Il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS)

DHS
Tomàs Del Coro - Flickr - Licenza CC BY-SA 2.0

Il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) è uno dei dipartimenti del governo degli Stati Uniti d’America. Istituito in seguito agli attentati terroristici dell’11 settembre, esso nasce con l’obiettivo di prevenire e contrastare il pericolo terroristico e rendere «l’America più sicura», come promesso dall’allora presidente Bush. In funzione da quasi vent’anni, il DHS si vede oggi costretto a confrontarsi con una serie di criticità, emerse con sempre maggiore nitidezza agli occhi dell’opinione pubblica.

Funzioni e disfunzioni del DHS

Disegnato inizialmente come ufficio interno alla Casa Bianca, una volta passato il voto del Congresso il DHS ha assorbito nella propria struttura 22 agenzie preesistenti. Le sue funzioni, che in molti Paesi sono solitamente ricoperte dal ministero dell’Interno, riguardano la protezione delle frontiere e la sicurezza dei trasporti; l’amministrazione e applicazione del sistema d’immigrazione; la protezione informatica e delle infrastrutture; la preparazione e risposta ai disastri; la protezione contro minacce o attività chimiche, biologiche, radiologiche, nucleari ed esplosive. Quella coperta dal DHS è quindi un’ampia gamma di attività, che vede oggi impiegate più di 240.000 persone suddivise nelle proprie unità operative, a seconda della rispettiva specializzazione. Si tratta della struttura più imponente delle forze dell’ordine statunitensi, che ha come budget una cifra che si aggira sui 50 miliardi di dollari. 

Fin dalle sue origini, il dipartimento si è dovuto confrontare con due difficoltà principali: la complessità organizzativa e la frammentazione, che persistono all’interno delle forze dell’ordine statunitensi. Nel clima di tensione diffuso nel Paese a seguito degli attentati del 2001, gli obiettivi posti in cima all’agenda politica per la sicurezza nazionale, quali la maggiore condivisione delle informazioni tra le agenzie e la marcata militarizzazione della polizia, sono stati perseguiti in maniera caotica e dispersiva. Per quanto riguarda il primo punto, la creazione di supporto agli Stati e alle comunità locali per incentivare lo scambio e l’analisi di informazioni sulle potenziali minacce – i cosiddetti fusion centers – ha portato a un riverberarsi di processi analoghi già svolti dal FBI. In merito al secondo aspetto, se la crescita dell’equipaggiamento militare in dotazione delle forze di polizia decisa all’inizio del nuovo secolo si inserisce in un percorso iniziato in realtà molto tempo prima, l’istituzione di nuovi programmi di sovvenzione di armi non ha fatto altro che incentivare ulteriormente la richiesta di attrezzature. 

Nel corso del tempo, tra i diversi schieramenti politici si è creato un largo consenso sul fatto che l’operato del DHS pecchi di efficienza e debba andare incontro a un cambiamento radicale, una visione che si è ulteriormente cristallizzata alla luce del fallimento nel prevenire l’assalto a Capitol Hill dello scorso 6 gennaio. Come evidenziato nel recente rapporto stilato dal Senato, infatti, il 6 gennaio si è registrato «il fallimento della comunità di intelligence nell’analizzare, valutare e diffondere adeguatamente le informazioni alle forze dell’ordine per quanto riguarda il potenziale di violenza e le minacce note al Campidoglio e ai membri presenti quel giorno». Tuttavia, di fronte ai fallimenti delle agenzie di sicurezza, il dibattito sul futuro del dipartimento si è decisamente polarizzato. Da una parte, vi è chi crede che debbano essere incrementate le risorse e le responsabilità in capo al DHS; dall’altra, vi è chi sostiene che questo sia sostanzialmente irriformabile e la soluzione migliore stia nell’abolirlo. Due posizioni che, come rilevato dal Pew Research Center, trovano parzialmente riscontro nella più elevata fiducia dei sostenitori repubblicani rispetto a quella segnalata dai sostenitori democratici rispetto alle sue agenzie.

Diritti ieri e oggi

Trovandosi titolare di un insieme molto vasto di funzioni, l’operato del DHS è sempre stato sotto i riflettori dei media. Durante l’amministrazione Bush, il dipartimento si è reso protagonista di quella gigantesca compressione dei diritti in nome delle esigenze di sicurezza nazionale che ha caratterizzato la società statunitense dopo gli attentati. Dalla profilazione razziale degli arabi e dei musulmani passando per le intrusioni nella sfera della privacy personale, il DHS ha violato sistematicamente le garanzie individuali riconosciute dalla costituzione statunitense. Come testimoniato da report effettuati dallo stesso dipartimento, le agenzie in esso comprese hanno contribuito a un aumento delle discriminazioni nel controllo sociale nei confronti delle minoranze e dei migranti. Un problema ben lungi dall’essere risolto e che, al contrario, si è in alcuni casi decisamente aggravato nel corso del mandato di Trump. 

ProPublica aveva sottolineato un problema di accountability nella gestione dei flussi migratori nel periodo tra il 2009 e il 2014, quando su 214 denunce presentate contro gli agenti federali per aver abusato o maltrattato i bambini migranti, soltanto un dipendente è incorso successivamente in una sanzione disciplinare. Qualche anno dopo, Trump avrebbe implementato la sua politica di tolleranza zero al confine tra USA e Messico, separando 2.800 famiglie di migranti nella primavera del 2018. In questo contesto, i genitori sono stati generalmente perseguiti per aver attraversato il confine illegalmente, mentre i loro figli sono stati erroneamente designati come minori non accompagnati e separati. Secondo un’indagine presentata pochi giorni fa dal governo, più di 2.100 bambini separati al confine non hanno ancora potuto riunirsi ai loro genitori. Le responsabilità del DHS su questo versante sono sicuramente tra le più dibattute, anche in ragione della visibilità che ha guadagnato negli ultimi anni il movimento che richiede l’abolizione dell’ICE, una delle agenzie che si occupa del fenomeno migratorio – anche se il corpo che ha messo in pratica la politica di tolleranza zero non è l’ICE ma il CBP. Tuttavia, questo non costituisce l’unico campo in cui le azioni del DHS si sono contraddistinte in negativo. 

Dopo l’omicidio di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis, le proteste contro il razzismo sistemico e la brutalità della polizia si sono diffuse nelle strade di tutto il Paese. A Portland, i manifestanti si sono trovati di fronte proprio gli agenti del DHS, dopo che il presidente Trump ha deciso di schierarli, sostenendo di volere proteggere le proprietà federali. Gli agenti che hanno partecipato all’operazione non si sono identificati e hanno provocato un’escalation di violenza contro i manifestanti, arrestandoli e trattenendoli senza un motivo fondato. La situazione è rientrata solamente una volta che i primi hanno abbandonato la città. L’episodio avvenuto la scorsa estate ha costituito una forma di polarizzazione del conflitto in cui l’autorità federale ha deciso di mostrare il potenziale delle forze dell’ordine al fine di intimidire il dissenso interno, scavalcando di fatto il potere delle autorità locali. Un precedente molto significativo, che rispecchia una tendenza alla militarizzazione in cui le disfunzioni e la mancanza di presa di responsabilità di questa istituzione rappresentano due dei tratti più peculiari e pericolosi. 

 

Fonti e approfondimenti

Amnesty International, “Threat and Humiliation”, ottobre 2004. 

Bouie, Jamelle,The Border War in Portland”, The New York Times, 21/07/2020.  

Dilanian, Kene e Thorp, Frank,Capitol Police didn’t act on warnings Trump backers would breach Capitol, target Democrats, report says” , NBC News, 08/06/2021.  

Godfrey, Elaine, “What ‘Abolish ICE’ Actually Means”, The Atlantic, 11/07/2018.  

Goltein, Elizabeth,The Department of Homeland Security Needs Long Overdue Oversight”, Brennan Center for Justice, 30/07/2020.  

Lind, Dara,The Department of Homeland Security is a total disaster. It’s time to abolish it.”, Vox, 17/02/2015. 

Soboroff, Jacob,More than 2,100 children separated at border ‘have not yet been reunified,’ Biden task force says”, NBC News, 07/06/2021. 

U.S. Immigration and Customs Enforcement, “U.S. Immigration and Customs Enforcement Fiscal Year 2019 Enforcement and Removal Operations Report”.

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

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