Ricorda 1960: i primi giorni insanguinati della RDC indipendente

Il 30 giugno del 1960 la Repubblica Democratica del Congo (RDC) ottenne l’indipendenza dal Belgio, ma subito la storia del neonato Stato si tinse di violenza. Le tensioni esplosero nel giro di pochi giorni e raggiunsero il culmine con la proclamazione della secessione di una delle province sud-orientali del Paese, il Katanga.

30 giugno 1960: la nascita della RDC

Lo Stato Libero del Congo, fondato nel 1885, era una proprietà personale del re del Belgio, Leopoldo II, prima di diventare una colonia vera e propria nel 1908. Un Paese estremamente diversificato dal punto di vista economico: da un lato aree minerarie tra le più ricche del continente, dall’altro zone agricole estremamente povere.

L’indipendenza venne ottenuta il 30 giugno del 1960, quando il re del Belgio Baldovino cedette il potere alla popolazione della RDC. Fino all’ultimo il Belgio tentò di mantenere il Paese sotto il suo controllo, al fine di continuare a sfruttarne le ingenti risorse minerarie. Una volta, però, resosi conto del fatto che le lotte non si sarebbero fermate e dell’impossibilità di controllare un territorio così vasto, decise di concedere l’indipendenza, auspicando alla costituzione di un governo favorevole al mantenimento dei suoi interessi.

Un voto per un Paese forte e unitario

Speranze che però furono disattese nel maggio del 1960 quando, subito prima dell’indipendenza del Paese, si tennero le elezioni. La competizione fu vinta da Lumumba, leader del Mouvement National Congolais (MNC), movimento nato nel 1958 e di ispirazione nazionalista progressista e radicale. Il suo obiettivo era fare della RDC un Paese con un governo forte in uno Stato unitario, basato sugli ideali panafricanisti di cui Nkrumah era il principale portavoce e sostenitore della politica del non allineamento. Inoltre, era forte la sua opposizione al mantenimento di legami economici a vantaggio del Belgio: le imprese belghe che sfruttavano le risorse in Katanga dovevano essere nazionalizzate.

I suoi principali avversari erano Kasavubu, guida dell’Alliance des Ba-Kongo (ABAKO), fondata nel 1950 e la Confédération des Associations tribales du Katanga (CONAKAT), istituita da Tshombe nel 1958. Il primo, espressione dei bakongo, era un partito nazionalista conservatore, moderato, favorevole alla creazione di una federazione congolese-belga che permettesse al Belgio di continuare a sfruttare le risorse minerarie. Il CONAKAT, invece, era una confederazione di movimenti del Katanga, regione abitata dalla popolazione lunda e particolarmente ricca di minerali. Auspicava l’indipendenza dell’area, sottolineando come la RDC prima della colonizzazione non esistesse come Stato e che quindi fosse necessario ritornare a quanto presente prima, il Katanga.

I primi giorni dell’indipendenza

Lumumba si pose alla guida di un governo di coalizione, ricoprendo la carica di Primo ministro, mentre Kasavubu ottenne la presidenza.

Tuttavia la situazione del Paese fu subito esplosiva. L’ammutinamento dell’esercito, sostenuto dal governo, il 5 luglio diede avvio a una violenta guerra civile. L’azione dei militari venne innescata dalle parole del comandante delle truppe belghe di stanza nella RDC, Janssens, il quale riteneva non necessario africanizzare le truppe. Ciò venne interpretato dal Paese da poco indipendente come un’implicita ammissione belga di voler continuare a controllare il territorio.

Lo scoppio del fuoco in Katanga

Bastò una notte per comprendere come ormai la situazione fosse completamente fuori controllo. Tra il 9 e il 10 luglio Tshombe proclamò la secessione del Katanga, in accordo con l’Union Katangaise, espressione dei coloni belgi. La secessione fu il risultato delle crescenti tensioni tra il CONAKAT, appoggiato dagli ambienti conservatori, dal mondo cattolico e dal Belgio da un lato e il governo centrale di Lumumba, affiancato da progressisti e anti-clericali, dall’altro.

Ben presto i caschi blu dell’ONU giunsero nel Paese, nell’ambito dell’operazione delle Nazioni Unite per il Congo (ONUC) con l’obiettivo di ripristinare la pace, ma l’intervento fu subito oggetto di tensioni tra i diversi attori coinvolti. La missione inizialmente fu appoggiata dal governo di Lumumba auspicando il ripristino della pace, l’integrità territoriale e la difesa del Paese da una possibile invasione belga. L’ONU, invece, concepiva la missione come un mezzo attraverso il quale garantire l’ordine interno e legittimare, sotto l’egida internazionale, l’intervento delle truppe belghe in Katanga a fianco dei secessionisti.

Katanga-Kasai: una federazione secessionista

In agosto, un ulteriore colpo all’integrità territoriale della RDC giunse con la secessione del Kasai meridionale, proclamata dal Kalonji, leader del partito secessionista e appoggiato ancora una volta dal Belgio. Nacque così la federazione secessionista Katanga-Kasai che dichiarerà la resa solamente nel 1963.

Nel frattempo, la legittimità politica di Lumumba iniziò a vacillare. La decisione del governo centrale di avviare, proprio dal Kasai, una missione militare per far rientrare la secessione del Katanga comportò forti violenze nei confronti dei locali.

Infine, il 5 settembre si verifico un colpo di stato interno al governo: Kasavubu annunciò le dimissioni di Lumumba, ma quest’ultimo, che godeva ancora del sostegno del Parlamento, dichiarò le dimissioni del presidente. Di fronte a un governo sempre più fragile, a causa delle accuse di violenze in Kasai, si era già costituita un’alleanza anti-Lumumba, composta da settori delle Nazioni Unite, autorità belghe, diplomatici americani e gruppi di opposizione interni al Paese. Saranno proprio l’intelligence belga e statunitense a facilitare l’arresto di Lumumba da parte delle forze di sicurezza del generale Mobutu. Il leader di MNC verrà ucciso il 17 gennaio del 1961 e la sua morte aprirà la strada ad anni di lotta che si sarebbero conclusi solamente nel 1965, con la salita al potere di Mobutu che avvierà trent’anni di sanguinosa dittatura.

 

Fonti e approfondimenti:

Gentili A. M., Il leone e il cacciatore. Storia dell’Africa Sub-sahariana, Carrocci editore, 2016, pagine 376-384

Pallotti A., Zamponi M., L’Africa Sub-sahariana nella politica internazionale, Le Monnier, 2010, pagine 11-28

Haskin J. M., The Tragic State of the Congo: from Decolonization to Dictatorship, Algora Publishing New York, 2005, capitoli 1-2

 

Grafica: Marta Bellavia – Instagram: illustrazioninutili_

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