Africa digitale: tra spinte all’innovazione e digital divide

In un periodo come quello in corso, caratterizzato dalle chiusure e dalle limitazioni imposte dalla pandemia da Covid-19, le tecnologie digitali hanno avuto un ruolo cruciale nel permettere il proseguimento delle attività umane. 

Se l’accelerazione forzata del processo di digitalizzazione della vita quotidiana ha creato innovazione, ma anche problematiche in Europa e negli USA, ci siamo chiesti come abbia impattato in Africa subsahariana. Da questa domanda abbiamo sviluppato un progetto che per circa un anno ci accompagnerà nell’Africa digitale, con dati e casi studio per individuare processi di innovazione e ostacoli alla digitalizzazione, legati e slegati dalla pandemia, ma che con i suoi effetti hanno comunque dovuto fare i conti. Parleremo di digitalizzazione dell’economia, della didattica, della diplomazia e dell’utilizzo dei social media e di forme di intrattenimento online.  

Il punto di partenza: digital divide in Africa

Per rispondere alla domanda da cui nasce il progetto: in Africa subsahariana, l’impatto dell’accelerazione forzata del processo di digitalizzazione ha reso ancora più evidenti le disparità di accesso a Internet che attraversano la popolazione del continente e come queste vadano a esacerbare le diseguaglianze socio-economiche già esistenti.

La diseguaglianza nell’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) viene definita digital divide. Possiamo misurare questo divario sia tra Paesi, sia all’interno di una stessa società, andando a guardare come le diverse fasce di popolazione abbiano diverse capacità di accedere ai servizi Internet e cosa questo comporti.

Il digital divide è un fenomeno particolarmente evidente in Africa, dove non solo influisce sulla vita della comunità, ma ha un impatto cruciale nel trasformare l’economia, la politica, l’istruzione e, addirittura, la diplomazia. Inoltre, è un fenomeno complesso, che riflette in larga parte alcune delle grandi fratture che dividono le società del continente africano. Comunità di appartenenza, status economico, posizione geografica e genere sono fattori che incidono fortemente sulla possibilità di accedere alle tecnologie digitali.

Per molti africani con redditi bassi è estremamente difficile poter acquistare strumenti capaci di accedere a Internet, come computer o smartphone. Esiste poi un problema di accesso alla rete: gli abbonamenti e il traffico dati sono molto costosi, specialmente se confrontati a quelli offerti in altre parti del mondo. Secondo l’Alliance for Affordable Internet (A4AI), Internet è accessibile solo se un GB di traffico dati da smartphone costa meno del 2% del reddito medio mensile; sulla base di ciò, la rete può essere definita “accessibile” solo in sette Paesi dell’Africa subsahariana. 

A pesare soprattutto sulle aree rurali e marginali del continente contribuisce anche un problema di rete infrastrutturale. In molte zone mancano infatti le tecnologie che servono per garantire la copertura Internet, quindi la popolazione fatica ad accedere alla rete anche quando è in grado di procurarsi i dispositivi giusti. Secondo Internet World Stats, la percentuale di territorio africano attualmente dotata di copertura Internet è del 43%, il dato più basso tra tutti i continenti.

Il risultato è che quasi due terzi del continente sono tagliati fuori dall’informazione e dall’economia digitali. Quest’ultima rappresenta ormai il 22,5% del PIL mondiale, ma l’Africa vi contribuisce per meno dell’1%. Questa percentuale rischia di ridursi ancora di più senza interventi capaci di ridurre il digital divide del continente, che potrebbe rendere un’enorme parte dell’Africa ancora più marginale per l’economia mondiale in futuro. La mancanza di accesso a Internet, tra l’altro, pesa in maniera sproporzionata sulla popolazione rurale, le comunità già marginalizzate e le fasce più povere della popolazione (in maggioranza donne), rischiando quindi di trasformarsi in un ulteriore fattore di esclusione per gli individui più vulnerabili.

L’effetto del Covid-19: una spinta all’innovazione 

La crisi economica innescata dall’epidemia da Covid-19 è stata per l’Africa subsahariana la più sofferta degli ultimi quarant’anni. Se con la crisi finanziaria del 2007-2008 undici Paesi africani avevano registrato una contrazione del PIL, il numero è ora salito a quarantuno, con una decrescita media del 2,1% nel 2020. Ciò si traduce, secondo le ultime stime della Banca Mondiale, in almeno trentadue milioni di persone in più sotto la soglia di povertà, che rischiano di diventare cinquanta milioni nel 2021.

La ripresa economica dell’Africa subsahariana, con una crescita del PIL stimata in media tra il 2,3% e il 3,4% nel 2021, dipenderà innanzitutto dall’efficacia e dalla tempestività della distribuzione dei vaccini. Oltre a questo, però, un ruolo cruciale per il rilancio economico del continente sarà dato dalla capacità della digitalizzazione di stimolare la fornitura di beni e servizi e la produttività

La generale applicazione di misure di distanziamento sociale e lockdown in almeno trentadue dei quarantasei Paesi dell’Africa subsahariana ha spronato la ricerca di modalità e strumenti digitali per portare avanti le quotidiane attività di lavoro, socializzazione, educazione, comunicazione, intrattenimento, politica, ecc. Se, ancor prima della pandemia, l’Africa subsahariana stava registrando il più alto tasso di crescita mondiale di linea a banda larga, il Covid-19 ha inevitabilmente dato un forte impulso verso la transizione al digitale. Anche se non in egual misura e tenendo conto delle dovute eccezioni, l’epidemia ha catalizzato in tal senso importanti cambiamenti di ordine economico, sociale e culturale. 

Alcuni settori, che già avevano investito nella digitalizzazione dei propri processi economici, come le tecnologie di informazione e comunicazione (ICT), la finanza e il settore assicurativo, a fronte delle limitazioni sociali imposte dall’emergenza sanitaria si sono trovati costretti, per sopravvivere, a imprimere un’accelerazione al cambiamento. I settori bancari e assicurativi hanno generalmente sperimentato una semplificazione delle procedure, mediante un ricorso sempre più diffuso alla burocrazia digitale e a forme di pagamento online. Ne dà testimonianza, per esempio, il numero di conti online aperti sull’applicazione nigeriana Paga, cresciuto nel 2020 del 330% nel corso di un solo quadrimestre. 

Le testate giornalistiche e i media tradizionali, a fronte del crollo dei ricavi pubblicitari e dell’insostenibilità crescente dei costi di produzione, hanno rafforzato la propria presenza online o, se ancora non l’avevano fatto, hanno cominciato a presidiare i social network. Anche se ciò non è bastato per risollevare le loro economie, l’aumento dei ricavi online ha quantomeno contribuito a frenare la caduta. 

Secondo il rapporto di Disrupt Africa, nel 2020 il numero delle startup a contenuto tecnologico che hanno ottenuto finanziamenti è cresciuto del 27% rispetto al 2019, per un investimento totale di oltre settecento milioni di dollari, in aumento del 42%. Spesso guidate da giovani imprenditori costretti a reinventarsi a causa dell’epidemia, hanno proposto approcci aziendali innovativi, incentrati sul digitale e con una forte impronta ecologica. 

Tali approcci sono stati messi in campo specialmente nella lotta alla propagazione del virus. Un esempio, tra i tanti, si può trovare in Ghana, dove l’azienda Global Mama si è distinta nella produzione di mascherine riutilizzabili e nella progettazione di lavanderie automatiche, contact-free, alimentate a energia solare e costruite con risorse locali. 

L’effetto del Covid-19: le conseguenze del digital divide

Lo scenario è a ogni modo ben lontano dall’essere idilliaco. Numerosi fattori strutturali continuano a ostacolare ancora la diffusione di Internet a sud del Sahara: la bassa connettività delle infrastrutture digitali, la scarsa elettrificazione, l’alto costo dei dati, la povera alfabetizzazione digitale e l’inadeguatezza dei quadri giuridici statali. 

Riprendendo i dati del report 2020 dell’Alliance for Affordable Internet (A4AI), l’accesso a Internet va dal 77,49% del Botswana e il 66,70% del Sudafrica a circa il 20% di Repubblica Democratica del Congo ed Etiopia. Gli effetti della digitalizzazione forzata sono quindi di intensità diversa a seconda dei Paesi. Con una media di circa il 40% della popolazione avente una connessione a Internet, in generale, portare avanti attività lavorative e scolastiche da casa risulta impossibile per molti. Problema di estrema rilevanza in un continente in cui crescita economica e aumento del tasso di alfabetizzazione sono tra le priorità assolute e dove il supporto statale in caso di cessazione dell’attività lavorativa è estremamente raro, quando possibile, visto che gran parte della popolazione si sostiene con attività informali.

Inoltre, se in altre aree del mondo la chiusura dei negozi fisici ha portato all’incremento dell’utilizzo dell’e-commerce, sia da parte degli imprenditori, sia da parte dei consumatori, nei Paesi dell’Africa subsahariana la crescita del fenomeno è stata modesta. Da una parte, soprattutto per i piccoli commercianti, per la bassa diffusione della connessione internet; dall’altra, per le multinazionali o le grandi aziende locali, per lo scarso utilizzo dei sistemi di pagamento digitale da parte della popolazione. Più della metà degli adulti non utilizza servizi bancari, di conseguenza il 90% degli acquisti al dettaglio vengono pagati in denaro e meno del 10% delle persone possiede una carta di credito. 

Il digital divide si è manifestato anche come carenza di informazioni sulle misure restrittive imposte e, soprattutto, sulle buone pratiche per evitare la diffusione del virus, aumentando potenzialmente la probabilità di infettarsi e infettare gli altri. 

Il Covid-19 ha quindi esacerbato le conseguenze del digital divide, ma ha anche creato le condizioni per un ripensamento del lavoro, dell’intrattenimento, dell’educazione, dell’attività politica ed economica in generale. Ci si è resi conto del valore della digitalizzazione e la sua necessità potrebbe rivelarsi la miccia per una transizione al digitale più rapida e diffusa.  

 

 

Fonti e approfondimenti 

Yarik Turiansky, COVID-19: Implications for the ‘digital divide’ in Africa, Africa Portal, 14/05/2020.

Alliance For Affordable Internet, Africa Affordability Report 2019, World Wide Web Foundation, 22/10/2021.

Internet World Stats, Report Africa.

Chris Heitzig, Figures of the week: Coronavirus will push African businesses toward innovation and digitization, Brookings, 04/06/2020.

Tatianna Lukama Binda, New Voices in Africa – Covid-19 As a Catalyst for Digital Transformation, Institut Montaigne, 24/09/2020.

Odilile Ayodele, Lessons learned in the fire: Preliminary observations on Africa’s digital transformation, Africa Portal, 10/11/2020.

Kartik Jayaram, Kevin Leiby, Acha Leke, Amandla Ooko-Ombaka, Ying Sunny Sun, Reopening and reimagining Africa, McKinsey, 29/05/2020.

Tawanda Karombo, Economists are banking on young digital entrepreneurs to pull Africa back from Covid-19, Quartz Africa, 17/03/2021.

Cristina Duarte, Post-COVID-19: A chance to leapfrog Africa’s development through digitalization, United Nations, 04/03/2021.

Africa’s Development Dynamics (AU), Digitalisation of economic sectors will kick-start a new growth cycle after COVID-19, Africa’s Development Dynamics report shows, 19/01/2021.

Liam Taylor, Covid accelerates Africa’s digital transformation, African Business, 09/07/2020.

Covid-19 exposes Africa’s digital divide, African Business, 17/09/2020.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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