I poteri del Presidente degli Stati Uniti d’America

Da oltre un anno al centro dell’attualità, il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha fatto discutere l’opinione pubblica per le sue affermazioni controverse fin dalla sua campagna elettorale, data la rilevanza della sua posizione. Il fondamento normativo della sua carica si trova infatti nella Costituzione americana, in particolare all’Articolo 2, declinato in varie sezioni.

SULLA COSTITUZIONE

La Costituzione americana è nata in seno alla Convenzione di Philadelphia, tenutasi nel 1787 come processo di rettifica dei precedenti Articoli della Confederazione, ossia il testo precursore della Costituzione. Lo scopo fondamentale della Convenzione infatti era quello di riuscire a creare una struttura governativa che avesse potere sufficiente per agire su tutto il territorio nazionale, ed allo stesso tempo lasciare ampi spazi di autonomia agli Stati, nel rispetto dei principi fondamentali della federazione. Per questo, la scelta della Convenzione fu di adottare il sistema della ripartizione dei tre poteri, ispirandosi a Montesquieu, e di introdurre un modello di “checks and balances” che impedisse il prevaricare di un potere sull’altro.

Un’altra questione cardine che la Convenzione si ritrovò ad affrontare riguardava il tipo di rappresentanza, ed emersero ben presto due modelli d’azione: il primo, il cosiddetto “piano Virginia”, proponeva una rappresentanza basata sul numero di abitanti di ogni Stato; il secondo, detto “piano New Jersey”, richiedeva invece una rappresentanza legata allo Stato in quanto entità, e non in base al numero di abitanti.

La soluzione fu individuata nel “Grande Compromesso”: la Convenzione stabilì che la Camera dei Rappresentanti avrebbe avuto una base di rappresentanza modulata sulla popolazione, mentre il Senato avrebbe adottato il metodo egualitario. Inoltre, il Presidente sarebbe stato eletto da un Collegio elettorale, piuttosto che tramite elezioni popolari dirette.

Così nacque la Costituzione americana, promulgata il 15 settembre 1787, dove trovarono posto anche gli Articoli del cosiddetto “Bill of Rights”, assurgendo a principi fondamentali del testo costituzionale.

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DISPOSIZIONI COSTITUZIONALI SULLA CARICA PRESIDENZIALE

Per quanto riguarda la fase “preliminare” dell’elezione del Presidente, la Costituzione americana descrive dettagliatamente i requisiti che un soggetto deve possedere per potersi candidare alla carica, e l’iter elettivo. I requisiti richiesti sono piuttosto chiari: l’Articolo 2, sezione II, dispone infatti che “nessuno che non sia cittadino per nascita, o cittadino degli Stati Uniti all’epoca in cui questa Costituzione è adottata, è eleggibile all’ufficio di Presidente; né è eleggibile a tale ufficio chi non abbia compiuto l’età di 35 anni e non sia residente da 14 anni negli Stati Uniti.”

Il sistema elettorale statunitense è generalmente molto complesso ma, per ciò che riguarda l’elezione presidenziale, il Collegio elettorale gioca un ruolo fondamentale: infatti, secondo la volontà dei primi costituenti, rappresenta il giusto compromesso tra i sostenitori dell’elezione tramite voto popolare, e coloro che ritenevano che tale nomina spettasse solo al Congresso.

Il Collegio elettorale è un organo costituzionale non individuabile in un luogo o persona fisica, in quanto integra la totalità dei cosiddetti “Grandi Elettori”, ossia funzionari di partito scelti dai comitati elettorali, in un numero fisso pari alla somma dei membri della Camera dei Rappresentanti più due Senatori. Questo sistema implica quindi che gli Stati più popolati avranno un maggior numero di rappresentanti presso il Collegio elettorale. I Grandi Elettori pertanto sono 538, e per ottenere la carica presidenziale occorrono 270 dei loro voti.

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Riguardo alla nomina di questi Grandi Elettori, tuttavia, la Costituzione americana non è molto specifica, stabilendo solo che “[…] nessun Senatore o Rappresentante o persona che abbia un ufficio fiduciario o retribuito dagli Stati Uniti potrà esser nominato come Elettore.” (Art. 2, sez. I).

I Grandi Elettori si riuniscono Stato per Stato, disponendo del loro voto liberamente e senza vincolo di mandato, quindi (in teoria) non sono obbligati in alcun modo a votare il candidato del proprio partito. Una volta poi che il complesso dei voti di ciascuno Stato ha raggiunto il Congresso, quest’ultimo procede alle consultazioni ed alla nomina presidenziale.

Lo stesso Articolo 2 della Costituzione dispone, nella sezione I, che il mandato presidenziale abbia durata di 4 anni (ed è molto improbabile, anche se non impossibile, che il Presidente si dimetta anzitempo). Sulla questione della rieleggibilità alla carica si pronuncia il XXII emendamento, offrendo il fianco a problemi interpretativi nel momento in cui dispone che: “Nessuno potrà essere eletto alla carica di Presidente più di due volte, e nessuno che abbia tenuto la carica di Presidente, o abbia agito come Presidente, per più di due anni di un termine per il quale qualche altra persona era stata eletta come Presidente, potrà essere eletto alla carica di Presidente più di una sola volta. […]”

Quindi, una volta dimessosi, il Presidente non può essere rieletto una terza volta. La questione della rielezione è più importante della durata del mandato: la disposizione infatti non si concentra tanto sul numero di anni in cui il Presidente ha rivestito la carica, quanto piuttosto sul numero di mandati che gli sono stati affidati.

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I POTERI DEL PRESIDENTE

Una volta eletto, il Presidente presta giuramento il 20 gennaio, durante l’Inauguration Day al Campidoglio, Washington D.C.

La Costituzione è piuttosto scarna rispetto nel delineare i poteri del Presidente, ed è sempre il solito Articolo 2 della Costituzione che enuncia le sue competenze costituzionali. La sezione II riconosce il ruolo militare del Presidente in qualità di “Comandante in capo dell’Esercito e della Marina degli Stati Uniti, e della Milizia dei diversi Stati quando chiamata al servizio attivo degli Stati Uniti”, e dispone che “del potere esecutivo sarà investito un Presidente degli Stati Uniti d’America”. Altri poteri fondamentali del Presidente degli Stati Uniti, poi, sono il potere di stipulare trattati, il potere di veto ed il potere di grazia.

TREATY POWER

È il potere del Presidente di negoziare e stipulare trattati internazionali, che per avere efficacia devono essere ratificati dal Senato con la maggioranza dei 2/3 dei voti.

Questo potere ha subìto  un’evoluzione importante nel corso della storia degli Stati Uniti, culminata nella creazione di nuovi tipi di accordi, che si distinguono dai trattati internazionali proprio per il ruolo rivestito nel processo dal Senato, e per la presenza (o meno) della bilateralità. In particolare:

  • il sole executive agreement, è un accordo che il Presidente adotta quando il Congresso decide di non pronunciarsi, e spesso riguarda questioni internazionali di particolare delicatezza (per le quali un eventuale veto del Senato potrebbe risultare fatale);
  • il legislative-executive agreement, che per essere ratificato richiede la maggioranza semplice in entrambe le Camere del Congresso.

La decisione rispetto alla veste giuridica dei trattati è abbastanza discrezionale, e si fonda sulla probabilità di conferma da parte del Senato e sul contenuto politico dell’atto stesso.

Con grande impatto politico, inoltre, il Presidente “[…]con il parere ed il consenso del Senato nominerà gli Ambasciatori, gli altri Rappresentanti pubblici ed i Consoli, i Giudici della Corte Suprema e tutti gli altri funzionari degli Stati Uniti la cui nomina non sia qui altrimenti disciplinata”.

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IL POTERE DI VETO

Al Presidente è riconosciuto, in forza dell’Articolo 1 sezione VII, un potere di veto sulle proposte legislative delle camere del Congresso. Infatti, la disposizione stabilisce che “Ogni progetto di legge che sia stato approvato dalla Camera dei Rappresentanti e dal Senato dovrà, prima di diventare legge, essere presentato al Presidente degli Stati Uniti. In caso decidesse di non firmarlo, il Presidente rispedirà il progetto di legge corredato dalle  necessarie modifiche alla Camera interessata, la quale dovrà riesaminarlo e rivotarlo a maggioranza di 2/3. Dopo aver seguito lo stesso iter anche nell’altra Camera, la legge potrà dirsi definitivamente approvata, e diventerà effettiva e vigente.

Una parvenza di potere legislativo, che per legge è affidato al Congresso, si può ravvisare inoltre nella sezione III dello stesso Articolo 1 che stabilisce la necessità che il Presidente dia “al Congresso una Informativa sullo stato dell’Unione” a cadenza annuale, nella forma che ritiene più idonea, allo stesso tempo però raccomandando di rimandare “alla considerazione delle Camere le misure che giudicherà necessarie e convenienti”.

Al Presidente viene quindi riconosciuto anche un minimo ruolo di attore legislativo e propulsore dell’attività normativa delle Camere.

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IL POTERE ESECUTIVO

Del potere esecutivo sarà investito un Presidente degli Stati Uniti d’America”: questa previsione comporta quindi che sia direttamente responsabile dell’esecuzione e dell’applicazione di tutte le disposizione normative provenienti dal Congresso. Per adempiere a questa funzione, il Presidente si serve del sostegno della struttura parallela di due organi: il Gabinetto (United States Cabinet) e l’Ufficio esecutivo del Presidente (Executive Office of the President, o EOP).

Il Gabinetto è un organo consultivo, formato dal Presidente, dal Vicepresidente, e dai soggetti nominati dal Presidente (su conferma del Senato) messi a capo dei 15 dipartimenti dell’Amministrazione. In quanto organo consultivo, la sua funzione principale è quella di deliberare riguardo alle questioni sollevate da ciascun dipartimento durante la riunione di Gabinetto a cadenza settimanale.

Inoltre, il Gabinetto interviene anche in caso di successione presidenziale, attraverso una gerarchia predisposta.

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L’Ufficio esecutivo è un organo consultivo i cui membri sono scelti personalmente dal Presidente, costituendo così un circolo di persone estremamente fidate. La maggior parte delle nomine dei suoi membri, infatti, non necessita della conferma del Senato. Ed il capo di Gabinetto è al vertice anche di quest’Ufficio, ad ulteriore prova dello stretto legame che sussiste tra gli organi di consultazione del Presidente.

L’Ufficio è composto a sua volta da una serie di sotto-uffici, le cui funzioni sono definite secondo le necessità del caso. Nel corso del tempo, si è assistito ad un progressivo aumento del numero di uffici necessari all’attività di consulenza del Presidente.

IL POTERE DI GRAZIA

Infine, il potere di grazia consiste nel “potere di concedere commutazioni di pene e grazie per offese contro gli Stati Uniti, salvi i casi di impeachement“, come riporta l’Articolo 2  della Costituzione.

FONTI ED APPROFONDIMENTI

https://www.whitehouse.gov/about-the-white-house/the-constitution/

https://www.whitehouse.gov/about-the-white-house/the-executive-branch/

https://www.usa.gov/election

https://www.whitehouse.gov/about-the-white-house/elections-voting/

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