Ricorda 1740: la fine della prima guerra dei maroons

Per la storia della Giamaica, così come per tutta la Black Culture, il 1740 è l’anno di svolta che segna la fine della prima guerra dei maroons e la firma degli ultimi trattati di pace, dove viene messo per iscritto che gli ex schiavi ribellatisi agli europei erano da considerarsi come uomini liberi. Tale riconoscimento da parte degli europei fu determinante per la storia del popolo giamaicano, che nella formazione dell’identità culturale del proprio Paese ha dato molto spazio alla storia dei maroons. Lo stesso vale per tutto quel coacervo di ideali che rientrano nell’espressione Black Culture: la prima guerra dei maroons, infatti, rappresenta ancora oggi un momento di passaggio e presa di coscienza del mondo afrodiscendente e la sua affermazione nei confronti dell’uomo bianco. Cerchiamo di capire perché.

I maroons

Il termine maroonè un anglicizzazione dello spagnolo cimarrón che vuol dire ‘selvatico’. Con ‘cimarrón’ gli spagnoli indicavano sia gli schiavi che le bestie che fuggivano dal loro controllo e scappavano. L’aggettivo è stato importato prima dai francesi e quindi nel linguaggio dei britannici e inglesizzato fino a raggiungere la forma per cui viene ricordato tutt’oggi, il che non è frutto del caso. 

Infatti, fino a quando continuò la tratta e lo sfruttamento degli schiavi, gli europei dovettero confrontarsi con numerosi eventi di ribellione nelle piantagioni o nei luoghi in cui gli stessi schiavi venivano portati a lavorare. Si trattava di un fenomeno continuo che nel caso dei Caraibi raggiunse proporzioni ragguardevoli tanto da venire considerati una parte essenziale del processo di decolonizzazione della regione dal dominio europeo.

I maroons sono considerati di cruciale importanza per la formazione dell’identità caraibica, ma in nessun luogo come in Giamaica questo fenomeno portò alla formazione di gruppi talmente forti da confrontarsi e vincere contro gli europei. Ancora oggi, se si utilizza il termine inglese, è a causa del ricordo dei maroons giamaicani e della storia della loro resistenza al dominio coloniale europeo. Le loro rivendicazioni erano basilari: chiedevano di poter vivere liberi, di avere dei terreni da poter coltivare, di potersi amministrare con le proprie leggi, importate dal loro luogo di provenienza, e di non essere più controllati dagli europei. 

Storia: prima della guerra

Come è noto, i primi europei a colonizzare i Caraibi furono gli spagnoli. Ciononostante, qualche decennio più tardi,  dovettero rinunciare a gran parte dei loro possedimenti a favore degli altri Stati europei, in particolare Francia, Olanda e Regno Unito. Anche per la Giamaica fu così: nel 1655 gli inglesi sconfissero gli spagnoli e instaurarono la loro colonia sull’isola, dopo aver perso a Santo Domingo e alla ricerca di una vittoria facile, su un’isola mal protetta e con poche difese.

Preso il controllo, i nuovi dominatori ampliarono le piantagioni nelle aree più predisposte, ovvero quelle più pianeggianti e vicine alle coste, e lasciarono incautamente libere le aree più montuose e difficilmente raggiungibili. Con la partenza degli spagnoli, quelle stesse montagne, già sedi di villaggi di Tainos e cimarrones, divennero la nuova casa di molti degli schiavi lasciati dagli spagnoli sull’isola. Si vennero a creare così delle comunità miste di popoli caraibici e africani, differenti per cultura, religione e lingua, ma uniti contro il nemico schiavista europeo.

Sconfitto il dominatore spagnolo, l’isola continuò a vivere per più di mezzo secolo in uno stato d’agitazione. Alle continue razzie dei popoli delle montagne che depredavano i campi e liberavano schiavi si intervallavano le rivolte degli schiavi stessi nelle piantagioni, come quella del 1690 alla piantagione di Sutton che portò alla formazione del primo nucleo organizzato di maroons.

I Leeward e i Windward maroons

I Leeward maroons furono il più grande e importante gruppo di ex schiavi che si venne a creare in Giamaica alla fine del XVII secolo. I suoi componenti erano, in prevalenza, uomini e donne deportati dall’impero di Ashanti, nell’attuale Ghana. Si trattava di un gruppo di schiavi molto omogeneo al cui interno erano presenti anche dei discendenti di famiglie nobili con un passato da condottieri. Tra questi ci fu Cudjoe, uno dei capi della rivolta di Sutton e successivo condottiero dei Leeward maroons. I Windward maroons, invece, vennero a crearsi più tardi e la loro origine è meno nota. I loro capi erano Quao e Queen Nanny, due figure che successivamente divennero leggende dell’immaginario collettivo giamaicano. 

Tra i due gruppi c’era armonia: Quao e Cudjoe avevano infatti accordato tra loro una pace perpetua, nonostante permanesse una certa diffidenza. Fidarsi l’uno dell’altro permetteva di unire le forze, ma non si poteva avere la certezza che uno dei due gruppi non decidesse di cedere alle pressioni inglesi per combattere al loro fianco in cambio di concessioni terriere e libertà. Una diffidenza fondata, dato che alcuni anni prima il primo gruppo di maroons presente sull’isola aveva stretto accordi con gli inglesi per combattere al loro fianco contro gli spagnoli in cambio di terra e libertà, finendo per compiere atti atroci nei confronti degli altri gruppi, pur di non infrangere l’accordo preso con gli inglesi.

La storia della guerra

A causa del costante clima di tensione tra dominatori e dominati, la Corona inglese decise di inviare in Giamaica un nuovo contingente e un nuovo governatore, il general-maggiore Robert Hunter, con l’intento di sedare le rivolte che troppi danni stavano causando alle piantagioni dell’isola. Per tutta risposta, a un anno dal suo insediamento, i maroons assaltarono la cittadina di Port Antonio e, dopo essere stati inseguiti dalle truppe inglesi sulle montagne, massacrarono i loro assalitori. Questo atto viene considerato come la scintilla che innescò la miccia, dando inizio a un conflitto durato per 12 anni e che avrebbe cambiato per sempre le sorti dell’isola. 

A voler essere più precisi la prima guerra dei maroons non fu una vera e propria guerra, almeno per come si intende comunemente il termine. Si trattò piuttosto di una serie consecutiva di eventi che portò a un’escalation tangibile delle violenze, ma senza un vero e proprio confronto diretto tra le due fazioni. Nemmeno quando, nel 1732, gli inglesi occuparono definitivamente Nanny Town, uno dei villaggi dei Windward maroons, questi scelsero di combattere in campo aperto. Anzi, si rifugiarono su montagne ancora più alte e difficili da penetrare, costringendo i militari a radere al suolo il villaggio due anni più tardi. La tattica inglese consisteva nel cercare di dividere il più possibile le due fazioni per tentare di raggiungere un accordo con il capo dei Leeward, Cudjoe, così da poter concentrare le forze contro i più tenaci e combattivi maroons dell’est. 

I trattati di pace

La tattica funzionò, dato che nel 1739 il nuovo governatore Edward Trelawny riuscì a raggiungere la pace con Cudjoe, donando terra e libertà individuali e giurisdizionali in cambio di un aiuto in caso di attacco nemico. Con il gruppo dei Windward, invece, si dovette aspettare un altro anno fino a quando anche Quao cedette e accettò il trattato di pace. Gli accordi del 1739 e 1740 promisero ai ribelli un “certo quantitativo di terre”, come si legge nel testo, e la libertà. Sopraffatti sul campo di battaglia, però, gli inglesi non si lasciarono sconfiggere sul campo diplomatico. In cambio, infatti, ottennero la promessa dei maroons di intervenire nel caso in cui un nemico da fuori provasse a conquistare l’isola. Accordarono, inoltre, che non avrebbero più tentato di liberare altri schiavi dalle piantagioni inglesi e, nel caso dei Windward, avrebbero anche rispedito tutti quegli schiavi che si erano uniti alla guerra negli ultimi tre anni. Questo articolo del trattato, come si può immaginare, non tardò a causare l’insofferenza dei maroons che, dopo qualche anno, ripresero in mano le armi e diedero il via a quella che viene ricordata come la seconda guerra dei maroons.

Fonti e approfondimenti

Grafica: Marta Bellavia – Instagram: illustrazioninutili_

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