Ricorda 1960: l’indipendenza del Senegal

Prima di parlare del processo di indipendenza del Senegal, vale la pena accennare al periodo di colonizzazione francese. I primi insediamenti della Francia in Africa risalgono al XVII secolo, ma fu solo durante la Conferenza di Berlino tra il 1984-85 che questi territori diventarono ufficialmente colonie. Tra queste, il Senegal ha senza dubbio ricoperto un ruolo importante. Il suo affaccio sull’Oceano Atlantico ha reso questo Paese un punto strategico per le rotte commerciali. La Francia investì sul territorio costruendo infrastrutture e favorendo lo sviluppo rurale e, soprattutto, l’esportazione di prodotti agricoli. Dakar, l’attuale capitale del Senegal, divenne la capitale dell’intera Africa Occidentale francese (AOF).

Come tante ex colonie, il processo che portò all’indipendenza del Senegal fu lungo e segnato da tappe importanti, trattative e negoziati con la Francia colonizzatrice e tra i movimenti ideologici e politici interni. Le date che segnano maggiormente il processo di indipendenza del Senegal sono due: il 4 aprile e il 20 agosto 1960, come vedremo a breve.

Il contesto ideologico e culturale dell’indipendenza

Durante gli anni precedenti all’indipendenza del Senegal e delle altre colonie, iniziò a instaurarsi un movimento politico-culturale, la négritude, che funse da filo rosso del pensiero indipendentista delle colonie francesi.

Léopold Sédar Senghor, che prima di diventare presidente della Repubblica del Senegal fu un poeta e letterato, fu tra i principali teorici della negritudine. Se inizialmente il suo pensiero si trovava su un piano per lo più filosofico-culturale di reazione all’umiliazione e alla negazione dei neri durante il periodo coloniale, col tempo questo movimento assunse delle connotazioni più politiche e sociali. Secondo tale movimento, infatti, era necessario disfarsi di ciò che il regime coloniale francese aveva instaurato e consentire al popolo senegalese di autodeterminarsi.

Nei mesi immediatamente precedenti all’indipendenza e durante il periodo successivo gli slogan principali dei partiti senegalesi erano “costruzione nazionale” e “indipendenza e sviluppo”. L’indipendenza del Senegal era vista internamente come la riconquista della propria dignità e come un mezzo per svilupparsi in autonomia, inteso come la possibilità di agire secondo le volontà del popolo e non del colonizzatore. Secondo i principali movimenti indipendentisti senegalesi, infatti, non poteva esserci sviluppo senza l’indipendenza; sviluppo era sinonimo di modernizzazione, riconquista culturale e rinnovamento, di progresso economico e di uguaglianza sociale.

La transizione verso l’indipendenza

L’instaurazione dell’Unione Francese nel 1946 trasformò in Senegal in un Territorio d’Oltremare e permise di istituire un’Assemblea nazionale che conferì al Paese una maggiore autonomia. In quegli anni Léopold Sédar Senghor venne eletto deputato di tale Assemblea e, parallelamente, fondò il suo movimento politico, destinato a diventare un partito negli anni a seguire: il Blocco Democratico Senegalese.

Nel frattempo la Francia, profondamente segnata dalle indipendenze in Indocina e dalla guerra in Algeria, decise di sancire una nuova Costituzione e, quindi, una nuova politica nei confronti dei propri territori. Questo fu un passaggio fondamentale che portò all’indipendenza del Senegal e di molti altri Paesi africani. De Gaulle, l’allora presidente francese, fece scegliere le colonie: l’indipendenza immediata, “con tutte le sue conseguenze”, oppure una transizione più morbida attraverso la creazione di una Comunità Francese. Quest’ultima prevedeva l’autodeterminazione graduale delle colonie pur mantenendo relazioni commerciali e politiche con la Francia.

Nel settembre 1958, con un referendum costituzionale, la quasi totalità dei senegalesi votarono per diventare uno Stato membro della comunità francese, trasformandosi quindi in Repubblica autonoma. Il referendum pose fine all’unione politica e amministrativa dell’Africa Occidentale francese ma, votando per il “sì”, venne scelta una strada di negoziazioni con la Francia, piuttosto che una rottura netta delle relazioni. Nonostante lo scioglimento dell’AOF, i Paesi ex colonie manifestarono ugualmente la volontà di formare un’unione politica comune.

Uno dei modi attraverso i quali Senghor espresse questa volontà fu la proposta di formare una federazione di Stati, che inizialmente doveva comprendere il Senegal, il Sudan Francese (l’attuale Mali), l’Alto Volta (l’odierno Burkina Faso) e il Dahomey (oggi conosciuto come Benin). A seguito della rinuncia degli ultimi due, la fusione del Senegal e del Sudan Francese, nel gennaio 1959, formò la federazione del Mali. Questa divenne completamente indipendente il 4 aprile 1960 e Senghor ne diventò presidente. Egli vedeva questa federazione come una continuazione logica dell’ex impero coloniale francese. Tuttavia, il 20 agosto dello stesso anno la federazione si sciolse e i due Paesi ritornarono ad essere indipendenti, tra di loro, nei confronti della Francia e nei confronti della comunità internazionale. Nel settembre 1960, infatti, Senegal e Mali entrarono separatamente e autonomamente nell’ONU.

Il Senegal indipendente

Il Senegal divenne una Repubblica presidenziale e Léopold Sédar Senghor venne eletto presidente della Repubblica. Il neo-presidente si impegnò a ricostruire il Paese pur volendo mantenere delle relazioni di cooperazione con la Francia. Affianco al presidente si trovavano quindici ministri, che andavano a formare il Consiglio di governo, e sessanta membri, eletti a suffragio universale, che formavano l’Assemblea Nazionale.

Tra le maggiori difficoltà, una volta riconquistata l’indipendenza, ci fu lo sviluppo economico del Paese. Reduce del periodo coloniale francese, durante il quale l’economia senegalese si basava soprattutto sull’esportazione di prodotti agricoli non lavorati, in primo luogo le arachidi, il Paese ebbe molte difficoltà a instaurare un sistema industriale stabile.

La presidenza di Senghor 

Anche se la popolarità e il potere di Senghor si rafforzarono con il passare degli anni, tra alti e bassi il Senegal è sempre riuscito a mantenere una democrazia piuttosto stabile, soprattutto se paragonata agli altri Paesi del continente africano.

Non mancarono, però, episodi repressivi nei confronti degli avversari politici. Nel 1962, infatti, il Primo ministro Mamadou Dia organizzò un colpo di stato contro il presidente in carica. Il colpo di stato fu la conseguenza di una serie di contrasti politici tra Mamadiou e Senghor, di stampo marxista il primo, meno radicale il secondo. Come conseguenza, l’anno successivo venne sancita una nuova Costituzione che prevedeva di abolire tutti i partiti, fatta eccezione per il Blocco Democratico Senegalese, il partito di Senghor. Anche il potere esecutivo, che fino a quel momento apparteneva al Primo ministro, era ora nelle mani del presidente.

Alla fine degli anni Sessanta, il Senegal iniziò a incontrare le prime difficoltà economiche, causate anche dalla diminuzione del prezzo delle arachidi. Queste, come accennato in precedenza, erano il principale prodotto agricolo senegalese su larga scala, coltivato per lo più per l’esportazione nei mercati globali. I sindacati senegalesi raccolsero le istanze della popolazione e indissero uno sciopero nazionale, in seguito al quale il presidente promise riforme costituzionali, universitarie e salariali. Fu così che nel 1970 venne reintrodotto il ruolo del Primo ministro, carica che fu affidata a un giovane Abdou Diouf.

Nel 1976 sotto la pressione dei movimenti studenteschi che manifestarono a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta contro la concentrazione del potere nelle mani del presidente, si avviò un’ulteriore riforma costituzionale che reintroduceva un sistema multipartitico. Nel 1980, come non era mai successo né in Senegal né in altri Stati africani, Senghor si ritirò dalla vita politica e la presidenza passò a Abdou Diouf, già Primo ministro dal 1970.

 

Fonti e approfondimenti

Casola, C., 2017. Senghor E La Négritude. Opinio Juris.

Heitz, K. 2008. Décolonisation et construction nationale au Sénégal. Relations internationales, 133(1), 41-52.

Le Point. 2020. Le Sénégal Est Indépendant Depuis 60 Ans !. Le Point Afrique

Perspective.usherbrooke.ca. n.d. Proclamation De L’indépendance Du Sénégal | Perspective Monde.

 

Grafica: Marta Bellavia – Instagram: illustrazioninutili_

Be the first to comment on "Ricorda 1960: l’indipendenza del Senegal"

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: