Kamala Harris ha chiesto ieri il “cessate il fuoco immediato” a Gaza. La vicepresidente degli USA ha sottolineato come Hamas dovrebbe accettare le condizioni per lo stop e che Israele “deve fare di più per aumentare in modo significativo il flusso di aiuti” verso i palestinesi, colpiti da una forte “catastrofe umanitaria”.
Le dichiarazioni arrivano dopo più di una spinta dalla Casa Bianca, che nelle ultime settimane ha aumentato la pressione sul governo di Tel Aviv.
Le parole di Kamala Harris
Nella sua più forte presa di posizione dall’inizio del conflitto, Harris ha rimarcato come “ciò che vediamo ogni giorno a Gaza è devastante […]. Donne che danno alla luce bambini malnutriti con poca o nessuna assistenza medica. Bambini che muoiono di malnutrizione e disidratazione. Come ho detto molte volte, troppi palestinesi innocenti sono stati uccisi”.
La vicepresidente spera quindi in un cessate il fuoco immediato, almeno per le prossime sei settimane. Nel prosieguo del suo discorso ha poi attaccato Hamas, definendola un “brutale organizzazione terroristica” e che “la minaccia che Hamas rappresenta per il popolo di Israele deve essere eliminata”.
A che punto sono i colloqui?
Dopo i colloqui della scorsa settimana, i mediatori statunitensi al Cairo si sono sbilanciati dicendo che l’accordo sul tavolo era stato “più o meno accettato da Israele”. Accordo che prevede la liberazione degli ostaggi e una tregua di sei settimane, coincidente con lo svolgimento del Ramadan, a una settimana dal suo inizio.
Un funzionario di Hamas ha affermato che se Israele dovesse soddisfare le richieste – cioè il ritiro dalla Striscia e un aumento degli aiuti umanitari – ciò “aprirebbe la strada a un accordo entro le prossime 24-48 ore”. Un altro funzionario palestinese ha però detto che il cessate il fuoco non è imminente.
Il Primo ministro israeliano Netanyahu ha finora rifiutato di ritirare le truppe da Gaza prima che Hamas venga distrutto e tutti gli ostaggi vengano liberati. Israele avrebbe inoltre boicottato i colloqui, poiché la sua richiesta di ricevere una lista coi nomi degli ostaggi ancora vivi non sarebbe stata accolta da Hamas.
La visita di Gantz
È prevista invece per queste ore la visita di Benny Gantz a Washington, membro del gabinetto di guerra israeliano e rivale politico di Netanyahu. Visita che sta facendo discutere in patria e non solo, data la mancata autorizzazione di Netanyahu. Il quale, dopo aver rimproverato lo stesso Gantz, avrebbe ordinato all’ambasciata israeliana a Washington di non dare supporto all’ex militare.
L’ex capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano incontrerà Kamala Harris, il segretario di Stato Antony Blinken e il consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan. Dall’amministrazione Biden filtra la posizione di molti funzionari e diplomatici che preferirebbero lavorare con Gantz, vedendo l’opportunità di valutare la posizione dell’opinione pubblica israeliana su questioni importanti come la soluzione a due Stati.
Se in Israele si votasse oggi, secondo i sondaggi, Gantz potrebbe diventare Primo ministro. Se ci fossero progressi sulla liberazione degli ostaggi dopo la sua visita, questo potrebbe aumentare ulteriormente il sostegno verso di lui. Anche per questo, molti esponenti del Likud (partito di Netanyahu) hanno criticato Gantz. Alla destra del Likud, il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, avrebbe addirittura esortato Netanyahu a prendere in considerazione l’allontanamento di Gantz per insubordinazione.
I democratici tra opposizione e guerra
L’amministrazione Biden, dallo scoppio del conflitto, non ha mai considerato Netanyahu un partner ragionevole con una visione condivisa e la visita di Gantz offre conferme. La spaccatura fra Netanyahu e Biden risale indietro nel tempo, all’epoca degli scontri fra il politico di Tel Aviv e Obama. Dal 7 ottobre, Netanyahu non è stato invitato alla Casa Bianca.
Molti democratici al Congresso sono critici verso la condotta e la figura del premier israeliano. Il partito inoltre è in difficoltà sul fronte interno, perché costretto ad affrontare una crescente opposizione nell’elettorato verso il supporto a Israele. Gantz potrebbe rappresentare una via di uscita anche in questa prospettiva. Ma il condizionale è d’obbligo.
Fonti e approfondimenti
Green, E. L., “Harris Calls for an ‘Immediate Cease-Fire’ in Gaza”, The New York Times, 03/03/2024
Hancock, E., “Gaza cease-fire hopes falter as Israel reportedly boycotts Cairo talks”, Politico, 03/03/2024
McKernan, B., “Hamas delegation joins mediators at Gaza ceasefire talks in Cairo”, The Guardian, 03/03/2024
Samuels, B., “U.S. Sends Clear Message to Netanyahu With Gantz Invite – Whether Biden Admits It or Not”, Haaretz, 03/03/2024
Zilber, N., Schwartz, F., “Netanyahu allies lash out at Gantz over Washington trip”, The Financial Times, 03/03/2024