Africa digitale: sfide e opportunità della digital economy

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La pandemia da Covid-19 ha avuto effetti rilevanti sulla quotidianità e ha cambiato il modo di pensare anche l’economia. Secondo la United Nation Conference on Trade and Development (UNCTAD), che lavora anche per eliminare le barriere al commercio digitale, l’economia digitale produce tra il 5 e il 15% del PIL globale e, durante la pandemia, nonostante le attività economiche abbiano subito una netta diminuzione, il commercio online è aumentato in modo rilevante

Il continente africano non è rimasto fuori da tali processi e per molti Paesi dell’Africa subsahariana la corsa alla digitalizzazione può essere l’occasione per creare innovazioni che soddisfino bisogni locali. La digitalizzazione di settori tradizionali e l’introduzione di nuove tecnologie impatterebbero positivamente in Africa più che nel resto del mondo. Creando nuovi posti di lavoro, soprattutto nelle città, aumenterebbe il tasso di occupazione giovanile. Inoltre, la digitalizzazione contribuirebbe a bilanciare lo spostamento della popolazione dalle zone rurali a quelle urbane e l’utilizzo del commercio online potrebbe aiutare a diversificare le economie di alcuni Paesi

L’economia digitale

Come tutto ciò che è relativamente nuovo e in continuo sviluppo, il termine economia digitale non ha una definizione condivisa. Provando a dare un significato ampio, possiamo inserire nell’ombrello della digital economy tutte le attività economiche legate, per nascita o sviluppo, all’uso di tecnologie, prodotti e servizi digitali

Inclusi nel termine troveremo quindi le infrastrutture che permettono la diffusione della rete internet, le piattaforme in cui avvengono gli scambi tra venditori e clienti, ma anche le transazioni che questi effettuano per regolare gli scambi. 

A differenza di come spesso siamo portati a pensare, l’Africa sta già utilizzando le tecnologie come strumenti di semplificazione della quotidianità, anche se si riscontrano una serie di problematiche la cui risoluzione deve precedere la diffusione di servizi e prodotti digitali per renderla capillare e non discriminatoria. 

Infrastrutture, poche e inadeguate

La prima problematica riguarda la scarsità di infrastrutture. Per infrastrutture si intendono sia quelle utili alla diffusione della rete internet nel continente, sia quelle necessarie ai trasporti. Consce del problema, le startup che si occupano di logistica stanno provando a risolvere il problema della consegna all’ultimo miglio – cioè la consegna fisica del prodotto al cliente – e quello dello scambio di prodotti B2B (business to business, cioè tra imprese) tra i Paesi del continente.

Si trovano però davanti a due ostacoli: gli alti costi dovuti alla difficoltà di raggiungere alcune zone e il monopolio delle attività di consegna in mano alle poste statali. Secondo il Postal Development Report della Universal Postal Union, i servizi postali di molti Paesi del continente risultano inefficienti: il Ghana è al 57esimo posto e ricopre la posizione più alta, seguito da Nigeria, Camerun e Sudafrica. Niger, Ciad, Mozambico e Mali sono tutti nelle ultime dieci posizioni della classifica. 

Anche le grandi multinazionali hanno fatto passi indietro a causa dei problemi logistici e postali riscontrati anche dalle startup locali. Amazon, per esempio, ha provato a inserirsi in alcuni mercati africani, ma si è poi ritirato ritenendo più conveniente vendere attraverso piattaforme online locali come Mall for Africa, Jumia e Takealot

Pagare online, non sempre è possibile e conveniente

Un’altra sfida riguarda l’utilizzo dei sistemi di pagamento online. Se nel mondo occidentale è ormai un’attività quotidiana, nei Paesi africani la fiducia in questo genere di transazioni è ancora scarsa. Mancano leggi sulla cybersecurity, a tutela del consumatore e della privacy e si è abituati a fare affari di persona, soprattutto nel B2B, in cui la fiducia si costruisce attraverso la relazione. 

Spesso tasse e dazi alti rendono l’acquisto non conveniente. Per risolvere quest’ultimo problema, il piano dell’African Continentale Free Trade Area (AfCFTA) ha previsto la creazione di un sistema unico di pagamento digitale, che però non è ancora stato implementato.

L’AfCTA potrebbe risolvere, o almeno mitigare, la difficoltà di pagamenti online in diverse valute: alcuni Paesi chiedono che venga giustificata la transazione in moneta diversa da quella locale, rendendo il processo macchinoso; la problematica è risolvibile effettuando il pagamento attraverso circuiti come Visa, Mastercard o PayPal, a cui però molti non hanno accesso. 

Questo ci porta a un’ulteriore sfida: l’inclusione dei consumatori e degli imprenditori nei sistemi formali di lavoro e finanza. Si stima che circa l’85% delle micro e piccole e medie imprese (PMI) operi nel settore informale o semi-formale, restando quindi fuori dall’accesso a strumenti e sistemi digitali e dalla raccolta e analisi dei dati. A questo dato si affianca quello degli unbanked – persone che non dispongono di un conto corrente bancario o uno strumento simile – che secondo la Banca Mondiale in Africa subsahariana sono intorno al 66% della popolazione

Su questo ha molto lavorato M-Pesa, servizio di trasferimento di denaro da mobile keniota lanciato nel 2007 dal gruppo Vodafone e Safaricom. Il servizio può essere utilizzato quasi come un conto corrente: si può versare e ritirare denaro, si possono effettuare pagamenti, risparmiare denaro in spazi virtuali e prenderne in prestito. 

Quali mercati?

Nonostante gli ostacoli elencati, non mancano in Africa esempi di innovazione tecnologica di successo, che devono però scontrarsi con un ulteriore problema, che riguarda le dimensioni esigue dei mercati nazionali. La domanda interna risulta spesso insufficiente ed è difficile internazionalizzare i business, anche rimanendo nel contesto africano. Il commercio regionale è sempre stato relativamente basso, non avendo mai superato il 20% del totale,  aggiunto tra il 2016 e il 2017, poi sceso di qualche punto percentuale negli anni successivi.

Alcuni Paesi hanno un loro piano di digitalizzazione, molti altri hanno integrato la digital economy nel loro piani strategici o di sviluppo, ma in nessuno di questi è menzionata la cooperazione internazionale

La legislazione che manca spesso a livello nazionale – sulla tutela del consumatore, sulla privacy, sulle transazioni e i relativi costi e sul cyber crimine – potrebbe essere integrata in una strategia regionale. 

Come accennato, su questo tema cerca di lavorare l’Unione Africana con la AfCFTA, ma soprattutto con la Digital Transformation Strategy for Africa, supportata dalla Digital Economy Initiative for Africa della Banca Mondiale. La strategia riporta, tra gli obiettivi, la volontà di creare un Single Digital Market (SDM) per l’Africa

Casi di successo e opportunità

Innovare significa trovare soluzioni nuove a problemi rilevanti, che interessano un consistente numero di persone. Il concetto di innovazione è però da intendersi come relativo, che cambia a seconda del contesto in cui si inserisce. 

Per questo, l’Africa può sfruttare l’onda della digitalizzazione per inserirsi nelle nicchie dei bisogni dei propri cittadini. Per esempio, in Africa ci sono solo 15 negozi formali di vendita al dettaglio ogni milione di persone – contro i 930 statunitensi e i 560 europei – ed è proprio qui che si sono inseriti business come Twiga e Sokowatch. Il primo ha creato una piattaforma di scambio B2B per il settore alimentare: i fornitori, migliaia di coltivatori e industrie alimentari, vengono messi in contatto con i venditori, che poi ne commercializzano i prodotti. Sokowatch invece inserisce nei circuiti commerciali formali i venditori informali, che possono ordinare prodotti, avere accesso a servizi di credito e di analisi dei dati. 

I piani strategici e di sviluppo dei vari Paesi concordano nella necessità di introdurre la digitalizzazione nei settori tradizionali come agricoltura e industria. Apollo Agriculture, per esempio, si inserisce nel primo settore fornendo ai piccoli produttori kenioti finanziamenti, consulenze, servizi assicurativi e accesso al mercato, tutto grazie a sistemi di machine learning e raccolta e analisi di dati da satelliti.

Nel settore dei pagamenti online e della finanza, a M-Pesa si è aggiunta Chipper Cash, startup cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni, che offre un servizio di invio e ricezione di denaro e la possibilità di investire e creare carte di credito virtuali. Ad oggi è attiva in otto Paesi, di cui solo uno esterno al continente: il Regno Unito. 

Questi sono soltanto alcuni esempi di nuove realtà imprenditoriali che, avendo identificato un bisogno, hanno utilizzato sistemi innovativi e digitali per soddisfarlo. I piani di sviluppo dei Paesi africani, quando parlano di digital economy, concordano sul fatto che il cambiamento arriverà dai giovani e dalle startup. Ci sarà quindi bisogno di rendere convenienti gli investimenti sulle micro imprese innovative e formare i giovani, per creare digital skills e capacità imprenditoriale.

 

 

 

Fonti e approfondimenti

Gillwald, A., Mothobi, O., & Rademan, B., The State of ICT in South Africa (Policy Paper No. 5; Series 5: After Access-Assessing Digital Inequality in Africa). Research ICT Africa, 2018.

Nnanna P. Azu , Gylych Jelivov , Osman Nuri Aras & Abdurrahman Isik, Influence of digital economy on youth unemployment in West Africa, Transnational Corporations Review, 1/12/2020.

Souter D., Van Der Spuy A., Inside the digital society: COVID-19 and e-commerce, 7/04/2021 

Tempest A., The digital economy and e-commerce in Africa – Drivers of the African Free Trade Area?, South African Institute of International Affairs, Special Report, 2020.

Tiara Nicole Dungy & Hermann Achidi Ndofor, A dialogue on the informal economy in Africa, Africa Journal of Management, 401-407, 2019. 

Turianskyi Y., Stepping up e-commerce would boost SA Inc. Africa Portal, 20/11/2019.

UNCTAD, Digital Economy Report 2019, Value creation and capture: implication for developing country.

Vladimir V. Korovkin, National Digital Economy Strategies: A Survey of Africa, ORF Issue Brief No. 303, Observer Research Foundation, luglio 2019.

 

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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