Terrorismo Nucleare: fantascienza o rischio concreto?

Terrorismo Nucleare: fantascienza o rischio concreto?

Negli ultimi anni la paura di attentati terroristici è stata una costante nel mondo occidentale. Ciò non riguarda solo gli attacchi tradizionali, ma anche attentati con armi di distruzione di massa. A tale riguardo è interessante considerare l’ipotesi avanzata da Graham Allison, scienziato politico statunitense e professore presso la John F. Kennedy School of Government dell’Università di Harvard. Nella sua pubblicazione del 2004, Nuclear Terrorism: the Ultimate Preventable Catastrophe (Terrorismo nucleare: la catastrofe finale evitabile), ha affermato che nei 10 anni a venire ci sarebbe stata una possibilità del 50% di un attacco nucleare da parte di un gruppo terroristico se avessimo continuato a ignorare il problema. Numerosi studiosi ritenevano che questa percentuale fosse in realtà fin troppo ottimistica.

Da questa pubblicazione sono passati più di 10 anni e fortunatamente non abbiamo assistito a nessun attacco terroristico di natura nucleare. In una recente intervista Graham ha spiegato come ciò sia dovuto in parte alle strategie messe in pratica a seguito degli attentati dell’11 settembre. L’evento ha spinto l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, ad adottare nuove misure di prevenzione

Prima dell’attentato alle Torri Gemelle si riteneva che l’obiettivo dei gruppi terroristici fosse quello di ottenere visibilità senza però generare l’aperta ostilità delle persone contro il movimento. Di conseguenza non veniva considerata l’ipotesi di attentati di massa indiscriminati contro la popolazione civile. In aggiunta all’introduzione di misure preventive, secondo Allison, il non verificarsi di un attentato terroristico nucleare è da attribuire alla fortuna e a eventi contingenti.

Esistono diverse vie attraverso cui gruppi jihadisti come Da’esh e al-Qaeda potrebbero ottenere un’arma di distruzione di massa. Prima fra tutti vi è la possibilità di sottrarre una bomba nucleare già finita a uno degli Stati che la possiede.

Un secondo scenario vede il gruppo terroristico entrare in possesso di materie prime, uranio e plutonio, e assemblarle in modo da ottenere un’arma abbastanza approssimativa, ma in grado di infliggere danni elevati. Per questo motivo risulta essenziale mantenere alto il livello di sicurezza non solo delle testate nucleari, ma anche del materiale fissile.

Un’altra strada sarebbe quella di progettare bombe radioattive, conosciute anche come bombe sporche. Pur non avendo lo stesso potenziale distruttivo delle armi nucleari, questo tipo di bomba è realizzato per spargere materiale radioattivo in grado di causare danni al territorio e alla popolazione nel breve e nel lungo periodo.

Infine, un gruppo terroristico potrebbe provocare ingenti danni attaccando una centrale per la produzione di energia nucleare avvalendosi dell’utilizzo di un aereo, come è successo l’11 settembre, oppure attraverso un attacco informatico.

Sottrazione di bombe nucleari e di materiale fissile

Il primo scenario è quello più probabile. Un gruppo terroristico entra in possesso di una bomba nucleare sottraendola a uno dei nove Stati che la possiede: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele. Sia le bombe nucleari sia il materiale fissile sono sottoposti a controlli molto rigidi, ma esiste la preoccupazione che in alcuni Paesi ci siano infiltrati pronti a sottrarli. 

In particolare, il problema emerge nel caso del Pakistan e della Corea del Nord. In una lezione tenuta da David Holloway, esperto di storia internazionale e armi nucleari all’Università di Standford, è stato sottolineato come, nel caso del Pakistan, vi sia la costante preoccupazione che alcuni membri del governo, dell’intelligence e dell’esercito che hanno prestato aiuto ai talebani in Afghanistan in passato, possano passare informazioni utili ai gruppi terroristici facilitando l’acquisizione di materiale fissile.

Il caso della Corea del Nord è differente. La preoccupazione non nasce dalla minaccia di spie interne, ma dall’elevata pressione economica causata dalle numerose sanzioni imposte principalmente dagli Stati Uniti. Holloway fa notare come in passato i problemi economici di questo Paese abbiano già portato all’utilizzo di mezzi illeciti per far affluire denaro nelle casse statali, come ad esempio la produzione e vendita di farmaci falsi. Queste attività criminali sono alla base dell’economia nordcoreana, tanto che Paul Rexton Kan, professore associato di studi sulla sicurezza nazionale presso lo United States Army War College in Pennsylvania, ha affermato che «il modo migliore per immaginare questo sistema è pensare a uno Stato un po’ come i Soprano, uno Stato di mafia». La preoccupazione degli esperti è quindi che, qualora si dovesse trovare in una condizione disperata, la Corea del Nord sarebbe disposta anche a vendere conoscenze tecnologiche e materiale fissile ai gruppi terroristici.

Bombe sporche

Il secondo scenario vede un gruppo terroristico assemblare esplosivi convenzionali al cesio in modo da creare una bomba definita “sporca”, ossia progettata per spargere materiale radioattivo. A differenza di quella nucleare questo tipo di bomba ha bassi costi di produzione e richiede conoscenze tecnologiche molto meno sviluppate. In questo scenario, nonostante il numero di vittime sia di gran lunga inferiore rispetto a quello provocato da una bomba nucleare tradizionale, è essenziale considerare le conseguenze psicologiche che tale avvenimento avrebbe sull’intera società nel breve come nel lungo periodo. Un esempio sarebbe la possibile introduzione della legge marziale da parte dello Stato vittima.

Attacco a un impianto nucleare 

Infine, i gruppi terroristici potrebbero entrare in possesso di un’arma nucleare attaccando una centrale nucleare in maniera tradizionale oppure con un attacco informatico.

Quest’ultimo tipo di aggressione non rappresenterebbe una novità. Nel settembre 2019 a Kudankulam, in India, la rete amministrativa degli impianti nucleari è stata violata da un attacco informatico. Questa centrale nucleare è la più grande del Paese ed è in continua espansione grazie agli investimenti russi. Questo attacco non ha comportato nessuna grave conseguenza, ma ha mostrato la necessità di un sostanziale rafforzamento delle misure difensive.

A seguito di questo avvenimento, l’organizzazione no-profit The Nuclear Threat Initiative (NTI) ha individuato una serie di azioni concrete che un Paese può implementare al fine di ridurre il rischio di danni provocati da un cyber attacco. Tra queste priorità c’è la necessità di istituzionalizzare la cybersecurity e programmare una strategia difensiva attiva all’interno dello Stato.

Per raggiungere risultati soddisfacenti è necessario sviluppare queste misure in maniera coordinata tra i governi, gli enti regolatori e l’industria nucleare.

Irrazionalità dei gruppi terroristici

Anche se gli scenari evidenziati sono solo ipotetici, la possibilità che al-Qaeda o un gruppo affiliato entri in possesso di un ordigno nucleare non è da escludere, anzi è fondamentale che ogni Stato adotti misure preventive.

Il motivo principale per cui si deve evitare che un gruppo terroristico entri in possesso di armi nucleari risiede nel fatto che a queste organizzazioni criminali non può essere applicata la strategia della deterrenza, la quale consiste nell’attuare misure capaci di persuadere il nemico a iniziare un attacco. Infatti, a differenza degli Stati, considerati a livello geopolitico soggetti razionali, i gruppi terroristici sono a tutti gli effetti da considerare degli attori irrazionali.

Agendo autonomamente ed essendo organizzazioni non statali non sono riconducibili a un territorio preciso, di conseguenza risulta difficile al Paese nemico rispondere con un’aggressione militare su vasta scala. Nessuno Stato, invece, sarebbe disposto ad accettare la propria distruzione per colpire un Paese rivale. Di conseguenza, al contrario degli Stati, i terroristi sfuggono alla logica della deterrenza. 

Per evitare un attentato terroristico nucleare Graham Allison presenta tra le possibili soluzioni il ritorno a una cooperazione stabile tra Stati Uniti e Russia nel settore nucleare, mettendo da parte l’accesa rivalità che emerge tra le due potenze in altri settori.

Ad oggi, però, la strada da fare in questa direzione è ancora lunga, in particolare dopo che Trump ha deciso di abbandonare il trattato “Open skies”, uno dei principali accordi bilaterali del controllo degli armamenti con la Russia, segnando così un importante allontanamento da Mosca e dai Paesi europei aderenti alla NATO.

Infine è importante ricordare la dottrina che Allison definisce come “la dottrina dei tre no”: non perdere testate nucleari, non crearne di nuove e non permettere la formazione di nuovi Stati nucleari. Come Allison scrive nel suo libro: «No materiale fissile, no esplosioni nucleari, no terrorismo nucleare. È così semplice».

 

Fonti e approfondimenti

Allison G. (15.05.2018). “Nuclear Terrorism: Did We Beat the Odds or Change Them?”. National Defense University.  Retrieved from: .https://ccondu.edu/News/Article/1507316/nuclear-terrorism-did-we-beat-the-odds-or-change-them/.

Arms Control Association (November 2020). The Open Skies Treaty at a Glance. Retrieved from: https://www.armscontrol.org/factsheets/openskies.

Attualità, Parlamento Europeo. (4.11.2020). Terrorismo nell’UE: numero di attentati, vittime e arresti nel 2019. Retrieved from: https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/security/20180703STO07125/terrorismo-nell-ue-numero-di-attentati-vittime-e-arresti-nel-2019.

Commissione Europea. (24.07.2020). “Comunicazione della commissione al parlamento europeo, al Consiglio europeo, al consiglio, al comitato economico e Sociale europeo e al comitato delle regioni sulla strategia dell’UE per l’Unione della sicurezza”. Retrieved from:https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52020DC0605&from=EN.

Conca J. (8.11.2019). How well is the nuclear industry protected from cyber threats?. Forbes. Retrieved from: https://www.forbes.com/sites/jamesconca/2019/11/08/how-well-is-the-nuclear-industry-protected-from-cyber-threats/?sh=1052ed8c3497.

Globalist (8 dicembre 2017). Usa: l’economia della Corea del Nord si basa su attività criminali. Retrieved from: https://www.globalist.it/economy/2017/12/08/usa-l-economia-della-corea-del-nord-si-basa-su-attivita-criminali-2016046.html.

Graham T. Allison (2004). Nuclear Terrorism: The Ultimate Preventable Catastrophe. New York, NY: Henry Holt & Company.

Rampini F. (7 dicembre 2017). Armi, Trump abbandona “Cieli aperti”. Ma apre a negoziati a tre con Russia e Cina. La Repubblica. Retrieved from: https://www.repubblica.it/esteri/2020/05/21/news/usa_trump_abbandona_il_trattato_militare_open_skies_con_la_russia-257298289/.

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StandfordOnline. Pakistan and North Korea: Sources for Terrorists?

Retrieved from: https://learning.edx.org/course/course-v1:StanfordOnline+FSI.Y0001+1T2020/block-v1:StanfordOnline+FSI.Y0001+1T2020+type@sequential+block@42420abc3c794ce6914f561d35b0d97d/blockv1:StanfordOnline+FSI.Y0001+1T2020+type@vertical+block@bb181927d1114c97a5a0b253cfd68eb8.

 

 Editing a cura di Francesco Bertoldi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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