Alt-Right: radici, storia e identità di un movimento che di alternativo non ha nulla

“We need to annihilate and exterminate the social justice movement”.

Questa frase, pronunciata su una piattaforma online da un membro dell’Alt-Right americana nel 2017 e parte del manifesto politico dei white supremacists, è allo stesso tempo il punto di arrivo di una storia lunga – quella del fascismo americano e delle sue sfaccettate declinazioni – e il punto di partenza di quella che è, in questo momento, l’evoluzione che sta avvenendo all’interno del movimento di estrema destra americano, tanto da far parlare i giornalisti di alternative right, da cui il nome. L’aggettivo alternative, in particolare, viene usato dai media statunitensi per indicare che l’estrema destra americana sta cambiando, rompendo con la tradizione dei movimenti xenofobi e fascisti che hanno attraversato la storia americana nei suoi primi due secoli. Tuttavia, per capire come siamo arrivati a parlare di Alt-Right, è necessario fare un punto su ciò che la precede nella giovane storia degli USA.

La storia dei gruppi di estrema destra negli Stati Uniti, di cui i momenti salienti sono noti ai più, non è scindibile da quella che è la genesi della nazione nordamericana. Gli USA sono, infatti, un paese che porta con sé il peso di un’evoluzione storica che è passato, nelle sue fasi costitutive, attraverso le atrocità di un genocidio (quello dei nativi americani) e l’istituzione di un sistema di schiavitù. Entrambi i fatti sono pesi con cui l’America di oggi non ha ancora fatto completamente i conti, che ne incrinano l’immagine di paese democratico e sporcano la narrazione che vuole gli USA come lo Stato meritocratico ed egualitario per eccellenza. Non è un caso, infatti, che nativi e afroamericani siano ancora oggi i gruppi etnici più discriminati nella società americana, ed è da questo dato che deve partire l’analisi di qualsiasi movimento di estrema destra americana. In questo senso, gli scontri di Charlottesville del 2017, con le proteste dei white supremacists per la rimozione del generale della confederazione schiavista Robert E. Lee, sono la testimonianza di come il lascito di questa mancata rielaborazione della propria storia sia un terreno perfetto per acuire le tensioni sociali nel paese e dare forza alle rivendicazioni dei white supremacists.

Il lascito di due traumi sociali così importanti, mai affrontati dai governi e dalla popolazione con l’intento di creare una memoria storica ripulita dai revisionismi e di lavorare sulla riconciliazione tra gruppi etnici, è quindi il punto di partenza per capire perché l’America è, ancora oggi, un paese così pieno di contraddizioni, in cui una retorica spinta sulla democraticità del sistema, sulla sua forza nel creare opportunità per tutti, si scontra con la realtà non solo delle disuguaglianze socio-economiche, ma anche con la presenza di movimenti le cui ideologie, illiberali ed estremiste, affondano le radici proprio nella legittimazione della distruzione e disumanizzazione degli esseri umani non-bianchi.

Dal Ku Klux Klan al Partito Nazional-socialista Americano costituito nel 1959, passando per movimenti come il maccartismo o l’antiabolizionismo, le ideologie fasciste e xenofobe attraversano la storia degli Stati Uniti d’America dalla sua nascita e lungo tutta la sua storia, figlie di un’identità nazionale costruita sul revisionismo delle parti più oscure, ma non per questo trascurabili, della propria memoria storica.

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In epoca più recente, gruppi come Aryan Nation, White Aryan Resistance, la National Alliance e la Church World of Creator hanno cercato di rilanciare le ambizioni dell’estrema destra statunitense, dando interpretazioni e declinazioni diverse alle teorie della supremazia bianca.

Molti di questi hanno basato la loro attività su rivisitazioni della dottrina cristiana, tramite cui hanno cercato di legittimare la pretesa della dominazione della razza bianca sulle altre, arrivando in alcuni casi anche ad affermare la necessità di creare uno Stato teocratico a guida cristiana.

Molti di questi si sono poi sviluppati in movimenti antiabortisti, omofobi e pro-life, mentre una sua parte più estremista, ma minoritaria, è quella responsabile di alcuni attentati terroristici negli USA negli anni ’90, tra cui il più famoso è certamente quello del 1995 a Oklahoma City, dove un ordigno esplosivo messo dai suprematisti e nazionalisti cristiani, guidati da Timothy McVeigh, ha ucciso 168 persone e ne ha ferite più di 680.

Altri movimenti recenti, invece, sono nati come movimenti secolarizzati, guidati da forti sentimenti anti-immigrazione che, nei casi più estremi, si sono evoluti in teorie complottiste sulla sostituzione dell’uomo bianco, perpetrata da un complotto giudaico per ridurre gli uomini bianchi a minoranza e sottometterli. Tutti, comunque, erano uniti da almeno due coordinate comuni: il suprematismo bianco ariano e il rifiuto delle ideologie tradizionali, anche quella conservatrice del GOP, ritenute dai membri troppo liberal e moderate e poco attente ai temi cari al nazionalismo bianco.

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Gli ultimi anni, tuttavia, sono stati caratterizzati da una decisa marginalizzazione dell’estrema destra sulla scena politica americana. Nonostante i tentativi di rilanciare il movimento, ad esempio tramite il rinnovamento del Ku Klux Klan, o la creazione di spazi di discussione online per i nazionalisti bianchi tramite forum come Stormfront o Breitbart, l’incisività è stata pressoché nulla.

Una parte importante la hanno avuta anche le leggi statunitensi sull’anti-terrorismo create dopo l’11 settembre 2001, che hanno sciolto o impedito la formazione di gruppi terroristici di estrema destra e hanno indebolito il movimento, che ha vissuto nei primi anni 2000 una fase di ulteriore calo.

È su queste radici ed è da questi movimenti che l’Alt-Right, la nuova destra americana, prende ispirazione e fonda il proprio credo, mentre il contesto degli USA oggi rappresenta il terreno perfetto per il guadagno di potere politico dei movimenti di estrema destra, decisamente in crescita rispetto al passato.

Se è vero, infatti, che storie come quella del Ku Klux Klan sono entrate a far parte dell’immaginario collettivo – anche grazie alla potenza evocativa di immagini e simboli – la verità è che la maggior parte della storia del fascismo in nord America è una storia di partiti e movimenti piccoli, spesso strutturati solo in particolari regioni degli USA e mai abbastanza forti da influenzare la politica e la società americana in maniera profonda e pervasiva.

Fonti e approfondimenti:

https://lospiegone.com/2016/04/24/terrorismo-cristiano-targato-usa/

https://www.salon.com/2016/11/24/history-of-the-alt-right-the-movement-is-not-just-breitbart-and-white-nationalists-it-is-worse_partner/

https://www.washingtonpost.com/graphics/2017/local/charlottesville-videos/

https://lospiegone.com/2016/12/09/steve-bannon-il-consulente-strategico-di-donald-trump/

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