I primi 100 giorni dell’era Biden

Dal suo insediamento, avvenuto nel mese di gennaio, Joe Biden si è messo all’opera per risollevare gli Stati Uniti dopo un anno di crisi pandemica, sociale ed economica. I primi 100 giorni di un’amministrazione servono in genere a definire quali prospettive ha da offrire il nuovo governo – cioè entro quale perimetro a livello politico l’azione legislativa intende essere portata avanti – e a edificare una narrazione tesa al raccoglimento del consenso fra la cittadinanza. Fra ordini esecutivi e provvedimenti al vaglio del Congresso, questi primi tre mesi, caratterizzati da un contesto di riferimento altamente caotico, sono stati già molto pieni.

Pandemia e vaccini

In campagna elettorale Biden e il suo team hanno ripetuto più volte quanto fosse fondamentale uscire dalla pandemia il prima possibile per poter accelerare il rilancio dell’economia, provata dalla crisi e da mesi di chiusure. L’obiettivo era la somministrazione di 100 milioni di dosi di vaccino nei primi 100 giorni della nuova presidenza, poi alzato a 250 milioni di dosi visto l’ampio successo della campagna vaccinale

La media delle vaccinazioni negli ultimi giorni è stata di più di 2 milioni al giorno, con il picco massimo raggiunto nelle settimane precedenti di più di 4 milioni di dosi in un giorno. 

Per quanto riguarda i vaccini, gli Stati Uniti, forti dei maggiori investimenti e della grande produzione interna, sono stati sin da subito uno dei Paesi in grado di accelerare nell’immunizzazione della popolazione e ad oggi quasi il 40% della popolazione è coperto. I ritardi nella distribuzione a livello globale, invece, hanno indotto gli altri Paesi a spingere per un maggiore e più rapido approvvigionamento. Nel corso di questi tre mesi il governo statunitense ha bloccato le esportazioni delle dosi, scelta che inevitabilmente ha avuto risonanza mediatica e ha fatto discutere a livello internazionale. Il vaccino è stato inoltre utilizzato come strumento diplomatico, come nei casi dell’assenso dell’amministrazione all’invio di dosi di AstraZeneca in Messico e in Canada. Nel primo caso in occasione del negoziato fra Biden e il presidente messicano Obrador per cercare una sponda nella questione migranti. In tutto verranno consegnate 2,5 milioni di dosi al Messico e 1,5 milioni al Canada.

Negli ultimi mesi era poi già stata paventata la possibilità di liberalizzare i brevetti dei vaccini, questione che vedeva contrapposti alcuni Paesi e le grandi case farmaceutiche produttrici. In tal senso sono le dichiarazioni di questi giorni di Biden, che si mostra favorevole alla liberalizzazione, superando di fatto le problematiche legate alla proprietà intellettuale. 

L’ambasciatrice all’Organizzazione mondiale del commercio Katherine Tai ha formalizzato questa posizione con un comunicato ufficiale a nome dell’amministrazione Biden. L’India, in questo momento nel pieno di una crisi sanitaria senza precedenti dovuta al COVID-19, e il Sudafrica, alla testa di circa 60 Paesi allineati sulla posizione della liberalizzazione, hanno mostrato la loro soddisfazione. Sta di fatto che il passaggio dalla liberalizzazione alla produzione e all’immissione nelle varie filiere distributive delle fiale, richiederà certamente del tempo.

Economia: è Joe Biden l’anti-Reagan?

Non è un mistero che l’economia fosse, come detto, insieme al tema della vaccinazione e la risoluzione della pandemia, una delle questioni più importanti sul tavolo dell’amministrazione Biden. L’obiettivo è quello di traghettare l’economia fuori dalla crisi e ridurre le disuguaglianze

Il 20 gennaio 1981, Ronald Reagan pronunciò il suo discorso d’insediamento durante il quale disse che “il governo non è la soluzione, il governo è il problema”. Frase divenuta in seguito il manifesto dell’allora nuova rivoluzione conservatrice che sotto Reagan si manifestò in una politica economica fatta di alcuni semplici paradigmi: i ricchi fanno girare l’economia; la tassazione verso i ricchi blocca l’economia; lo Stato deve essere residuale. È la teoria della cosiddetta trickle-down economics, cioè dello sgocciolamento dall’alto verso il basso.

Biden, fra i provvedimenti economici presentati e il discorso tenuto al Congresso nel quale ha detto che “la trickle-down non ha mai funzionato”, sembra essere intenzionato non solo a ribaltare i paradigmi reaganiani, ma a cancellarli quanto più possibile. Le sue politiche prevedono infatti investimenti pubblici di vasta portata con un aumento delle tasse per i più ricchi e per le aziende, seppur marginale. I principali piani economici sono l’American Rescue, l’American Jobs Plan e l’American Families Plan, per un totale di circa 6.000 miliardi di dollari.

I piani

L’American Rescue Plan è stato approvato per 50 voti a 49 al Senato dopo un intenso passaggio parlamentare. I democratici più moderati hanno infatti fatto resistenze, che hanno portato alla modifica di alcuni punti come l’assicurazione contro la disoccupazione e l’eliminazione del salario minimo a 15 dollari. Questioni fondamentali per i più progressisti che hanno fortemente polemizzato per questi tagli. 

Il disegno di legge prevede un assegno di 1.400 dollari per le famiglie con un reddito fino a 160.000 dollari e ai redditi individuali fino a 80.000 dollari, più altri stimoli economici per chi ha adulti a carico, come studenti universitari e persone con disabilità. L’assicurazione per la disoccupazione è stata fissata a 300 dollari settimanali e avrà validità fino al 6 settembre. La legge prevede anche 170 miliardi per le scuole pubbliche, da suddividere in piani per le riaperture, la messa in sicurezza delle aule e l’obbligo di investire il 20% del denaro ricevuto nei recuperi scolastici per appianare i divari di apprendimento. Manca invece la cancellazione dei debiti studenteschi. Altri incentivi riguardano il credito di imposta, l’espansione biennale delle coperture sanitarie, un fondo per la rivitalizzazione dei ristoranti e l’assistenza per il pagamento degli affitti. 

L’American Jobs Plan, presentato ma non ancora approvato, è invece un pacchetto di infrastrutture da 2.000 miliardi di dollari che ha l’obiettivo di creare nuovi posti di lavoro con il fine di spingere gli Stati Uniti verso un’economia basata sull’energia pulita. Un piano per il quale in molti hanno scomodato il New Deal di Franklin Delano Roosevelt, che risollevò gli USA dalla grande depressione

Il piano include 621 miliardi di spese per le infrastrutture e la ricostruzione di strade, ponti, porti e sistemi ferroviari della nazione. Contiene anche 300 miliardi per sostenere la produzione, 213 miliardi per alloggi a prezzi accessibili e 380 miliardi per la ricerca, la modernizzazione della rete elettrica nazionale e l’installazione della banda larga ad alta velocità in tutto il Paese. Il piano prevede anche 400 miliardi di dollari per l’assistenza sanitaria nelle comunità e per gli anziani a domicilio.

L’American Families Plan comprende invece investimenti per 1.800 miliardi di dollari per il sostegno alle famiglie, considerando misure di assistenza all’infanzia e congedi medici e familiari retribuiti. La proposta di legge dispone 225 miliardi per la cura dell’infanzia, aiutando le famiglie a pagare l’assistenza all’infanzia sulla base di una scala di reddito variabile. 

Molti economisti sostengono che la mancanza di assistenza all’infanzia stia frenando la ripresa economica. Gli asili nido e le scuole chiusi hanno comportato un tributo sproporzionatamente pesante per le donne, che spesso devono scegliere tra restare a casa con i propri figli e tornare al lavoro. Il piano indirizzerebbe poi 200 miliardi alla scuola materna universale e gratuita per tutti i bambini di 3 e 4 anni. Inoltre, assegnerebbe 109 miliardi per coprire i costi di due anni di community college

Quest’ultimo piano, secondo l’amministrazione Biden, dovrebbe essere finanziato attraverso una nuova riforma fiscale che prevede un aumento delle tasse per le corporation dal 21 al 28%. Verrà inoltre proposta un’imposta del 39,6% sul capital gain per le persone che guadagnano più di un milione di dollari e un aumento a chi guadagna più di 400.000 dollari l’anno.

Biden in tutto questo rivendica quindi un ruolo redistributivo da parte dello Stato federale in grado di rialzare l’economia, in controtendenza con la precedente amministrazione e in rottura con i paradigmi di politica economica cui spesso abbiamo assistito essere applicati oltre oceano.

Immigrazione

Se sulla questione Covid, a livello interno, la gestione di Biden è stata finora ottima, sul fronte dell’immigrazione non si può dire lo stesso. La discontinuità annunciata rispetto all’era Trump sulla questione, almeno per il momento, non c’è stata. Complici le ricadute economiche e la pandemia che hanno colpito i Paesi del Sud America, gli Stati Uniti nelle ultime settimane si sono trovati ad affrontare una pressione enorme alla loro frontiera messicana

L’ordine esecutivo firmato da Biden all’inizio della sua presidenza, con l’obiettivo di fermare la politica di deportazione, è stato immediatamente annullato da una sentenza federale. Da allora non sono stati presi altri provvedimenti, lasciando gli USA in una situazione di fatto uguale a quella della presidenza Trump, che era stata oggetto di forti critiche da parte dei media e della società civile.

La scommessa di Biden

Questi primi 100 giorni mostrano quindi un operato caratterizzato da luci e ombre. Ciò che appare chiaro è che la scommessa politica di Biden di puntare con forza su piani redistributivi potrebbe dimostrarsi lungimirante sia sul piano economico che del consenso, ma rimane da vedere quali saranno gli effetti a lungo termine delle esitazioni in politica estera e sull’immigrazione. 

Ovviamente molto passerà dal Congresso, dove le elezioni di medio termine del 2022 rappresentano già un passaggio fondamentale per questo quadriennio. Le maggioranze ristrette alla Camera e al Senato indicano infatti la necessità di fare in fretta, poiché specialmente alla Camera Alta, tenere la maggioranza non sarà facile e operare da anatra zoppa non solo è un’incognita, ma rende tutto più complicato. Inoltre, in un contesto fortemente polarizzato come quello statunitense, l’opposizione repubblicana potrebbe rendere la vita impossibile al presidente.

 

Fonti e approfondimenti

Diamond, Dan, Pager, Tyler & Stein, Jeff, “Biden commits to waiving vaccine patents, driving wedge with pharmaceutical companies”, The Washington Post, 06/05/2021.

Elliott, Larry, “Biden attempts to consign trickle-down economics to the dustbin of history”, The Guardian, 29/04/2021.

Hunnicutt, Trevor & Renshaw, Jarrett, “Biden to float historic tax increase on investment gains for the rich”, Reuters, 23/04/2021.

Miroff, Nick, “Biden will deploy FEMA to care for teenagers and children crossing border in record numbers”, The Washington Post, 14/03/2021.

Nilsen, Ella, “Joe Biden’s $2 trillion infrastructure and jobs plan, explained”, Vox, 31/03/2021.

Siegel, Rachel, “What’s in Biden’s $1.8 trillion American Families Plan?”, The Washington Post, 28/04/2021.

Tankersley, Jim, “Biden Will Seek Tax Increase on Rich to Fund Child Care and Education”, The New York Times, 22/04/2021.

Vaccine Tracker, “More Than 1.21 Billion Shots Given: Covid-19 Tracker”, Bloomberg.

Villareal, Alexandra, “Biden administration struggles to turn chaos into order on US border”, The Guardian, 24/03/2021.

Wingrove, Josh & De Haldevang, Max, “Biden Plans to Send 4 Million Astra Doses to Mexico Canada”, Bloomberg, 18/03/2021.

Zhou, Li & Stewart, Emily, “The Senate just passed the $1.9 trillion stimulus package. Here’s what’s in it.”, Vox, 06/03/2021.

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

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