Che la situazione in Palestina rappresenti sempre di più un grattacapo per Joe Biden, non è un mistero. La sua amministrazione è alle prese con l’intenzione israeliana di avanzare convintamente su Rafah. La campagna elettorale interna, schiacciata tra due fuochi, è quindi vittima di profonda confusione.
Lo stato della questione
Le pressioni portate sul governo di Netanyahu in questi mesi non hanno portato i risultati sperati. Il cessate il fuoco ufficiale, ad esempio, non è ancora arrivato. Anzi il governo israeliano sembra deciso ad andare avanti per la sua strada, nonostante le perplessità dell’alleato. Insomma le difficoltà per il governo statunitense non mancano e la questione Rafah non ne è estranea.
Nei giorni scorsi il presidente Biden aveva minacciato di sospendere l’invio di armi verso Israele in caso di assalto alla città del sud della Striscia di Gaza. Luogo dove attualmente, in uno spazio risibile, sono rifugiati circa un milione e mezzo di palestinesi. Dalla sua amministrazione è trapelato il fatto che Israele abbia ammassato abbastanza truppe ai margini di Rafah per andare avanti con un’incursione su vasta scala nei prossimi giorni. Resta il dubbio, come rivelato da due funzionari alla CNN, se il governo israeliano deciderà di sfidare apertamente la Casa Bianca.
All’ottavo mese di guerra, Washington sta mettendo sempre più in discussione l’approccio israeliano, suggerendo anche pubblicamente l’improbabilità di un raggiungimento dell’obiettivo dichiarato di distruggere Hamas. Tensioni tra i due paesi su “quale sia la teoria della vittoria” ci sono state, per utilizzare le parole di Kurt Campbell, vicesegretario di Stato, il quale auspica “una soluzione politica”. Un apparente eco dell’astensione al Consiglio di sicurezza dell’ONU delle scorse settimane che doveva impegnare Israele verso il cessate il fuoco.
C’è una linea rossa per Washington?
Ma c’è una linea rossa da non superare secondo Washington? A occhio non sembrerebbe, almeno pubblicamente. Alla domanda posta al segretario Blinken in una recente intervista su quale sia esattamente la “linea rossa” di Biden e “cosa lo spingerebbe a dire: Trattengo le armi'”, Blinken con un gioco di equilibrismo ha risposto che “non parliamo di linee rosse quando si tratta di Israele“. In sintesi: siamo in disaccordo, ma recidere il cordone con un alleato importante nella regione è altra storia.
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha infatti avanzato un pacchetto da un miliardo di dollari di aiuti per Israele nel processo di revisione del Congresso, con il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, che ha dichiarato ai giornalisti che gli Stati Uniti continueranno a fornire l’assistenza militare prevista dal passaggio della legge di finanziamento supplementare da 26 miliardi di dollari approvata il mese scorso.
La Casa Bianca ha sospeso però l’invio di 1.800 bombe da 2.000 libbre e 1.700 bombe da 500 perché “non crediamo che debbano essere sganciate in città densamente popolate”. Ma le preoccupazioni dell’amministrazione Biden sono cresciute da quando i carri armati e le truppe israeliane sono entrati nella parte orientale di Rafah nella notte di lunedì, prendendo il controllo del principale valico di frontiera tra Gaza e l’Egitto.
La situazione è quindi molto complessa e Israele non ha ancora dato segnali di distensione, con i colloqui al Cairo su quanto meno un cessate il fuoco che appaiono bloccati.
La campagna elettorale interna: a Biden serve ogni voto possibile
Sta di fatto che in patria, per Joe Biden, la situazione diventa sempre più problematica con le elezioni in avvicinamento. Le proteste nei campus universitari statunitensi, lo scontento di molti democratici e le spinte interne al partito non gli rendono la vita facile.
Esempio di questo lo abbiamo già visto in alcuni segmenti delle primarie. L’elettorato più giovane e le minoranze, infatti, hanno più volte mostrato malcontento verso l’operato della Casa Bianca riguardo la Palestina. E in stati chiave ogni voto è importante, anche alla luce dei sondaggi sfavorevoli in molti territori che nel 2020 erano stati fondamentali per raggiungere la vittoria. Se tutte queste componenti non andassero a votare sarebbe quindi un evidente problema.
Avere il sostegno di un partito coeso, in grado di mobilitare gli elettori, è più che necessario. E un nuovo ritorno di Donald Trump alla presidenza è improbabile migliori le condizioni dei palestinesi se la guerra andasse avanti, vista la costante vicinanza a Netanyahu mostrata nel suo precedente quadriennio. A Biden serve ogni voto possibile. Quale strategia attuerà?
Fonti e approfondimenti
Fernandez, B., “Not even the US government knows the US government line on Rafah”, Al Jazeera, 14/05/2024
Lee, MJ., Atwood, K., “US assesses Israel has amassed enough troops to launch full-scale incursion into Rafah, officials say”, CNN, 13/05/2024
Rasgon, A., Barnes, J., Levenson, M., “Breach Grows Between Biden and Israel’s Leaders Over Rafah Invasion”, The New York Times, 09/05/2024
Reuters, “US advances $1bn Israel weapons package amid Rafah tensions”, The Guardian, 15/05/2024