Steve Bannon: il consulente strategico di Donald Trump

Per descrivere le funzioni che avrà Steve Bannon durante il suo mandato, Donald Trump ha usato la definizione “Chief Strategist and Senior Counselor”, che in realtà è un neologismo. Trump lo ha usato per descrivere gli incarichi che saranno svolti dal controverso imprenditore mediatico, ma il ruolo che ricoprirà in realtà non è ben definito.

Chiamandolo “consulente strategico”, traduzione italiana più calzante del termine, Trump vuole sembra indicare che Bannon si prenderà cura della comunicazione della Casa Bianca e dell’agenda di governo, collaborando con il Presidente per definire l’indirizzo politico dell’amministrazione repubblicana. Nemmeno definirlo “senior counselor” delinea esattamente un incarico: il ruolo ufficiale di Bannon sarà infatti quello di “Counselor to the President”, capo del consiglio esecutivo di esperti che supporta il lavoro della massima carica dello stato fornendo valutazioni legali, tecniche e politiche e collaborando a stendere,valutare e attuare il programma di governo. Trump ha però volutamente suggerito come il rapporto di lavoro che avrà con il suo capo consigliere sarà ancora più stretto di quello che il normale protocollo della Casa Bianca prevede.

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Da sinistra: Bannon, Trump e Priebus

Bannon erediterà quindi molte delle funzioni che ha avuto durante la campagna elettorale che ha portato Trump alla Casa Bianca, della quale è stato il regista e il responsabile strategico. La posizione ritagliata appositamente per lui nell’esecutivo sembra servire per permettergli di mantenere un ruolo simile ma le sue competenze andranno ben oltre.

Alcune delle funzioni che avrà Bannon vanno a sovrapporsi con quelle del “White House Chief of Staff”, massima carica all’interno del personale della Casa Bianca e incaricato di seguire il Presidente in praticamente tutti gli incarichi istituzionali. Trump all’inizio aveva pensato di dare questo ruolo proprio a Bannon, per poi cambiare idea e nominare Rence Priebus, figura importante del Partito Repubblicano.

I due più alti funzionari della casa Bianca incarneranno quindi le due anime del Partito Repubblicano, con Priebus classico uomo di apparato e Bannon espressione della destra populista da cui appartiene anche Donald Trump. Il nuovo presidente si trova infatti nella posizione intermedia e delicatissima di tessere buoni rapporti tanto con il partito e l’elettorato più tipico che questo ha, quanto con le masse convinte in campagna elettorale dalle sue posizioni estreme e anti-establishment.

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Perchè Bannon sembri l’uomo giusto per gestire questi rapporti è evidente se si valuta la sua storia personale e professionale.

Steve Bannon nasce nel 1953 a Norfolk e, dopo essersi laureato in National Security alla Georgetown University e poi alla Harvard Business School, serve per sette anni nella Marina degli Stati Uniti. Dopo il servizio militare inizia a lavorare nel settore degli investimenti, fondando la propria società finanziaria (la Bannon & Co.) dopo una breve carriera alla Goldman Sachs. Negli anni ’90 vende la società ed entra nel settore mediatico, partendo da Hollywood e approdando infine nel circuito dell’informazione ultra-conservatrice.

Bannon produce documentari (con toni duri ma fonti deboli) a favore di Sarah Palin e contro i coniugi Clinton e il movimento Occupy Wall Street, per poi insinuarsi nel 2012 alla direzione della Breitbart News LCC, produttore di contenuti radiofonici e televisivi conservatori. Sotto la sua guida il canale prende una piega verso quella che viene definita Alt-Right, movimento di cui i programmi e i siti web legati a Breitbart (e quindi a Bannon) sono rapidamente diventati il fulcro mediatico principale, grazie anche all’inizio di una intensa attività su internet e i social network.

Il sito di Breitbart News nell’era Bannon è stata la cassa di risonanza di istanze populiste e inneggianti all’odio costituite di false notizie, opinioni volutamente estreme e “controcorrente” e teorie del complotto, molto simile a grotteschi siti nostrani ma su scala incredibilmente maggiore.

Bannon stesso si dichiara un uomo disgustato dall’establishment, tanto che il suo network durante le battute iniziali della campagna presidenziale bersagliò duramente tanto Hillary Clinton quanto Jeb Bush con libri e documentari d’inchiesta (ma anche semplici calunnie e meme) basati su poco più che teorie. Si dichiara invece molto favorevole a candidati critici del “sistema” come Sanders e Trump, ma ovviamente molto più vicino a quest’ultimo per motivi ideologici (tanto da diventarne collaboratore).

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La nomina di Bannon ha scatenato le proteste delle associazioni per la tutela dei diritti delle minoranze ma anche della gran parte del Partito Repubblicano, già critico degli atteggiamenti massimalisti di Trump. Alcuni portavoce del partito hanno espresso dissenso per la scelta di una figura così estrema e controversa, tanto che John Weaver, consulente politico del candidato alle primarie John Kasich, ha stigmatizzato la nomina come “un passo della destra fascista verso lo studio ovale”.

L’Alt-Right, la corrente politica di riferimento di Breitbart News, rappresenta infatti l’estrema destra, che negli Stati Uniti si pone in antagonismo anche verso il conservatorismo moderato espresso dal Partito Republicano. L’Alt-right si basa infatti sul nazionalismo bianco, assunto da cui ha fatto discendere un’ideologia pesantemente razzista e reazionaria. La corrente si è svilupata su internet e ha assunto nel tempo connotati di odio verso le minoranze etniche e religiose e di violente omofobia e antifemminismo.

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Appare difficile stabilire se queste istanze estreme e scioviniste siano causa o prodotto del sentimento anti-establishment nella destra alternativa. Negli Stati Uniti, soprattutto nelle aree “dimenticate” lontane da entrambe le coste, serpeggiano da decenni tanto i sentimenti di razzismo e odio di tutto ciò che è diverso dal vecchio idealtipo di americanità degli anni ’50, quanto sentimenti quasi anarchici di odio verso le istituzioni e la politica “ufficiale”,  quelli che spinsero i fratelli Oswald a colpire il palazzo federale di Oklahoma City negli anni ’90 per intenderci.

La saldatura politica tra queste due inquietanti istanze è avvenuta durante la presidenza Obama e oggi ha mostrato tutta la potenza che nascondeva durante la campagna elettorale di Donald Trump, gestita da Steve Bannon in modo da appellarsi ai sostenitori di questa linea di pensiero usando spesso il loro stesso linguaggio.

Come conoscitore dell’elettorato e delle istanze che sono valse la vittoria della presidenza, quindi, il nuovo consulente strategico sembra essere stato scelto da Trump per mantenere il contatto con la parte più estrema dei suoi sostenitori. Se questo bisogno di consenso di tradurrà in politiche concrete gradite all’alt-right è tutto da vedere, anche perchè il bisogno di rapportarsi con le istanze più moderate del Partito Repubblicano (maggioranza del Congresso) obbligherà il Presidente a muoversi con cautela.

 

Fonti e Approfondimenti

https://www.bloomberg.com/politics/graphics/2015-steve-bannon/

http://www.economist.com/blogs/erasmus/2016/11/america-russia-and-new-right

https://www.theguardian.com/us-news/2016/nov/13/stephen-bannon-reince-priebus-donald-trump-white-house-staff

http://blogs.wsj.com/briefly/2016/11/13/5-things-on-the-role-of-white-house-chief-of-staff/

Sito di Breitbart News – http://www.breitbart.com/

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