La space race nella regione MENA

Lo spazio si presenta oggi come la nuova frontiera della competizione geopolitica e come oggetto di un crescente interesse da parte dei principali attori globali. Accanto alle potenze tradizionali, come gli Stati Uniti e la Russia, si sono affiancati, negli ultimi anni, i Paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e nuove potenze regionali, dall’Europa al Medio Oriente. 

Lo spazio sta emergendo come un nuovo terreno di scontro tra i Paesi mediorientali, come dimostra anche il rapporto di analisi di mercato sui programmi spaziali governativi Euroconsult, secondo il quale, negli ultimi dieci anni, la spesa spaziale nella regione MENA è quasi raddoppiata, passando da 755 milioni di dollari del 2010 ai quasi 1,3 miliardi del 2020. 

Questa rivalità si è accentuata a seguito del completamento della missione Emirates Mars da parte degli Emirati Arabi Uniti (EAU). Tale missione ha avuto come obiettivi strategici espliciti quelli di incoraggiare la collaborazione globale nell’esplorazione di Marte e consolidare la posizione degli Emirati quale faro del progresso nella regione. Inoltre, il successo di Abu Dhabi ha avuto un potente effetto regionale, spingendo altri Paesi arabi (tra cui Arabia Saudita, Egitto e Tunisia) a investire nei propri programmi spaziali.

Gli Emirati, i veri protagonisti della corsa allo spazio

Lo scorso 9 febbraio, la sonda emiratina Hope (nota, in arabo, come “Al-Amal”) ha raggiunto Marte, attorno al quale orbiterà per almeno un anno marziano, pari a seicentottantasette giorni terrestri. Hope è stata lanciata il 19 luglio 2020 dal centro spaziale Tanegashima, a sud del Giappone: il razzo lanciatore H2A della Jaxa (l’Agenzia spaziale giapponese) ha trasportato il satellite nello spazio fino al momento in cui, il 9 febbraio, ha raggiunto Marte. Grazie a questa missione, gli Emirati sono il quarto Paese ad arrivare sul “pianeta rosso”, dopo Stati Uniti, Russia e India. 

Più di duecento ingegneri emiratini hanno progettato e costruito Hope presso il Laboratorio di fisica atmosferica e spaziale dell’Università del Colorado e il Mohammed Bin Rashid Space Center (MBRSC), ente governativo di Dubai e parte integrante del Programma spaziale emiratino. Di fatto, la missione di Hope si inserisce all’interno del più ampio programma Mars 2117, che mira a sviluppare le conoscenze e le capacità scientifiche che consentiranno agli Emirati di costruire la prima Mars Science City ed esplorare Marte per affrontare le sfide della sicurezza alimentare, idrica ed energetica. 

La missione ha richiesto investimenti per circa duecento milioni di dollari e ha come scopo quello di fornire un quadro completo dell’atmosfera di Marte, grazie all’utilizzo di tre strumenti specifici: l’Emirates eXploration imager (EXI), che misurerà le proprietà chimico-fisiche di acqua, ghiaccio, polvere e l’abbondanza di ozono nell’atmosfera marziana; l’Emirates Mars Ultraviolet Spectrometer (EMUS), che rileverà le caratteristiche e le variazioni della termosfera e la presenza di idrogeno e ossigeno nell’alta atmosfera; l’Emirates Mars Infrared Spectrometer (EMIRS), che misurerà l’andamento della temperatura e la presenza di ghiaccio, vapore acqueo e polvere nell’atmosfera. Hope dovrebbe iniziare a trasmettere i propri dati alla Terra da settembre 2021.

Lo scorso 22 marzo, invece, dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakistan, a bordo del razzo spaziale Soyuz 2.1., gli Emirati hanno lanciato DMSat-1, il primo satellite nanometrico ambientale della regione MENA. Il DMSat-1 potrebbe rappresentare la chiave per lo sviluppo di politiche ambientali, poiché intraprenderà il monitoraggio, la raccolta e l’analisi dei dati ambientali, consentendo di misurare i gas serra e gli inquinanti atmosferici nella regione. Questi dati verranno utilizzati per sviluppare piani volti ad affrontare le sfide del cambiamento climatico e l’inquinamento urbano, consentendo migliori previsioni ambientali. 

Il DMSat-1 conferma l’impegno assunto dagli Emirati ai termini dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Il lancio del satellite svolge un ruolo sia nella UAE Energy Strategy 2050 che nella Dubai Clean Energy Strategy, contribuendo anche all’implementazione di un sistema per la gestione delle emissioni di gas serra come parte del National Climate Change Plan of the UAE 2017–2050.

Ma i piani spaziali degli Emirati non si fermano qui. Lo scorso 14 aprile, l’MBRSC ha siglato un accordo con la compagnia giapponese ispace. Secondo questo contratto, nel 2022, un rover emiratino (chiamato Rashid) andrà sulla Luna con ispace, nell’ambito del suo programma spaziale commerciale Hakuto-R. La collaborazione con ispace permetterà di portare sulla Luna la Emirates Lunar Mission, la prima missione di questo tipo per il mondo arabo. Secondo l’accordo, l’azienda giapponese si occuperà del trasporto del rover sulla superficie lunare e in fase di crociera fornirà alimentazione e comunicazioni con la Terra.

L’Arabia Saudita e il futuro dell’esplorazione spaziale

Anche l’Arabia Saudita sta prendendo atto della space race della regione. Nel 2018, nell’ambito del piano Vision 2030, volto a diversificare l’economia del Regno, Riyadh ha istituito la Commissione spaziale saudita (SSC), per guidare gli sforzi nella ricerca e nell’industria spaziale. Presieduta dal principe Sultan bin Salman, la SSC ha come obiettivo la collaborazione con potenze come Stati Uniti, Russia, Cina, India ed Emirati. A tal fine, il Regno si è impegnato a investire 2,1 miliardi di dollari nel proprio programma spaziale.

Inoltre, ad aprile 2021, Riyadh ha firmato un accordo con Pechino per una missione scientifica, nel 2022, a bordo della nuova stazione spaziale cinese, il cui primo modulo sarà lanciato nei prossimi mesi. La missione andrà a studiare gli effetti dei raggi cosmici su un nuovo tipo di pannelli fotovoltaici creati in Arabia Saudita. Con questa missione, l’Arabia Saudita punta a migliorare la resa e la resistenza dei propri pannelli solari nell’ostile ambiente spaziale.

Nord Africa: anche Egitto e Tunisia puntano allo spazio

Le radici della moderna esplorazione spaziale nella regione nordafricana risalgono ai primi anni Sessanta. In quel periodo, in Egitto, l’allora presidente Gamal Abdel Nasser iniziò a sviluppare un programma spaziale nazionale; progetto che, tuttavia, venne accantonato a seguito della guerra del 1967 con Israele. L’Egitto, quindi, arrivò a istituire la propria Agenzia Spaziale (EgSA) solamente nel 1994. 

Attualmente, Il Cairo sta portando avanti un ambizioso progetto per costruire sistemi e infrastrutture spaziali. Infatti, a dicembre 2021 verrà lanciato un nuovo satellite (“Next”), il quinto che Il Cairo manderà in orbita, dopo Nilesat (lanciato nel 1998), EgyptSat1 (nel 2007), EgyptSat 2 (2011) ed EgyptSat-A (2019). Tale lancio rientra nell’ambito di un progetto in collaborazione con partner tedeschi e cinesi, mostrando l’intento del Paese nel rafforzare le relazioni internazionali in ambito aerospaziale.  

Parallelamente a Next, da marzo 2022, verrà lanciato un gruppo di nano satelliti per monitorare i cambiamenti climatici. A settembre dello stesso anno sarà poi inaugurato un centro di assemblaggio e collaudo satellitare, primo del suo genere per il mondo arabo, nella Città Spaziale Internazionale. La volontà del governo egiziano è quella di costruire satelliti totalmente autoprodotti per scopi legati allo sviluppo della ricerca scientifica in Egitto e Africa. Inoltre, Il Cairo sta lavorando a un progetto panafricano per il lancio di un satellite chiamato “African development Satellite, con il sostegno dell’Unione africana (UA) e con la partecipazione di Kenya, Uganda, Ghana, Sudan e Nigeria.

Anche la Tunisia è riuscita a costruire un satellite prodotto interamente nei confini nazionali da parte della società tunisina Telnet, specializzata in tecnologia, software e ingegneria spaziale. Il lancio è avvenuto lo scorso 20 marzo, data dell’indipendenza tunisina. Si tratta del primo Paese del Maghreb a lanciare un satellite totalmente auto-prodotto. 

“Challenge 1” è stato lanciato con successo dal Cosmodromo di Baikonur, nel Kazakhistan, a bordo della navicella spaziale russa Soyuz, dopo aver stipulato un accordo con l’operatore russo di lanci commerciali di razzi GK Launch Services. Il satellite consentirà la trasmissione di dati utili mediante collegamento “Internet of things”, utilizzando, per la prima volta al mondo, il protocollo di comunicazione “LoRa”, destinato principalmente alle reti terrestri. Il lancio ha poi gettato le basi della cooperazione bilaterale tra Tunisia e Russia nel campo della tecnologia hi-tech.

Diversificazione economica e soft power: i fattori chiave della space race

Il progresso tecnologico di un Paese ne aumenta il prestigio a livello politico, diplomatico e militare. Con molti Stati del Medio Oriente spesso etichettati come “conservatori”, la loro ricerca dell’esplorazione spaziale costituisce un modo per modificare gli stereotipi internazionali. Tra i motori più importanti della corsa allo spazio in Medio Oriente vi è poi la diversificazione economica: i Paesi coinvolti stanno tentando di diminuire la loro dipendenza da petrolio e gas e sviluppare settori chiave come quello hi-tech

Tali ambizioni tecnologiche sono inseparabili da quelle geopolitiche. La spinta nel creare un’economia basata sulla conoscenza non riguarda solo la diversificazione delle fonti di entrate pubbliche. Ampliando le opportunità di cooperazione, i Paesi arabi sperano infatti di creare non solo nuovi posti di lavoro, ma anche di attrarre capitale umano altamente qualificato nei propri progetti scientifici, innegabili dimostrazioni di leadership e soft power a livello internazionale. 

 

 

Fonti e approfondimenti

Challenge One: Tunisia’s first homebuilt satellite, Africa News, 13/05/2020.

John Beck, “Mars mission is next step in intensifying Middle East space race, Bloomberg Businessweek, 24/06/2020. 

Mohamed Saied, “Egypt considers space program“, Al-Monitor, 28/09/2020. 

Passant Rabie, “Destination Mars: The Arab World’s first interplanetary mission puts space above oil, Inverse, 10/02/2021. 

Dario Sabeghi, “Investment and ambition: a history of Middle Eastern space exploration, Middle East Eye, 21/02/2021. 

Mohamed Soliman, “The geopolitics of space: why did the UAE send a probe to Mars?, Middle East Institute, 25/03/2021. 

 

 

Editing a cura di Niki Figus

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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