Un nuovo modello per la Finanza: la Finanza Islamica

Negli ultimi anni l’Islam è entrato nel dibattito politico e religioso in maniera dirompente: la costituzione dello Stato Islamico e i recenti attentati al cuore dell’Europa hanno inasprito i rapporti tra esso e la società. Ciò di cui non si parla però, è il ruolo che il modello finanziario islamico ricopre all’interno della finanza mondiale. Stiamo parlando di un settore che è cresciuto negli ultimi dieci anni ad un tasso del 10-15% e che funziona in maniera del tutto particolare.

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Quando parliamo di finanza islamica dobbiamo tenere in grande considerazione la componente religiosa, in particolare quanto dettato dalla Sharia (la Legge islamica), la quale non si limita a disciplinare la sola sfera privata del rapporto intimo tra uomo e Dio, ma indica i principi di condotta in ogni settore della vita pubblica della umma (comunità), estendendo perciò la loro validità anche alle attività economiche, sociali e giuridiche. Fonti della Sharia sono il Corano (190 versi su 6236 totali), la Sunna (ovvero gli insegnamenti del Profeta), il consenso dei dotti (ijmāʿ) e l’analogia giuridica (qiyās).

Il Corano è composto da sure (capitoli) e si divide in “sure meccane” e “sure medinesi: mentre le prime hanno un carattere teologico-morale, le seconde hanno un carattere normativo, regolano la vita quotidiana della comunità. Proprio in queste ritroviamo i precetti fondamentali riguardanti l’economia tra cui il pagamento dell’elemosina, il trattamento dei debiti, il divieto dell’ingiustificato arricchimento tramite il tasso di interesse e il trattamento della successione.

SISTEMA FINANZIARIO

Concetto fondamentale nella finanza islamica è che la moneta, in quanto tale, non ha un valore intrinseco: è solo un mezzo di scambio. E’ proprio da questa visione che sorge il principio per cui nessun musulmano può arricchirsi scambiando denaro con un altro soggetto. Il divieto di apposizione del tasso di interesse (ribah) si basa sul principio della condivisione del rischio: non è accettabile un tasso di rendimento che venga garantito a prescindere dall’andamento dell’attività per cui è avvenuto il prestito. Non può esserci alcun guadagno senza l’assunzione di un rischio. Per attendere questo principio morale, il tasso di interesse non viene apposto sui depositi bancari, sui conti correnti e neanche sui mutui.

Il rendimento di un investimento è lecito solo se il capitale assume la forma di un’attività reale, non monetaria, e se si associa all’assunzione di un rischio imprenditoriale. Per tale ragione, la banca islamica si configura come un gestore/distributore di fondi, attività e progetti; essa è responsabile dell’individuazione di progetti in cui investire il proprio denaro e quello dei clienti. I depositanti non sono quindi dei creditori verso la banca per le somme depositate (come siamo noi quando depositiamo i nostri risparmi in banca), ma si pongono come investitori della stessa con cui condividono profitti e perdite.

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Per quanto riguarda l’attività di finanziamento, la banca islamica ha come obiettivo la valutazione della redditività di un progetto e non l’analisi del merito creditizio del soggetto finanziato o la sua capacità di fornire garanzie, come invece accade spesso nelle banche convenzionali.

Ci sono diversi servizi che le banche possono effettuare pur rimanendo fedeli alle leggi islamiche:

  • Ijarasimile ad un contratto di leasing, è un’operazione di scambio di un bene il cui utilizzo viene concesso in cambio di un pagamento: non vi è un passaggio di proprietà tra concedente e utilizzatore. Questa tipologia di contratto può essere utilizzata per l’acquisto di una macchina.
  • Murabahala banca acquista un bene per rivenderlo al compratore, divulgando (specificandolo) il costo di acquisto e il margine di profitto che essa appone sulla vendita: il compratore può ripagare il prezzo totale a rate (senza tasso di interesse) e, qualora non riuscisse a sostenere il pagamento di una rata, la banca non ha la possibilità di apporre la mora per il mancato pagamento. Tale contratto può essere utilizzato per fornire un mutuo su una proprietà (si pensi ad una casa). La proprietà viene registrata fin da subito al compratore.
  • Musharaka: accordo di collaborazione tra il cliente e la banca in cui entrambi i contraenti forniscono il capitale e si accordano per la condivisione dei profitti (come del rischio) dell’investimento.
  • Wakala: contratto di agenzia per cui la banca agisce come un singolo agente: utilizza i risparmi dei contraenti per investire in prodotti finanziari (sempre in linea con la Sharia) per generare dei profitti.

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In generale le banche possono fare profitti con l’acquisto e la vendita di beni e servizi “approvati” che si basano, come detto, su attività reali; è vietato investire in strumenti finanziari che si basano sulla speculazione (ossia scommettendo sul valore che una determinata attività avrà in futuro). E’ assolutamente vietato, inoltre, investire in affari “inadatti”, tra cui pornografia, tabacco, alcool, carne di maiale, droghe e armi.

L’approccio della finanza islamica sta riscuotendo molto successo per coloro che, musulmani o no, condividono i principi dell’equa distribuzione, della spesa effettuata con giudizio, dello scambio equo e del benessere della comunità nel suo complesso. Proprio con riguardo all’equa redistribuzione, una componente fondamentale è la c.d. zakat, ossia il dovere morale di corrispondere un tributo sul surplus di ricchezza e di utili prodotti da un credente (persona fisica o giuridica) nell’anno islamico (hijri) ed è calcolato sul 2,5% dell’incremento della ricchezza. Il Corano auspica anche l’elemosina volontaria (sadaqa).  Tutti questi aspetti rientrano all’interno della funzione di utilità del musulmano medio che guida i soggetti nelle loro scelte, mentre nelle nostre funzioni di utilità questi atti caratterizzano solo alcuni individui maggiormente sensibili agli aspetti sociali.

Islamic Bank of Britain

La finanza islamica per le ragioni esposte viene ricondotta a quella branca della finanza denominata “etica”, ossia quel pensiero economico contemporaneo che ha come fine l’uso del denaro come mezzo e non come scopo, avendo a riferimento la persona umana (per una approfondimento cliccare qui). E’ indubbio che questo modello comportamentale risulta una valida alternativa al modello finanziario convenzionale: molti Paesi stanno aprendo a questo nuovo mondo tra cui la Germania, i Paesi Bassi, la Francia e in particolar modo il Regno Unito. Qui sono nate recentemente la prima banca islamica inglese retail, Islamic Bank of Britain (2004), e cinque banche d’investimento: European Islamic Investment Bank (2006), London & Middle East Bank (2007), Global Securities House (2007), European Finance House (2008) e Gatehouse Bank (2008).

L’ultima è l’Australia, dove il governo ha recentemente inoltrato domanda per rimuovere le barriere fiscali ai finanziamenti asset-backed. Inoltre, lo scorso agosto la National Australia Bank Ltd ha concluso la sua prima transazione in finanza islamica del valore di 14.2 milioni di dollari, per finanziare un acquisto immobiliare da parte di Crescent Wealth (principale società australiano in prodotti islamici). A febbraio di quest’anno, poi, è stato finanziato un altro progetto simile del valore di 114 milioni di dollari.

 

Sarà interessante vedere come continuerà ad evolvere il ruolo della finanza islamica nella finanza globale. In particolare, sarà interessante capire se alcuni dei precetti che guidano la finanza islamica riusciranno ad influenzare la finanza convenzionale, permettendo di concentrare l’attenzione sull’uomo in quanto tale e non sul mero arricchimento personale.

 

FONTI E APPROFONDIMENTI:

Violetta Orban, Osservatorio di poltica internazionale, http://www.bloglobal.net/2016/03/sharia-economia-finanza-islamica.html

http://www.theguardian.com/money/2013/oct/29/islamic-finance-sharia-compliant-money-interest

http://www.lafinanzaislamica.it/settori/finanza/

http://www.islamic-finance.com/indexnew.htm

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