Ricorda 1961: Jurij Gagarin, il primo uomo nello spazio

Riccardo Barelli - Remix Lo Spiegone - @IISG - CC BY-SA 2.0

È il 12 aprile 1961. Alle 9.07, ora di Mosca, il ventisettenne cosmonauta sovietico Jurij Alekseevič Gagarin viene lanciato dalla base centroasiatica di Bajkonur a bordo della navicella Vostok-1 per entrare in orbita terrestre, a 302 chilometri di altezza. Ci resterà per 108 minuti, compiendo un’intera orbita ellittica, per poi riatterrare con successo nella regione di Saratov, in Russia, paracadutandosi vicino al fiume Volga. È il primo essere umano ad aver volato nello spazio

L’impresa di Gagarin ha segnato l’inizio di una nuova era, aprendo la strada alle missioni umane di esplorazione del cosmo.  Ancora dopo sessant’anni, il primo volo viene celebrato in tutto il mondo ogni 12 aprile, in occasione della Giornata internazionale del volo spaziale umano istituita dall’ONU nel 2011 ispirandosi alla Giornata della cosmonautica, festa nazionale in Russia e in numerosi paesi dell’ex blocco orientale già dal 1962.

La prima missione spaziale, oltre ad aver rappresentato una rivoluzione dal punto di vista scientifico-tecnologico, è da leggersi anche in chiave propagandistica e di competizione tra USA e URSS. L’avventura extra-atmosferica avvenne infatti in piena Guerra Fredda.

La propaganda sovietica: Jurij, ragazzo del popolo

Al suo ritorno dallo spazio, Gagarin venne accolto in patria con i maggiori onori. Chruščëv gli conferì il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica, la massima onorificenza dello Stato, insieme all’Ordine di Lenin. Fu portato in trionfo ed esaltato come perfetto esempio di uomo sovietico

“Andiamo!” (Poehali!), l’incitamento pronunciato da Jurij Gagarin in fase di decollo, divenne il simbolo dell’avventura spaziale sovietica per gli anni a seguire, ripetuto in tutte le Repubbliche socialiste e dipinto su muri e cartelloni propagandistici insieme al volto del pilota. A lui furono dedicati monumenti, la sua biografia e il suo volo erano insegnati nelle scuole. Non c’era bambino in tutta l’URSS che non sognasse di diventare, da grande, cosmonauta.

Da perfetto sconosciuto, il luogotenente si ritrovò a essere una celebrità. La sua fama valicò i confini nazionali: merito della sua impresa certamente rivoluzionaria e di una grande spinta propagandistica volta a tessere le lodi delle possibilità offerte dallo Stato socialista. Improvvisamente, tutto il mondo conosceva la storia di questo semplice ragazzo del popolo, figlio di un falegname e di una contadina, che nonostante le sue umili origini era stato in grado di guidare l’intero pianeta verso una nuova frontiera. 

Ottimo studente, specialmente nelle materie scientifiche, fu costretto ad abbandonare i libri a causa della Seconda guerra mondiale e dell’occupazione tedesca della sua casa. Dal piccolo villaggio di origine Klušino, nella Russia occidentale, dopo la fine della guerra si trasferì nella vicina Gžatsk (rinominata Gagarin nel 1968) per riprendere gli studi. Nel periodo in cui conseguiva il diploma da metalmeccanico a Saratov iniziò ad appassionarsi al volo, iscrivendosi a un aeroclub locale. Per mantenersi, lavorava come marinaio sul Volga. Entrato nell’aviazione russa, si diplomò all’Accademia aeronautica sovietica di Orenburg nel 1957, anno di lancio del primo satellite Sputnik-1. Il programma spaziale di Mosca era agli albori; Gagarin fu selezionato tra 3mila candidati per far parte di un piccolo gruppo di venti piloti destinati all’addestramento per diventare i primi cosmonauti.

La sua semplicità, affidabilità e positività fecero breccia nell’immaginario comune. Si trattava del cittadino sovietico ideale: dedito al lavoro e alla patria, ispirava la fiducia nello Stato socialista.

Per preservarlo, Mosca gli impedì ulteriori viaggi nello spazio. Gagarin collaborò tuttavia alla preparazione di alcune missioni e allo sviluppo di nuove navicelle spaziali, come la Sojuz. Vicedirettore e formatore del Centro per l’addestramento cosmonauti, che oggi porta il suo nome, addestrò, tra gli altri, quella che sarebbe diventata la prima donna nello spazio, Valentina Vladimirovna Tereškova.

Fu impegnato anche in politica, venendo eletto come membro del Soviet dell’Unione e poi del Soviet delle Nazionalità.

Il pioniere dello spazio non fece in tempo a vedere il sorpasso statunitense nella corsa alla Luna: morì durante un’esercitazione di volo il 27 marzo 1968, a 34 anni, in seguito allo schianto per cause mai chiarite del MiG-15 su cui si trovava insieme all’istruttore Vladimir Seryogin.

Le ceneri di Gagarin si trovano oggi all’interno del Cremlino, nella Piazza Rossa a Mosca. Il suo mito è ancora oggi celebrato nello spazio ex sovietico, anche attraverso dei film (l’ultimo è del 2013) in cui si lodano la grande umiltà e serietà del pilota.

La competizione della Prima era spaziale: la corsa allo spazio

Il 1961 segnò un punto di svolta nella corsa allo spazio, già attiva da qualche anno tra USA e URSS. La competizione spaziale si era inserita all’interno della rivalità ideologica e tecnologica tra i due Paesi, diventando un punto nevralgico del conflitto sia in termini di possibili applicazioni militari, sia di propaganda culturale.

La Guerra Fredda tra le due superpotenze aveva assunto carattere scientifico e pionieristico specialmente dopo l’ottobre 1957 in seguito al lancio in orbita del primo satellite artificiale, Sputnik-1, per mano sovietica. Il successo dell’URSS provocò la reazione statunitense, che temendo ripercussioni militari ed economiche (dovute a potenziale spionaggio o lancio di missili) costituì immediatamente la NASA. Tra il 1957 e il 1961, i tentativi di entrambe le parti di portare l’uomo nello spazio si susseguirono, utilizzando come cavie forme di vita via via più complesse.

La rivalità permise di incrementare esponenzialmente le capacità tecnologiche di entrambi i Paesi, rendendole pressoché pari. Di fatto, l’Unione Sovietica anticipò l’America solo di un mese: lo statunitense Alan Shepard fu lanciato nello spazio il 5 maggio 1961 a bordo della navicella Freedom 7. Voci in merito al lancio americano circolavano da tempo; quella del 12 aprile 1961 fu quindi molto probabilmente la prima data utile per anticipare l’Agenzia Spaziale Statunitense. Tuttavia, Shepard non raggiunse l’orbita terrestre: il suo fu un semplice lancio sub-orbitale di 15 minuti. Il primo americano a replicare l’impresa di Gagarin fu John Glenn, soltanto l’anno successivo.

Il primato sovietico, rafforzato anche dal lancio della prima donna nello spazio nel 1963 e dalla prima passeggiata spaziale nel 1965, fece accelerare ancora di più la corsa verso nuovi ambiziosi obiettivi, primo su tutti la conquista della Luna.

Per quasi due decenni, conosciuti come “Prima era spaziale”, USA e URSS si contesero lo spazio esterno, utilizzandolo come ulteriore campo di scontro nella lotta per la supremazia. Per limitare le conseguenze di un’eventuale vittoria da una parte o dall’altra, nel 1967 venne firmato un compromesso promosso dall’ONU tra le due potenze. Con il Trattato sulle norme per l’esplorazione e l’utilizzazione, da parte degli Stati, dello spazio extra-atmosferico, compresi la Luna e gli altri corpi celesti si stabilirono principi giuridici fondamentali, tra cui il divieto di appropriazione dello Spazio, della Luna e degli altri corpi celesti.

La Prima era spaziale terminò nel 1975, insieme alla corsa agli armamenti, col primo storico aggancio in orbita di due diverse navicelle e incontro dei rispettivi equipaggi. Il programma congiunto sovietico-statunitense Sojuz-Apollo segnò così l’inizio della cooperazione internazionale in ambito spaziale.

Sessant’anni di viaggi spaziali

Dal 1961 ad oggi, 569 astronauti da 41 Paesi diversi sono stati nello spazio (dati di aprile 2021, secondo la definizione FAI-Fédération Aéronautique Internationale*). Rispetto a quel primo volo del 12 aprile 1961, molte cose sono cambiate: l’esplorazione spaziale si basa oggi su una forte e necessaria collaborazione internazionale. Ne è riprova la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), struttura dedicata alla ricerca scientifica, frutto dell’impegno congiunto di Stati Uniti, Russia, Europa, Canada e Giappone, che ogni anno ospita equipaggi di astronauti provenienti da tutto il mondo.

Considerate le potenzialità dual-use della tecnologia spaziale, cioè la sua potenziale applicazione sia in ambito civile sia militare, la cooperazione si rende fondamentale per il futuro dell’esplorazione spaziale, specialmente in un momento in cui le nuove tecnologie sono a disposizione anche dei privati. L’istituzione della Giornata internazionale del volo spaziale umano da parte dell’ONU vuole proprio “riaffermare l’importante contributo della scienza e tecnologia spaziale al raggiungimento di obiettivi di sviluppo sostenibile e all’aumento del benessere degli Stati e dei popoli, nonché garantire la realizzazione della loro aspirazione a mantenere lo spazio esterno per scopi pacifici”. 

Del resto, come ci insegnò lo stesso Gagarin, da “fuori” i confini non si vedono:

“Girando attorno alla Terra, nella navicella, ho visto quanto è bello il nostro pianeta. Il mondo dovrebbe permetterci di preservare ed aumentare questa bellezza, non di distruggerla!”

 

* la FAI pone il superamento della linea di Karman, 100 km di altezza, come discrimine per la definizione di astronauta. Allo stesso tempo, non considera astronauti i piloti delle prime missioni Vostok che non sono atterrati insieme alle navicelle, ma bensì si sono paracadutati fuori (con la sola eccezione di Gagarin, in quanto primo uomo nello spazio). Secondo la classificazione dello US Department of Defense, invece, il conto degli astronauti nello spazio corrisponderebbe ad oggi a 579. 

 

Fonti e approfondimenti

First Orbit. The Movie, ricostruzione del volo di Gagarin tramite filmati d’epoca e riprese dalla ISS.

Gagarin Jurij A., Non c’è nessun dio quassù: L’autobiografia di Gagarin. Il primo uomo a volare nello spazio, RedStar Press, Pgreco, Milano 2013.

Gagarin Jurij A., La via del cosmo. Sputnik, Lunik, Vostok: l’assalto sovietico al cielo, Pgreco, Milano 2013.

History of Manned Spaceflight, FAI – Fédération Aéronautique Internationale.

On Human Spaceflight Day UN giornata internazionale del volo spaziale umano.

Shreve, Bradley G.. The US, The USSR, and Space Exploration, 1957-1963, International Journal on World Peace, Vol. 20, No. 2 (JUNE 2003), pp. 67-83. Published By: Paragon House.

Trattato sulle norme per l’esplorazione e l’utilizzazione, da parte degli Stati, dello spazio extra-atmosferico, compresi la luna e gli altri corpi celesti , Londra, 27 gennaio 1967 (UN English version).

Yuri Gagarin, scelto dalle stelle, Documentario dell’Agenzia Spaziale Russa, 02.03.11 (versione russa).

 

Editing a cura di Elena Noventa

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