La decisione del Congresso degli Usa di spingere ByteDance a cedere TikTok è solo l’ultimo capitolo della competizione tecnologica con la Cina. TikTok è una cartina di tornasole delle intenzioni che i due partiti statunitensi vogliono mettere in mostra nei confronti di Pechino, nell’anno delle elezioni. D’altronde essere duri con la Rpc offre un certo tornaconto elettorale.
Tuttavia, certe preoccupazioni hanno un fondamento. TikTok è una delle app più scaricate e utilizzate dai giovani negli Stati Uniti – ma la tendenza riguarda tutti i Paesi occidentali. La sicurezza nazionale è la principale motivazione che ha spinto gli Usa a forzare la vendita di TikTok. Atto che fa seguito al precedente divieto di utilizzo al personale governativo dell’app.
La legge contro TikTok
La legislazione ha lo scopo di affrontare un’ampia varietà di problemi. Uno dei coautori del disegno di legge, il deputato repubblicano Mike Gallagher, ha citato briefing sulla sicurezza nazionale secondo cui TikTok viola la privacy degli utenti, prende di mira i giornalisti e facilita le interferenze elettorali.
Su quest’ultimo punto, i rischi includono la possibilità che possano essere divulgate precise campagne di disinformazione, basate sulla conoscenza ottenuta dalla raccolta dei dati sociali. Pensiamo a tattiche, viste già in altre situazioni anche in Europa, che possano strategicamente utilizzare preoccupazioni esistenti per seminare fake news su questioni di grande sensibilità per la popolazione.
Politici di entrambe le parti hanno mostrato preoccupazione riguardo la gestione dei dati da parte di ByteDance. Pietra dello scontro è proprio il fatto che le informazioni degli utenti possano essere sfruttate da entità straniere, in questo caso il governo della Repubblica popolare. Le leggi cinesi sulla sicurezza nazionale danno infatti il potere all’esecutivo di richiedere e ottenere i dati a società private per poterli raccogliere. Non ci sono prove che questo accada, ma una certa “cautela” è comprensibile. E nonostante le rivendicazioni di autonomia dell’app, il governo cinese si è espresso contro la dismissione forzata dell’app. La questione è diventata quindi una nuova metafora della rivalità tecnologica fra Stati Uniti e Cina. Basti pensare ai precedenti con Huawei.
Oltre alle preoccupazioni per la sicurezza nazionale, ci sono anche quelle economiche. ByteDance, a differenza dei suoi concorrenti statunitensi, può operare sia in Cina che negli Stati Uniti. Il che le conferisce un vantaggio nello sviluppo di algoritmi per i social media e prodotti di intelligenza artificiale.
I partiti contro TikTok
Con l’avvicinarsi delle elezioni, come già accennato, TikTok è diventato anche un banco di prova per capire quale partito sia meglio attrezzato per affrontare la Cina. E scegliere la linea dura dei confronti di Pechino è una strategia politica sicura. Per i repubblicani, la popolarità dell’app nelle fasce più giovani, maggiormente vicine a Biden, rappresenta un problema in cui politica e ideologia si mescolano.
I messaggi politici sull’app potrebbero influenzare i giovani verso i democratici, accusati di essere troppo leggeri nei confronti della Cina. Dal lato ideologico, le dichiarazioni del senatore repubblicano Jim Risch, secondo cui TikTok “è una macchina di indottrinamento” che rende i giovani “particolarmente vulnerabili a cadere sotto la manipolazione del Partito comunista cinese” lasciano intravedere la correlazione che viene offerta in materia di comunicazione politica all’elettorato.
Allo stesso tempo Biden e i democratici sono perfettamente consapevoli di non potersi permettere di essere “incastrati” dai loro avversari sulla Cina. Nei fatti poi, le visioni non sono diverse e lo stesso Biden non è mai stato morbido nei confronti del Dragone. Così come i democratici. Il voto al Congresso ampiamente bipartisan sulla questione lo testimonia.
D’altronde una piattaforma così frequentata potrebbe contribuire a modellare opinioni su molte questioni politiche. Due recenti studi suggeriscono la differenziazione fra Meta e TikTok riguardo i fatti di Gaza e della Palestina. Su TikTok sono stati diffusi più contenuti pro-Palestina, mentre su Meta più post pro-Israele dallo scoppio del conflitto. Piattaforme come queste oggi ricoprono innegabilmente un certo ruolo “divulgativo” su ogni questione e le scelte societarie impattano sulle esperienze di ogni utente.
Cosa succederà
Prevedere come alla fine andrà a finire per ByteDance non è ancora chiaro. Visto anche il ricorso legale effettuato dalla società, la quale contesta che la vendita forzata sarebbe incostituzionale. Cosa che potrebbe dilatare i tempi. Altre cause legali potrebbero sorgere nel caso in cui il ramo esecutivo, scaduti i tempi di cessione corrispondenti a 6 mesi secondo la legge, probabilmente ordinerà ad Apple e Google di rimuovere TikTok dai loro app store. Il che si tradurrà quasi certamente in ulteriori processi.
Insomma per molti mesi la questione rimarrà viva. Secondo analisti e ricercatori, per proteggere veramente gli utenti dei social media, Washington dovrebbe implementare una legislazione completa sulla privacy che si applichi a tutte le piattaforme, cinesi o meno. Sperequazione che ha portato ad accuse di ipocrisia verso i legislatori statunitensi, viste le molte società del Paese impegnate nel cosiddetto capitalismo della sorveglianza.
Prevenire è sempre meglio che curare. Farlo bene e in maniera completa ancora di più.
Fonti e approfondimenti
Calante, S., Yue Zhang, M., “TikTok tensions are a new front in US–China tech wars”, East Asia Forum, 29/06/2024
ChinaFile Contributors, “Is TikTok’s Time Finally Up?”, Foreign Policy, 19/03/2024
Fu, D., Dirks, E., “The TikTok debacle: Distinguishing between foreign influence and interference”, Brookings, 24/06/2024
Karabell, Z., “The Case Against TikTok Is Thin at Best”, Foreign Policy, 21/03/2024Kokas, A., “What the TikTok Bill Gets Wrong”, Foreign Affairs, 03/04/2024


