Chi è Andrzej Duda?

Ormai sono trascorsi quasi due anni dalla vittoria alle elezioni presidenziali da parte di Andrzej Duda, una figura che sembra aver fatto uscire dall’oscurità delle quinte il ruolo del Capo dello Stato. Così una delle più gradi economie dell’Est Europa ha intrapreso un nuovo cammino politico. Nella Polonia, che nel lontano 1989 ha avuto per prima lo slancio verso la svolta democratica grazie ai lavori della Tavola Rotonda, stravincono i nazionalisti e gli euroscettici, russofobi, carichi di tentazioni autoritarie. A stupire è stata la caparbietà con cui è stato cavalcato il malcontento del Paese: giovani disoccupati, abitanti delle campagne, molti degli occupati precari, esclusi o marginalizzati dal boom economico. Priva di una sinistra moderna e critica che possa fare da contrappeso, la leadership liberale ha perso la simpatia del paese.

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Dopo la Guerra fredda, la Polonia ha lentamente intrapreso la propria ricostruzione, diventando nell’ultimo decennio simbolo di libertà e modello di riforme economiche. Nonostante ciò le correnti nazionalistiche sono rimaste in seno alla politica del Paese: il partito nazionalista di destra “Diritto e Giustizia” salì al potere per un breve periodo verso la metà degli anni 2000. Sin da quando il partito primeggia sia dal punto di vista parlamentare che presidenziale sembrerebbe che vi sia in atto una dissoluzione di molti degli organi di controllo democratico del Paese, a partire dalla Corte Suprema.

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Le elezioni presidenziali del maggio 2015 presentano aspetti sorprendenti. La Polonia è stata l’unico Paese nell’Unione europea a 28 a uscire indenne da ogni forma di recessione. I sondaggi preliminari dell’opinione pubblica non hanno potuto comunque prevedere un’ondata di malcontento popolare in grado di porre termine a otto anni di incontrastato dominio politico del partito liberale di Piattaforma civica. Gli umori sempre più negativi dell’opinione pubblica nella primavera del 2015 sono stati favoriti dallo sdegno provocato dal contenuto di dalle intercettazioni illegali effettuate ai danni di esponenti del principale partito di governo. Oltremodo l’impostazione innovativa della campagna, più o meno spontanea, avviata sui social networks, ha contribuito al successo. Il primo turno delle elezioni presidenziali dirette, Andrzej Duda col partito Diritto e Giustizia (PiS) ha raggiunto il 34,76% dei voti, mentre al Presidente della Repubblica Bronisław Komorowski con Piattaforma Civica, ne ottiene il 33,77%. Eccezionale è stato anche la comparsa di un personaggio senza partito, il cantante rock Paweł Kukiz, a cui è stato conferito il 20,8% dei suffragi grazie ad una campagna qualunquista anti-establishment. Il ballottaggio presidenziale ha conferito a Andrzej Duda il 51,55% dei voti validi, lasciando al capo dello Stato uscente, Komorowski, il restante 48,55%.

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I due principali avversari hanno già avuto modo di affrontarsi nella corsa per la presidenza quando la Polonia era in lutto nazionale: la morte del presidente Lech Kaczyński in un incidente aereo che ha portato (secondo procedure costituzionali) Komorowski, allora presidente del parlamento, ad ottenere la carica del Presidente della Repubblica.

Il Paese che si ritrova a ricoprire un ruolo di grande influenza sullo scenario europeo, grazie anche al suo ruolo di rilevanza in qualità di alleato a fianco della Nato, vede così non solo un irrigidirsi delle relazioni con la Federazione Russa ma anche una vertiginosa apertura verso destra. Duda si presenta come un erede spirituale del defunto Kaczyński, presidenza del quale sarà ricordata dalle tensioni con Mosca e Berlino. Duda ha avuto delle influenze liberali nei primi anni 2000, quando si unì al Partito Democratico. Tuttavia, nel 2005, dopo aver conseguito il dottorato di ricerca egli abbracciò il PiS. Tale gruppo non è un semplice partito di destra, ma appartiene a quella frangia ultranazionalista ed estremista che ha fatto della lotta agli immigrati e alla UE i punti di forza del proprio programma politico. Dopo la morte del presidente, Duda è stato eletto al Parlamento polacco nel 2011, e nel 2014 divenne membro del Parlamento europeo. Lì ha avuto contatti con euroscettici del continente come anche con i conservatori britannici, prima di annunciare la candidatura alla presidenza del PiS.

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Le politiche che il nuovo governo ha intenzione di attuare sono molto simili a quelle di Viktor Orbàn in Ungheria sopratutto per quanto riguarda la materia di immigrazione. Ostile ai matrimoni omosessuali e alla procreazione in vitro, ha messo spesso in evidenza di come l’istituzione familiare ricopra un ruolo importante nella sua dottrina. Il PiS inoltre è contrario all’entrata della Polonia nella zona euro e si oppone strenuamente alle politiche della Ue, soprattutto in materia economica. I paesi che hanno fatto parte dell’area sottoposta all’influenza sovietica stanno, dunque, adattando politiche nazionaliste e altamente xenofobe che potrebbero mettere a rischio i delicati equilibri dell’area euro soprattutto in un periodo come questo in cui il tema migranti assume un’importanza cruciale.

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Rimane comunque un fatto da chiarire il perché i polacchi non hanno confermato Komorowski, vista la comunque soddisfacente situazione economica rispetto ai restanti Paesi dell’area europea. La risposta si celerebbe nel generale malcontento verso i partiti tradizionali accompagnata dall’unione tra i vinti e i vincitori della transizione, oltre che dal cambio generazionale. Anche il sorgere del nuovo centro, più sociologico che politico, refrattario alle vecchie ideologie ha contribuito a tale rottura. Ai giovani polacchi questa Polonia, ancorata all’area euroatlantica e sempre più solida economicamente, non piace. L’errore di Komorowski è stato quello di fidarsi della stabilità del Paese e di non capire che fuori dal palazzo il popolo era insoddisfatto. Le elezioni hanno evidenziato la spaccatura elettorale-geografica nel Paese ancora una volta. Nell’Ovest, economicamente più sviluppato, oltre a votare di meno si preferiscono partiti liberali o progressisti. A Est, dove i livelli di sviluppo sono inferiori, si vota di più e riscuotono maggiore consenso le forze conservatrici e nazionaliste.

FONTI:

http://www.limesonline.com/perche-la-polonia-ha-scelto-duda-presidente/77601 http://www.independent.co.uk/news/world/europe/polands-new-president-andrzej-duda-heralds-shift-to-the-right-10273812.html
https://www.ft.com/content/06130322-047c-11e5-95ad-00144feabdc0
https://www.ft.com/content/06130322-047c-11e5-95ad-00144feabdc0
http://www.nomos-leattualitaneldiritto.it/nomos/cronache_costituzionali_estero/polonia-jan-sawicki-un-cambio-di-rotta-brusco-e-inatteso-le-elezioni-presidenziali-di-maggio-2015-come-annuncio-di-una-svolta-conservatrice-in-vista-delle-politiche/

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