Turismo di massa e disuguaglianze urbane: Medellín tra turistificazione e riappropriazione degli spazi

turistificazione Medellin
Vista della città di Medellin dal Palacio de la Cultura Rafaél Uribe Uribe in Plaza Botero (gennaio 2026) © Ada Nannetti

È ormai largamente accertato che il turismo di massa sta creando conflitti e sfide nelle città che ne sono diventate ricettrici. Negli ultimi anni, le tensioni provocate da questo fenomeno si sono tradotte in conflitti sociali, che hanno frequentemente richiesto un intervento attraverso politiche pubbliche per mitigare gli effetti.

Quali sono queste sfide? In che misura le dinamiche già osservate nei Paesi a reddito più alto si stanno riproducendo anche in quelli a basso e medio reddito? E quali differenze emergono, insieme alle loro specifiche conseguenze, in questi ultimi contesti?

Il costo sociale del turismo di massa

Uno degli effetti più evidenti del turismo è la progressiva espulsione della popolazione residente dai propri contesti urbani, poiché le città diventano sempre meno accessibili per gli abitanti autoctoni. Questa inaccessibilità è legata all’aumento dei prezzi di abitazioni, ristorazione, attività culturali, ma anche servizi quotidiani. Determinato dall’afflusso turistico, questo fenomeno è ulteriormente aggravato nei Paesi a medio e basso reddito dalla presenza di visitatori provenienti da economie più “forti” che quindi portano un divario di reddito significativamente più elevato.

Le città diventano inoltre sempre meno accessibili anche dal punto di vista dei servizi pubblici, soprattutto in assenza di adeguate politiche di gestione. L’arrivo massiccio di turisti, non accompagnato da un potenziamento delle infrastrutture e dei servizi essenziali, comporta una riduzione della capacità di risposta di questi stessi servizi per la popolazione residente. Ne risultano compromessi ambiti fondamentali come l’accesso alla sanità pubblica, la gestione dei rifiuti e i servizi di pulizia urbana, spesso insufficienti a fronte dell’aumento della domanda.

Una delle problematiche più diffuse nelle città europee negli ultimi anni è la gentrificazione, accompagnata da un significativo incremento del costo di uno dei beni primari: la casa, intesa sia in affitto che per l’acquisto. La dinamica della turistificazione di massa e il suo radicale impatto metamorfico su un determinato territorio proiettano sullo spazio urbano una serie di processi distorsivi, soprattutto per quanto riguarda l’appropriazione massiva degli spazi, escludendo gli abitanti originari.

Quando questi processi si verificano nei Paesi a medio e basso reddito, il costo della vita tende a essere sempre più influenzato dai livelli economici dei Paesi di provenienza: non solo dei turisti in cerca di un alloggio, ma anche di residenti temporanei a medio-lungo termine, con redditi significativamente più elevati.

Tra rigenerazione e spettacolarizzazione della povertà

Esistono casi ancora più complessi in cui gentrificazione, turismo e trasformazioni urbane si intrecciano con contesti segnati da povertà, violenza o criminalità. In questi scenari, la riappropriazione e la rigenerazione degli spazi urbani non sono solo processi inevitabili, ma anche necessari. Non è infatti possibile condannare una città a una condizione di stagnazione permanente. Né impedirne lo sviluppo attraverso la creazione di nuove realtà urbane capaci di restituire ai cittadini la possibilità di vivere e attraversare nuovamente il proprio territorio, anche se questo può diventare oggetto di attrazione turistica.

In tali contesti, la questione del turismo può essere letta da due prospettive complementari. Una materiale, relativa alle conseguenze economiche e sociali per le comunità residenti. E una etica, che riguarda invece le modalità con cui i visitatori si relazionano con luoghi caratterizzati da una storia complessa e dolorosa.

Quando si visitano aree povere per “assaporare la realtà”, legittimando l’idea di un’autenticità vissuta a contatto diretto con le comunità locali, accade frequentemente che i benefici economici vadano a tour operator o agenzie internazionali, senza un reale ritorno per il territorio.

Ne deriva quindi una forma di fruizione dello spazio urbano che rischia di assumere tratti voyeuristici, in cui le condizioni di vita delle persone residenti diventano oggetto di osservazione, mentre i vantaggi economici restano esterni alla comunità, generando una dinamica strutturalmente squilibrata. Esempi di questo fenomeno possono essere le visite alle favelas di Rio de Janeiro, a Dharavi nella città di Mumbai o alla Comuna 13 di Medellín.

Questa tendenza non è recente, ma affonda le proprie radici nella Londra dell’epoca vittoriana. Oltre 150 anni fa, le classi agiate inglesi iniziarono a rivolgere uno sguardo curioso verso i quartieri più poveri dell’East End, trasformando la miseria urbana in oggetto di osservazione e consumo simbolico.

Allo stesso tempo, il turismo e il contatto con le popolazioni locali contribuiscono anche a ridefinire l’immaginario collettivo, che talvolta si cristallizza in narrazioni semplificate. In questo modo, alcune città vengono associate quasi esclusivamente al loro passato di violenza, criminalità organizzata, narcotraffico o presenza di gang, oscurandone la complessità sociale e le dinamiche di trasformazione in atto.

Violenza urbana nella città dell’eterna primavera, Medellín

A Medellín in Colombia, le comunas – quartieri popolari densamente abitati che si estendono sulle colline periferiche – nacquero a seguito dei processi di migrazione forzata dalle aree rurali. Causati dalla violenza e dall’industrializzazione, questi flussi iniziarono alla fine del XIX secolo per poi accelerare tra gli anni Cinquanta e Settanta del XX secolo. 

La crescita rapida e non pianificata di questi quartieri – caratterizzati da un tessuto urbano intricato e labirintico, come nel caso della famosa Comuna 13 – contribuì a trasformarli in spazi di insediamento per bande criminali e reti di narcotraffico. Tutti attori che si diffusero tra una popolazione segnata da povertà strutturale e limitate opportunità economiche.

Questi quartieri furono tra i primi nuclei urbani a vedere la presenza di milizie guerrigliere come l’Ejército de liberación nacional (Eln) e le Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia (Farc). A tal punto da diventare teatro di scontri violenti tra Stato, gruppi paramilitari, guerriglie e organizzazioni criminali.

In questo scenario, negli anni Settanta, Pablo Escobar, figura centrale del narcotraffico globale, fondò il Cartello di Medellín. Insieme ai fratelli Ochoa e ad altri soci come Gonzalo Rodríguez Gacha e Carlos Lehder costruì un sistema criminale basato su produzione, distribuzione ed esportazione di cocaina (a inizio anni Ottanta, l’organizzazione arrivò a rifornire oltre l’80% della cocaina degli Stati Uniti). Il livello di violenza raggiunse il suo apice nel 1991, quando il tasso di omicidi a Medellín arrivò a circa 381 casi ogni 100.000 abitanti, facendo della città il luogo più violento al mondo in quel periodo.

Alla fine degli anni Ottanta, lo Stato colombiano, con il sostegno degli Stati Uniti, intensificò le operazioni di contrasto al cartello. Nel 1993, Pablo Escobar fu ucciso proprio a Medellín. Tuttavia, la struttura criminale non scomparve completamente, ma si riorganizzò sotto nuove forme, tra cui quella guidata da Don Berna, evolvendo in una delle reti mafiose più articolate del Paese.

Tra memoria e rigenerazione: il turismo secondo le comunità locali 

Attualmente, dopo anni di sforzi per porre fine alla violenza nella città, sono nate diverse iniziative che mirano alla sua ricostruzione urbana e sociale.

Medellín evidenzia il ruolo crescente di azioni comunitarie e locali nella costruzione di un modello di turismo urbano che racconta la città e la sua trasformazione dall’interno, attraverso lo sguardo dei residenti e non esclusivamente tramite operatori esterni. Così, il turismo guidato dagli abitanti si intreccia con più ampi processi di riappropriazione dello spazio urbano, rigenerazione dei quartieri e attivazione di nuove opportunità economiche e sociali. Arrivando a ridefinire il rapporto tra città e comunità e a rendere gli spazi urbani nuovamente accessibili e vivibili per chi li abita.

In questa stessa rete di iniziative si inserisce l’esperienza di Kbala, rapper e leader comunitario della Comuna 13, attivo da anni presso il centro culturale Casa Kolacho. Qui, Kbala lavora con i giovani per promuovere la risoluzione non violenta dei conflitti, offrendo percorsi di formazione artistica, opportunità di reddito e forme di reinvestimento sociale nel quartiere. Oltre a questo impegno educativo, Kbala accompagna anche i visitatori alla scoperta della Comuna 13, contribuendo a raccontarne la trasformazione e, al tempo stesso, a preservarne la memoria dei periodi più difficili.

Un altro esempio è Agroarte, progetto nato da un processo di resistenza di fronte al dibattito scatenato dalla Escombrera. In questo luogo, venivano sotterrate clandestinamente persone torturate e giustiziate nei primi anni Duemila, nel contesto del conflitto armato tra esercito, paramilitari e guerriglie. Agroarte integra l’agroecologia con pratiche artistiche – come musica, graffiti, pittura, incisione e audiovisivo – e ha formato oltre 40.000 persone: l’obiettivo è rafforzare i legami comunitari e rompere cicli di violenza.

Parallelamente, anche il centro urbano ha vissuto un processo di rigenerazione significativo. Il Distrito creativo del perpetuo socorro è oggi uno dei simboli di Medellín: un tempo area industriale composta da fabbriche, officine e magazzini, è stato trasformato in un distretto della creatività e dell’innovazione. Qui operano artisti, designer, imprenditori e studenti che condividono una visione di città più inclusiva, sostenibile e culturale. Molte ex fabbriche sono state riconvertite in gallerie, spazi di coworking, caffè e centri culturali, diventando luoghi frequentati sia dai residenti sia dai turisti.

Le sfide per la città

Nonostante gli sforzi delle reti comunitarie e delle associazioni locali per ricostruire il tessuto urbano, raccontare la città da prospettive alternative e contribuire a modificare l’immaginario collettivo, le dinamiche strutturali legate al turismo di massa continuano a produrre effetti significativi sul mercato urbano. L’obiettivo di rendere nuovamente la città vivibile e accessibile anche ai suoi abitanti si scontra con processi economici che ne ridefiniscono progressivamente i costi e le modalità di utilizzo.

In questo contesto si inserisce la crescita dei flussi turistici. Tra il 2014 e il 2024, i turisti arrivati all’aeroporto di Medellín sono stati più di 10 milioni. Solo nel 2024, il flusso ha superato 1,8 milioni di arrivi, di cui il 58,7% composto da visitatori stranieri.

Contemporaneamente, si è registrata una forte espansione del mercato degli affitti turistici. Tra il 2020 e il 2025, il numero di appartamenti destinati all’utilizzo turistico è passato da 613 unità a 8.587, segnando una trasformazione strutturale dell’offerta abitativa e una crescente competizione tra uso residenziale e turistico degli spazi.

Questo ha influito sui prezzi delle case: tra il 2021 e il 2023, si è registrato un incremento compreso tra il 21% e il 25%, secondo i dati della Banca centrale della Colombia. In più, secondo un rapporto dell’istituto di ricerca Bbva, nel 2023 circa il 40% delle abitazioni risultava occupato da affittuari, segnalando una forte pressione sul mercato immobiliare e una crescente vulnerabilità dei residenti rispetto all’incremento dei costi abitativi.

Infine, una parte consistente dei benefici economici generati dal turismo continua a essere controllata da aziende internazionali, riducendo i potenziali impatti positivi sull’economia locale.

Le compagnie aeree, le piattaforme di prenotazione come Booking e Airbnb – che trattengono commissioni medie tra il 15% e il 20% – e i servizi di esperienze turistiche come Viator e GetYourGuide – con commissioni che possono raggiungere il 20-35% – contribuiscono a canalizzare una quota rilevante del valore generato verso i circuiti globali. Questo meccanismo limita la redistribuzione locale dei profitti, riducendo le risorse disponibili per le comunità e per le politiche di mitigazione degli effetti del turismo.

Il turismo di massa si configura come un processo ambivalente: capace di stimolare la rigenerazione di spazi urbani e attivare nuove economie, ma anche di intensificare disuguaglianze e pressioni sul costo della vita.

Il caso di Medellín rende evidente questa tensione: da città segnata dalla violenza a destinazione turistica globale, la trasformazione urbana ha migliorato la vivibilità di alcuni quartieri, ma ha anche accelerato dinamiche di esclusione degli abitanti stessi. Tant’è che oggi la città dell’eterna primavera è stretta tra turistificazione e tentativi di riappropriazione degli spazi urbani.

 

Fonti

Albadalejo, Angelika. “Can Hip Hop Help Stop Gang Violence in Latin America?InSight Crime. 09 giugno 2017.

Alcolirykoz, Jeronimo. 2024. Medellificación.

Bartolomé, Marcos. “Gentrificación, gentrificaçao, gentrificació”. El Orden Mundial. 07 settembre 2017.

BBC. “La Escombrera: hallan tras 22 años de búsqueda los primeros restos humanos en la fosa común más grande de Colombia“. 23 dicembre 2024.

InSight Crime. “Cartel de Medellín”. 03 febbraio 2025.

Frenzel, Koens, Steinbrink, Rogerson. 2015. “Slum tourism: State of the art”. Tourism Review International 18(4): 237-252.

Sánchez Steiner, L. M. 2008. “Éxodos rurales y urbanización en Colombia: Perspectiva histórica y aproximaciones teóricas“. Bitácora Urbano Territorial, 13(2): 57-72.

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