Ricorda 1969: l’uomo sulla luna

“Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”, era il 20 luglio del 1969 quando Neil Armstrong pronunciò questa frase dalla Luna, in seguito all’arrivo sul nostro satellite a bordo dell’Apollo 11. In quel momento, Armstrong non parlava in nome di sé stesso, e neanche del suo Paese: parlava in nome di una specie, quella umana, che si era appena resa protagonista di un’impresa grandiosa. Tuttavia, come ci ricorda Stanley Kubrick in una famosa sequenza di “2001 – Odissea nello spazio”, spesso le conquiste umane sono originate dal conflitto. Nel caso della conquista dello spazio, la cornice in cui si inserisce lo storico allunaggio di Armstrong è quella della Guerra Fredda.

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Una scena di 2001 – Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. Fonte: mondofox.it

La rivalità tra le due potenze

Quando il satellite artificiale Sputnik venne lanciato in orbita dall’Unione Sovietica, la notizia si diffuse rapidamente in ogni angolo del globo. Era il 4 ottobre del 1957, il mondo era diviso in due blocchi contrapposti: l’Occidente e il blocco comunista, costituiti rispettivamente dagli Stati Uniti e i loro alleati il primo, l’Unione Sovietica e i Paesi comunisti il secondo. La competizione tra le due potenze, che divenne nota con l’espressione di Guerra Fredda, fu una lotta non limitata solamente al piano militare, bensì comprendente ogni ambito di attività umana. Non si trattava semplicemente di dimostrarsi più forti del proprio avversario, si trattava di affermare la superiorità di una visione ideologica. Per questo motivo, quando la notizia arrivò negli Stati Uniti, governo e opinione pubblica interpretarono l’avvenimento come una pesante umiliazione inflitta ai propri danni. Il perimetro della Guerra Fredda si era esteso oltre i confini della Terra.

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Sede del John F. Kennedy Space Center, sede di lancio dei missili della NASA. Fonte: blog.computerservicenow.com

Per replicare al lancio sovietico, l’amministrazione Eisenhower, spinta anche dalla pressione del Congresso, decise di riorganizzare l’attività di ricerca spaziale e istituì pertanto due nuove agenzie governative: la NASA, civile, e l’ARPA, militare. Nel giro di un anno, gli USA riuscirono a lanciare in orbita alcuni satelliti e incominciarono ad effettuare dei tentativi per mandare un razzo sulla Luna. Ciononostante, l’URSS mantenne il primato ancora per diverso tempo, riuscendo a fare volare nello spazio il primo essere umano, Yuri Gagarin, nell’aprile del 1961. Verso la fine di maggio, il presidente Kennedy annuncerà al Congresso: “Credo che dobbiamo porci come obiettivo, prima della fine di questo decennio, di fare atterrare un uomo sulla Luna e riportarlo indietro sano e salvo”. Iniziava ufficialmente il programma “Apollo”, grazie al quale gli Stati Uniti sarebbero riusciti a recuperare lo svantaggio con Mosca e a realizzare il sogno del presidente.

Il significato dello spazio nella Guerra Fredda

Nel contesto della Guerra Fredda lo spazio diventò un’ulteriore dimensione di confronto tra le due potenze egemoni delle relazioni internazionali. La corsa allo spazio era intrinsecamente legata alla corsa agli armamenti, in quanto a nuove scoperte tecnologiche corrispondevano passi in avanti rispetto all’avversario sul fronte militare. In seguito al lancio dello Sputnik, all’interno del campo occidentale si diffuse sempre più la convinzione che i sovietici disponessero di una superiorità bellica nei confronti degli Stati Uniti: il “dilemma della sicurezza” era una delle questioni più rilevanti del dibattito pubblico, come testimonia l’accento posto sul cosiddetto missile gap nelle elezioni presidenziali che portarono alla vittoria di Kennedy.

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Logo della missione “Apollo 11”. Fonte: teepublic.com

Allo stesso tempo, la battaglia per lo spazio aveva acquisito un immenso significato simbolico. In quanto oggetto di competizione tra due modelli alternativi che si proponevano come l’unica via per lo sviluppo e il progresso umano, l’argomento spaziale era perfettamente declinabile nello scontro ideologico della Guerra Fredda. A essere in gioco era lo stesso prestigio delle potenze, le quali non potevano permettersi di retrocedere in un ambito fondamentale come quello della ricerca scientifica, pena una perdita a livello di status quo. Nel caso degli Stati Uniti, oltretutto, la corsa allo spazio si coniugava con uno dei miti fondativi dell’idea di “eccezionalismo”: il mito della frontiera. La potenza americana, ispiratrice nel mondo dei valori della libertà e della democrazia, aveva un’altra opportunità per dirigere il cambiamento, aprendo la strada all’umanità intera; la frontiera si era nuovamente spostata.

Il lato economico della Luna

Nel corso degli anni Sessanta l’URSS perse progressivamente terreno nei confronti del rivale ideologico. Tra il 1969 e il 1972, alla missione dell’Apollo 11 ne seguirono altre cinque con direzione Luna; in questo lasso di tempo, toccarono il suolo lunare dodici astronauti americani, nessun sovietico. Ancora oggi, il primato americano nello spazio è indiscusso, nonostante la cerchia dei Paesi interessati ai viaggi spaziali – in testa la Cina, iscritta nell’albo delle colonizzatrici della Luna a gennaio 2019 – sia notevolmente aumentata. In aggiunta ai competitors statali, vi è poi da aggiungere che un ruolo sempre più attivo lo stanno giocando le imprese private, tanto che nel dibattito pubblico ha iniziato a circolare l’espressione new space economy per indicare il campo di ricerca e sviluppo incentrato prevalentemente sui big data satellitari.

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Lancio del missile “Falcon9” effettuato dalla SpaceX, l’azienda di proprietà di Elon Musk. Fonte: spacex.com

In realtà, si inseriscono nell’ambito della new space economy vari settori di attività, in cui i miliardari della nostra epoca stanno investendo enormi risorse. La commercializzazione dello spazio è ormai un dato di fatto, come dimostrano l’azienda di trasporto “SpaceX”, fondata da Elon Musk, e la compagnia “Virgin Galactic”, guidata da Richard Branson, che offre la possibilità di realizzare voli spaziali suborbitali. Negli ultimi dieci anni, c’è stata una vera e propria esplosione di startup, sull’onda di un crescente entusiasmo con cui si guarda all’Universo non più come a un orizzonte irraggiungibile, ma come a un’opportunità da cogliere.

In occasione del cinquantenario dell’evento, Donald Trump ha accolto alla Casa Bianca i superstiti dell’equipaggio dell’Apollo 11, Michael Collins e Buzz Aldrin. Durante l’incontro, il presidente, citando le parole di Armstrong, scomparso qualche anno fa, ha anche indicato il prossimo salto dell’umanità: Marte. Il progetto è già in corso, tra qualche anno scopriremo a chi toccherà l’onore di emulare il primo uomo sulla Luna.

Fonti e approfondimenti

ilSole24ORE, Marco Valsania, Bezos, Musk e Branson: la corsa nello spazio sta diventando un affare privato, 19 Luglio 2019

Antonello Folco Biagini, Mariano Bizzarri, Spazio. Scenari di collaborazione, Passigli Editori, Firenze, 2013

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