Ricorda 1960: l’omicidio del ‘Charro Negro’, antefatto della fondazione delle FARC

L’11 gennaio 1960 venne assassinato a Gaitania, nella regione colombiana di Tolima, uno dei leader del movimento agrario comunista, Jacobo Prías Alape, detto anche Charro Negro (soprannome che si potrebbe tradurre come “cowboy nero”). Due anni prima, le guerriglie di sinistra avevano stipulato un accordo con il primo governo del Frente Nacional, che poneva fine agli anni della Violencia. I combattenti promettevano la rinuncia alle armi, ma non la loro consegna, lasciando aperta la possibilità di tornare a costituire un nucleo guerrigliero in caso di mancato rispetto dei patti. Ciò avvenne in seguito all’omicidio del Charro Negro, un affronto che Manuel Marulanda Vélez, dirigente del movimento agrario e futuro capo delle FARC, non riuscì a digerire.

Il periodo della Violencia

Il 9 aprile 1948 è una data che in Colombia nessuno ha dimenticato. Quel giorno, Juan Roa Sierra, un comune muratore, uccise con un revolver Jorge Eliecer Gaitán, popolarissimo leader liberale, su una delle strade centrali di Bogotá. Tuttora si disconoscono i motivi alla base di questo efferato omicidio. Alcuni studiosi affermano che Sierra formava parte di una cospirazione più grande; per altri invece si trattava di una vendetta personale che vede Gaitán colpevole di aver risposto scortesemente all’assassino, che gli avrebbe chiesto disperatamente un lavoro (“chiedilo al governo”, avrebbe detto il politico). 

La capitale venne avvolta dalle fiamme e distrutta nell’evento che passò alla storia come Bogotazo. L’omicidio scatenò un conflitto irrisolto tra i due grandi partiti, conservatore e liberale, che già si erano affrontati durante ben nove guerre civili fin dal processo di indipendenza. Il periodo, conosciuto come Violencia, segnò l’inizio del confronto armato che, vista la natura dispersiva dell’immenso territorio nazionale, ricorse all’utilizzo delle prime forme di guerriglia per raggiungere le regioni più remote. Nell’arco di 10 anni, morirono tra le 113 mila e le 300 mila persone e circa 11 milioni di abitanti furono costretti alla migrazione interna, colonizzando territori abbandonati dallo Stato.

Il conflitto vide da un lato los pájaros (gruppo di contadini sicari soprannominati “uccelli” perché assassinavano e “volavano via” rapidamente) e la polizia chulavita (una sorta di servizio segreto, che prendeva il nome da una zona della città di Boavita), appoggiati dal governo conservatore, e dall’altro le guerriglie liberali e i movimenti di autodifesa comunista. Nel 1950, il Comité Central del Partito Comunista confermò infatti la necessità di organizzare gruppi armati per proteggere i contadini dagli attacchi della fazione opposta. L’alleanza con il braccio armato del partito liberale, conosciuta come Ejército Revolucionario de Liberación Nacional, durò però ben poco. Le differenze ideologiche erano palesi e non permettevano di riconoscersi in una visione comune. Come conseguenza della divisione, i comunisti (e alcuni ex liberali) si spostarono verso sud, dove costituirono un nucleo; i liberali comandati dai fratelli Loaiza, conosciuti come Los Limpios, seguirono le direttive del partito e iniziarono a perseguitare i loro ex alleati. Il comandante della guerriglia comunista era proprio Charro Negro, il responsabile militare Pedro Antonio Marín, conosciuto come Manuel Marulanda o Tirofijo (per la sua precisione da cecchino). 

La mancata pacificazione

Nel tentativo di riportare all’ordine un Paese dilaniato dalla guerra civile, le Forze Armate appoggiarono il colpo di stato del generale Gustavo Rojas Pinilla nel 1953. La prima azione del dittatore fu quella di proporre un’amnistia generalizzata per tutti i guerriglieri in cambio della consegna delle armi. I liberali accettarono, ma alcuni di loro si arruolarono nell’esercito regolare per combattere le guerriglie comuniste, che avevano invece rifiutato l’accordo. 

Rojas Pinilla venne eletto come presidente dall’Assemblea Nazionale Costituente un anno dopo e rispose rendendo illegale il Partito Comunista e lanciando un’offensiva a Villarica nel 1955 con l’intento di annientare la resistenza. Poco dopo, rientrarono nelle operazioni militari anche altri territori del sud in mano alle guerriglie ancora attive. Il dittatore non riuscì comunque a ristabilire l’ordine in quelle zone.

Il 1958 fu l’anno che sancì la fine della Violencia. I due partiti contrapposti raggiunsero un accordo, una sorta di compromesso storico, che permise loro di alternarsi al governo con il nome di Frente Nacional fino al 1974. Il primo presidente, Alberto Lleras Camargo, ritornò nuovamente a dialogare con i comunisti per trovare un accordo. Le guerriglie finalmente accettarono nonostante mancasse un punto fondamentale, la redistribuzione delle terre in cambio della possibilità di mantenere il proprio arsenale, e si dedicarono a costituire semplici movimenti agrari nelle varie zone contadine che difendevano. I due leader, Tirofijo e Charro Negro, si lasciarono alle spalle la lotta armata e iniziarono una vita normale.

Il Frente Nacional si presentava come la soluzione perfetta per porre fine a svariati decenni di contrapposizione bipartitica. Tuttavia, escludeva dalla rappresentanza politica qualsiasi altra formazione, incluso il Partito Comunista, accusato di voler entrare nel governo camuffandosi tra le liste liberali o conservatrici. Quindi, nonostante fosse tornato legale con la fine della dittatura, sulla carta continuava a essere ostacolato. Nel frattempo, il conflitto interno si apprestava ad assumere ulteriore peso nell’ambito della Guerra Fredda.

L’assassinio del leader

“Il nostro Paese non ha preso in considerazione il suo carattere geografico e questo comportamento ha ostacolato lo sviluppo nazionale. Il territorio è più grande della nazione e la nazione è più grande del suo governo”, scrive Margarita Serje in El Revés de la Nación. Le guerriglie comuniste occupavano parte del sud della Colombia, dove l’assenza del governo, come in altre zone remote, favoriva la formazione di identità alternative e di un potere locale indipendente. Alla fine degli anni ‘50, Gaitania era una degli enclave più importanti, una colonia penale e agricola nata nel 1920 che aveva adottato il nuovo nome in onore del leader liberale ucciso nel ‘48.

Lì si trovava Charro Negro la mattina dell’11 gennaio 1960. Accusato dall’ex guerrigliero liberale Mariachi di un furto di bestiame, venne invitato a un incontro che si rivelò essere un’imboscata: lo uccisero sparandogli tre colpi alla schiena. Alla morte dell’amico, Marulanda rinunciò alla pacificazione, convinto di essere nella lista delle persone da uccidere. Charro Negro era anche il cognato del futuro leader delle FARC, a cui aveva insegnato a leggere e salvato da un plotone d’esecuzione nel 1952. Dopo l’omicidio, Marulanda viaggiò a Bogotà per denunciare l’accaduto e le autorità annunciarono che avrebbero preso il controllo diretto della regione di Tolima. Ricevuta la notizia, Tirofijo lasciò il suo precedente lavoro e riprese in mano le armi, costituendo il nucleo delle successive repubbliche indipendenti alla base della fondazione delle FARC.

Un anno dopo, nel 1961, il Partito Comunista organizzò una riunione con i movimenti di autodifesa e nel congresso si dichiarò per la prima volta convinto della necessità di utilizzare tutte le forme di lotta per raggiungere il potere.

La fondazione delle FARC

Nello stesso anno, il 1961, il senatore Alvaro Gómez Hurtado denunciò la presenza di repubbliche indipendenti Marquetalia, Rio Chiquito, El Pato, Sumapaz e Guayabero che cercavano di sostituire l’autorità dello Stato con forme di governo alternative. Nello stesso periodo, la Colombia entrò a far parte dell’ambito di influenza statunitense diventando membro dell’Alianza para el Progreso, nata per frenare l’espansione del comunismo in America latina. Dopo aver sposato inoltre i dettami della dottrina di sicurezza nazionale, che vedeva nei rossi il nemico numero uno, finalmente il governo ottenne il supporto strategico degli Stati Uniti in un’operazione conosciuta come Plan Lazo o Soberanía. Si trattava di attaccare le enclave comuniste per imporre il controllo statale nelle zone considerate indipendenti.

Nel 1964, l’esercito attaccò Marquetalia, ex Gaitania, in un’operazione che di fatto si risolse in un fallimento: le guerriglie si erano già ritirate lasciando terra bruciata. Si trattò di quello che molti politologi definiscono un errore strategico che spinse i gruppi armati del sud a unirsi in un unico grande blocco, che nel 1955 prese il nome di Bloque Sur e il 25 aprile del 1966 quello di FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia). Era l’inizio di un conflitto interno che durerà più di 60 anni e provocherà oltre 200.000 morti. 

Dopo la morte di Charro Negro, intervennero altre guerriglie legate più al contesto politico internazionale che a quello interno. L’ELN (Ejército de Liberación Nacional) venne fondato nel 1962 ispirato dalla rivoluzione cubana, l’EPL (Ejército Popular de Liberación) sorse nel 1967 e si legò al maoismo. Accanto a queste tre guerriglie, le più rilevanti, si affiancò negli anni ‘70 l’M-19, che sconvolse la strategia di confronto con lo Stato spostando gli attacchi dalla selva alle città.

Fonti e approfondimenti

El Espectador, “Yo vi cuando mataron a ‘Charro Negro’”, 28/05/14

Diario del Huila, “La guerra empezó aquí con el asesinato de Charro Negro”, 11/01/20

El Tiempo, El crimen que detonó la fundación de las Farc, 25/04/13

Eduardo Pizarro Leongómez, Los origenes del movimiento armado comunista en Colombia (1949-1966), 7-31

José Jairo González Arias, “Las Repúblicas Independientes” en Colombia: 1955-1965, 67-75

Centro Nacional de Memoria Histórica, Los orígenes, las dinámicas y el crecimiento del conflicto armado, 112-125

Julián Sabogal Tamayo, La guerra por la tierra, 9-16

 

Grafica: Marta Bellavia – Instagram: illustrazioninutili_

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