Smart Drugs: quando la legge cede all’isteria di massa

Con il termine “Smart Drugs” (droghe intelligenti) si intendono comunemente tutte quelle sostanze, di origine naturale o sintetica, non proibite dalle leggi vigenti sugli stupefacenti ma che hanno effetti psicoattivi. La categoria è quindi definita in maniera molto vaga, tanto che se interpretata in maniera estensiva potrebbe contenere anche caffeina e teina, che sono eccitanti naturali, legali, ma non considerati comunemente “droghe”.

La lista degli appartenenti a questa categoria cambia quindi con il cambiare delle liste delle sostanze proibite perseguite dalla legge, determinando quindi differenze sostanziali tra paese e paese. Per via di questo dato si assiste ad una vera e propria ricorsa tra lo sviluppo di nuove droghe e l’emanazione dei conseguenti divieti, visto che i produttori cercano di rimanere nella legalità mentre le autorità tentano di tenere il passo.

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Ma quali sono queste sostanze? In un primo momento si definivano in questo soprattutto modo quei farmaci che se assunti da soggetti che non ne hanno bisogno danno effetti psicoattivi, eccitanti o narcotici, ma la definizione si è via via ampliata. Dopo il progresso dei divieti sul commercio parallelo dei farmaci sono ricadute della definizione di “smart drugs” soprattutto allucinogeni molto blandi, spesso naturali come l’amanita muscaria e la salvia divinorum, e prodotti sintetici che mimano gli effetti della cannabis.

Oggi su internet, specialmente nel deep web, si trovano sostanze dagli ingredienti sconosciuti, cristalli chiamati semplicemente “sali da bagno” (per via del loro aspetto), che di solito sono un mix di principi attivi eccitanti legali spesso provenienti da farmaci. Queste sostanze sono spesso pericolose in quanto sconosciute e imprevedibili, oltre che sviluppate in fretta per aggirare i divieti.

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In Gran Bretagna è stata da pochissimo approvata una legge onnicomprensiva dal Ministero dell’Interno che mette fuori legge tutte queste sostanze, vietando semplicemente la vendita di tutte le sostanze stupefacenti precedentemente legali. La legge prevede infatti pene per la vendita, la produzione e la distribuzione di “nuove sostanze psicoattive” (citando testualmente), mentre l’uso e il possesso sono tollerati.

Questa legge arriva dopo che si è scatenato, soprattutto a causa dei tabloids, un clima di panico attorno a queste droghe, imputate della morte di almeno 100 personelo scorso anno. I dati ufficiali parlano in realtà di meno di 10 decessi imputabili a queste sostanze, ma l’isteria di massa era irreversibilmente avviata. Questo approccio ignora palesemente alcuni dati reali, basti pensare che il gas esilarante è la seconda droga ricreativa più usata nel paese, assunta da oltre 400.000 giovani solo scorso anno, senza però causare danni ad alcuno di essi nè a breve nè a lungo termine.

In Inghilterra molti si interrogano se questo provvedimento causerà un nuovo aumento del consumo di alcol, già piaga sociale cronica del Paese e prima causa di morte prevenibile tra la popolazione. Eliminare queste sostanze dal mercato legale spingerà i consumatori di nuovo nel mercato nero delle droghe più pericolose, o tra gli esperimenti poco controllati o nella ricerca di prodotti sconosciuti su internet, del cosiddetto deep web.

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La falla di questa legge risiede quindi nel non cercare di distinguere tra sostanze pericolose e innocue, ma nel compiere un tentativo di fornire una risposta drastica all’intero fenomeno, che così facendo spingerà però i consumatori di sostanze quasi innocue a passare ad altre più dannose. Operare una distinzione capace di perseguire le sostanze pericolose ma lasciar circolare quelle innocue aiuterebbe ad offrire a chi cerca questo tipo di divertimento un’alternativa alle sostanze pericolose, come la cocaina e l’eroina, permettendo di salvare vite nel processo.

Una legge strutturata in questo modo non potrà che portare un aumento delle morti legate alle droghe, il tutto per il panico morale innescato, troppo spesso, dal semplice non conoscere e giudicare a priori un dato comportamento, a volte distorto dalla lente del gap generazionale. Per avere un esempio di questo meccanismo basta andare indietro di una decina di anni, sempre in Inghiterra. Nei primi anni 2000 venne vietato il mefedrone, una sostanza con effetti eccitanti ma molto meno pericolosa dalle altre della categoria, e questo spinse i suoi consumatori verso l’uso di cocaina e MDMA, con le ovvie conseguenze.

Approfondimenti

Smart Drugs – il libro sulle “Droghe Furbe” scaricabile dal sito dell’Istituto Superiore di sanità.

Smart Drugs: The Truth About Nootropics: An Introductory Guide (Kindle ENG) – di Colin Willis

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