Houston abbiamo un problema: la corsa cinese alle risorse spaziali

Se in tanti oggi sostengono che l’economia cinese attraverserà, nel breve tempo, una fase di rallentamento, vi è un settore, non sufficientemente pubblicizzato, in cui la Cina si sta da tempo rivelando un nuovo leader: lo spazio.

Sebbene, infatti, il programma spaziale cinese sia stato realizzato per la prima volta con il supporto sovietico, il 2016 è stato l’anno in cui la Cina ha lanciato più razzi nello spazio della Russia e più di chiunque altro stato, se si considera che in Europa le missioni nazionali sono quasi sempre coordinate dalla European Space Agency.

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La rivalità nello spazio tra gli Stati Uniti e la Cina, per buona parte della guerra fredda, è stata ridotta al silenzio dal più rumoroso scontro tra USA e Unione Sovietica. Ciononostante, Pechino ha mosso i suoi primi passi nell’industria spaziale sin dal 1956, con la creazione di un apposito istituto per la ricerca missilistica. Nel 1960, il tempo era maturo per il lancio del primo missile, una chiara copia del DF-1 (missile balistico a breve raggio sovietico). La crescita esponenziale del programma spaziale portò la Cina a diventare il quinto paese a lanciare in orbita un satellite artificiale. L’anno della svolta è, tuttavia, il 1984: Pechino è infatti in grado di inviare il suo primo satellite per le telecomunicazioni in orbita geostazionaria, una missione da molti ritenuta impossibile per il grado di avanzamento tecnologico del Paese.

Gli anni ’90 sono, poi, totalmente caratterizzati dalla realizzazione di un nuovo sistema integrato di lancio, ad oggi fortemente evoluto, noto come “Lunga Marcia“. L’elaborazione di tali razzi consentì, nel 2003, il lancio del primo astronauta nello spazio, seguito dalla famosa camminata nello spazio del 2008.

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E’ certamente possibile affermare che la rivalità sulla primazia nel raggiungimento di un corpo celeste rispetto ad un avversario è terminata con la guerra fredda. Oggi, infatti, le reali ambizioni cinesi sono totalmente diverse. Secondo le informazioni dell’agenzia spaziale di Pechino, le tre priorità del governo sarebbero lungimiranti e, con ogni probabilità, raggiungibili nell’arco del prossimo ventennio.
La prima riguarderebbe la creazione di energia pulita per il tramite di un sistema di pannelli in grado di sfruttare la costanza dei raggi solari nello spazio. Attraverso degli impianti a microonde sarebbe poi possibile trasferire l’energia così ottenuta sulla Terra. Nel 2025, secondo il calendario fornito, la prima trasmissione di energia elettrica dovrebbe essere completata, per entrare a regime nel 2050. Il progetto, già in fasi avanzate, necessita ancora di miglioramenti, sia per quanto concerne la trasmissione dell’elettricità, sia per l’oggettiva problematica del trasferimento di pesanti strutture sia nella bassa orbita terrestre, che in quella geostazionaria. In tal senso, il recentissimo fallimento del lancio del razzo Lunga Marcia 3-B, rappresenterebbe un primo ostacolo. La missione, il cui scopo era di portare in orbita un satellite parte di una costellazione di omologhi usati per le telecomunicazioni, sarebbe riuscita, ma a scapito del consumo di prezioso carburante per sistemare correttamente in orbita il ChinaSat 9A. Il totale fallimento della missione sarebbe stato un grande danno all’immagine cinese, considerato che il governo ha fortemente voluto dotare il satellite di una apposita antenna per il controllo della sovranità nel mare cinese del Sud. L’agenzia spaziale cinese ha, per altro, parlato di un possibile ritardo nell’attivazione del segnale, che da molti è stato interpretato come un notevole rinvio anche nel programma di esplorazione della Luna.

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La seconda priorità, in effetti, è giungere sul nostro satellite naturale e sui vicini asteroidi per iniziare lo sfruttamento delle risorse naturali, tra cui il titanio. L’idea, al momento, sarebbe di lanciare una missione completamente robotica che dovrebbe annoverare tra i suoi successi principali l’allunaggio di un rover con l’obiettivo di riportare sulla terra circa due chilogrammi di suolo lunare. Le critiche della comunità internazionale non si sono fatte assolutamente attendere, nel timore di una contaminazione del territorio lunare o degli asteroidi per le future missioni scientifiche. La Cina ha, dunque, dovuto rispettare le indicazioni del COSPAR sulla protezione planetaria, nonostante le molte critiche. Tutto risolto, dunque, per quello che appare solo un primo step verso un effettivo sfruttamento delle risorse minerarie per garantire il fabbisogno energetico cinese.

La terza ed ultima priorità riguarda la creazione di una propria stazione spaziale internazionale. Dal 2011, infatti, il Congresso americano ha escluso la partecipazione della Cina nelle attività della Stazione Spaziale Internazionale. Nello stesso anno, Tiangong 1 è stato lanciato nello spazio, seguito da Tiangong 2 e Tiangong 3, previsto per il 2020, con l’obiettivo di trasportare le prime necessarie strutture. Le tempistiche sarebbero, per altro, perfette se si considera che entro il 2025 le principali aree della Stazione Spaziale Internazionale dovranno essere ritirate. Con ogni probabilità, nel 2025, la Tiangong potrebbe essere la sola stazione umana nello spazio.

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In considerazione del ridotto budget destinato alla NASA nelle ultime amministrazioni d’Oltreoceano, l’unico realistico concorrente della Cina per quanto riguarda l’estrazione ed impiego dei minerali spaziali, è la compagnia privata “Planetary Resources, la cui attività è stata fortemente incentivata economicamente dal governo americano e giuridicamente da alcuni paesi europei.

La Cina, invece, per espressa volontà di Xi Jinping, ha triplicato il budget per il programma spaziale, rispetto all’anno chiave 2003, in cui le spese per le missioni aveva già raggiunto il massimo dagli anni ’50. Fondamentale anche il contributo di piccole start up e università nell’elaborazione dei sistemi di lancio dei satelliti e dei rover. Il grado di contribuzione e di innovazione non è certamente paragonabile a quello di SpaceX o di Blue Origin, ma è certo che la collaborazione con piccole aziende private è in essere, al punto che il razzo ExPace sarebbe stato testato con il supporto delle strutture di intercettazione missilistica statale.

Più indietro, invece, il programma per Marte. La NASA e la European Space Agency stanno fortemente cooperando per il nuovo raggiungimento del pianeta rosso e per condurre importanti missioni di esplorazione scientifica. La Cina, notoriamente interessata ad aspetti più pragmatici, non sta attualmente investendo grandi risorse nell’esplorazione di Marte e si mantiene totalmente concentrata su quelle occasioni che garantiranno, nel lungo tempo, un ritorno economico dalle trivellazioni degli asteroidi e della Luna.

FONTI E APPROFONDIMENTI

https://www.cnbc.com/2017/03/28/chinas-secret-plan-to-crush-spacex-and-the-us-space-program.html

http://www.latimes.com/world/asia/la-fg-china-hainan-space-timeline-2017-htmlstory.html

https://en.wikipedia.org/wiki/Chinese_space_program

https://www.space.com/topics/latest-news-china-space-program

https://thediplomat.com/tag/china-space-program/

http://www.scmp.com/news/china/policies-politics/article/2101591/surprise-relief-chinas-key-satellite-makes-it-orbit

http://www.cnsa.gov.cn/n6443408/index.html

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