medio Oriente” come uno dei loro tre problemi principali. 

Un sondaggio della CBS di aprile ha rilevato che i giovani elettori che vorrebbero che Biden facesse pressione su Israele per cessare il fuoco a Gaza sono ancora schierati per lui. Detto questo, la scelta di voto espressa ora rappresenta la fotografia del momento, quindi non proprio la stessa cosa che presentarsi alle urne a novembre per votare per lui.

Ciò che in ogni caso risalta agli occhi è che la maggior parte dei giovani non sembra prestare molta attenzione a quello che accade oltre i confini nazionali. La fascia di età compresa tra i 18 e i 29 anni è quella che sta seguendo meno la guerra, secondo un sondaggio di marzo del Pew Research Center. Il 14% ha dichiarato di seguire da vicino gli aggiornamenti, mentre il 58% ha dichiarato di non seguire affatto le notizie sul conflitto.

I giovani come gli altri  

Un ulteriore sondaggio riportato da Vox mostra quanto i giovani siano molto simili all’ipotetico americano medio. Lo stato dell’economia è la questione più importante, seguita a strettissimo giro dalla sanità, in tutte le varie componenti che caratterizzano queste macroaree. 

Secondo l’analisi, i temi più sentiti e su cui potrebbero spostarsi i giovani elettori afferiscono in modo schiacciante all’abbassamento dei prezzi in generale, specificamente del cibo, del gas e dei servizi. Non riguardano la creazione di più posti di lavoro, l’abbassamento dei tassi di interesse o persino un aumento dei salari (anche se questa è la seconda cosa più importante). Tutti temi sempre rilanciati e su cui Biden si è speso molto in questo quadriennio.

Voto e rappresentanza

Quanti mettono la politica estera o la guerra a Gaza in cima alle priorità sono quindi una piccola fetta della popolazione, molti meno di quanti guardando allo stato dell’economia. Qualsiasi frammento potrebbe essere quello decisivo e spostare di poco a sinistra o a destra il voto negli Stati chiave potrebbe significare vittoria o sconfitta. Così come un aumento dell’astensionismo.

Ma che il conflitto israelo-palestinese abbia influenzato e continuerà a influenzare la politica interna degli Stati Uniti è una questione che va ben oltre i calcoli elettorali. Ed è improbabile che la questione inneschi un allineamento demografico al voto. Quando si tratta delle questioni che stanno loro più a cuore, i giovani statunitensi appaiono infatti più vicini all’elettorato generale che ai gruppi di attivisti che dicono di rappresentarli. 

 

Fonti e approfondimenti

Agiesta, J., “CNN Poll: Trump maintains lead over Biden in 2024 matchup as views on their presidencies diverge”, CNN, 28/04/2024

Edsall, T., “A Huge Gender Gap Is Emerging Among Young Voters”, The New York Times, 01/05/2024

Horowitch, R., “Biden’s Weakness With Young Voters Isn’t About Gaza”, The Atlantic, 14/05/2024

Paz, C., ”What young voters actually care about”, Vox, 16/05/2024

Wolf, Z., “Biden’s young voter problem keeps getting worse”, CNN, 29/04/2024

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