Gli effetti potenziali del Covid-19 sull’economia USA

di Edoardo Cicchella

Come molti lettori non avranno difficoltà a constatare, il coronavirus ha in poco tempo messo sotto scacco l’economia globale trovando governi ed economie quasi completamente impreparati.

Richiamando un termine fin troppo abusato dagli addetti e non-addetti al settore, il Covid-19 è un classico eventoCigno Nero“, che in sintesi significa un evento di ampio impatto e non prevedibile a priori. Molti esperti, inclusi grossi investitori istituzionali, stanno al momento ancora brancolando nel buio in cerca di spiegazioni per il tracollo economico-finanziario, mentre i mercati azionari si trovano nel panico pressoché completo. Alcuni mercati come le Filippine hanno chiuso le contrattazioni, mentre restrizioni al trading sono recentemente entrate in vigore negli Stati Uniti. La volatilità estrema ha contribuito a diverse sospensioni per eccesso di ribasso da Wall Street al FTSE-MIB italiano.

Esempi storici per far luce sul presente

Al momento di stesura di quest’articolo, l’indice SP500 (l’indice che misura la performance delle prime cinquecento imprese americane per capitalizzazione) è passato dal massimo storico di 3386 punti del 19 Febbraio 2020 ai 2386 punti del 16 Marzo (-30%). Molti hanno paragonato questo repentino declino al Black Monday del 1987, quando il mercato americano perse il 22% in un solo giorno. In realtà, il declino in termini assoluti è stato minore nel 1987 che nella attuale crisi Covid-19, data la differenza di capitalizzazione tra 1987 e 2020.

Per chi è più o meno ferrato in storia recente, la crisi che stiamo vivendo assomiglia, in queste fasi iniziali e per quanto riguarda la sua imprevedibilità, alla crisi di LTCM (Long-Term Capital Management) del 1998. Sintetizzando il più possibile, LTCM era negli anni Novanta il fondo di investimento più grande del mondo, gestito da Premi Nobel per l’Economia. Quando la Russia dichiarò inaspettatamente default sul debito pubblico, un chiaro evento “Cigno Nero” completamente imprevedibile, tutti i modelli di LTCM saltarono mandando all’aria il fondo e costringendo il governo americano al salvataggio.

Le similitudini tra la crisi Covid-19 e il fallimento di LTCM in termini di imprevedibilità assoluta sono lampanti ma finiscono qui, dato che l’economia reale americana non soffrì poi particolarmente sul lungo periodo dopo il fallimento del fondo nel 1998. Gli effetti della crisi Covid-19 invece minacciano di lasciare un impatto economico-sociale profondo, sui livelli della crisi del 2008 (se non del 1929).

Lo stock market crash causato dal Covid19. Fonte: Wikimedia Commons

I potenziali problemi per l’economia reale

La crisi Covid-19, per come si sta sviluppando, potrebbe essere potenzialmente distruttiva e cambiare radicalmente l’economia americana e mondiale per un serie di fattori. In primis, la Federal Reserve e le Istituzioni (con in prima fila il Dipartimento del Tesoro Americano), che di solito ricoprono il ruolo di stabilizzatrici in tempo di crisi, nei fatti non hanno più molte armi a disposizione per risolvere la situazione. Tagliare i tassi di interesse allo 0%, dopo averli mantenuti artificialmente bassi per il lungo periodo di espansione economica post 2008, non ha evidentemente più lo stesso potere rassicurante sui mercati. Un nuovo round di Quantitative Easing potrebbe anche non essere sufficiente, dato che la misura non ha più lo stesso effetto di shock in questa fase iniziale dell’epidemia negli USA.  Il QE sortì l’effetto sperato post 2008, quando era uno strumento più o meno mai testato. I tassi a zero portano anche a un rischio concreto di deflazione, anche spinto dalla discesa nei prezzi delle commodities globali come, ad esempio, sta accadendo con il petrolio.

In secondo luogo, diminuire i tassi nuovamente porta a un aumento del valore delle obbligazioni, spesso usate dai fondi pensione e dalle compagnie impiegate nell’economia reale per finanziarsi e/o aumentare la leva finanziaria. Se allo stesso tempo i debiti delle imprese aumentano e il business arranca, interi settori industriali ad alto indebitamento possono trovarsi in pochissimo tempo sull’orlo del collasso. Bisogna considerare che i debiti sono fissi, richiedono pagamenti periodici e crescono di valore allo scendere del tasso di interesse mentre gli introiti sono spesso variabili e in picchiata dato lo shock inaspettato alla domanda (immaginate ad esempio una piccola attività di ristorazione dopo un’ordinanza che vieta gli assembramenti o un fondo pensione investito nel mercato azionario dopo che quest’ultimo è sceso del 30% in una settimana). Un caso emblematico di questo problema è rappresentato dall’industria delle compagnie aeree.

Negli ultimi 10 anni, le compagnie aeree americane e mondiali hanno beneficiato di ampia liquidità fornita dai mercati (riforniti a loro volta di dollari dalla Federal Reserve). Il numero di passeggeri ha continuato a crescere linearmente, spinto dall’espansione economica e dalla crescita dei viaggiatori globali cinesi. Dato l’abbondare di riserve in eccesso, le compagnie aeree hanno speso in media il 96% (contro il 50% di media negli altri settori) di queste riserve per ricomprare le proprie azioni, spingendo così i prezzi ancora più alto (e lo stesso avveniva per i bonus dei dirigenti legati all’andamento azionario). Con il traffico aereo di passeggeri in declino repentino per le misure di contenimento del Covid-19, le compagnie aeree USA si trovano ora a richiedere l’aiuto dello Stato per cinquanta/sessanta miliardi di dollari. Al pubblico americano l’ardua sentenza di decidere sull’eticità di questi aiuti, alla luce della non proprio lungimirante gestione finanziaria delle compagnie negli ultimi anni (nel frattempo, Alitalia è stata di fatto nazionalizzata dallo Stato italiano).

Possibili soluzioni e proposte

La situazione per le piccole e medie imprese è, se possibile, ancora più drammatica. In America, dove non esiste la cassa integrazione, diverse misure sono sotto considerazione per far fronte all’emergenza. I settori più a rischio in questo caso sono quelli legati a turismo (alberghi), ristorazione (piccoli ristoranti a conduzione familiare) e svago in generale. Alcuni programmi come l’Economic Injury Disaster Loan Program che estende prestiti a basso tasso di interesse alla piccole imprese, sono già in funzione per mitigare gli effetti del virus sull’economia reale. Altri programmi di microprestito per supporto all’export delle piccole imprese sono attualmente sotto potenziamento da parte dello SBA (U.S. Small Business Administration). Al momento, l’Amministrazione Trump, il Congresso e la Casa Bianca stanno discutendo misure di stimolo che secondo alcune fonti potrebbero aggirarsi sulla cifra mai raggiunta prima di un trilione di dollari, ovvero mille miliardi di dollari.

La situazione a Washington appare al momento molto fluida, con l’Amministrazione che sembra prediligere misure di pagamento diretto dell’ordine di mille dollari a persona (ma l’ammontare effettivo non è ancora noto). La Casa Bianca ha anche aumentato la finestra di pagamento delle tasse di novanta giorni come ulteriore misura di supporto. Se l’ammontare del pacchetto di stimolo economico fosse confermato, quest’ultimo supererebbe di gran lunga il TARP (Troubled Asset Relief Program) utilizzato nel 2008 per salvare il sistema finanziario con settecento miliardi di dollari.

Se la situazione cinese può essere da guida, sono probabili eventuali ricadute sulla diseguaglianza economica negli Stati Uniti. Secondo alcuni dati rilasciati dal consiglio di Stato cinese infatti, sembra che il 95% delle grandi imprese a Hubei (epicentro dell’epidemia) abbia già ricominciato a produrre mentre solo il 60% delle piccole imprese si è riattivato, citando problemi di logistica e di finanziamento come le maggiori cause del ritardo. Considerando che, come accennato precedentemente, il Covid-19 ha un impatto maggiore sulle piccole imprese, solo misure fiscali o di stimolo targettizzate a questa fascia potrà evitare un incremento ulteriore delle disuguaglianze economiche negli Stati Uniti.

Conclusioni

Lo shock da coronavirus ha trovato le più grandi istituzioni governative e finanziarie americane impreparate alla risposta. Con i casi in aumento repentino e misure di contenimento tardive, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente prima di migliorare.

Le prossime settimane saranno fondamentali per contenere il virus e scongiurare il rischio sistemico di una nuova recessione globale, a cui questa volta gli Stati Uniti e il resto del mondo devono necessariamente far fronte con ridotte capacità di intervento fiscale e monetario.

 

Fonti e approfondimenti

BBC, US Airlines used spare cash to buy back shares, 17/03/2020

Financial Times, Philippines shuts down financial markets, 16/03/2020

Archivio Repubblica, LTCM crac, Archivio, 10/02/1998

Ray Dalio, The implications of hitting 0% interest rates, 15/03/2020

U.S. SBA, COVID 19 small business relief measures, 15/03/2020

Erica Werner, Jeff Stein and Mike DeBonis, Covid-19 stimulus package, 18/03/2020

Sidney Leng, ,China wealth gap to widen because of Covid-19, 17/03/2020

Nassim Taleb, The Black Swan, 17/04/2007

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