Lo scorso novembre a Cali, in Colombia, la sedicesima edizione della Conferenza delle Parti sulla Biodiversità (COP16) è stata interrotta senza un accordo sul testo finale. Le posizioni dei governi erano troppo distanti per trovare un’intesa sulla mobilitazione di risorse finanziarie per la tutela della biodiversità entro i tempi stabiliti. La conferenza si è quindi riaggiornata a fine febbraio a Roma, con l’obiettivo di superare le divergenze che l’avevano immobilizzata.
La biodiversità al centro
Alla riapertura dei lavori, ospitati presso la sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), la presidente dei negoziati e Ministra per l’Ambiente della Colombia Susana Muhamad Gonzàles ha invitato i delegati a collaborare costruttivamente e superare le “differenze di interessi”. Col fine, alto e ultimo, di “sostenere la vita su questo pianeta”.
Al centro delle discussioni vi era il KMGBF. Adottato nel dicembre 2022 durante la COP15, il Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework è un accordo internazionale che definisce obiettivi ultimi (nello specifico 23) e azioni pratiche da implementare per fermare la perdita di biodiversità, e anzi invertire la rotta, entro il 2030.
Spesso considerato come l’Accordo di Parigi della Biodiversità, tra i suoi obiettivi il KMGBF annovera la protezione del 30% delle terre e degli oceani globali entro il 2030 (30X30) attraverso il rafforzamento del coinvolgimento del settore finanziario nella protezione della natura. La COP16 di Cali aveva lo scopo di tradurre gli impegni generali del framework in meccanismi finanziari operativi per raggiungere l’obiettivo 30×30.
I negoziati di Roma
Nonostante il contesto di tensioni geopolitiche forti, un crescente ritiro internazionale dalle politiche climatiche e un multilateralismo un po’ incerto, i negoziati ripresi a Roma si sono svolti produttivamente.
Al termine dei tre giorni di lavoro, le Parti si sono accordate per mobilitare almeno 200 miliardi di dollari all’anno entro il 2030, inclusa un’allocazione specifica di 20 miliardi di dollari annui entro il 2025 (da aumentare a 30 miliardi di dollari annui entro il 2030) per gli sforzi di conservazione nei Paesi a medio e basso reddito. Questo accordo rappresenta un’importante vittoria per i Paesi del Sud globale. I quali hanno fortemente voluto l’introduzione di meccanismi di finanziamento nuovi e inclusivi durante i negoziati di Cali.
Per poter erogare questa somma, i governi si sono accordati sulla riforma dei sussidi nazionali dannosi (i cui introiti sono stimati tra 800 miliardi e 2,6 trilioni di dollari). Nonché sull’incentivazione degli investimenti privati attraverso una maggiore trasparenza e regolamentazione.
Inoltre, l’accordo prevede, per la prima volta, la creazione di una cornice di dialogo tra i ministri ambientali e quelli in materia finanziaria. Un segno chiaro della sempre maggiore compenetrazione di queste due agende.
Gli attori chiave in campo
Nei negoziati di Roma un ruolo chiave è stato giocato dal Brasile, anche in rappresentanza dei BRICS, e dal Regno Unito. A livello nazionale, entrambi i Paesi stanno applicando un nuovo approccio al contrasto e alla gestione della crisi climatica, che prevede di coniugare la riduzione delle emissioni con la tutela della biodiversità.
Da una parte, il Brasile, che ospiterà anche la COP30 il prossimo novembre, punta a portare avanti, con ambizione, i negoziati sulla finanza climatica, e in particolare sul Nuovo Obiettivo Collettivo Quantificato (NCQG). L’obiettivo per il governo brasiliano è rafforzare il ruolo dei Paesi in via di sviluppo nel sistema finanziario internazionale, garantendo risorse adeguate per una transizione che guardi sia alla riduzione delle emissioni che alla protezione degli ecosistemi (visto che i Paesi in via di sviluppo sono anche quelli con gli ecosistemi più fragili).
Il Regno Unito, dal canto suo, sta promuovendo su scala internazionale piani di transizione climatica per un’economia a basse emissioni, strutturati e sviluppati dal settore privato. L’obiettivo è costruire un ponte tra il settore privato e gli obiettivi nazionali, favorendo un modello di sviluppo sostenibile che concili crescita economica e tutela ambientale.
Va tuttavia riconosciuto che il successo romano della COP16 potrebbe essere stato influenzato anche dalla pressione diplomatica di ottenere un risultato tangibile, visto che era stato necessario ricorrere ai “tempi supplementari”. Inoltre, l’assenza degli Stati Uniti ha evitato il coinvolgimento di un attore che, con la nuova amministrazione, ha assunto una posizione apertamente ostile agli accordi internazionali sulla tutela ambientale.
Le implicazioni per il settore privato
Questo crescente impegno finanziario dei governi a favore della biodiversità ha conseguenze di vasta portata anche per investitori privati e aziende.
In primo luogo, il nuovo scenario normativo. Gli accordi di Roma incoraggiano le istituzioni finanziarie e le multinazionali a valutare e rendicontare i loro impatti ambientali. Ciò significa che investitori e imprese dovranno integrare le considerazioni sulla biodiversità nelle valutazioni dei rischi e nelle strategie di sostenibilità.
Il riorientamento di sussidi e incentivi è un altro elemento decisivo. Le industrie che si basano su sussidi dannosi per l’ambiente (come l’agricoltura, l’industria dei combustibili fossili e la pesca industriale) potrebbero affrontare un’ingente ristrutturazione. Al contrario, le aziende pioniere di soluzioni positive per la natura potrebbero vedere nuove opportunità di investimento e supporto politico.
Infine, l’ampliamento del ruolo della finanza privata. Le banche multilaterali di sviluppo e le istituzioni finanziarie sono incoraggiate a sviluppare metodologie standardizzate per monitorare gli investimenti nella biodiversità. Ciò probabilmente porterà a una maggiore emissione di obbligazioni verdi, strumenti finanziari e opportunità di investimento con impatto positivo per ambiente e biodiversità.
Le prossime tappe da seguire
Seppur un successo, perché a tutti gli effetti un punto di svolta, l’accordo raggiunto a Roma rappresenta solo il primo passo verso un nuovo sistema di finanziamento per la biodiversità e il raggiungimento degli obiettivi 30×30. Dalla COP17 dil novembre 2026, dove si definiranno criteri più dettagliati per il nuovo quadro finanziario, fino alla COP19 del 2029, i governi dovranno rendere operativo il meccanismo di finanza per la biodiversità.
Guardando al 2025, un altro passo chiave per integrare la finanza ambientale nell’architettura finanziaria globale sarà la quarta Conferenza Internazionale sul Finanziamento per lo Sviluppo (FfD4), in programma a Siviglia il prossimo giugno. Ulteriore segnale dell’attenzione crescente delle principali istituzioni finanziarie, delle banche centrali e dei forum economici internazionali nel ruolo della finanza nel supportare la transizione ecologica.
Le implicazioni future
Gli accordi di Roma segnano un cambiamento nel modo in cui la natura è valutata nell’economia globale. Questi accordi ci dicono infatti, per la prima volta, che proteggere la biodiversità è una necessità finanziaria.
Le normative sugli impatti sulla biodiversità che i governi inizieranno ad adottare, in ottemperanza degli accordi di Roma, favoriranno investimenti in attività sostenibili. Sussidi e incentivi governativi potrebbero contribuire a ridefinire interi settori economici, spingendo le imprese ad adottare pratiche produttive rigenerative e sviluppare soluzioni innovative per la tutela degli ecosistemi.
Con le decisioni adottate alla COP16, la valutazione del rischio legato alla biodiversità diventa un elemento chiave delle strategie economiche. E la preservazione della biodiversità si intreccia così, sempre più, con la stabilità finanziaria nazionale e internazionale.
Fonti e approfondimenti
Kumming-Montreal Global Biodiversity Framework (KMGBF)
Press Release, Convention on Biological Diversity (CBD)
Resource Mobilisation and Financial Mechanisms, CBD KMGBF
Highlights from 27 February 2025, IISD, Earth Negotiation Bulletin
Statement on resumed COP16 sessions in Rome, Finance For Biodiversity Foundation